La bella vita. Questo è il cliché di chi vive all’estero: fa la bella
vita. Ne parlavo proprio ieri, ad una mostra d’arte, bevendo vino con
amici, sottofondo di figa, risate e gente divertita e appunto parlando
del più e del meno un mio amico fa: “Tutti quelli che conosci a Roma,
ora che hai lavorato in America, penseranno che hai fatto un sacco di
soldi”. Ma in verità, le uniche che hanno fatto un sacco di soldi sono
state le mie baby-sitter e il barista all’angolo di ogni casa in cui ho
vissuto. E poi il ferramenta, IKEA, il tizio a cui ho puntualmente
comprato l’armadio di seconda mano, la macchina di seconda mano, il
tavolo, le sedie e che, a sua volta, mi sono rivenduto, in parte almeno,
ad ogni spostamento e via così sperando di arrivare il più vicino
possibile ad un pareggio di bilancio.
Quello che ovviamente cambia,
invece, è la percezione delle cose. Io all’estero sono felice perché ho
una percezione diversa di quello che mi accade, soprattutto ho una
percezione diversa dalla vostra che invece raccontate di come state
annegando in un Paese che, nella media, è più ricco di quasi tutti gli
altri Paesi del Mondo ma a voi piace tanto sentirvi gli ultimi, così
come anche i primi o in generale, speciali. Eh, in Italia le cose vanno
diversamente. No, vanno come nel resto del Mondo: alcune cose meglio,
altre peggio, altri sì, qualcuna ni, altre sono migliorabili, altre no
ma sti cazzi, altre e chi lo sa e via dicendo e questo perché, in
realtà, siete ordinari, come tutti quanti gli altri.
Il giorno
che accetterete questo non cambierà nulla perché al resto del Mondo non
frega un cazzo di quello che fate in Italia così come a voi non frega un
cazzo di cosa succede nel resto del Mondo.