Stazione spaziale nell’orbita lunare, storico accordo USA-Russia

Russia e Stati Uniti sono pronti a collaborare per costruire insieme la stazione spaziale Deep Space Gateway. Ad annunciare l’accordo è Igor Komarov, responsabile dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, nel corso dell’International Astronautical Congress di Adelaide (Australia).

La Russia e la NASA – in collaborazione con le agenzie spaziali di Europa, Canada e Cina – invieranno i primi moduli nel periodo compreso tra il 2024 e il 2026 al fine di realizzare una stazione spaziale nell’orbita lunare che possa servire come punto di partenza per le prossime missioni su Marte.

“Inizieremo con la costruzione della stazione orbitante, poi, una volta che le tecnologie saranno testate, potranno essere utilizzate sulla superficie della Luna e, più tardi, su Marte”, ha affermato Komarov.

La Russia utilizzerà nuovi razzi da carichi pesanti per trasportare il materiale sulla stazione spaziale e parteciperà al progetto realizzando da uno a tre moduli sviluppando tra l’altro un sistema di attracco unificato per tutte le tipologie di navicelle spaziali.

L’accordo scaturito dalla dichiarazione congiunta d’intenti NASA-Roscosmos dovrà essere ora approvato dai rispettivi governi americano e russo. Una volta ottenuto l’ok definitivo, si aprirà una nuova era di collaborazione tra le due super-potenze spaziali per l’esplorazione del nostro sistema solare.

La frase che mi preoccupa di più e’ “dovrà essere ora approvato dai rispettivi governi”. Speriamo bene.

Stazione spaziale nell’orbita lunare, storico accordo USA-Russia

KON-ICE: influente e fetente.

spaam:

firewalker:

kon-igi:

Chiariamo subito le cose:

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Questo è il virus dell’INFLUENZA…o meglio, una sua elaborazione grafica per renderlo più minaccioso e farvi cagare in mano, più o meno giustamente.

Sarò sintetico: esistono 3 tipi di Influenzavirus (A, B e C) ma perlopiù solo la A è realmente impegnativa per la popolazione e l’unica che dà i focolai epidemici e le pandemie di cui sentiamo ogni anno parlare. Di questa, esistono numerosi sierotipi (varianti) in base all’emoagglutinina (lettera H seguita da un numero da 1 a 18) e alla neuraminidasi (lettera N seguita da un numero da 1 a 11). Ora capite cosa significa quel H1N1 con cui hanno chiamato la pandemia di Spagnola del 1918 o altre sigle riportate dai telegiornali in maniera catastrofica.

Ora seguitemi attentamente ché sennò rischiamo di fare confusione.

L’inculata con lana di vetro di questa merda di virus è triplice: per prima cosa gli esseri umani non sono gli unici vettori ma possiamo condividere questa caratteristica con i maiali e gli uccelli (non in maniera costante ma poi vi spiego il rischio), in seconda istanza l’influenza ha un picco stagionale ma è sempre presente sul globo, questo perché abbiamo due emisferi con stagioni invertite e un casino di serbatoi d’infezione; ultimo ma non certo meno importante, l’influenzavirus ha una capacità mutagenica da fumetto Marvel e non per niente dopo asteroidi e alieni bavosi è il soggetto preferito di film catastrofisti.

Tenete a mente: molteplici vettori+ubiquitarietà+mutagenicità.

Quest’ultima caratteristica è il motivo per cui ogni anno si ripresenta puntuale e mette a letto milioni di persone: il sistema immunitario di chi ha contratto il virus l’anno prima ha un vecchio identikit del sospettato e quindi lo lascia entrare liberamente a far danni. Idem per chi ha fatto il vaccino, che non per niente deve essere ri-sintetizzato ogni anno… ma solo una volta che nell’emisfero boreale si siano ripresentati i primi casi e si sia sicuri che siano causati dal ‘nuovo’ ceppo di influenza stagionale.

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(metto questa foto per farvi riposare gli occhi e spaventarvi un po’ ma del vaccino parlo più avanti)

Ora state attenti sul concetto di mutazione.

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Brevemente, esistono due tipi di mutazione di questo virus: l’antigenic drift e l’antigenic shift. Il primo è il motivo per cui ci ammaliamo nuovamente ogni anno cioè a causa di un riassortimento di quelle H e di quelle N di cui vi parlavo prima (mutazioni antigeniche minori). Molto più raro (per fortuna) è l’antigenic shift, cioè una mutazione radicale dovuta al mescolamento di antigeni di ceppi umani e animali, con un virus risultante verso il quale nessuno ha le benché minime difese immunitarie e che fa il suo decorso senza che l’organismo possa cominciare a difendersi (cosa che invece succede dopo qualche giorno con l’influenza classica, grazie a una minima ‘memoria’ immunitaria dei contagi precedenti).

Ve la ricordate l’influenza suina del 2009? In realtà no, perché sono morti solo i maiali ma siamo stati vicini ad avere una nuova pandemia con milioni di morti perché l’H1N1 è stato a un passo dall’avere un antigenic shift e quando tutti i media si sono scagliati contro i virologi che avevano detto di produrre e fare scorte di vaccini, accusandoli di essere al soldo di Bigpharma, non hanno capito che è stata solo fortuna che il genere umano non fosse stato darwinianamente sodomizzato con la rincorsa (che poi, la compravendita di vaccini era solo virtuale, visto che in caso di emergenza ci vuole qualche mese prima di avere sufficienti scorte… mai sufficienti, poi). Comunque, un giorno i nostri pronipoti ci ringrazieranno (ironicamente) di averli portati vicino a non essere mai nati con la creazione di questi immense piastre di Petri composte da MILIONI di animali ammassati in spazi ristretti e poco controllati, una palestra perfetta perché ogni tipo di virus e batterio si alleni a mutare (la giraffa s’è allungata il collo in centinaia di migliaia d’anni, i virus sono di più delle giraffe e ci provano ogni minuto)

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(Per inciso: visione obbligatoria e istantanea di CONTAGION… non un film, per la sua precisione medico-scientifica a tutti gli effetti UN DOCUMENTARIO DIDATTICO)

Ora, però, parliamo del vaccino per questa banale influenza.

Sì, banale, perché se siete giovani adulti senza particolari patologie respiratorie, cardiache o immunitarie vi fate la vostra settimana a letto con bronchite, febbre e dolori articolari senza temere di essere citati in qualche articolo catastrofista e/o necrologio.

Il vaccino è pensato per proteggere i bambini piccoli, gli anziani e le persone malate. SOLO LORO. Il fatto che venga consigliato a chi lavora in un servizio sanitario o in luoghi con forte contatto col pubblico è per evitare la diffusione del virus, non per proteggere la salute di questi operatori.

Quest’anno la campagna vaccinale comincerà a metà ottobre perché si attendono picchi epidemici intorno a alla metà di Novembre/primi di Dicembre con ceppi simili a quelli dell’anno scorso (H3N2 e B) ma una variante nuova (antigenic drift) del virus AH1N1 (Michigan).

Per favore… la vera influenza si manifesta con FEBBRE ALTA, IMPORTANTI SINTOMI RESPIRATORI E DOLORI ARTICOLARI/MUSCOLARI, quindi se avete febbricola, cagotto a spruzzo, vomito, reffreddore e mal di pancia non è influenza ma una SINDROME INFLUENZALE (termine errato, oltretutto) causata da uno dei tanti altri banali virus. In ogni caso il trattamento è uguale: letto, idratazione, antipiretici/antinfiammatori e bestemmia libera.

Spero di avervi spaventato a sufficienza rassicurato e… un’ultima cosa: starnutitevi nell’incavo del gomito, non lasciate in giro i vostri fazzoletti moccicosi e lavatevi quelle luride mani contaminate.

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Grazie.

Io ho fatto la tesi in virologia nel periodo dell’aviaria.

Tu non puoi capire il panico che c’era in laboratorio tra noi tesisti e i virologi. Lo spettro della Spagnola aleggiava nell’aria, l’antigenic shift era visto come uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse. Quando il tutto è sfumato, non solo abbiamo tirato un sospiro di sollievo ma siamo stati tra i pochi a benedire chi aveva fatto incetta di farmaci (che poi… il tamiflu…). Gli anni più spaventosi, scientificamente parlando (perché uno spera sempre che capiti a qualcun altro), della mia vita.

Niente da aggiungere a quanto detto da @kon-igi e le paure di @firewalker. Le minacce nucleari tra er Coreano e il Roscio d’America, a confronto, sono una lite condominiale. La rissa al baretto sotto casa.

Aggiungo solo che il drift è una conseguenza degli antibiotici usati o se preferite, una co-evoluzione. L’antibiotico fotte il virus, il virus muta e diventa resistente all’antibiotico, si crea una variante di quest’ultimo tale da fottere il virus evoluto e via così, mutazione dopo mutazione.

Lo shift è roba da horror. Alien gemellato con Predator e più resistente di Terminator. Prima che capisci com’è fatto e come curarlo hai tolto di mezzo qualche milionata di esseri umani. La febbre spagnola, tra il 1918 e il 1920, ha fatto più morti della I e della II guerra mondiale messe insieme con un contagio di mezzo miliardo di persone. Ripeto, miliardo. Mezzo miliardo. 500.000.000 persone.

L’Albero dei 40 Frutti: Prodigio della Botanica fra Scienza e Arte Floreale

Si chiama Sam Van Aken ed è la nuova rivelazione della botanica mondiale con i suoi “Alberi dei 40 Frutti”, divenuti famosi in tutto il mondo come un connubio perfetto fra arte e scienza botanica. Durante l’anno il “Tree of 40 Fruit”, il nome originale inglese, non è diverso dai tanti alberi di città che siamo abituati a vedere ovunque. Nel periodo di fioritura però avviene la trasformazione, con i rami che divengono un mix di colori completamente diversi fra loro.

Fiori bianchi, rosa, azzurri, viola o rossi nascondono frutti che, normalmente, sarebbero ognuno su un albero differente. Dalle pesche alle prugne, dalle albicocche alle mandorle, ogni frutto viene portato a maturazione insieme agli altri ma in periodi leggermente diversi, seguendo il proprio ciclo di crescita naturale.

Il progetto, unico al mondo, iniziò a prendere piede nel 2008, quando il frutteto urbano della New York State Agricoltural Experiment Station fu in procinto di chiudere. L’eredità genetica degli alberi del frutteto stava per essere perduta, una storia di circa 200 anni che rischiava di esser dimenticata per sempre. Van Aken decise quindi di conservare quei semi in un modo innovativo: racchiudere tutto il patrimonio di 250 diverse specie di frutti su pochi alberi.

L’artista è quindi riuscito, mediante l’impiego di tecniche di innesti difficilissime, a creare il famoso “albero dei 40 frutti”, un’operazione che ha richiesto 5 anni di tentativi e di insuccessi. L’albero non è solo bellissimo e scenografico, ma consente di tramandare il patrimonio genetico di specie che altrimenti rischierebbero di finire perdute perché non rispondenti a logiche di commerciabilità.

Sotto, lo schema di innesti:

Gli alberi dei 40 frutti presenti al mondo sono per ora 21, prevalentemente a New York e Portland ma anche in collezioni private e musei degli Stati Uniti.

L’Albero dei 40 Frutti: Prodigio della Botanica fra Scienza e Arte Floreale