tanadelgigante replied to your link “KRACK Attacks: Breaking WPA2”

Dici che non è proponibile un fix dei bug con relativo aggiornamento firmware?

tanadelgigante replied to your link “KRACK Attacks: Breaking WPA2”

Sono anche loro d’accordo: Do we now need WPA3? No, luckily implementations can be patched in a backwards-compatible manner. This means a patched client can still communicate with an unpatched access point, and vice versa.

Si, e’ aggiornabile tramite firmware (per gli access point) o patch al sistema operativo (per i client), ma e’ una cosa cosi’ enorme che e’ praticamente impossibile garantire che ogni dispositivo affetto venga aggiornato. 

Quale utente comune sa come aggiornare il firmware dei propri router ? Quanti tra quelli che sanno farlo, lo faranno davvero? Senza contare i milioni di router wifi blindati, forniti dai provider con configurazioni prestabilite, a cui gli utenti non possono proprio mettere le mani.

E anche se tutti i dispositivi di rete venissero aggiornati, basterebbe comunque un client non aggiornato (un cellulare con una vecchia versione di Android, un pc con Windows XP, ecc…)

Un eventuale WPA3 tecnicamente non e’ richiesto per risolvere il baco. Pero’ in pratica sarà probabilmente l’unico modo per esserne sicuri, per le reti di cui non si ha il controllo totale.

KRACK Attacks: Breaking WPA2

Probably any device that uses Wi-Fi is likely vulnerable

E mo’ sono augelli senza zucchero. Ogni singola rete WIFI diventa potenzialmente violabile. Anche se risolvono la cosa a livello di protocollo, inventandosi un handshake sicuro, passeranno anni prima che il WPA2 venga soppiantato da nuovi protocolli aggiornati.

Come me la vedo brutta, come disse la contessa camminando su uno specchio.

KRACK Attacks: Breaking WPA2

Chi ha paura del buio?

#BreakingNews #OndeGravitazionali #StelleDiNeutroni

Signore e signori, tenetevi forte e segnatevi la data di oggi perché rimarrà nella storia dell’astronomia: abbiamo una quinta rilevazione di onde gravitazionali, ma questa volta possiamo VEDERE chi le ha emesse! 😱😱

Per la PRIMA VOLTA, infatti, le onde gravitazionali non provengono dalla collisione di buchi neri, ovvero oggetti a noi invisibili: questa volta la sorgente delle onde ha una controparte OTTICA, ovvero qualcosa che possiamo VEDERE direttamente con i nostri telescopi. E da subito i sospetti sono caduti inevitabilmente su di loro: stelle di neutroni in collisione! 😍😍 Le conseguenze apocalittiche di questo scontro hanno causato letteralmente una immane esplosione (chiamata Kilonova, un evento astronomico proposto addirittura 30 anni fa ma MAI osservato fino ad ora!) che ha liberato nello spazio elementi pesanti come oro e platino, confermando ciò che gli scienziati sospettavano da qualche anno, ovvero che questo tipo di elementi viene liberato nell’universo proprio da stelle di neutroni che collidono!

Ma le prime volte non finiscono qui: non era MAI stata osservata prima una collisione di due stelle di neutroni, cosa ora possibile proprio grazie alle onde gravitazionali!

Ma ecco la cronologia avvincente degli eventi. 

17 Agosto: Ligo, in America, e Virgo in Italia rilevano la quinta detection di onde gravitazionali. Passano pochissimi secondi e due telescopi spaziali (FERMI ed INTEGRAL) specifici per i raggi gamma ricevono un lampo di luce gamma dalla STESSA regione di cielo

😱 Attenzione, parliamo di una area di cielo australe grande centinaia di volte l’area coperta dalla Luna. L’eccitazione sale, ed essendo cielo australe bisogna aspettare che la notte avvolga il Cile, dove l’ESO ed altri enti hanno i loro più potenti telescopi (parliamo degli osservatori di La Silla, Paranal, ALMA, Las Campanas), per attendere le prime osservazioni.

CI SIAMO: Swope, un piccolo telescopio di 1 metro posto a Las Campanas sulle Ande Cilene rileva una nuova sorgente di luce (prima NON PRESENTE), visibile come una nuova stella luminosissima, vicino al nucleo di una galassia lenticolare, NGC4993. Poco dopo VISTA, un telescopio infrarosso di 4 metri, identifica la stessa sorgente. La notte giunge anche alle Hawaii ed anche i telescopi qui presenti, come Pan-STARSS e Subaru vedono la nuova “stella”, e ne seguono la rapidissima evoluzione. Appare come una supernova, ma tutto indica che NON si tratti di una supernova.

È la conferma: non solo l’ESO osserva la sorgente con tutti i suoi telescopi più potenti, ma decine di osservatori in tutto il mondo ed anche alcuni telescopi spaziali tra cui Hubble vedono la nuova sorgente evolvere, cambiare colore da blu a rosso. Anche gli spettri confermano la sua velocissima evoluzione, con il materiale che è stato espulso dall’esplosione ad una velocità pari ad un quinto della velocità della luce.

Il calcolo della distanza di GW170817 (così è chiamata l’evento osservato) non lascia dubbi: si trova alla STESSA distanza di NGC4993, ovvero 130 milioni di anni luce. Siamo quindi di fronte all’evento di onde gravitazionali più vicino mai visto finora nonchè uno dei più vicini lampi di luce gamma mai osservato.

Non solo, ma i dati finora ottenuti confermano in maniera eccezionale moltissime delle previsioni teoriche su eventi di questo tipo: un successo quindi per i teorici, ma anche per i risultati ottenuti finora dalle osservazioni Ligo-Virgo.

Ricordiamo che le onde gravitazionali sono il marker di eventi cosmici straordinariamente energetici, qualcosa che si può produrre solo dalla collisione di buchi neri o stelle di neutroni.

Tuttavia la differenza tra i due eventi è enorme:

1- La prima sostanziale differenza è che, come detto, le stelle di neutroni sono oggetti osservabili. Poter osservare una sorgente di onde gravitazionali ha un’importanza letteralmente epocale.

2- Le stelle di neutroni sono oggetti meno massicci dei buchi neri ma molto più grandi, motivo per cui le onde gravitazionali emesse da una loro collisione hanno una ampiezza minore ma “durano” di più. Non frazioni di secondo come per i buchi neri, ma secondi, minuti o anche ore: significa che possono essere più prevedibili.

3- Tuttavia, vista la loro minore ampiezza, dobbiamo essere necessariamente più vicini alla sorgente: al massimo qualche centinaia di milione di anni luce, ovvero approssimativamente 10 volte più vicini per rilevare onde gravitazionali con la stessa ampiezza di quelle emesse da una collisione di buchi neri. Questo ci dice anche che, essendo la distanza un decimo, il volume dentro al quale possiamo detectare stelle di neutroni sarà un millesimo rispetto a quello per rilevare buchi neri.

Insomma, è tutto vero: per la PRIMA volta possiamo osservare ciò che ha emesso le onde gravitazionali, potendo associare onde gravitazionali ad un segnale elettromagnetico e per la PRIMA volta abbiamo potuto osservare “quasi” in diretta un fenomeno astronomico mai visto finora, la collisione di due stelle di neutroni!

Concludo usando le parole di Elena Pian, dell’INAF: “Ci sono rare occasioni in cui uno scienziato ha la possibilità di assistere all’inizio di una nuova era. E questo è proprio uno di quei momenti!”

Una sola parola: W O W. 😍

Matteo

Image Credits: Dana Berry, SkyWorks Digital, Inc.
Fonte: https://www.eso.org/public/news/eso1733/

Chi ha paura del buio?

Voglio far nascere un orto!

tsuki-nh:

kon-igi:

Ciao Kon,

dopo alcune esperienze sul balcone (pomodori, zucchine) sono finalmente venuto in possesso di un piccolo pezzo di terra per provare a fare un orto.

Siamo nel cortile di una ex asilo nella parte ovest di Milano, un parte del terreno (5×3 metri) è già stata coltivata a orto, ma è abbandonata da un paio d’anni (raccolgono solo le aromatiche). Una parte della stessa dimensione è invece vergine, prato (tra l’altro mai toccato da decenni).

Prima di sapere che avrei potuto usare anche la parte che era già stata utilizzata a orto (dovevano verificare che chi aveva fatto il lavoro in precedenza non volesse riprenderlo) mi hanno detto di crearmi il mio appezzamento (nella parte 5×3 vergine a prato).

Dato che da qualche parte si doveva pur iniziare ho passato il week end a vangare (dopo averla bagnato la terra, perché era abbastanza dura e compatta), ribaltando le zolle d’erba e aggiungendo del compost che avevano continuato a fare anche se non stavano più coltivando.

Ora, lo so che avrei dovuto scriverti prima, ma non mi è venuto in mente e quindi lo faccio adesso. Ecco due domande:

– Come fare a trasformare un terreno vergine in un orto?
– Come fare a far ripartire un orto fermo da un paio d’anni (non ci sono bancali di terra e ai tempi avevano piantato le cose un po’ accazzo, senza ordine quindi non c’è modo di riprendere da dove avevano lasciato)

Non so se servono altre info, ma aggiungo che le due aree sono contigue e ricevono sole da metà mattina (sabato 14 ott il sole ha iniziato a colpirle verso le 10/10.30), fino a sera (sempre sabato: 17.30). Il terreno è un po’ argilloso ma sembra buono, mentre vangavo ho incontrato un sacco di lombrichi.

Grazie per la tua saggezza!


Allora, premettendo che dopo questo post verrai assaltato da persone decisamente più esperte di me ( @pgfone @tsuki-nh ), ti disvelo un’apocalisse fondamentale:

VANGARE 

≠ ZAPPARE 

≠ SARCHIARE

(Anche se spesso vengono usati come sinonimi)

La SARCHIATURA è in assoluto la prima manovra che devi fare su un terreno incolto e consiste nel ‘pelare’ il primo strato superficiale da erbacce e radici che in caso di infestanti (gramigna etc) potrebbero essere inglobate nella vangatura e resuscitare in un secondo momento.

Si fa con la zappa bidente o con lo zappone se il terreno è molto duro.

La VANGATURA, invece, serve a rivoltare zolle molto grosse di terreno già sarchiato e si esegue in autunno come preparazione all’orto primaverile; si esegue con la vanga (piatta o triangolare ma sempre con appoggio per il piede) e le zolle vanno lasciate cosi come sono a ‘rompersi’ per pioggia e gelo (se vuoi, puoi coprire il tutto con tessuto non tessuto specifico per l’orto).

La ZAPPATURA primaverile, infine, si esegue con zappa o forcone e serve a rompere le zolle più resistenti, togliere le erbacce invernali e ad areare il terreno.

Naturalmente puoi decidere di migliorare preventivamente la qualità del terreno aggiungendo compost durante la vangatura, sabbia se il terreno è molto duro, letame (di vacca/cavallo oppure di gallina, stando attento alla basificazione e ai livelli di calcio) se povero di nutrienti, ricordando che quest’ultima cosa è da fare in autunno e mai (oppure con cognizione di causa agronomica) in primavera.

Per il tipo di ortaggi, il distanziamento, la soleggiatura, l’irrigazione e la fertilizzazione specifica lascio la parola ai più esperti.

I passaggi chiave sono già stati detti e sicuramente altri saranno più esperti di me, ma posso portare la mia esperienza.

Io ho cominciato tre anni fa su un prato abbandonato, con la fortuna però di aver avuto una persona col trattore che mi ha arato e poi fresato il campetto la prima volta (poi ho quasi sempre fatto a mano).

Consiglio di lavorarlo per bene come detto da Kon, soprattutto di levare del tutto l’erba e non interrarla nemmeno, che già ci penseranno milioni di semi a farla rispuntare alla prima pioggia.

Ormai, soprattutto al nord, è un po’ tardi per l’orto invernale, magari puoi tenere in un angolino dell’insalata/radicchio e più avanti piselli/fave. Secondo me è meglio lavorare a fondo il terreno e arricchirlo con della sabbia (non troppa, meglio terriccio penso) e concime. L’ideale sarebbe concime da lasciare riposare tutto l’inverno (magari quello della stalla con la paglia), ma immagino che in città si possa usare solo il meno puzzolente stallatico pellettato. Comunque abbonda con quello, che io i primi anni temevo di bruciare le piante e ne mettevo troppo poco.

E per l’orto già lavorato farei lo stesso trattamento.

Posso confortarti dicendo che il primo anno c’è sempre la fortuna del principiante e gli insetti nocivi non ti vengono subito a trovare per farti dannare 😀