This one is technically not yet history, because at the time of posting, the little craft has about half an hour left to go. That said, let’s proceed.
In 2017, NASA’s Cassini space probe ended its twenty-year mission at Saturn. After a nearly-seven-year-long journey there, it orbited the ringed planet for 13 years and just over two months, gathering copious amounts of information about the planet, said rings, and many of its moons. It landed an ESA probe called Huygens on Titan, the first-ever soft landing in the outer Solar System. It discovered lakes, seas, and rivers of methane on Titan, geysers of water erupting from Enceladus (and passed within 50 miles of that moon’s surface), and found gigantic, raging hurricanes at both of Saturn’s poles.
And the images it returned are beautiful enough to make you weep.
On this day in 2017, with the fuel for Cassini’s directional thrusters running low, the probe was de-orbited into the Saturnian atmosphere to prevent any possibility of any contamination of possible biotic environments on Titan or Enceladus. The remaining thruster fuel was used to keep the radio dish pointed towards Earth so the probe could transmit information about the upper atmosphere of Saturn while it was burning up due to atmospheric friction.
This is us at our best. We spent no small amount of money on a nuclear-powered robot, launched into space, sent it a billion miles away, and worked with it for two decades just to learn about another planet. And when the repeatedly-extended missions were through, we made the little craft sacrifice itself like a samurai, performing its duty as long as it could while it became a shooting star in the Saturnian sky.
Rhea occulting Saturn
Water geysers on Enceladus
Strange Iapetus
Look at this gorgeousness
A gigantic motherfucking storm in Saturn’s northern hemisphere
Tethys
This image is from the surface of a moon of a planet at least 746 million miles away. Sweet lord
Mimas
Vertical structures in the rings. Holy shit
Titan and Dione occulting Saturn, rings visible
Little Daphnis making gravitational ripples in the rings
That’s here. That’s home. That’s all of us that ever lived.
Grazie FB per propormi sempre cose per me a dir poco irrinunciabili: ordinerò sicuramente questa maglietta, così i pochi che non mi hanno ancora mandato affanculo colmeranno immediatamente la lacuna.
Oggi a radio3 dicevano che, mentre prima delle prese di posizione del governo la maggior parte dei catalani non fosse a favore della separazione, ora invece le percentuali si sono ribaltate. E sono scesi in piazza.
Posso dire una cosa?
Se nella costituzione (ma fosse pure il codice civile) c’è scritto che una cosa è vietata, lo Stato (in questo caso la magistratura) ha il dovere di intervenire e impedirla. A prescindere dalla reazione del gregge, il quale in questo caso — secondo i sondaggi — reagisce esattamente come quelli che, quando le forze dell’ordine vanno in quartiere popolare ad arrestare un malavitoso, insorgono contro le autorità e lo stato cattivo e oppressivo.
P.S. Come allude il buon articolo de Il Post, le ragioni ataviche delle velleità catalane (la questione delle contee) è una stronzata che si pone esattamente a metà strada tra l’ipotetica Padania e l’idiota tesi del Territorio Libero di Trieste.
Una volta parlando con un indipendentista catalano (sua definizione), a Berlino, bevendo vino sotto il sole, gli chiesi: “avete la vostra bandiera. Avete il vostro parlamento. Avete la vostra lingua e la usate. Nessuno vi vieta d’insegnare a scuola le origini catalane, l’essere catalani, il parlare in catalano. Pagate meno tasse perché vige comunque un certo federalismo fiscale. Messi gioca con voi, avete vinto un triplete 2 anni fa e lo scudetto quest’anno, che cazzo volete allora? Non è mica più il franchismo che per sventolare il vostro orgoglio di appartenere ad una regione vi dovevate nascondere in 20 nel cesso di Juan sperando que la guardia civil non stava con le recchie pizze!”
Risposta: “Per principio”.
Io: “E con l’Europa come la mettete?”
Risposta: “C’è vita anche dopo l’Europa”
Io: “C’è vita pure senza la catalogna”
Risposta: ‘Ovviamente”
Io: “E se il referendum non passa, dico, se perdete? Diventate spagnoli per sempre?”
Risposta: “No! Lo rifaremo un’altra volta e via così fino a quando non vinciamo. È così che funziona la democrazia”
Io: “In pratica è il tiki-taka applicato alla politica. Lo sai che c’avete rotto il cazzo co sto tiki-taka, vero? Che dopo 20 minuti di passaggi di palla in orizzontale pure il golf diventa più interessante, vero? Perché non fate come tutti gli altri e vi date al terrorismo? Fate come i baschi: abbandonate la politica e datevi alle bombe. Fatevi saltare per aria in plaza major. Sparate a Juan Carlos e poi dite che v’è partito un colpo mentre pulivate il fucile. Ma basta co sto tiki-taka applicato ad ogni cosa.”
Ogni tanto mi soffermo a leggere una rubrica del FQ (lo so, lo so) che parla di coloro che hanno deciso di mollare tutto e cambiare vita. Arrivato alla trentesima storia di “quelli che ce l’hanno fatta” (sic.) ho notato una cosa molto singolare:
Solitamente sono una coppia senza figli.
Solitamente uno dei due proviene da una posizione quadro all’interno di una grossa azienda/importante studio/multinazionale.
Solitamente vanno a vivere dove il tasso di conversione è generalmente 1€=mezzo negozio d’alimentari.
Hanno tra i 40 e i 50 anni.
Spesso non vivevano in affitto.
Dopo aver inserito tutti questi dati nel calcolatore™ è uscita una formula matematica che vorrei condividere con voi:
√Grazie²al+cazzo∞
(Da notare come il valore cazzo tenda all’infinito).
la frutta in questa selva dimenticata dalla modernità e dalla civilità l’abbiamo raggiunta quando per la prima volta in cinque mesi suonano al campanello
il coinquilino, già sorpreso di vedere una forma umana che non fosse un nostro collega, dice: “no va be’ è uno che ha sbagliato, cercava una tale beatrice”, allora l’altro coinquilino si alza ed esce urlando: “AHO DANTEEE MA CHE TE SEI PERSO DI NUOVO????”
Entro lo scoccare della mezzanotte di oggi dovete preparare uno zaino capiente con quello che reputate necessario, dopodiché un TDE vi shifterà in maniera definitiva dentro i cantieri della cattedrale di Westminster a Londra. Alle 23:59 del 31 dicembre 1899.
Cosa mettete dentro lo zaino e dopo, cosa farete?
Appena arrivato probabilmente cercherei di nascondermi, e rubare qualche vestito dell’epoca per mimetizzarmi. Meglio se qualcosa di lungo con cappuccio, per coprire gli apparecchi acustici (col tempo dovrei farmi crescere i capelli per coprirli). Poi potrei provare nascondere lo zaino e a spacciarmi per viaggiatore italiano derubato da qualche brigante del posto. Nel breve termine probabilmente cercherei di trovare lavoro a Londra come apprendista da qualche orologiaio, orafo, armaiolo, o mastro costruttore di archi. Nel lungo termine, sapendo cosa succederà in Europa di li a pochi anni, cercherei di imbarcarmi verso l’America.
Nello zaino, uno zaino robusto di tela grezza tipo militare, con cinghie di cuoio, ci metterei:
tre paia di apparecchi acustici già programmati col mio profilo audiometrico
una scatola con 800 pacchettini di pile a bottone zinco-aria, in confezioni sottovuoto (o comunque tutte quelle che riesco a trovare prima di mezzanotte)
una scatola con 500 filtrini da microfono per apparecchi acustici in confezioni sigillate
una scatola con 100 curvette in plastica e 500 tubicini in gomma, per apparecchi acustici
un coltello lungo con lama da 20-25 cm, tipo Santa Smacola alla romana, o Laguiole
un Opinel piccolo con lama di 5-6 cm
un grosso sacchetto di gioielli d’oro, da usare come moneta di scambio, almeno all’inizio
qualche pacchetto di aspirina, tachipirina, oki, augmentin, e un tubetto di pomata al cortisone
qualche rotolo di garza e un paio di bende per reggerla
un flacone di disinfettante e uno di acqua ossigenata
una boccettina di collirio
un paio di pinzette, un paio di forbicine e un paio di forbici grosse
una scatola di cerotti da sutura tipo steri-strip, e qualche rotolino di nastro cerotto
ago e filo da sutura
un pacchetto di cotone idrofilo
due flaconi di shampoo
qualche tubetto di dentifricio
un cubetto di sapone di marsiglia
un bilancino meccanico di precisione in legno e ottone, e relativi pesi
un set di piccole lime diamantate di precisione
un trapano a mano, un set di punte da ferro e due di punte da legno
un orologio da polso, di quelli che si ricaricano col movimento
una bussola
un goniometro e un compasso
due paia di guanti da lavoro in pelle molto robusti, e senza scritte
una matassa di filo in dyneema o dacron da arco
una scatola di punte da freccia moderne, sia lisce che da caccia
un manuale di pronto soccorso
un libro per poter riconoscere le piante
un libro sulle tecniche di sopravvivenza
un manuale di fochino
un bignami di matematica
un libro di storia
un libro sulle tecniche di costruzione di varie macchine a bassa tecnologia (gru, sistemi di irrigazione, riduttori, costruzioni, telai, ecc.)
un libro sui meccanismi degli orologi meccanici
alcuni taccuini tipo moleskine e qualche lapis
un cappello di lana
un paio di scarponi di cuoio e una scatolina di grasso
una scatola di aghi per rammendare, un ditale in ottone, e alcune matassine di filo