rvm

kon-igi:

uds:

@kon-igi @proust2000 e a chi se l’è chiesto, anche se avete già trovato la risposta, errevuemme è registrazione video magnetica, ed è un termine demodé per indicare i filmati che è entrato nel mio lessico personale un po’ perché è buffo, ma soprattutto perché è stato introdotto su vastissima scala dalla de filippi.

è uno di quei termini, come tronista, che derivano dai suoi programmi. ogni volta che deve lanciare un video chiede che parta l’rvm.

ed è una sorta di terrificato omaggio al vero genio contemporaneo. io non sono uno spettatore della de filippi, ma le va riconosciuto di aver capito prima di tutti, con i suoi programmi, che spingendo sulla trashata, la tamarrata e l’esibizione didascalica ed eccessiva delle emozioni anche coniugate col nulla (uomini e donne è ipnotico per questo motivo: è il nulla; parte la trasmissione, gente litiga sul nulla per due ore, e non c’è altro) poteva catturare due tipi di pubblico opposti. chi se ne abbevera credendoci, e l’intellettuale professorone che lo guarda per diletto. 

doppio audience, pubblici incompatibili, minimo comune denominatore.

maria de filippi è un genio terrificante (nel senso che mi incute timore), e se fosse dietro a un partito politico arriverebbe in tre anni ad essere maggioranza di governo.

e, attenzione, questo modo di fare tv e società ha pervaso anche il resto dei mezzi di comunicazione, per cui nessuno ne è esente.

rvm è un modo da povero terrestre di riconoscere ai nostri signori celesti l’aver conquistato la terra senza sforzo.

Senza addossarmi meriti o macularmi di demeriti, ho fisicamente spento la televisione dieci anni fa, complice la mancanza di fondi per stendere il cavo coassiale nella nuova casa.

Non sono un intellettuale che sbrodola di compiaciuta rabbia davanti a certi spettacoli ma un utente medio del mondo reale che s’è fatto 35 anni di vita a farsi catturare dall’ipnosi di certe invitanti portate scodellate calde.

Guardavo un Posto al Sole e il Giallo del Sabato Sera ma riconosco solo adesso e con orrore a quale razza di assuefazione mediatica ed esistenziale ero arrivato. Me ne accorgo adesso, quando mi cade lo sguardo sui programmi mattutini di intrattenimento sulla televisione del salone comune del mio ospedale o quando odo i programmi di (aiutatemi a stendere una gehenna di virgolette) approfondimento del pomeriggio sulla tele accesa di qualche paziente a domicilio.

Non sono migliore di chi li guarda. 

Mi fa semplicemente orrore vivere nella rappresentazione di un paese che sento non appartenermi, né come intenti né come sogni.

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