Quando feci il colloquio, il tizio con la scrivania dalla parte del manico la definì Smaterializzazione, inutile dire che dal sentire quella parola all’immaginarmi dotato di una bacchetta di salice e crine di unicorno, lunga 14 pollici, passò davvero ma davvero poco.
Invece no.
Arrivano faldoni inauditi di pratiche di mutuo, vanno selezionati i documenti importanti, resi compatibili con lo scanner (traduzione poetica di “vanno tolte le spillette”) e digitalizzati.
La cagnetta Laika aveva compiti più importanti.
I tizi scazzati al casello autostradale, quelli i cui colloqui si svolgono così:
Esaminatore davanti, lui seduto nel gabbiotto.
1.
“Buongiorno”
“Grunt” – guardando l’ultimo televisore a cinescopio portatile esistente al mondo.
2. “Buongiorno!”
Sceglie il resto nelle monetine di taglio più piccolo esistente.
3.
“Salve! Bella giornata, vero?”
SIlenzio durante il quale si immagina voi vestito da eretico e lui da Savonarola.
4.
“Vado bene per Parma?”
“Wyoming”
Ne avessi mai trovato UNO che risponde al saluto. Altro che rottura del settimo sigillo e conseguente partita a scacchi, il segno più evidente della prossima apocalisse sarà un casellante sorridente.
Ma stavo dicendo altro.
Per trovare i documenti che la banca ci richiede, dobbiamo sfogliare TUTTO. Leggere tutto. Capire tutto.
Non ci sono solo documenti notarili o catastali, dentro ci sono tante e tante cose.
Non è un lavoro facile.
Non ha una sua difficoltà oggettiva, anzi.
Il problema è non trovare sempre la mail felice della sig.ra Sandra per il mutuo concesso, lo scambio di messaggi con la sua referente bancaria terminati con i ringraziamenti per l’ottima cena inaugurale.
Più spesso capita il contrario.
Ricostruisci una vita, un piccolo pezzetto del tribolare di una, due persone, una famiglia, iltutto, da un cumulo di carta tenuto insieme da un grosso elastico verde.
Capita di trovare una lettera scritta a mano indirizzata al direttore di filiale ma che parla al plurale, a una banca fatta di individui, in cui chiede come poter rientrare di alcune rate non onorate.
La dignità di una persona messa su carta.
A questo proposito, senza poter andare nei particolari perché stavolta davvero mi si bevono, ci terrei a dire una cosa a Roberto.
Robè.
Non ti deve cadere in testa un asteroide, deve centrarti diretto il culo quando ti pieghi per raccogliere le rose del cespuglio. Devi comprare il gratta e vinci Turista per Sempre, scoprire che hai vinto e vedere il tagliando entrare NELL’UNICO TOMBINO FUNZIONANTE di Roma. Perchè sei di Firenze ma eri venuto a Roma attirato da una tizia conosciuta su F che hai creduto innamorata di te dopo il suo messaggio “quando scende la notte io cerca di chat con amore e sesso, chiama me e impazzisci di me. venti dollà e passa la paura”.
Devi entrare in un loop tipo Ricomincio da Capo e svegliarti ogni santa mattina su un materassino gonfiabile a pochi centimetri dal culo di Geppo, l’ippopotamo del Bioparco, che la sera prima ha mangiato messicano.
Devi aver bisogno di un idraulico la notte di Natale, il tuo naso deve poter sentire solo l’odore della merda d’uomo che sei, devi entrare nel mirino degli hacker russi e tutti i giorni a tutte le ore, il primo commento a un qualsiasi tuo post deve essere “fai schifo al cazzo, stronzo”.
Devi far resuscitare Gastone Moschin al solo scopo di poter rigirare la scena del Padrino parte II in modo da aggiungere una ulteriore categoria di uomini, la sesta, a cui dare il tuo nome.
Deve ritrovarsi in una cantina poverosa una poesia della Merini in cui si descrive con il suo stile mirabile quanto tu sia solo una merda.
Cagata anche molto male.
Roba che quella descritta da Raul Garcia, Goffredo Fofi la vota sei stelle.
Devi caricare tuoi video su YouTube per scoprire che nessuno li guarda, quindi devi essere tanto un poveraccio da condividerli da solo e metterci pure l’unico like.
Non ricevere nemmeno quello dell’hacker.
Il tuo profilo Facebook deve avere un solo amico: Matteo Salvini. E non un fake, quello vero.
Devi essere assunto per il lavoro dei tuoi sogni solo per scoprire che i tuoi sogni si limitano al pulitore di gabbie di pappagalli. E devono pure licenziarti per le recensioni negative di tutti i volatili.
Devi perdere il braccio con cui ti fai le seghe, diventare sordo quando una donna ti chiama e cieco quando ti sorride. Devi diventare il primo caso al mondo di uomo a cui hanno sostituito il cuore con un’emorroide.
Deve schifarti pure Efialte.
Anche Enrico V deve chiederti di levarti dal cazzo e tornartene a casa tua.
In Harry Potter sei un Nargillo. Ma un Nargillo stercorario. Ne esiste uno solo. Tu.
Il tuo cane deve abbandonarti. Ma solo dopo averti pisciato sul divano.
Tua madre deve vederti sciupato, tua nonna deve vederti sciupato, tuo padre deve vederti sciupato perché, per la miseria di tutte le madonne in giro per il mondo, SEI SCIUPATO da qualcosa che ti sta divorando lentamente e non una malattia ma tutto il tuo corpo deve farsi schifo da solo per sentirsi parte di te. I tuoi chakra sono più chiusi del cervello del tuo unico amico su Fb. Inutile dire di che colore hai l’aura.
Hai ridisegnato la mappa astrologica aggiungendo un nuovo segno: la blatta. E ne puoi fare parte solo tu.
Non è vero, il segno è lammmerda ma credo di essere diventato monotematico.
Non lo so dove sei adesso.
Ma devi guardare le radici da sotto.
E vivo.
Non lo so fino a quando durerà questo lavoro, fino ad allora non posso fare nulla. Tranquillo, non a te.
Ma devo sapere come sta Alessandra e, se posso, darle una mano. L’iban ce l’ho. Dodici anni che te ne sei andato e lei ha sempre lo stesso conto, la lettera che ho letto è del 2008, le ultime notizie, di due anni fa. Se non l’hanno trasferita, andrà sempre in banca dalla sig.ra Flavia, sono sicuro.
Non lo so se mi leggi. Lo spero. Di coppie Roberto/Alessandra ce ne saranno a centinaia.
Ma tu sai che ce l’ho con te.
Hai da morì. Ma mòri male.
E devi morì peggio per avermi fatto diventare così.
È finita la pausa.
Con lei, spero anche ogni minima possibilità tu possa essere felice nella tua putrida vita.
Non posso rispondere.
Come ho detto recentemente a una mia amica, mi passa.
L’aver pensato contemporaneamente “sto cazzo, mi passa” è un dettaglio, ma posso viverci.
via Servitevi da soli. (non oso immaginare cosa possa aver combinato questo Roberto per aver fatto incazzare Paolo cosi’, ma lo rebloggo anche qua su tumblr, tante volte arrivi alla persona giusta)
È il momento giusto per rapinare banche con calma, tanto le forze dell’ordine saranno tutte nelle scuole.
Stamattina mi son sentita dire da una novax: va be paghiamo le multe, tanto prima o poi se la metteranno via. La figlia ha 6 anni e non ha fatto nessuna vaccinazione. Nemmeno una.
voto perché i soldi delle multe vadano alle multinazionali farmaceutiche, solo così per spregio.
ABIS: rospi (Francia, fine Ottocento) BACICHA: baciccia (Argentina, dal personaggio al centro della commedia e delle barzellette genovesi: allegro, divertente, sempliciotto ma capace anche di fare il furbetto) BAT: pipistrello (diffuso in certe zone degli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento e ripreso dal giornale “Harper’s Weekly” per spiegare come molti americani vedessero gli italiani <mezzi bianchi e mezzi negri> BLACK DAGO: dago negro (Louisiana e stati confinanti, fine Ottocento, per sottolineare come più ancora degli altri dagoes, vedi definizione, gli italiani fossero simili ai negri) BOLANDERSCHLUGGER: inghiotti-polenta (Basilea e Svizzera tedesca) CARCAMANO: furbone, quello che calca la mano sul peso della bilancia (diffusissimo in Brasile) CHIANTI: ubriacone (Usa, con un riferimento al vino toscano che per gli americani rappresentava tutti i vini rossi italiani, chiamati dago red) CHRISTOS: cristi (Francia, fine Ottocento: probabilmente perché i nostri erano visti come dei gran bestemmiatori) CINCALI: cinquaioli (dialetto svizzero tedesco, dalla fine dell’Ottocento: cincali equivaleva a tschingge, dal suono che faceva alle orecchie elvetiche il grido cinq! lanciato dagli italiani quando giocavano alla morra, allora diffusissima. La variante caiba cincali!, luridi cinquaioli, fu quella urlata dagli assassini di Attilio Tonola) CRISPY: suddito di Crispi (Francia, seconda metà dell’Ottocento, dovuto a Francesco Crispi, disprezzato dai francesi, ma il gioco di parole era con grisbi, ladro) DAGO: è forse il più diffuso e insultante dei nomignoli ostili nei paesi anglosassoni, vale per tutti i latini ma soprattutto gli italiani e l’etimologia è varia. C’è chi dice venga da they go, finalmente se ne vanno. Chi da until the day goes (fin che il giorno se ne va), nel senso di «lavoratore a giornata». Chi da «diego», uno dei nomi più comuni tra spagnoli e messicani. Ma i più pensano che venga da dagger: coltello, accoltellatore, in linea con uno degli stereotipi più diffusi sull’italiano «popolo dello stiletto» DING: suonatore di campanello, ma con un gioco di parole che richiama al dingo, il cane selvatico australiano (Australia) FRANÇAIS DE CONI: francesi di Cuneo (Francia, fine Ottocento, con gli immigrati italiani che tentavano di spacciarsi per francesi) GREASEBALL: palla di grasso o testa unta (per lo sporco più che per la brillantina, Usa) GREEN HORNS: germogli (ultimi arrivati, matricole, sbarbine, Usa) GUINEA: africani (Stati Uniti, soprattutto Louisiana, Alabama, Georgia, dove era più radicato il pregiudizio sulla «negritudine» degli italiani) KATZELMACHER: fabbricacucchiai (Austria e Germania; nel senso di stagnaro, artigiano di poco conto ma anche «fabbricagattini» forse perché gli emigrati figliavano come gatti. Decenni di turismo tedesco in Italia hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si sia aggiunto per assonanza un terzo significato che gioca con la parola italiana «cazzo») ITHAKER: giramondi senza patria, vagabondi come Ulisse (gioco di parole tra Italia e Itaca, Germania) MACCHERONI, MACARONI, MACARRONE: mangia pasta (in tutto il mondo e tutte le lingue, con qualche variante) MAFIA-MANN: mafioso (Germania) MAISDIIGER: tigre di granturco (solo Basilea) MAISER: polentone (Basilea, nel senso di uomo di mais) MESSERHELDEN: eroi del coltello, guappi (Svizzera tedesca, dalla seconda metà dell’Ottocento) MODOK: pellerossa (Nevada, metà Ottocento. Dal nome di una tribù di indiani d’America) NAPOLITANO: napoletano (ma buono un po’ per tutti gli italiani in Argentina: in particolare dopo la «conquista del deserto» del 1870 in cui l’esercito argentino che massacrò tutti gli indios aveva vivandieri in buona parte napoletani) ORSO: in Francia, alla fine dell’Ottocento, con un preciso riferimento agli “orsanti”, i mendicanti-circensi che giravano l’Europa partendo soprattutto dall’Appennino parmense con cammelli, scimmie e orsi ammaestrati. PAPOLITANO: storpiatura ironica di napoletano, valida per tutti i meridionali italiani (Argentina) POLENTONE: polentone (così com’è in italiano, Baviera) RITAL: italiano di Francia (spregiativo ma non troppo, era la contrazione di franco-italien e veniva usato per sottolineare come l’immigrato italiano oltralpe non riusciva neppure dopo molti anni a pronunciare correttamente la «r» francese. È il punto di partenza di Pierre Milza, lo storico francese autore di Voyage in Ritalie) SALAMETTISCHELLEDE: affetta salame (solo Basilea) SPAGHETTIFRESSER: sbrana-spaghetti (mondo tedesco) TANO: abbreviativo di «napolitano» e di «papolitano» (gioco di parole argentino intorno a napoletano) TSCHINGGE: cinque (vedi cingali) WALSH: variante tirolese di welsh (vedi) WELSH: latino (nei paesi di lingua tedesca ha due significati: se accoppiato con Tirol in «Welsh-Tirol» per definire il Trentino vuol semplicemente dire «Tirolo italiano». Se viene usato da solo ha via via assunto un valore spregiativo, tipo italiota o terrone) WOG: virus (gergale, in Australia, buono anche per cinesi e altri emigrati poco amati) WOP: without passport o without papers (in America e nei paesi di lingua anglosassone significa «senza passaporto» o «senza documenti», ma la pronuncia uàp si richiama a «guappo») YDROONESCHITTLER: scrolla-limoni (Basilea e dintorni, con un rimando a Wolfgang Goethe e alla celeberrima poesia che ha stimolato la «Sehnsucht», la nostalgia, di tanti artisti tedeschi verso l’Italia: «Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? / Nel verde fogliame splendono arance d’oro / Un vento lieve spira dal cielo azzurro / Tranquillo è il mirto, sereno l’alloro / Lo conosci tu bene? / Laggiù, laggiù / Vorrei con te, o mio amato, andare!». Un amore struggente, adagiato dolcissimo nella memoria. Ma che, al ritorno del grande scrittore nel suo secondo viaggio, sarebbe subito entrato in conflitto con le solite cose: «L’Italia è ancora come la lasciai,/ ancora polvere sulle strade, / ancora truffe al forestiero, / si presenti come vuole. / Onestà tedesca ovunque cercherai invano, / c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; / ognuno pensa per sé, è vano, / dell’altro diffida, / e i capi dello stato, pure loro, / pensano solo per sé…».
fonte: gian antonio stella, l’orda. quando gli albanesi eravamo noi
Gli italiani, negli Stati Uniti, hanno ricevuto il secondo maggior numero di lincaggi nella storia del Paese. Primi gli afroamericani. Ma il più grande linciaggio di massa, mai avvenuto nella storia degli USA, è stato proprio a danno degli italiani.
A seguito dell’uccisione del capo della polizia di New Orleans,11 italiani vennero arrestati con l’accusa di aver partecipato al delitto e di far parte della mafia. Appena portati dentro, fuori dal carcere si radunò una folla inferocita e il carceriere, senza pensarci troppo, decise di lasciarli entrare.
Gli 11 italiani veranno presi e impiccati ai lampioni in strada. I giornali del tempo diranno che “giustizia è stata fatta contro dei briganti.“
I linciaggi avvenivano di continuo. Nello statuto del Ku Klux Klan, 5 milioni d’iscritti al tempo, si prevedeva l’eliminazione dei neri, degli ebrei e degli immigrati cattolici, ovviamente italiani in primis.
Gli italiani che non impazziscono, che non vengono linciati o che non finiscono a fare i mafiosi, continuano a lavorare a capoccia bassa, aggrappati a non so bene cosa. E lavorano, lavorano sempre, anche quando non dovrebbero, come durante gli scioperi dei sindacati e così, tanto per farsi la vita ancora più complicata, arrivano a mettersi contro pure i sindacati che li accusano di essere dei crumiri, facendo il gioco dei padroni contro gli operai americani.
Le cose migliorano un po’ con la prima guerra mondiale. Sono migliaia gli italiani che si arruolano per combattere sotto la bandiera degli Stati Uniti. Gli immigrati che oggi vanno a scavare sotto le macerie di un’alluvione in Toscana o dopo un terremoto. Cercano la cosa più importante della loro vita e dei loro figli: l’accettazione di un popolo intero.
Nel 1918, però, finita la guerra, l’Italia si ritrova distrutta e indebitata verso gli USA. Per racimolare i soldi, chiede ad ogni italiano di partecipare ad una specie di colletta nazionale. Gli italiani all’estero, soprattutto in America, partecipano numerosi e questo viene visto di buon occhio dagli americani del tempo.
Ma qualche tempo dopo scoppia il caso Sacco e Vanzetti, due commercianti condannati alla sedia elettrica per un omicidio che non hanno mai commesso. Una parte dell’America prova a difenderli, ma non funziona. Gli italiani finiscono di nuovo nell’occhio del ciclone: assassini, briganti, mafiosi, anarchici. Molti di loro, allora, si allontaneranno dalla politica, dai sindacati, almeno fino agli inizi della seconda guerra mondiale.
Le cose non sono andate meglio in altre parti del Mondo. Il mio amico Daniele, quando lo andai a trovare a Zurigo, dove viveva, mi portò nel quartiere italiano e mi spiegò come il ricongiungimento familiare, negli anni 60, 70, fosse vietato. Gli uomini lavoravano come schiavi e le donne con i bimbi, venivano tenuti nascosti. Lo Stato italiano, con l’appoggio della Chiesa, riuscì a creare delle scuole serali per i bimbi italiani, proprio dentro le parrocchie della città. Il film Pane e Cioccolata è probabilmente uno dei film più duri e crudi di sempre sulla situazione degli immigrati italiani e parliamo di meno di 50 anni fa.
Ora questo lo volevo scrivere da tempo perché essere straniero significa anche sentirsi straniero, una condizione permanente che influisce costantemente sul tuo modo di essere. Per certi versi si dovrebbe parlare (se non proprio legiferare) di una meta-cittadinanza, ovvero di cittadini che non appartengono più al Paese d’origine ed allo stesso tempo non saranno mai cittadini nel Paese ospitante. In compenso avranno sempre il peso di doversi “comportare bene e meglio degli altri” perché non sarai mai più giudicato per la tua singola azione, ma per quella di un popolo intero e il comportamento del tuo popolo sarà il tuo. Gli stereotipi ti precederanno sempre.
La gente non vedrà mai più Abdul, ma un ragazzo arabo, quando gli va bene, oppure un terrorista, un estremista nella maggior parte dei casi.
Ma c’è un lato buono in tutto questo ed è il tempo. La contaminazione è inevitabile ed è già in atto. Mangiate sushi come una volta mangiavate polpette, il kebabbaro non è più un posto esotico per pochi eletti, i capelli ve li fate fare dai cinesi e i vostri figli cresceranno con i loro e ai compleanni vi ritroverete a parlare con il papà di Samir, pakistano, e scoprirete che avete più cose in comune con lui che con la metà dei parenti vostri.
Il mondo allora non sarà magicamente un posto migliore, ma solamente un posto con qualche stronzo razzista in meno a blaterare di cose insensate.
exactly. there’s nothing there. not a statue. not a plaque. nothing.
[drives over hitler’s death site]
Bloody amazing.
And you know what’s right next to it?
That’s right, the Denkmal für die ermordeten Juden, which translates to the Memorial for the murdered jews.
So if you wanna go have a look at the monument commemorating the victims of Hitler’s regime, you can park your car right on the spot he died and walk there.
È iniziata la scuola e figlio n.1 ieri ha portato a casa i nuovi libri* tra cui quelli di latino, perché sì, con la sesta classe (corrisponde per età alla prima media) iniziano gli studi di una seconda lingua straniera. Tra francese e latino il mio Boy ha scelto la più difficile perché il suo scopo è “leggere Asterix in latino” (cit.). Perché così presto? Perché la scuola superiore inizia con la quinta classe e se tutto va bene, i suoi studi comporteranno 8 anni di liceo.
Vedendo la bellezza delle illustrazioni e scorrendo le prime pagine, mi è dispiaciuto non aver iniziato così, in maniera più leggera e compatibile a dei ragazzi quella che rimane una tra le materie più aride della mia esperienza scolastica. Profumano ancora di nuovo quindi ho affondato il naso tra le pagine immacolate e mi sono ritrovata magicamente tra i verdi banchi di scuola 🙂
*i libri vengono dati in prestito a tutti i ragazzi. Ogni alunno deve inserire nome e cognome, classe e anno scolastico su una lista all’interno del libro (foto 4), ha la responsabilità di mantenere il libro in buone condizioni, pena l’acquisto del libro a fine anno, e restituirlo prima delle vacanze estive in modo che possa essere affidato al prossimo.