In Italia conosciamo bene il rischio terremoti e i danni enormi che gli eventi sismici possono causare: in tutte le occasioni in cui un paese subisce questo evento naturale riprendono vita innumerevoli discussioni legate alla prevenzione e sul come evitare alti numeri di vittime.
Alla University of British Columbia hanno ideato un nuovo ed interessante tipo di calcestruzzo progettato per resistere a scosse fortissime, i test d’utilizzo nella realtà sono già in corso. Il materiale viene chiamato EDCC e può essere utilizzato come rivestimento speciale per le pareti. Basta uno strato sottile di 1 cm per riuscire a rinforzare una parete in modo consistente. Molto semplice da applicare, viene spruzzato sulle superfici esterne ed è stato testato in laboratorio con scosse sismiche di 9.0 – 9.1 di magnitudo, la stessa potenza che colpì il giappone a Tohoku nel 2011.
Il segreto di EDCC sembra risiedere nella presenza a livello di composizione di fibre a base di polimeri, ceneri leggere ed altri additivi industriali, che a conti fatti occupano il 70 % del totale, diminuendo così la richiesta di cemento utilizzato. Proprio questa particolarità lo rende maggiormente eco-sostenibile, se consideriamo che la sola industria del cemento è responsabile di circa il 7% di emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Ecco la clip ufficiale che annuncia il progetto.
I ricercatori affermano che EDCC è sia molto forte a livello molecolare, che flessibile allo stesso tempo. Gli utilizzi potrebbero essere svariati, non solamente come rinforzo alle pareti ma anche per la costruzione delle condutture, per le pavimentazioni industriali e per i marciapiedi, per strutture resistenti alle esplosioni e molto altro.
Nel rafforzamento delle pareti, EDCC riesce ad impedire lo sgretolamento delle strutture originarie, tuttavia la maggior parte dei test sono stati svolti in laboratorio e manca un riscontro in caso di fenomeno sismico naturale. Ha già preso il via la fase di test sul campo con alcune realtà dell’edilizia, non tanto per valutarne l’efficacia quanto per capire gli eventuali problemi di posa in opera che EDCC potrebbe soffrire, e la durata nel tempo alle intemperie.
Per maggiori dettagli su questo innovativo materiale vi rimandiamo alla pagina ufficiale dell’University of British Columbia.
Ma sbaglio o le ceneri (vulcaniche) erano il segreto della malta usata dagli antichi romani, riscoperto solo di recente? Mi sembra di aver letto qualcosa a riguardo. Hanno copiato in chiave moderna la stessa idea ?
Il video e’ impressionante, una normalissima parete di masselli, alta 3-4 metri, rivestita di questa roba sembra diventare di gomma.
Sembra quasi troppo bello per essere vero. Tagghiamo l’esperto di terremoti, che magari sa qualcosa di più: @masuoka
Personalmente, ci andrei cauto sulla capacità di “resistere a terremoti di magnitudo 9.1″ (ma questo sensazionalismo “titolistico” ormai ha contagiato pure gli uffici stampa di università ed enti di ricerca). Comunque, l’applicazione sembra interessate e promettente. Ad ogni buon conto, credo che vadano fatte delle precisazioni. Non ho avuto tempo per approfondire e leggere tutts la documentazione disponibile. Mi limito al test
su tavole vibranti
mostrato nel video: è evidente come il composito cementizio (EDCC) con cui vengono rivestite le pareti sia in grado di migliorare notevolmente la resistenza alle tensioni tipiche di uno scuotimento sismico. Però, come dicevo, ci sono delle limitazioni nel test di cui sopra. Intanto, si tratta di una parete isolata, realizzata con blocchi in calcestruzzo alleggerito (come si vede nella parte del test in cui portano a collasso una parete senza il rivestimento): le tipologie di elementi utilizzati per la muratura portante sono vari (mattoni, pietra, etc.) ed i comportamenti possono differire.
Inoltre, nel test non sono applicati altri carichi di alcun tipo oltre
al peso proprio della parete.
Per essere più probante, il test andrebbe effettuato su un modello in
scala di una struttura, completa di tutti i suoi elementi strutturali (il comportamento dei solai non è affatto trascurabile).
Altrimenti, a mio avviso, non abbiamo sufficienti elementi per valutare il
comportamento e le prestazioni di questo materiale se utilizzato come
adeguamento sismico di edifici esistenti realizzati
in muratura
poratante.
In ogni caso, questo composito cementizio potrebbe sicuramente contribuire al miglioramento delle tecniche e degli interventi di adeguamento sismico degli edifici in muratura, specie per ciò che riguarda il rinforzo dei maschi murari.
Dando comunque fiducia ai ricercatori dell’UBC e confidando negli sviluppi futuri, da quello che si è visto, inoltre, l’EDCC potrebbe rivelarsi molto utile per un utilizzo come rivestimento dei muri di tompagno esterni, presenti in un‘altra tipologia strutturale di edifici: quelli realizzati con telaio in cemento armato. In questi edifici, come ben sappiamo, il tamponamento non ha funzione strutturale (la quale è assicurata dal telaio mediante le travi e i pilastri in c.a.) ma solo di riempimento. Tuttavia, durante i terremoti capita spesso che questi tamponamenti (o parti di essi) si distacchino dalla parete esterna dell’edificio: la struttura portante regge, ma in questo caso è il crollo del muro
a mettere a rischio l’incolumità della persone, come si può vedere nelle foto sottostanti.
(Disclaimer: questo è solo un post su tumblr e non ha la pretesa d’essere una revisione critica e rigorosa del lavoro svolto dai colleghi dell’UBC. E’ semplicemente uno scambio di opinioni tra persone interessate alla tecnologia in questione ed incuriosite dalla notizia. Infine, mi scuso per eventuali refusi o semplificazioni eccessive)
L’evoluzione. Quel processo che ci ha portato dalle pin-up alle milf, dalle scimmie a Fabio Fazio, dal Game Boy alla PS4.
Tutto il concetto di evoluzione darwiniana si basa sull’eredità del carattere e la selezione naturale. Il gene muta, casualmente e poi l’ambiente lo seleziona. La giraffa si sveglia un giorno col collo lungo, può mangare più foglie e sopravvive. Quindi, se la selezione è positiva, il gene persiste nelle generazioni successive. Se la selezione è negativa, vi estinguete per sempre. O quasi. Ricordo, a scanso di equivoci, che sotto le 5.000 unità (non sono sicuro del dato ma grosso modo) si è considerati estinti. I Panda Giganti? Estinti. Le tartarughe giganti? Estinte. I comunisti italiani? Morti e sepolti.
Il “o quasi” ci dice però che ogni tanto qualche specie, data appunto per estinta, si rinfoltisce e torna a vecchi splendori ma insomma, è piuttosto raro, quindi evitate di votare i comunisti italiani.
Ogni anno si calcolano almeno 30.000 specie che puff, ciao per sempre. La selezione, ricordiamo anche questo, non guarda in faccia a nessuno e non è mirata a. Sopravvivono le specie più adatte non le migliori, non me lo fate ripetere ancora.
Ora, oltre ai geni e i loro tanti modi di regolarsi, ci sono pure i meccanismi epigenetici, da non confondere con l’eugenetica. I meccanismi epigenetici sono quei meccanismi che vanno a modificare provvisoriamente il DNA attivando e/o silenziando dei geni e che dipendono da fattori ambientali esterni.
Modificare il DNA provvisoriamente, cosa vuol dire? Fate conto che state suonando la chitarra (il DNA) e qualcuno arriva e mette un dito su una corda. Il dito sulla corda è una modifica epigenetica. È provvisoria, ma basta a cambiare il corso della canzone, anche se per un breve tragitto.
I fattori scatenanti le modifiche epigenetiche possono esere diversi e di varia natura: dal ciclo circadiano alle infezioni, dalla temperatura allo stress, dal cazzottone di Bud Spencer alle punizioni ad effetto di Roberto Carlos. Non vi cambiano solo la giornata, ma vanno ben oltre.
Il punto, ora ci arrivo, è che le modifiche epigenetiche possono essere/diventare ereditabili. Non è il gene che si modifica ma il vostro fenotipo sì. Le modifiche epigenetiche, per dire, vi potrebbero far venire l’insonnia a voi ma non al vostro fratello gemello ed è per questo che lo odiate. Papà e Mamma non ne soffrivano, lui no, voi sì, i vostri figli probabilmente sì, i figli dei vostri figli non più. Esatto, voi sarete gli unici stronzi con l’insonnia a leggere questo post mentre tutte le altre generazioni, prima e dopo di voi, dormono.
Caino e Abele devono essere stati i primi due casi eziologici di fratelli cloni, quindi presuppongo con lo stesso corredo genetico, ma con comportamenti diversi dovuti appunto a diversi meccanismi epigenetici.
Ora, la scienza ha fatto un altro passo avanti ed ha scoperto che i meccanismi epigenetici possono creare anche mutazioni permanenti nella linea germinale e diventare a tutti gli effetti ereditabili forever and ever. In alcune linee germinali maschili, il cambiamento epigeneticamente indotto, si perpetua fino alla generazione 30 e questo perché piccoli RNA modificati dall’esterno finiscono nello sperma, integrandosi in un certo senso con il genoma e passano di generazione in generazione.
In pratica, una specie di acquisizione del carattere di lamarckiana memoria. La giraffa che allunga il collo per mangiare e a forza di allungarlo ci rimane. Ma potrebbe essere anche, restando nella sfera darwiniana, un adattamento al cambiamento ambientale o, forse anche, una combinazione delle due cose.
Quindi, occhio a come vi comportate la fuori, le prossime generazioni dipendono anche da voi. Ed è per questo che non ce la faremo mai!
In Italia conosciamo bene il rischio terremoti e i danni enormi che gli eventi sismici possono causare: in tutte le occasioni in cui un paese subisce questo evento naturale riprendono vita innumerevoli discussioni legate alla prevenzione e sul come evitare alti numeri di vittime.
Alla University of British Columbia hanno ideato un nuovo ed interessante tipo di calcestruzzo progettato per resistere a scosse fortissime, i test d’utilizzo nella realtà sono già in corso. Il materiale viene chiamato EDCC e può essere utilizzato come rivestimento speciale per le pareti. Basta uno strato sottile di 1 cm per riuscire a rinforzare una parete in modo consistente. Molto semplice da applicare, viene spruzzato sulle superfici esterne ed è stato testato in laboratorio con scosse sismiche di 9.0 – 9.1 di magnitudo, la stessa potenza che colpì il giappone a Tohoku nel 2011.
Il segreto di EDCC sembra risiedere nella presenza a livello di composizione di fibre a base di polimeri, ceneri leggere ed altri additivi industriali, che a conti fatti occupano il 70 % del totale, diminuendo così la richiesta di cemento utilizzato. Proprio questa particolarità lo rende maggiormente eco-sostenibile, se consideriamo che la sola industria del cemento è responsabile di circa il 7% di emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Ecco la clip ufficiale che annuncia il progetto.
I ricercatori affermano che EDCC è sia molto forte a livello molecolare, che flessibile allo stesso tempo. Gli utilizzi potrebbero essere svariati, non solamente come rinforzo alle pareti ma anche per la costruzione delle condutture, per le pavimentazioni industriali e per i marciapiedi, per strutture resistenti alle esplosioni e molto altro.
Nel rafforzamento delle pareti, EDCC riesce ad impedire lo sgretolamento delle strutture originarie, tuttavia la maggior parte dei test sono stati svolti in laboratorio e manca un riscontro in caso di fenomeno sismico naturale. Ha già preso il via la fase di test sul campo con alcune realtà dell’edilizia, non tanto per valutarne l’efficacia quanto per capire gli eventuali problemi di posa in opera che EDCC potrebbe soffrire, e la durata nel tempo alle intemperie.
Per maggiori dettagli su questo innovativo materiale vi rimandiamo alla pagina ufficiale dell’University of British Columbia.
Ma sbaglio o le ceneri (vulcaniche) erano il segreto della malta usata dagli antichi romani, riscoperto solo di recente? Mi sembra di aver letto qualcosa a riguardo. Hanno copiato in chiave moderna la stessa idea ?
Il video e’ impressionante, una normalissima parete di masselli, alta 3-4 metri, rivestita di questa roba sembra diventare di gomma.
Sembra quasi troppo bello per essere vero. Tagghiamo l’esperto di terremoti, che magari sa qualcosa di più: @masuoka