Rino, veramente pensi che sia una ruota che gira?

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Questa estate stavamo a cena con una coppia di vecchi amici, lui è stato mio ex compagno di classe alle medie, poi siamo andati allo stesso liceo e poi siamo anche stati coinquilini per due anni nel periodo universitario, quindi mi conosce abbastanza bene, la moglie è entrata nella nostra vita dopo, quando già eravamo più che ventenni, ma è una delle persone che preferisco al mondo, bella, simpatica, sveglia e mi fa anche ridere.
Stavamo lì e raccontavo del mio ex lavoro e lei ha trovato delle affinità col suo, non proprio col lavoro in sè, lei è farmacista, io lavoro nel marketing, capirete che non c’è di più lontano, più che altro io le ho parlato dei miei ex capi e lei ha aggiunto la sua esperienza.
Le aziende nascono per lo più in forma familiare, quelle private. Partono da una persona con un’idea imprenditoriale e poi si espandono, in diversi modi e man mano che diventa più grande l’azienda le competenze richieste diventano sempre di più e più specifiche, la visione deve essere proiettata sempre più lontana nel tempo e nello spazio affinchè non ci si perda ad affannarsi appresso agli altri.
La maggior parte delle volte conviene che la famiglia lasci la gestione ad un team manageriale, ma la maggior parte delle volte questo non accade e allora si sfaldano, restano indietro, i capi invecchiano e figli se ne vanno e i dipendenti si ritrovano a fare cose che non sanno fare, ad avere responsabilità per cui non vengono pagati e non si capisce bene chi fa cosa come e perchè.
Mentre le famiglie che stanno a capo dell’impero cadente vivono nella bambagia più totale perchè pieni di soldi non si rendono bene conto.

Ho generalizzato, ma 70 su 100 siamo così.

L’azienda per cui lavoravo prima, era stata tirata su da un uomo del nord a metà dello scorso secolo e questo ebbe solo una figlia, figlia sempre cresciuta nel soldi e quindi capricciosa già da piccola.
Un suo compagno di classe se la sposa e eredita l’azienda, lei non entrerà mai nella gestione di questa, lui ancora oggi sta lì, senza istruzione adeguata a fare l’imprenditore, nè voglia di mettersi in gioco seriamente, a fare il capo che cerca l’errore e punta il dito.
I figli sono due e son scappati via lontano.
Lei è una di quelle persone ricche democristiane, imprenditori cattolici, fanno giri per il mondo a cercare la povertà per dire alle cene di averla conosciuta la povertà, mentre servono tartine al salmone e proiettano le foto di Nairobi.
Lei è una di quelle persone che non fa distinzione tra dipendenti, servitù o schiavitù, quindi non poche volte ci siamo ritrovati a fare commissioni per la famiglia in orario di lavoro.
Lei una volta mandò la lista della spesa ad una mia collega e nell’elenco della roba da prendere scrisse testualmente: due pesche, ma belle sode, non mature perchè l’ultima volta le ho dovute regalare ai poveri
Lei è una di quelle persone che ti piazza davanti il regalo di natale alla figlia e ti dice che tanto tu non te lo puoi permettere.
Ok.

La moglie del mio amico fa la farmacista, io non conosco il mondo delle farmacie, ma a quanto ho capito anche lì una famiglia paga la licenza e mette su l’attività, questo magari più nel passato, adesso non so, però sta mia amica lavora in una farmacia di proprietà di una famiglia libica che già in libia se la passavano bene, ma poi son dovuti scappare quando salì al trono Gheddafi perchè il padre de sta tizia che mo dirige la farmacia era quello che leggeva il corano al precedente re e poi insomma son dovuti fuggire, hanno racimolato in fretta e furia quello che potevano dei loro possedimenti e son venuti via.
Diciamo che prendendo le cose al volo qui si so comprati tre farmacie e varie case. A Roma.
Capiamo quindi il background.
La capa delle mia amica ha lo stesso vizietto della mia ex capa, fa fare la spesa a loro in orario di lavoro, fa comprare i regali per la famiglia alle sue dipendenti e fa loro comprare anche i regali per le sue donne di servizio.
Invece alle dipendenti compra ogni anno un panettone che fa loro scegliere dal volantino della Conad.
Cioè manco a sceglierlo decente.

Sono delle situazione che quando ti ci ritrovi davanti non sai nemmeno come reagire perchè le prima cosa che ti chiedi è: ma che davero??? ma dice/fa sul serio?
Resti di ghiaccio e ti rendi conto che il mondo che loro vivono, i ricchi, è diverso.
Sono scollati, potrei raccontarne di centinaia di storie del genere, che da un po’ di anni devo per forza di cose fare delle incursioni nel loro universo, per esempio quando sono stata a montecarlo.

Montecarlo.
La mia nuova capa ama il mare e la camera d’albergo l’ha voluta col terrazzo che dava sul mare e quindi ne ha presa una testa per noi altri tutte con vista mare, ovviamente.
La mia era una quarantina di metri quadri, quella di un mio collega era a due piani.
Il bagno aveva tre stanze e la luce sotto la mensola del lavandino.
Due divani di cui uno fuori sul terrazzo.
Abbiamo presenziato ad eventi in cui servivano champagne dalle 10 di mattina e sstavamo in questo posto in cui la cosa più faticosa che gli abitanti facevano era fare yoga col barboncino alle 8 di mattina.
La cosa meno costosa da mangiare è la tartare di manzo.
Ho mangiato spuma di corteccia di albero della martinica e pagato una cena duemila euro.
Sono stata in un locale in cui appena finivi la francicorta venivano dei cameriere super chic, più chic di me quando mi vesto chic, che te ne versavano ancora da una bottliglia di 60€ e poi ancora e ancora.
Ho mangiato in delle conchiglie di cui mi hanno spiegato la storia.
Ho viaggiato in ascensori con i divani dentro su cui potersi sdraiare in due.
In tutto ciò io sembravo un’aliena.
Quando volevo portarmi la valigia e non farmela portare.
Quando chiedevo se le gocce di aceto balsamico con crema di fragole con cose colorate sopra intorno al patè erano da mangiare.
Quando facevo le foto al ristorante giappo con quel design particolare.
Chiedevo se potevo non andare al locale di Briatore, ovvio che no.
Quando per gadget di un cocktail party mi hanno regalato una cassa della JBL ho sorriso troppo, quando cazzo me la posso permettere?
La mia capa l’ultima sera, dopo quattro bottiglie da 80€ di bianco, mi ha detto: Sei così ingenua
Non sono ingenua, appartengo ad un’altra classe sociale, deficiente.
Un nostro partner, su cui credo di aver fatto colpo, mi ha detto: tu sembri così colorata, sei magnifica
No, again, appartengo ad un’altra classe sociale e non faccio finta di trovarmi a mio agio

Ho 36 anni e sinceramente credo di avere tante e tante davvero esperienze mediamente, ma per davvero io non avevo mai frequentato il mondo di sopra, 
Per la prima volta a trentasei anni ho capito che non è vero che loro sono scollati dalla realtà, loro vivono nella loro realtà da cui noi siamo scollati.
Quello che si dice che la realtà non è mai una sola, ne esistono infinite. Il fatto è che ne esistono due ben distinte e ciò non dovrebbe essere possibile.
Esiste la realtà di chi esagera e spreca e non si fa scrupoli e non ha limiti nell’opulenza, la realtà di chi si sveglia e deve solo decidere come spendere i soldi.
E poi esiste quella di tutti gli altri, che i soldi devono farli per mantenere il piano di sopra in questo modo.
Noi siamo di più, qualcosa dovremmo pur contare e invece niente.
Però noi siamo di più e io i ricchi li odio.
Mi viene il vomito.

applausi

Per dire, ieri a Ginevra ho visto un negozio di cashmere, mi avvicino alla vetrina: il maglione niente di che costava 13500€. Tredicimilacinquecento.

Ok. Andate pure a cagare va.

Io ho lavorato recentemente per chi produce beni di lusso – una vetreria di Murano: lampadari da 300mila € in su, vasi da 5mila, da 25 mila, coppe da 15mila, soprammobili da 10mila, piatti da 5mila, tartarughe larghe un metro da 80 mila, statue equestri da mezzo milione… per non parlare dei servizi speciali per i clienti: motoscafi di lusso, spumanti di marca…

Non avete però idea dell’indotto che c’è dietro: è vero che qualcuno si prende la fetta maggiore, ma a parte le spese, c’è anche Jonathan il bravo addetto al magazzino che di mestiere sposta con attenzione le opere esposte per pulirle, o il povero scribacchino che ha redatto i testi del sito e del libro-catalogo…

Non credo fosse quello il punto, la questione è che Jonathan, il bravo addetto al magazzino, probabilmente ha una laurea, quelche altro corso, parla almeno due lingue e sta lì a spostà lampadari per 1100 sacchi al mese se va bene, e deve solo sperare di non inciampare mai in vita sua.

Mentre chi il lampadario da 300k € se lo compra perche quello che ha preso due anni fa l’ha un già stufato, ha il suo picco di contatto con la realtà quando piange ascoltando la Brambilla con in braccio un Beagle dalla D’Urso la domenica pomeriggio.

Col culo su un divano che costa come la casa di Jonathan.

E magari cara grazia che ha finito le superiori

Graffette: il gioco più nerd di tutti i tempi

Mi tocca rebloggarlo perche’ questo giochino e’ veramente una droga.
Mi ha tenuto incollato allo schermo tutta la notte. Erano anni che non
trovavo qualcosa di tanto coinvolgente.

Si parte col piegare il fil di ferro a mani per fare delle  graffette, e si finisce con l’esplorazione dell’intero universo.

Magari pero’  non fatelo in ufficio, se ci tenete al posto di lavoro.
Graffette: il gioco più nerd di tutti i tempi