Piccola storia dall’università italiana

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Piccola storia dall’università italiana Chissà quante volte è capitato nelle università italiane che un bravo ricercatore dovesse fare un passo indietro per lasciare il posto al raccomandato di turno o al parente di un barone. Da Firenze oggi arriva la notizia che il tentativo di far ritirare la candidatura a un ricercatore non sono non è finita a buon fine, ma ha portato a un’inchiesta che vede iscritti nel registro degli indagati ben 29 persone. Il gip ha firmato gli arresti domiciliari per sette docenti mentre per altri 22 ha deciso l’interdizione allo svolgimento delle funzioni di professore universitario e di quelle connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi. Nei confronti di altri 7 docenti universitari, il giudice per le indagini preliminari di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, si è riservato la valutazione circa l’applicazione della misura interdittiva dopo l’interrogatorio. E così questa mattina oltre 500 militari della Guardia di Finanza hanno eseguito anche 150 perquisizioni per corruzione e in abitazioni private e studi professionali. In totale gli indagati sono 59. L’indagine, coordinate dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal pm Paolo Barlucchi, ha permesso di stabilire, al momento, che candidato al concorso per l’Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore del “diritto tributario”,  avrebbe dovuto “ritirare” la propria domanda,  per favorire un terzo soggetto in possesso di un profilo curriculare notevolmente inferiore, in cambio allo studioso sarebbe stato promesso che gli indagati si sarebbero adoperati con la competente Commissione giudicatrice per la sua abilitazione in una successiva tornata. “Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario – si legge in una nota – alcuni dei quali pubblici ufficiali in quanto componenti di diverse Commissioni nazionali (nominate dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per le procedure di Abilitazione Scientifica Nazionale all’insegnamento nel settore scientifico diritto tributario – finalizzati a rilasciare le citate abilitazioni secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori, con valutazioni non basate su criteri meritocratici bensì orientate a soddisfare interessi personali, professionali o associativi”. (fonte)

Chissà quante volte è capitato nelle università italiane che un bravo ricercatore dovesse fare un passo indietro per lasciare il posto al raccomandato di turno o al parente di un barone. Da Firenze oggi arriva la notizia che il tentativo di far ritirare la candidatura a un ricercatore non sono non è finita a buon fine, ma ha portato a un’inchiesta che vede iscritti nel registro degli indagati ben…

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La “meritocrazia dell’università italiana” tanto decantata può riassumersi nell’immagine di un ex ministro delle finanze, ex amministratore dell’Alitalia, indagato per corruzione in un sistema di clientele e favori. Baroni le cui poltrone non subiranno scossoni. 

Dall’altro lato, resta chiaro il quadro entro cui il sanato dell’Università di Bologna ha deciso, tempo fa, la sospensione di 13 studenti perché avevano protestato contro il caro mensa e la chiusura di una biblioteca. Un’università sempre più per pochi.

Il problema vero è che per anni sei costretto a fare il galoppino dell’ordinario, poi arriva uno nuovo al concorso (uno che magari non avevano previsto e che ha più titoli di te che ti sei fatto il mazzo come precario) e la tua sistemazione se ne va a farsi benedire.
Su 10 dottorandi tipicamente 4 al massimo ricevono un assegno di ricerca, gli altri vengono mandati a spasso o si devono ‘accontentare’ di cambiare città, o addiritura stato e continente.
Di questi 4 forse uno verrà ‘sistemato’ con un concorso ad hoc (o quasi) dopo che però avrà consumato tutti i possibili assegni di ricerca (uno all’anno ovviamente).
Se ti va di culo dopo 10 anni di precariato forse hai il posto da ricercatore.  Con la legge Gelmini chi vince il concorso da ricercatore è comunque precario, perché se l’università che ti ospita non ha i fondi per prendere un associato, quando ti scade il contratto sei praticamente licenziato.
Quindi capite bene che è una guerra tra poveri.

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