Rigoni Stern
Alpino durante la seconda guerra mondiale. Ha scritto diversi libri sulle sue guerre tra cui Quota Albania.
Ogni libro racconta quella tipica miseria del soldato in guerra, appeso tra gioco e sacralità della vita. Una cosa però era sempre molto divertente da leggere: la codardia delle camicie nere. Soprattutto in una scena memorabile della guerra in Albania contro i greci. Racconta che c’era questo stallo da guerra di trincea contro i greci. Gli italiani chiesero rinforzi a Roma e lui, Rigoni Stern, che faceva da spola tra fronte e retrovie, venne mandato a recuperare sto plotone scelto di camicie nere. Si avvicinava l’inverno e c’era già la prima neve quando lui vide davanti a sé sto gruppetto di soldati vestiti con la sola camicia nera di cotone, un pugnale infilato nel cinturone, pantaloni lunghi e gli stivaletti bassi di cuoio. Credevano di andare a combattere a Riccione. Il capitano quando li vide decise di piazzarli a guardia di un mortaio non proprio strategico. Rigoni raccontava che ogni giorno si sparavano colpi di mortaio, anche solo per infastidire. Era allora un continuo fischiare di cannonate.
Le camicie nere, alla loro prima esperienza di guerra e soprattutto al primo fischio di moratio abbandonarono la loro postazione e corsero come pazzi verso le retrovie. La paura nei loro volti fu così evidente che i comandanti credettero ad un attacco in massa dei greci e per difendere un minimo le posizioni ordinarono a tutte le truppe nelle avanguardie di ritirarsi indietro di qualche km. L’effetto fu sorprendente, soprattutto per i greci che, improvvisamente, si ritrovarono a conquistare territorio prezioso senza aver fatto nulla.
Tempo dopo, Rigoni Stern avrebbe trovato, li dove prima c’era la neve, la mitragliatrice che s’erano portati i fascisti e che nella fuga a gambe levate avevano abbandonato per prima.
D’altronde safety first