Elon Musk ha confermato un nuovo successo per SpaceX tramite un post su Twitter. Si è infatti concluso in maniera positiva l’ammaraggio intenzionale del primo stadio del Falcon 9 utilizzato per il lancio del satellite GovSat-1. SpaceX aveva in programma di testare un nuovo metodo di atterraggio che potesse evitare danni alla nave drone, attivando i retrorazzi ad un’altezza molto elevata in modo da rallentare notevolmente il modulo, tuttavia si aspettava che questo andasse distrutto nell’impatto con l’acqua.
Pare infatti che il primo stadio del Falcon 9 fosse ormai pronto al pensionamento, motivo per cui SpaceX ha scelto di effettuare un test che potesse mettere a rischio il razzo, dal momento che sarebbe stato dismesso al termine della missione. Contrariamente ad ogni aspettativa, invece, l’ammaraggio è riuscito perfettamente e non sono stati riportati danni ingenti al modulo.
Un drone per piantare 120 alberi al minuto e rendere così più rapido, economico e sostenibile il rimboschimento di aree più difficilmente raggiungibili dall’uomo. Il progetto è dell’ingegnere ambientale britannico Lauren Fletcher, docente dell’Università di Oxford ed ex ricercatore della NASA. Fletcher ha fondato l’azienda BioCarbon Engineering. La sfida è piantare 1 miliardo di alberi ogni anno per contrastare la distruzione sistematica delle foreste. Ogni anno – dice l’ingegnere – vengono abbattuti 26 miliardi di alberi e riteniamo che la deforestazione su scala industriale possa essere affrontata solo con il rimboschimento su scala industriale.
BioCarbon utilizza una flotta di droni da 13 chili per sorvolare il territorio e “mapparlo”, un po’ come fanno i robot domestici aspirapolvere più evoluti. Il telerilevamento è basato su tecnologia di machine learning che permette di pianificare la semina dall’alto, eseguita da altri droni, al ritmo di un seme ogni secondo, fino a 100mila semi al giorno.
Ogni drone “seminatore”, che vola ad un’altezza di tre metri, ha una capacità massima di 300 semi e copre un ettaro in circa 19 minuti. L’azienda sostiene che con questo metodo la semina è molto più veloce ed efficace rispetto a quella manuale, grazie ai test già eseguiti con successo in varie località. Durante i sorvoli dopo la semina, i droni sono anche in grado di verificare l’efficacia del trattamento e seguire l’evoluzione della crescita degli alberi.
Nel team di BioCarbon Engineering lavorano biologi ambientali, ingegneri, agronomi, informatici ed esperti di intelligenza artificiale e telerilevamento. L’azienda, nella sua home page, si dice già pronta ad accettare contratti per il 2018 e il 2019. L’uso dei droni per la riforestazione non è alternativo a quello tradizionale bensì complementare. Lauren Fletcher ne è consapevole e, in una recente video-intervista al World Resources Institute, sostiene che l’intervento degli uomini sarà sempre necessario, perché le foreste necessitano di una manutenzione costante.
Ogni anno, ricorda il World Economic Forum, il mondo perde tra 74.000 e 95.000 miglia quadrate di foresta, cioè ogni minuto scompare un bosco delle dimensioni di 48 campi di calcio.