Proporrei l’istituzione di Sale Abbracci™ nei posti di lavoro, dove nei momenti di sconforto professionale entri e trovi una persona preferibilmente corpulenta che ti abbraccia per un po’ e ti dice che va tutto bene, poi torni a lavorare.
scusate, io sono introversa. posso richiedere un main coon o un terranova? grazie.
Qui si proponeva la Sala Pompe per signori e Sala Leccaggio per signore, onde mitigare le tensioni lavorative e migliorare il rendimento.
Non per fare il materialista eh, ma un aumentino di 3-400 euro al mese solleverebbe il morale molto di più di una sala abbracci o una sala pompe.
Sì ma che texture stupenda. Che equilibrio cromatico.
Texture, profumo e peso: mi son venuti due bicipiti a metterla bella in ordine così. (A proposito: stanno in doppia fila e speriamo che l’inverno sia clemente e che ci basti per qualche mese)
Quanti quintali sono?
Noi la compriamo in steri e dovrebbe pesare circa 8/9 quintali.
@anonpeggioredelmondo per questo motivo non la prendiamo noi (e per una questione di tempo) 😉 se ci va bene ci basta fino a gennaio/febbraio (dovrei chiedere a Herr Igel quanto abbiamo consumato l’inverno scorso, che però è stato molto freddo, ma adesso non è in casa)
Io con 15 quintali (10€ al quintale) ci faccio tutto l’inverno abbondante… ma ovviamente non è la fonte di riscaldamento primaria.
A occhio il tuo sembra carpine, @frauigelandtheboys, mentre da noi va molto un misto di carpine, quercia e gaggìa (pseudoacacia). Prima fai il letto di braci di carpine e poi metti i ciocchi di quercia e acacia che bruciano più lentamente.
diobò, a me partivano 130 quintali di faggio e spesso si arrivava a maggio senza legna. Ma vivete alle Florida Keys, dio lompo?
😀 no anzi! viviamo in Germania e abbiamo un impianto con una termostufa a legna che a differenza di un camino tradizionale riduce l’emissione del calore nell’ambiente circostante la stufa stessa, sfruttandolo invece per il riscaldamento di acqua calda che circola poi all’interno dell’impianto di riscaldamento. L’acqua calda viene accumulata in un apposito serbatoio che riesce a mantenere il calore per parecchi giorni (in inverno ovviamente meno, a causa del maggiore uso di acqua calda per riscaldare la casa).
È un sistema ecologico che consente di riscaldare una casa con fonti rinnovabili e soprattutto con meno spreco di energia 😉 ovviamente l’edificio in cui viviamo è isolato anche in maniera adeguata. Di solito riusciamo a mantenere una temperatura di circa 22-23 gradi costanti. @brotz
Il camino tradizionale è un +10 per l’ambientazione fantasy ma un -100 per l’economia del calore.
Non avessimo finito tutti i soldi per gli schietti mattoni, anche noi avremmo messo una stufa ‘austriaca’ con convettori nelle stanze del secondo piano e riscaldamento d’acqua con serbatoio.
@kon-igi noi abbiamo ristrutturato da poco ed era necessario un impianto nuovo, che oltretutto ci ha permesso di ricevere degli incentivi regionali appositi. Certo è una batosta all’inizio, senza dubbio.
Mio padre per la casa nuova che sta costruendo adesso, ha fatto un impianto megagalattico con termosifoni collegati a una caldaia a pellet + termocamino con impianto a convezione e bocchette di uscita dell’aria calda nelle varie stanze + pannelli solari sul tetto per l’acqua calda + serbatoio isolato che mantiene l’acqua calda per giorni.
Oltre a ciò, si e’ autocostruito una mega serpentina sotto al pavimento della cantina seminterrata (equivalente a un percorso in linea d’aria di 200 metri), e da li, con un aspiratore, forza il passaggio dell’aria fredda in ingresso alla casa. In questo modo, quando l’aria attraversa la serpentina, c’e uno scambio di calore passivo col terreno, prima ancora di arrivare in casa: la temperatura della cantina e’ sempre più o meno costante, d’inverno qualche grado più dell’esterno, d’estate qualche grado meno. Funge da sistema di pre-riscaldamento o pre-raffreddamento naturale, insomma.
Ovviamente anche i muri sono tutti super isolati con intercapedine isolante con polistirene e cappotto con lana di roccia, infissi a doppio vetro, doppia gettata di cemento e polistirolo sul tetto, ecc.
L’unico problema e’ che fare una roba del genere costa due reni e mezzo. Ci sono un sacco di incentivi per le ristrutturazioni che portano a un miglioramento della classe energetica di un edificio (mi pare che siano detraibili al 65%), ma ovviamente i rimborsi te li diluiscono in 10 anni, mentre tu i dindini devi tirarli fuori subito.
Noi invece, essendo poveri, siamo più al livello “recuperiamo la stufa a legna sfondata che nonna teneva in cantina, rattoppandone l’interno col cemento refrattario, che almeno se ci staccano il gas per non aver pagato la bolletta, possiamo bruciare le zampe del tavolo per scaldarci un po’.”
Non è una cazzata ma vale solo se l’acufene è secondario alla Sindrome di Menière cioè un quadro otologico in cui c’è un aumento pressorio del contenuto fluido del labirinto.
Visto che trovare le cause di acufene è parecchio difficile, risulta un buon primo passo provare a supporre che sia un problema di pressione e quindi eliminare le maggiori cause predisponenti.
Scusate se mi intrometto nel discorso, ma siccome sono due settimane che studio gli algoritmi Phonak per capire cosa potrebbero fare i nuovi modelli di apparecchi acustici rispetto a quelli che porto io (che ormai sono vecchi di 10 anni), di recente mi sono imbattuto anche in qualche articolo sull’acufene, e ho scoperto che :
molti nuovi modelli di apparecchi acustici hanno delle funzioni di bilanciamento dell’acufene. In pratica (se ho capito bene) fungono da maschere: emettono un rumore bianco con la stessa ampiezza ma fase opposta a quella del fischio dell’acufene. Il cervello dovrebbe interpretare la somma dei due suoni come se si annullassero a vicenda, ovvero il silenzio. Credo che sia una cosa simile al principio delle cuffie a cancellazione di rumore
Alcuni articoli su questo argomento (linko quelli della Phonak solo perché IO stavo studiando gli algoritmi della Phonak, ma ogni marca di apparecchi acustici ha qualcosa di analogo ormai): 1, 2 e 3.
esiste una cosa chiamata TRT, Tinnitus Retraining Therapy. In questo caso si “rieduca il cervello al fine di limitare le connessioni fra il sistema uditivo e gli altri sistemi cerebrali, affinché esse siano ristrette al sistema uditivo senza contaminare gli altri sistemi”. Questa cosa non l’ho approfondita più di tanto, non soffrendo direttamente di acufene, ma lascio il link che avevo trovato per chi vuole farlo.
Ovviamente tutto ciò non c’entra niente col cercare di capire LA CAUSA dell’acufene, (cosa da fare a prescindere) ma ho pensato potesse essere interessante comunque, da sapere.
sostituito e risaldato il neckloop a induzione del ricevitore bluetooth per mandare l’audio direttamente agli apparecchi acustici. (btw grazie Phonak per usare batterie ai polimeri di litio fuori standard e di formato introvabile).
cambiato il relè a salterello dei pulsanti dello studio (lampadario che non si accendeva. Ovviamente la scatola di derivazione era dietro a una libereria con quindicimila fumetti da togliere. Aiutatemi a dire porcoddio.)
riparato 5 frecce di legno da 11/32 rotte a forza di tirare a cazzo (asta + cocca + punta)
riparato la lampada della scrivania, il cui trasformatore bruciato e’ stato sostituito da un vecchio alimentatore di un Nokia 3310. (indistruttibile pure nell’alimentatore. vedi che faccio bene a non buttare la roba ?)
raddrizzato due persiane con staffette angolari (un lato aveva ceduto sotto il suo stesso peso, e da rettangolo erano diventate un rombo)
montato un chiavaccio alla porta di dietro e riparato il chiavaccio della persiana davanti
modificato un paio di auricolari a induzione aggiungendo dei piccolissimi magneti al neodimio, in modo che attivino automaticamente la bobina T degli apparecchi acustici (che in questo modo, pensano che si tratti di una vecchia cornetta telefonica)
montato dei reggimensola a muro in corridoio come supporto per gli archi (a riposo dovrebbero stare sempre in orizzontale per non sforzare i flettenti)
rimontato le stecchine di battuta delle ante della finestra e della porta
riparato il campanello della porta
installato nuovissimo impianto antifurto hi-tech (un cartello alla porta con la scritta “un ci si pole permette nemmeno una porta che chiuda, fai te.”)
Da fare:
cambiare il termoblocco della caldaia della macchina del caffè (grazie Saeco per rendere introvabili i service manual in italiano e in inglese, ma rendere disponibili quelli in tedesco)
cercare di raddrizzare l’anta del frigo che non chiude più. In realtà sarebbe da buttare, si e’ deformato perché l’isolante di una parete si e’ schiantato ed e’ entrata l’umidità, che ghiacciando ha gonfiato la parete. Pero’ vabe’, vediamo se con un po’ di percussive maintenance (martellate finché non chiude), per qualche altro mesetto regge.
fermare con del silicone alcune stecche delle persiane che ciottolano troppo.
finire di spaccare il vecchio scalino della porta (il cemento e’ vecchio e marcio, casca a pezzi), e rifarlo nuovo. E poi trovare lo zerbino “Oh no, not you again” da metterci sopra.
installare il faretto fuori, che son due anni che giace sul mobile in attesa di essere montato
“Se un uomo dice che ripara una cosa, la ripara.
E’ inutile continuare a ripeterglielo ogni sei mesi.” cit.
Ecco infatti. ‘Sto concetto a @tsuki-nh non gli entra in testa, proprio.
Sono tanti lavoretti perché sono quelli accumulati in due anni infatti -.-“
Però è stato bravo dai, non gli dico che sarebbe un omino da sposare sennò mi scappa.
Cose che @gigiopix deve fare (a casa mia, ché per il matrimonio di @3nding lui e tsuki mi hanno fregato con un toccata e fuga):
Montare il sensore di movimento dei faretti esterni
Cambiare non tanto il citofono del cancello ma i 60 metri di cavo quasi sicuramente rosicchiato dai topi.
Riposizionare prese e interruttori in camera nostra, concepiti quando era camera delle ragazze.
Smontare le due lampade di Hello Kitty sopra i nostri letti e sostituirle con qualcosa di più appropriato. Tipo lampade di Naruto.
Aiutarmi a saldare sulla ringhiera del balcone il supporto per la balista.
Kon, e’ gia tanto se riesco a impedire a casa mia di veni’ giù.
Qua siamo al livello che si piglia la scossa dalla scrivania (di legno, ma con una piastra metallica al centro), dai termosifoni e dal forno. Non ho una palina di messa a terra, non ho il filo di terra nell’impianto elettrico, non ho un magnetotermico, un differenziale, un salvavita, nulla. Muoriamo da eroi (cit). Non e’ una casa, e’ un campo di sopravvivenza. L’unico aspetto positivo e’ che non c’e’ bisogno di comprare un DAE.
Non sono proprio da prendere come esempio, quando si tratta di roba elettrica 😀
Comunque per il sensore ok, si provano tutte le combinazioni: o brucia tutto, o va (soluzione ad altissimo livello di competenza tecnica).
Per il citofono, spero ci sia una guaina, altrimenti piuttosto che scavare 60 metri di traccia per cambiare il filo, prenderei in considerazione qualcosa di wireless, magari. A meno che la traccia non la scavi te, in quel caso va bene anche col filo 😀
Per le prese e interruttori AHAHAHAHAHA. Ho appena finito di rimettere a posto i quindicimila fumetti che avevo tolto per spostare la libreria che copriva la scatola di derivazione che conteneva il relè a salterello che comandava il lampadario che alla fiera dell’est mio padre compro’. Non so se si evinca quanta voglia abbia di spacca’ i muri, rifare le tracce, montare guaine e scatoline e compagnia bella. E comunque non ci capisco un cazzo di quella roba, non sono un elettricista. Vado a tentativi più che altro.
Per la ballista ok, ma solo se la usi per lanciare una Freccia Nera. Contro le lampade di Hello Kitty, come bersaglio di prova.
IL PATTO È STATO SIGLATO
(tranquillo, corrugati da 15 cm di diametro e pozzetti ogni 10 metri)
Io ero tanto, tanto soddisfatta di me per essere riuscita a smontare il mixer elettrico “vintage” della mi’ pora nonna, disincastrare il pezzo di frusta che si era rotto dentro, rimontare il tutto senza rompere nulla, per poter ricomprare poi solo le fruste nuove su ebay e salvare così il povero elettrodomestico dalla pattumiera e dalla furia compulsiva di ordine e minimalismo di mia madre… mi sentivo già un’elettricista!
Poi leggo quello scrive gigiopix e capisco una parola su due, quando va bene.
No, Fra, non è roba per te XD
Io all’attivazione della bobina T non ho potuto pensare a niente altro che “attivare il circuito di sicurezza col Q” di Lino Banfi.
E questo è tutto quello che so sulle riparazioni domestiche.
LOL 😀
Guarda che la bobina T (o telecoil, o T-coil) e’ una stronzata eh. E’ un semplicissimo avvolgimento di rame, all’interno degli apparecchi acustici, che funge da antenna ricevente.
Detto molto a cazzo di cane: io metto un cavo al collo, collegato a un normalissimo jack audio, come questo.
Quello scatolottino centrale traduce il segnale audio analogico, in una corrente che circola attraverso il cavo. Il passaggio della corrente nel cavo genera un campo elettromagnetico, che a sua volta genera una corrente elettromagnetica indotta nella bobina degli apparecchi. Dopodiché l’apparecchio effettua la conversione opposta, dalla corrente in uscita dalla bobina al segnale audio.
Modulando la corrente nel cavo, si modula il segnale audio. E’ una tecnologia semplice e vecchissima, esiste da 40 anni. La usano pure le guardie del corpo o i tizi della security, quando vogliono tenere un auricolare completamente nascosto nell’orecchio, senza fili a vista. Il cavo al collo si nasconde facilmente sotto la camicia.
Io pero’, invece di utilizzare il laccio al collo, preferisco gli auricolari, che funzionano sullo stesso principio ma si agganciano all’orecchio: essendo più vicini all’apparecchio, hanno meno problemi di disconnessione. Come tutti i sistemi a induzione, infatti, la corrente indotta nella bobina e’ inversamente proporzionale alla distanza dalla sorgente che emette il campo magnetico. Più sono vicini, più il segnale e’ forte e pulito.
La modifichina che ho fatto io, era altrettanto una stronzata: gli apparecchi analogici di 20 anni fa avevano un tastino per attivare la bobina T, che veniva usata prevalentemente per le cornette del telefono. Gli apparecchi di oggi sono abbastanza smart da rilevare la cornetta o le cuffie da soli. E come fanno a rilevarle? Semplice: rilevano UN SECONDO campo magnetico, quello emesso dal magnete dell’altoparlante che viene avvicinato all’orecchio (cornetta o cuffia).
Motivo per cui il tastino diventa superfluo: basta avvicinare l’altoparlante all’orecchio, e viene rilevato.
Il problema viene fuori quando con un apparecchio senza tastino, vuoi usare auricolari (a induzione) senza altoparlante. L’auricolare a induzione emette il primo campo magnetico variabile per modulare il segnale audio, MA NON IL SECONDO per attivare la bobina. Per cui l’apparecchio se ne frega altamente del segnale in arrivo, e io non sento nulla.
Ecco il perché dei piccoli magneti in neodimio: simulano le calamite presenti negli altoparlanti, per attivare la bobina T.
Akira è un film di animazione giapponese del 1988, una pietra miliare del genere “non ci capisco un cazzo fino alla fine però è fatto strabene”. C’è sempre stata una scena che mi ha fatto morire dal ridere, questa.
Arrestano uno della banda di teppisti, sul documento è spavaldo, in realtà davanti al poliziotto fa tutto il carino. Così
quest’anno ho dovuto rinnovare l’abbonamento ai trasporti pubblici
viennesi ed ero in conflitto sul farlo o meno. Poi ho letto l’opuscolo
informativo e hanno inserito la possibilità di caricare la fototessera
online che sarà poi stampata sul documento ufficiale senza controlli. Sì, avete capito.
Con tanto di cerotto. I 365€ meglio spesi in vita mia.
Se poi però non colgono la citazione e mi fanno scendere dalla ubahn piango.
Vabbè questo era l’anno scorso, quest’anno ho deciso di non fare nessuna citazione e di vedere se potevo esagerare. Ecco il mio nuovo abbonamento!
Come? Non si capisce bene? Ecco l’originale!
Evvai di un altro anno di demenza su i trasporti pubblici!
Bene, come da tradizione eccomi al rinnovo della tessera dei trasporti pubblici di Vienna. Nelle puntate precedenti: una citazione anime, il culo di un gatto. Non vi nascondo che quest’anno mi sentivo molto sotto pressione. Evitare di ripetersi. Cercare di sorprendere tutti. Generare panico e confusione. Distrarsi dalla spesa di 365€. Poi. L’idea.
E adesso il consueto ingrandimento.
Mi sono dovuto notevolmente gonfiare la faccia ma direi che ne è valsa la pena. Se poi gli austriaci se la prendono posso sempre giocare la carta “Ah lui no ma voi potete dare i natali ad altri dittatori e tutto vi viene perdonato eh?!”. Al prossimo anno se non mi arrestano o eliminano i servizi segreti coreani!
Ahahaahah fantastico
Tra vent’anni queste tessere varranno milioni, e saranno esposte al MoMA di New York 😀
Caro Anon, grazie anche a te per la domanda, direi che ci consente di buttare un occhio avanti verso quello che ci aspettiamo sia un passo avanti veramente decisivo per lo studio dei cieli.
Il James Webb Telescope, come ben dici, è destinato a cogliere l’eredità di Hubble. Eredità “importante” ed “ingombrante”, perché Hubble ha fatto fare un balzo avanti alla nostra comprensione del cosmo, che forse non ha eguali in nessun’altra missione spaziale. I campi in cui è stato fondamentale l’apporto di Hubble vanno dalla planetologia allo spazio profondo, e sono semplicemente troppi per potere essere perfino elencati (noto ora che una ricerca sul mio blog di divulgazione prende ben 75 pagine).
Dunque le ambizioni del JWST non possono essere basse, essendo comunemente inteso come successore di Hubble. E le premesse in effetti ci sono tutte. Intanto, la scelta progettuale di far lavorare JWST in banda infrarossa è già molto promettente. In banda infrarossa possiamo “bucare” facilmente gli strati di polvere cosmica, ed anche andare a studiare lo spazio lontanissimo, dove l’effetto di redshift (spostamento verso il rosso dello spettro), a motivo delle grandi velocità relative, diventa decisamente importante.
Altra cosa, non sarà in orbita “bassa”, come Hubble, ma sarà posto nel punto lagrangiano L2 (”sede” di molti altre missioni, tra cui GAIA, di cui mi occupo professionalmente). Questo è assolutamente fantastico, in quanto a potenziali vantaggi. E’ un po’ meno fantastico, invece, se qualcosa dovesse andare storto nel lancio. Ricordiamoci il problema di Hubble, che venne spedito sù con gli specchi clamorosamente fuori fuoco, e poi rimesso a posto con una missione astronautica. Ecco, in L2 (a 1.5 milioni di chilometri da Terra, per capirci) non si può far nulla, non ci si può arrivare con nessun equipaggio umano. O va bene, o si butta… 😉
E se pensi a quello che dovrà fare JWST, tutto da solo, un po’ di preoccupazione magari ti viene…
Comunque, a parte la sfida tecnologica, la cosa eccitante è che JWST è equipaggiato con uno specchio di ben 6.5 metri (Hubble poteva vantare uno specchi di 2.4 metri, per confronto, ed inoltre aveva un campo di vista peculiarmente piccolo, essenzialmente perché al tempo ancora non si era molto bravi nella costruzione di CCD estese).
Ora, senza farla lunga, la combinazione degli strumenti innovativi e della posizione di osservazione privilegiata, permetterà (se tutto va bene) di avere una “finestra” sul cosmo di una “precisione” straordinaria. Ci si aspettano salti in avanti sia sulla comprensione delle prime fasi dell’universo (studio di galassie lontanissime e molto spostate verso il rosso), che sullo studio della formazione di stelle e pianeti da nubi di gas (ambienti ricchi di polvere, anche qui ottimo osservare in infrarosso). Anche l’osservazione di esopianeti, in combinazione con strumenti di Terra, dovrebbe fare molti passi avanti sopratutto per la loro caratterizzazione precisa (massa, etc…).
Non vado oltre perché mi sa che sta diventando una risposta lunghetta, ma immagina che virtualmente ogni campo dell’astrofisica si potrà giovare di JWST, in un modo o nell’altro. Anche cose molto teoriche, ovvero lo studio dei primi buchi neri di grande massa, avranno decisi benefici dall’osservazione che JWST potrà fare di oggetti molto lontani (quasar etc..) che in tal modo diventeranno un “campo di prova” utile a discriminare tra molte delle teorie esistenti.
Il “take away message” è che JWST (che speriamo dopo tanti ritardi vada finalmente in orbita nel 2019) è un grosso impegno, un grosso costo, ma le promesse e le potenzialità sono tali che possiamo dire che “vale la pena”. Tante cose ci aspettiamo di capire, cose che avranno impatto anche su come pensiamo l’origine della vita e degli ambienti atti ad ospitarla. Tante cose che senza spedire sù qualcosa del calibro di JWST potremmo, semplicemente, non sapere mai.
sostituito e risaldato il neckloop a induzione del ricevitore bluetooth per mandare l’audio direttamente agli apparecchi acustici. (btw grazie Phonak per usare batterie ai polimeri di litio fuori standard e di formato introvabile).
cambiato il relè a salterello dei pulsanti dello studio (lampadario che non si accendeva. Ovviamente la scatola di derivazione era dietro a una libereria con quindicimila fumetti da togliere. Aiutatemi a dire porcoddio.)
riparato 5 frecce di legno da 11/32 rotte a forza di tirare a cazzo (asta + cocca + punta)
riparato la lampada della scrivania, il cui trasformatore bruciato e’ stato sostituito da un vecchio alimentatore di un Nokia 3310. (indistruttibile pure nell’alimentatore. vedi che faccio bene a non buttare la roba ?)
raddrizzato due persiane con staffette angolari (un lato aveva ceduto sotto il suo stesso peso, e da rettangolo erano diventate un rombo)
montato un chiavaccio alla porta di dietro e riparato il chiavaccio della persiana davanti
modificato un paio di auricolari a induzione aggiungendo dei piccolissimi magneti al neodimio, in modo che attivino automaticamente la bobina T degli apparecchi acustici (che in questo modo, pensano che si tratti di una vecchia cornetta telefonica)
montato dei reggimensola a muro in corridoio come supporto per gli archi (a riposo dovrebbero stare sempre in orizzontale per non sforzare i flettenti)
rimontato le stecchine di battuta delle ante della finestra e della porta
riparato il campanello della porta
installato nuovissimo impianto antifurto hi-tech (un cartello alla porta con la scritta “un ci si pole permette nemmeno una porta che chiuda, fai te.”)
Da fare:
cambiare il termoblocco della caldaia della macchina del caffè (grazie Saeco per rendere introvabili i service manual in italiano e in inglese, ma rendere disponibili quelli in tedesco)
cercare di raddrizzare l’anta del frigo che non chiude più. In realtà sarebbe da buttare, si e’ deformato perché l’isolante di una parete si e’ schiantato ed e’ entrata l’umidità, che ghiacciando ha gonfiato la parete. Pero’ vabe’, vediamo se con un po’ di percussive maintenance (martellate finché non chiude), per qualche altro mesetto regge.
fermare con del silicone alcune stecche delle persiane che ciottolano troppo.
finire di spaccare il vecchio scalino della porta (il cemento e’ vecchio e marcio, casca a pezzi), e rifarlo nuovo. E poi trovare lo zerbino “Oh no, not you again” da metterci sopra.
installare il faretto fuori, che son due anni che giace sul mobile in attesa di essere montato
“Se un uomo dice che ripara una cosa, la ripara.
E’ inutile continuare a ripeterglielo ogni sei mesi.” cit.
Ecco infatti. ‘Sto concetto a @tsuki-nh non gli entra in testa, proprio.
Sono tanti lavoretti perché sono quelli accumulati in due anni infatti -.-“
Però è stato bravo dai, non gli dico che sarebbe un omino da sposare sennò mi scappa.
Cose che @gigiopix deve fare (a casa mia, ché per il matrimonio di @3nding lui e tsuki mi hanno fregato con un toccata e fuga):
Montare il sensore di movimento dei faretti esterni
Cambiare non tanto il citofono del cancello ma i 60 metri di cavo quasi sicuramente rosicchiato dai topi.
Riposizionare prese e interruttori in camera nostra, concepiti quando era camera delle ragazze.
Smontare le due lampade di Hello Kitty sopra i nostri letti e sostituirle con qualcosa di più appropriato. Tipo lampade di Naruto.
Aiutarmi a saldare sulla ringhiera del balcone il supporto per la balista.
Kon, e’ gia tanto se riesco a impedire a casa mia di veni’ giù.
Qua siamo al livello che si piglia la scossa dalla scrivania (di legno, ma con una piastra metallica al centro), dai termosifoni e dal forno. Non ho una palina di messa a terra, non ho il filo di terra nell’impianto elettrico, non ho un magnetotermico, un differenziale, un salvavita, nulla. Muoriamo da eroi (cit). Non e’ una casa, e’ un campo di sopravvivenza. L’unico aspetto positivo e’ che non c’e’ bisogno di comprare un DAE.
Non sono proprio da prendere come esempio, quando si tratta di roba elettrica 😀
Comunque per il sensore ok, si provano tutte le combinazioni: o brucia tutto, o va (soluzione ad altissimo livello di competenza tecnica).
Per il citofono, spero ci sia una guaina, altrimenti piuttosto che scavare 60 metri di traccia per cambiare il filo, prenderei in considerazione qualcosa di wireless, magari. A meno che la traccia non la scavi te, in quel caso va bene anche col filo 😀
Per le prese e interruttori AHAHAHAHAHA. Ho appena finito di rimettere a posto i quindicimila fumetti che avevo tolto per spostare la libreria che copriva la scatola di derivazione che conteneva il relè a salterello che comandava il lampadario che alla fiera dell’est mio padre compro’. Non so se si evinca quanta voglia abbia di spacca’ i muri, rifare le tracce, montare guaine e scatoline e compagnia bella. E comunque non ci capisco un cazzo di quella roba, non sono un elettricista. Vado a tentativi più che altro.
Per la ballista ok, ma solo se la usi per lanciare una Freccia Nera. Contro le lampade di Hello Kitty, come bersaglio di prova.