Carnevale, tutto pieno a Venezia ed e’ subito caos – Italia

heresiae:

proust2000:

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lamagabaol:

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maewe:

heresiae:

sabrinaonmymind:

3nding:

oncomingderrrp:

3nding:

Come sempre.

Voi non potete capire da quel video lì com’è davvero la situazione qui.

Al netto di tutte le polemichette sul decoro e il turismo low cost che non condivido, molte pagine del veneziano stanno pubblicando delle immagini inquietanti.

Io adesso lo so che i commercianti di Venezia ci campano con ‘sta massa di barbari, e che quindi loro non possono lamentarsi.

Ma io che son studentessa/lavoratrice non nel settore turistico posso dire che questa situazione ha rotto un pelo il cazzo? Ma giusto un pelo? Che devo o star murata in casa o fare il giro dell’orso per andare da qualsiasi parte? Ghe sboro si può dire?

Per favore STATE

A CASA

VOSTRA

E sempre i vostri morti cani.

Da sociopatico detestatore di folle turistiche e commerciali queste foto mi hanno procurato: nausea, secchezza delle fauci, vertigini, bestemmie.

Tralasciando il discorso SICUREZZA.

Detesto andare a Venezia nei giorni di festa. Mi sento morire solo a vederle ste foto.

questo è il motivo per cui, in tre anni di università lì, ci sono andata solo una volta al carnevale a venezia, cioè quando ci sono venuti dei miei amici di Valenza e mi hanno trascinato fuori di casa. l’unico motivo per cui siamo riusciti ad arrivare nei pressi di piazza san marco era perché erano passati gli hare krishna e ci siamo accodati al loro drappello.

Ma non c’è un limite di persone che possono entrare in città da turisti? E se non c’è, NON SI PUÒ METTERE??

Difficile l’attuazione. Si mettono varchi agli accessi alla città, spostando il problema sul ponte della libertà? Chi decide poi chi è turista e chi no, in base alla prenotazione alberghiera? I turisti che vengono in giornata (una quantità notevole) li facciamo entrare o no? E i residenti in Veneto sì o no? I mestrini? Chi deve lavorare deve esibire il contratto di lavoro? Quello che deve andare al tribunale? Al catasto? Alla soprintendenza? In regione? I pendolari devono timbrare il badge in stazione? Venezia dovrebbe ancora essere una città e non è facile chiuderla ai “non autorizzati”.

Quest’anno è venuto fuori questo gran casino anche perché hanno limitato gli accessi sul rio di cannaregio a 11.000, risultato: strada nuova e ghetto bloccati, residenti che non riuscivano a tornare a casa bloccati nelle migliaia di persone in coda. Cioè ti immagini non poter tornare a casa perché un’orda barbarica intasa tutta la città?

Insomma è un casino e io non so qual è la soluzione, però è una situazione insostenibile. Il turismo di massa è IL problema di Venezia, ma il nostro bat-sindaco è più impegnato ad accendere fari a Marghera e a contare i sghei che xe ciapa.

Ma qual era il senso di limitare l’accesso al rio? Oo

Permettetemi un commento controcorrente: è impossibile e senza senso proibire alla gente di andare a Venezia e addirittura impossibile proibire alla gente di andare a Venezia durante il carnevale. Se c’è chi se la sente se la sente e basta. Venezia rischia? Bon, il problema non sono i turisti. La gestione del turismo e l’educazione della massa verso il rispetto del patrimonio credete sia una soluzione davvero a portata di mente e di mano? Sì è un peccato che cotanta bellezza vada rovinata col tempo, ma se la si usa la si rovina.

Che facciamo la mettiamo in una teca? Allora aboliamone il carnevale e mettiamo una cupola e vediamola coi cannocchiali da un colle con una guida che la descrive tramite diapositive, facciamolo subito, non aspettiamo che affondi, facciamolo subito Immediatamente. Guardiamola da lontano da oggi. Chissenefrega.

Ho cambiato idea su Venezia col tempo. Io vorrei andarci al carnevale un giorno a potermelo permettere, mascherata come si deve e nella bolgia, sì. Contribuirò a devastarla? Non lo so, ma a sto punto me sa de sì a quanto pare.che devo fare? Rinunciare perché altrimenti non dura altri settecento anni?

Io sinceramente me ne fotto. I monumenti son monumenti, li creiamo noi, li distruggiamo noi. Venezia resterà finché resterà poi ci concentreremo su altro.

Se siamo capaci di farne di altri tra mille anni ne apprezzeremo altri e li consumeremo come abbiamo fatto con Venezia.

Serve rispetto? Ok, ma che fai, le visite a numero chiuso durante il carnevale? A chi prenota prima o in ordine per cognome? O peggio a chi paga di più? L’arte è un bene pubblico non dovrebbe essere esclusivo, implica l’assenza di rivalità nel consumo. O la facciamo diventare privata? Allora il carnevale diventa festa privata a inviti, come nelle ville.

Abolisci il carnevale, fai prima.

Prima di Venezia adoravamo altro, dopo Venezia ci sarà altro. Godiamoci Venezia.

Com’è triste Venezia se non si ama più diceva quello. Amiamola e godiamocela finché c’è.

La faccenda mi sembra in generale complessa e le osservazioni che fai ne sono un aspetto.

Chi ha il diritto di vedere Venezia (o le Cinque Terre)? Chi ci vive? E che cosa ha fatto per meritarselo? Chi ci paga le tasse? E sono sufficienti per coprire le spese di mantenimento di questi patrimoni? E quindi chi vive li non può andare sulla Grande Muraglia?
Facciamo pagare un biglietto? E chi non può permetterselo? E chi può permetterselo ma è un selvaggio lo stesso?

E davvero Venezia è un’esperienza universale? A cui non si può rinunciare?

E c’è tempo di educare la gente?

E quante risorse è ragionevole investire per preservarla? E per quanto tempo?
E i campi di concentramento? Per quanto tempo sarà necessario mantenerli a memoria?

E nello stesso tempo non mi piace nemmeno rassengnarmi. Si può fare meglio? Come?

Non è che per Venezia non si stia facendo proprio niente:

http://www.lastampa.it/2017/07/06/italia/cronache/venezia-patrimonio-mondiale-dellunesco-tutto-rinviato-al-gnaSojnjiwXejuKWKxJFTO/pagina.html

e non ne faccio una questione di “Venezia”, di cui non so abbastanza, ma appunto di vedere questo tipo di problemi nella loro complessità e in prospettiva e cercare fattivamente di mitigarli senza troppi patemi ma anche con un po’ di sensibilità.

Magari tra 30 anni saremo un po’ più civili e i prossimi patrimoni dell’umanità riusciremo a goderceli un po’ tutti un po’ meglio.

Poi va beh che gli amministratori colgano l’occasione per marciarci e far vedere che fanno “qualcheccosa” è altra questione ancora…

BTW per fortuna di chi ci vuole andare a Venezia durante il carnevale, a me interessano di più le fritole allo zabaione.

I problemi del turismo veneziano sono tanti e molteplici, comuni a tutte le “città d’arte”, solo che qua si vedono di più perché Venezia è MOLTO più piccola. E ha lo stesso carico turistico di Barcellona, non so se capiamo la differenza di dimensioni. Dico solo 30 mln di presenze all’anno, 54.000 residenti.

A me fa male il cuore vedere gente che non si rende conto che questa è ancora una città, dove ci vive la gente. Dove ci lavora, ci studia, ci va a fare aperitivo nel bar di fiducia e ti chiedono se vuoi “il solito”. So che può sembrare strano a qualcuno magari abituato a vivere in un condominio anni ‘60, ma qui viviamo dentro le cose belle, non è un parco a tema dove vedi cose esposte e dici “oooooh che bello”, è casa mia. Ci vivo. Uno da fuori magari può anche “fottersene” ma io no, come faccio a fottermene di casa mia. Non ci pagano per fare i figuranti.

Pare incredibile ma ci sono attività artigianali, agricole, produttive che non hanno finalità turistiche. Ci sono orti a Sant’Erasmo che producono e vendono direttamente agli indigeni. Ci sono manifestazioni e sagre tutta l’estate organizzate dagli indigeni per gli indigeni, e chissà perché non sono assaltate di turisti nonostante siano tutte in luglio-agosto e in campi non proprio inculatissimi come il bellissimo San Giacomo dell’Orio.

La gestione dei flussi turistici fa cagare a braccetto con l’ignoranza di una parte di visitatori e l’avidità di una buona parte di mercanti veneziani e non.

Un aspetto che forse uno da fuori non conosce è per esempio come il flusso turistico si instradi sostanzialmente dentro un unico percorso circolare che passa da strada nova-rialto-san marco-accademia-ferrovia, come se in tutto il resto della città non ci fosse nulla da vedere (ovviamente un’enorme stronzata). Dico io, ok vuoi vedere San Marco, ci sta, ma sei sicuro sicuro di voler proprio passare per San Lio? Ma hai visto che razza di ospedale c’è a 5 minuti da qua? È l’ospedale più bello del mondo. Fondamente Nove sulla laguna nord? Bellissime, ma allora perché non c’è nessuno?

Magari allora si potrebbero incentivare deviazioni dal flusso turistico principale, visto che ogni due metri ci sono cose splendide da vedere. Invece di strada nova vediamo la Madonna dell’Orto? Invece di intasare calle della toletta passiamo per le zattere? C’è la chiesa dei Gesuati, molto più bella di quella di San Barnaba. Per non parlare del sestiere di Santa Croce, un gioiellino sostanzialmente ignorato.

Se fossi egoista potrei dire “meglio, state tutti sulla vostra pista di go-kart del turismo di massa così so dove schivarvi e ho il resto della città per me”, però penso che la bellezza debba essere condivisa e mi dispiace che il visitatore medio stia a Venezia una giornata, non veda sostanzialmente una madonna e torni a casa deluso e incazzato perché si è fatto pelare da qualche parte criminale dietro San Marco, nel “triangolo delle Bermuda della ristorazione mondiale”. Io penso che se l’orda barbarica che arriva ogni mattina tra ferrovia e piazzale Roma fosse più fluida, invece che onda compatta, saremmo più rilassati noi abitanti e si divertirebbero di più anche i visitatori. Penso che bisognerebbe informarsi un minimo prima di visitare una città d’arte, altrimenti vai in ferie a Formentera, però penso anche che la città d’arte abbia una responsabilità di informare sulle cose da vedere.

A proposito del carnevale e dei flussi. Qualche anno fa, durante il carnevale, erano organizzati molti eventi diversi in molti campi di Venezia. Oltre alle solite cose al rio di cannaregio, a San Marco e all’arsenale, c’erano concerti più o meno organizzati a Santo Stefano, a Santa Margherita, all’F30 in stazione, a San Giacomo, al mercato di Rialto, insomma un po’ dappertutto. Ovviamente la pressione turistica è più forte durante il carnevale, ci mancherebbe, però non era male avere una serie di alternative che aiutassero a deviare i flussi.

Poi qualcuno ha tirato fuori le parole chiave decoro e degrado e hanno deciso che i giovani hanno rotto il cazzo, sono poveri, ti mollano pochi schei e tanto vale sopportar musica fino a mezzanotte quattro sere all’anno, meglio i turisti che si possono spennare meglio, e non se n’è più fatto niente. E come brillante soluzione per evitare che 30.000 persone finissero in acqua nel rio di cannaregio hanno pensato di mettere la polizia a impedire fisicamente di entrare, bloccando completamente gli accessi. Brillante.

Come devo aver già detto in un post molto tempo fa, a me fa incazzare l’atteggiamento da chiagne e fotte di buona parte dei veneziani. Quelli che hanno due o tre case ereditate e ci fanno il b&b, per poi gioire del blocco del cambio di destinazioni d’uso voluto dal bat-sindaco Gigi Brugnaro. (Che non vale a quanto pare per i palazzi che vende il comune ma se cominciamo non ne usciamo più). Che si lamentano dei turisti ignoranti e poi gli rifilano lasagna e spaghetti bolognese, pasta pesto, pizza surgelata, facendogli pagare prezzi da ristorante stellato. Che rompono il cazzo per chi ha le valigie in vaporetto perché non ci stanno col loro passeggino gemellare grosso come una mietitrebbia, che dovrebbe avere la precedenza su un trolley formato bagaglio a mano per chissà quale grazia divina. Non è solo colpa dell’amministrazione, prima del bat-sindaco c’erano Orsoni e Cacciari che non hanno fatto un cazzo da questo punto di vista. È anche colpa di chi affitta ai turisti invece che ai residenti. Di chi apre l’ennesimo bar, uguale ad altri diecimila nel raggio di cento metri. Di chi vende vetri di murano a 5 euro il pezzo, ovviamente fatti in Cina. Di chi alza gli affitti alle panetterie, ai fruttivendoli, ai macellai, a prezzi che non sono in grado di pagare. Sono anche queste cose che uccidono la residenzialità e incentivano la monocoltura turistica: se per comprare due petti di pollo devo fare 8 ponti magari io ci penso un attimo, figurati un vecchietto sciancato. Ma chi è che alza gli affitti? I turisti? Il bat-sindaco? Il veneziano lamentone che deve arrotondare la pensione a botte di 12-15.000 euro al mese?

Grazie al cazzo che uno va a stare a Mestre.

Ci sarebbero moltissime altre cose da aggiungere, però ho gia scritto un papiro. Non so quanto senso abbia (mi sono appena svegliata e ho sonno) ma è un grido di dolore, per una città che considero casa, per i suoi abitanti che comunque si sbattono un sacco, per le associazioni che lavorano per renderla ancora vivibile e vissuta. Per la rabbia che viene quando non ci si vuole rassegnare alle logiche di mercato, perché non è solo mercato casa mia. E anche per la tristezza perché so che anche io me ne andrò tra poco, e mi si spezza il cuore.

Non so quale sia una soluzione. So che far domande è facile e so che Venezia è una città difficile da capire da fuori. So che questa città non deve diventare un museo, e so anche che non ci sono speranze.

So inoltre che anche in terraferma fanno delle straordinarie frittelle allo zabaione, quindi non serve riversarsi in massa in laguna (consiglio Biasetto a Padova, con tutto l’amore che ho per Tonolo non si può competere con Biasetto).

E quindi? E quindi niente. Io piango m’incazzo e non serve a niente.

Però se venite a Venezia, e se venite per il carnevale, fatevi un favore e leggete due cazzate sulla città mentre siete in treno.

Oppure no, restate ignoranti, però ci perdete principalmente voi e poi non venitemi a chiedere “dove possiamo mangiare bene dietro piazza San Marco” perché vi mando in mona.

E magari guardatevi questo, che Paolini è molto più bravo di me a raccontare la città. È uno spettacolo vecchio, ma l’unica cosa cambiata fin’ora è la dimensione della massa turistica, che è raddoppiata. I veneziani cambiano più lentamente.

Reblog del “papiro“ che consiglio caldamente di leggere, perchè noi terrazzani non possiamo capire il punto di vista interno di questa situazione, 

A noi Venezia piace, tanto, al limite la adoriamo.

Loro la amano, che è ben diverso. E a volte fa male.

l’obiettivo ‘Decoro’ di Venezia era già in atto quando ci andavo all’università io e parliamo di di 15 anni fa più o meno. 
io mi ritengo fortunata perché ho potuto ancora bermi spritz e bianchini all’aperto in Campo Santa Margherita. quando mi hanno detto dell’ordinanza ‘o bevi nel locale o non bevi’ mi si è spezzato il cuore, perché significava banalmente non bere (avete presente un loculo? ecco, è la dimensione media di un bar a Venezia). già all’epoca tra le 11 e le 11.30 chiunque fosse in Campo a fare musica o performance o altro, cominciava a sbaraccare perché dalla mezzanotte ci doveva essere il silenzio. per carità, la gente ha tutto il diritto di dormire, poi però hanno cominciato ad ammazzare pure qualsiasi iniziativa serale. 
anche a me i turisti facevano già incazzare all’epoca, perché purtroppo l’anello turistico è la strada più veloce per le biblioteche. io riuscivo ad aggirare il grosso del traffico per andare alle Terese passando dal carcere, ma per andare alla Querini e alla Marciana mi è toccato armarmi di tanta pazienza, conoscenza di micro scorciatoie degne di un locale e capacità di slalom che manco Tomba (il tutto con un PC portatile di 5kg a braccio…). infatti quei tre anni non ho sentito la mancanza di un’attività fisica regolare. tra ponti, turisti e scale di ex conventi ero parecchio in forma. 
Venezia è bellissima e quando ne sei parte è proprio casa. appena cominci a conoscerla e a farne parte ti senti accolta e coccolata. appena ti addentri in qualche calle scopri tesori che non esistono in altre città. 
campiello Barbaro accanto alla Peggy Guggenheim con casa Arton da un lato, i palazzi affacciati sulla Chiesa della Salute (percorso che, per qualche motivo, non era mai veramente affollato di turisti), il Ghetto… quando andavo all’università le Zattere non erano esattamente accessibili al pubblico, ma noi ce ne fregavamo, oltrepassavamo la recinzione e pranzavamo lì. tutte le calli dietro San Marco per andare alla Querini, l’ultimo vaporetto notturno da Piazza San Marco che faceva il giro dalla Giudecca… i miei angoli preferiti li ho scoperti evitando i turisti. certo all’epoca era un po’ più “rischioso”, mica avevi il cellulare con Google Maps e gps incorporato. se ti perdevi e non avevi una cartina potevi anche girare in tondo per mezz’ora e non uscirne ancora (unica volta in cui mi sono persa a Venezia, quando ho lasciato scegliere la strada al mio ex e non avevamo una cartina). 

già all’epoca c’erano casini politici assurdi (mentre ero lì è anche successo il paciocco ‘divertentissimo’ del 4° ponte sul Canal Grande) e battaglie contro il mose. andarmene mi ha uccisa nell’animo, ma non c’era futuro per me. sarebbe bello che ridiventasse una città con un futuro diverso da quello turistico.
spero che se la cavi. 
è nata per sfuggire alle invasioni barbariche, che debba morire per le stesse sarebbe una sconfitta davvero pessima.

Carnevale, tutto pieno a Venezia ed e’ subito caos – Italia

NÉ GLI ERRANTI SONO PERDUTI

3nding:

kon-igi:

Io, oltre con i numeri, ho qualche problema con l’orientamento in ambito metropolitano.

Datemi da buttare l’Unico Anello nel Monte Fato e vi ci arrivo in una settimana senza nemmeno fermarmi a prendere un kebab alle Miniere di Moria ma se si tratta di muoversi in luoghi antropizzati mi sale il Ryoga e state certi che si finisce dentro portali aperti su altri mondi (silenzio @3nding, la mia autocritica è sufficiente).

Appena posso, uso il navigatore dello smartphone anche per scendere a guardare nella cassetta della posta ma a volte ci sono inghippi contingenti (batteria, ricezione, traffico dati etc) per cui mi devo affidare al senso dell’orientamento (male) o alla memoria (malissimo).

Caso voglia che Sabato, prima del casello di entrata a Milano, il mio operatore telefonico abbia deciso che accattone, basta traffico internet per cui ho dovuto velocemente fare ricorso ad una strategia che avevo preparato a tavolino precedentemente, strategia che consiste in un’associazione di frasi, nomi, fatti e luoghi a me cari al percorso da seguire.

Quindi, per fortuna che i casellanti non esistono più perché appena mi sono fermato per infilare il biglietto e pagare ho dovuto urlare:

Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, v’invito a resistere! Uomini dell’Ovest!

e ricordarmi così di prendere la Tangenziale Ovest e non quella Est, che già una volta m’aveva portato in culo a Sauron.

Appena imboccata la tangenziale comincio a ripetere velocemente e senza prendere fiato HO FAME E MI MANGIO OTTO ARAGOSTE HO FAME E MI MANGIO OTTO ARAGOSTE 

HO FAME E MI MANGIO OTTO ARAGOSTE finché non prendo l’uscita 8 per Famagosta, quella dopo la Torre di Isengard (lo so che l’uscita per Famagosta non è la 8 ma comunque sta dopo la 7 anche se non ho capito perché dopo la 8 c’è la 5. E so bene pure che dovrei uscire prima ma con Pavia-Milano-Ticinese-Valleambrosia-Chiesarossa-Stataledeigiovi è difficile fare associazioni).

Poi per qualche chilometro procedo paranoicamente sul lato destro di quattro corsie finché non trovo LA CLAUSTROFOBICA MICROROTONDA STRATIFICATA DEL CAZZO CHE SCACCIA VIA LA SPEZIA DI ARRAKIS e poi miracolosamente arrivo nella via dove abita mia figlia, anzi nel doppio viale… un cazzo di viale che gira tutto attorno al centro di Milano e cambia nome ogni 500 metri ma nessuna paura perché lei abita nel pezzo che ha lo stesso cognome dell’imbianchino che nel 1998 ci dipinse la casa di giallo ma con una i al posto della e (il cognome, non il colore).

Solo che il viale è doppio e lei abita dal lato sbagliato e vedo casa sua dall’altra parte e allora giro per tornare su e NO CAZZO! È UNA MINCHIA DI SENSO UNICO MALEDETTI MILANESI INCAPACI A NON COMPLICARE TUTTO C’HO IL TRAM CHE MI SI PIANTA DAVANTI STRIDENDO CHE NEMMENO LA TEIERA DI MIA NONNA E L’AUTOBUS CHE HA UN ATTACCO ISTERICO A DESTRA E TUTTE LE MACCHINE BLOCCATE SULLA SINISTRA CHE PESTANO SUL CLACSON NEMMENO DOVESSERO CORRERE A TROMBARSI  A VICENDA LE LORO MAMME UN PO’ PUTTANE NON SO MAGARI ADESSO ESCE DA SOTTOTERRA PURE UNA METROPOLITANA TIPO VERME DI DUNE MALEDETTI TUTTI CHE MI URLANO TERRONE DI MERDA TORNATENE A GUIDARE A NAPOLI E IO CHE DICO SCUSATE SE SONO ABITUATO A GUIDARE IL CARRO COI BUOI NELLE CAMPAGNE DELL’INKULISTAN e poi improvvisamente trovo un parcheggio davanti a una friggitoria di pakistani o forse è un bar di cinesi ah, no è un supermarket di indiani e scendo e mi guardo intorno per sbirciare se c’è una nera signora che mi guardava con malignità oh oh cavallo oh oh cavallo DIOCAN

Il giorno dopo per uscire da Milano ho fatto un percorso diverso e sono passato dentro a un parco naturale molto suggestivo che si chiamava tipo Lampione, anzi no, Sempione e anche lì non capisco che cazzo avessero tutti da urlare.

Beh, comunque… l’avete capito cosa non si farebbe per i figli?

Eviterò di infierire.

Moio 😀