Diogene di Sinope ovvero andarsele a cercare col lanternino

kon-igi:

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Antefatto: sabato sera Figlia N.2 mi scongiura di percorrere 67,8 km e portarla alla festa di compleanno del suo ‘gancio’ (trad. ‘crush’) per evitare che ‘quella vaca zana della sua ex’ (trad. ‘ex-morosa dai costumi sessuali reprensibili’) ci riprovi e ci rivada assieme.

135,6 km –> col cazzo che torno a casa –> la aspetto in macchina (questo fa di me contemporaneamente Papà dell’Anno 2017 e TurboCoglione Volante da Competizione del Secolo ma do ut des e adesso ho un pagherò formidabile).

Il totale di tempo di stazionamento nell’autoveicolo è di ore 4 e il luogo particolarmente periferico (angolo sperduto del parcheggio di un quartiere industriale) mi permette di dedicarmi alla lettura, alla visione di film e allo scrollare la dash. Questo significa che dopo un’ora ero già steso a dormire sui sedili posteriori.

Rifaccio un breve sunto focalizzante per quelli come me (cioè per gli stupidi idealisti del volemose bene): luogo isolato+macchina decente+l’una del mattino.

Adesso anche i più cocciuti avranno intuito quello che sarebbe andato a succedere

Mentre sono in coma indotto dalla stanchezza sui sedili posteriori, vengo svegliato da un clac clac che risuona più volte nel parcheggio. Mi tiro su a sedere e vedo questa scena: ci sono due tizi vestiti di nero, uno per lato del parcheggio, che stanno provando a vedere se qualcuno ha lasciato la macchina aperta, mentre un terzo tizio sta facendo il palo all’ingresso, seminascosto da un cespuglio.

Il mio primo pensiero è ‘I ninja assoldati dallo Shogun mi hanno trovato!’ poi ricordo di essere nel mondo reale e allora ‘Porcoddio, furto con scasso e rapimento e/o omicidio in un colpo solo’.

Li osservo dai finestrini posteriori oscurati (per fortuna) mentre lentamente si avvicinano alla mia macchina e visto che adesso sono qua a raccontarvela facciamo che vi allieto con una proiezione del mio Palazzo Mentale in cui Sherlock mi guida fuori dai guai.

Kon – Aiuto, Sherlock! Tre pazzi pluriomicidi mi vogliono uccidere, sodomizzare e vendermi la macchina col mio cadavere a pezzi nel bagagliaio!
Sherlock – Calmati, John… non essere irrazionale. Cosa vedi?
Kon – TRE PAZZI PLURIOMIC…
Sherlock – No, John… tu guardi senza vedere. Osserva meglio e dimmi cosa vedi.
Kon – Tre… tre ragazzi. Italiani, del posto, giovani. Venti anni a malapena. Da come camminano hanno bevuto parecchio. Dalle scarpe direi birra e due o tre shottini a testa di superalcolici.
Sherlock – Molto bene, John. Adesso dimmi perché non chiamerai i carabinieri.
Kon – Perché non c’è tempo. La caserma più vicina è a 15 chilometri e l’unica macchina sta pattugliando il centro della città.
Sherlock – Ottimo, John. Adesso sai cosa devi fare.

Lentamente, faccio scivolare la mano tra i poggiatesta dei sedili posteriori fin nel bagagliaio e prendo una cosa che sbuca da uno degli zaini, poi mi tiro sulla testa il cappuccio della felpa e aspetto che siano sufficientemente vicini.

Quando uno dei due fa per allungare la mano e controllare che la mia macchina sia aperta, io spalanco di botto lo sportello urlando CONTATTOOOOO!!! con voce e faccia da guerra e poi faccio uno swing micidiale con l’ascia da pompiere, piantandola nell’asfalto tra me e il ragazzetto (con tanto di scintille, giuro)

L’effetto è cinematografico, tanto quanto l’espressione di atavico terrore panico del cinno sbarbino o le urla da voci bianche degli altri due. Roba che sono corsi via tanto veloce da essere giunti nel 1955 con flusso canalizzatore di piscio giù dai risvoltini e 1,21 Gigawatt di merda nelle mutande.

Ecco… adesso che l’ho raccontato mi sento in colpa e credo che la prossima volta che mi dovesse capitare una cosa del genere, mi limiterò ad aprire il finestrino e a sussurrare parole di saggezza. Con delle bottiglie di vetro infilate sulle dita.