Coexisting With The Fair Folk Who Have Taken Up Residence In/Around/Beneath Your University: A How-To Guide
See more of my comics here, and my art here!
Whole bunch of lore/things I couldn’t fit/everything I love about the overlap in superstition and General College Weirdness below the cut-
Giorno: 12 febbraio 2018
Ciao Quarto, spero tu possa darmi qualche consiglio. Ultimamente ho la netta impressione di non impegnarmi abbastanza (nel lavoro in primis, ma un po’ in generale) e non capisco se sono io a essere troppo esigente nei confronti di me stesso, se sia colpa del fatto che sposto sempre un po’ più in là i miei obiettivi oppure se effettivamente c’è una flessione dovuta a stanchezza o mancanza di entusiasmo. Per ora questa cosa non ha avuto ricadute sul mio effettivo rendimento, ma sono confuso…
Nonostante il mio background tecnico mi farebbe tendere al cadere vittima dei “lifehack” che piacciono tanto agli amici americani, preferisco il pensiero olistico e fare domande, più che dare consigli — a cosa di dire cose ovvie e scontate.
(sto diventando una di quelle brutte persone a cui chiedi consigli e loro ti consigliano libri da leggere, per intenderci)
Mi hai dato poche informazioni di contorno, mio caro anon, ma la domanda “Mi sto impegnando abbastanza?” è una di quelle che mi faccio spesso.
Quindi parto con le domande giuste da farsi in questi casi: se credo di non impegnarmi abbastanza, mi devo chiedere come prima cosa “Se mi sto impegnando “poco”, ma “impegnarsi tanto” e “impegnarsi il giusto” da cosa sono rappresentati?”.
Il “poco” e il “tanto” di solito sono frutto di un confronto con gli altri.
Il confronto con gli altri di solito è caratterizzato da una visione limitata e soggettiva: abbiamo una specie di paraocchi che ci fa vedere solo quello che vogliamo vedere, ad esempio dando per scontato che una persona che ci sembra si impegni più di noi sia necessariamente meglio di noi sotto ogni aspetto.
Esempio estremo: ci sono due persone che ammiro tanto e mi hanno creato le opportunità lavorative più importanti che abbia avuto finora. Lavorativamente sono dei rulli compressori. Rispetto a loro mi sono sempre impegnato “meno”.
È anche vero che entrambi, sposati e con due figli, hanno divorziato dalle proprie mogli.
Posto che potrebbe non esserci alcuna relazione causale diretta tra il loro impegno lavorativo e la gestione della loro vita privata (potrei essere io stesso vittima di uno dei tanti bias cognitivi che influenzano la nostra percezione), è ovvio che se mi levo il paraocchi mi rendo conto che le mie priorità sono evidentemente diverse dalle loro.
(e bada bene, con questo ragionamento qui sopra sto facendo una cosa che so che non dovrei fare, ovvero giudicare gli altri)
Oltre al confronto diretto con persone che conosciamo poi c’è tutto un ambiente esterno e un sistema mediatico che ci impone certi modelli: se non ti svegli alle 4 di mattina tutti i giorni come The Rock, non sei nessuno, se non sei milionario a 19 anni, non sei nessuno, se non ti trasferisci all’estero, non sei nessuno, se non lavori a Milano, non sei nessuno, ecc. ecc.
Quindi fossi in te prima di tutto cercherei di chiarire le tue priorità.
Puoi farlo con una scala da 1 a 5 (non usare una scala troppo lunga perché poi non sai descrivere la differenza tra un 7 e un 8).
Oppure puoi fare una matrice tra quello che è più o meno importante e più o meno urgente (mai confondere importanza con urgenza, e viceversa).
Un’altra cosa che mi succede, ed è abbastanza controintuitiva: più fai qualcosa con costanza, più sei esposto alla sensazione di non fare abbastanza. Funziona così: se fai qualcosa tutti i giorni, o comunque molto spesso, dovrai rendere conto al fatto di essere umano.
Esempio: se ti alleni 3-4 volte la settimana durante tutto l’anno, inevitabilmente incapperai in momenti di scarsa voglia, bassa energia, bioritmo “basso”, infortuni, scarso sonno, malanni, e via dicendo.
La stessa cosa mi succede con il disegno: più spesso disegno, più spesso mi capiterà di incappare in “secche artistiche”.
Tu parli di “rendimento”, altri di “produttività”, senza renderti conto che quelli sono termini che si usano per misurare macchine e sistemi. Non sono termini che andrebbero usati valutare una persona. Il nostro corpo e la nostra mente lavorano in un equilibrio fragilissimo, che è difficile mantenere costante.
Anche quello che chiamiamo “motivazione” è influenzato da decine e decine di fattori, che molto spesso sono anche oltre la nostra stessa capacità di influenzarli. La motivazione, un po’ come l’ispirazione artistica, non è una cosa che ti arriva o non ti arriva, o qualcosa su cui puoi lavorare direttamente.
La motivazione è un sotto-prodotto del fare cose che sono importanti per te (vedi priorità), di trovarsi in un ambiente che ti permette di farlo, e di un bel po’ di disciplina che ti permette di fare le cose anche quando non ne hai voglia.
Poi parli di mancanza di entusiasmo e stanchezza. Da cosa nasce cosa? Sei stanco perché sei poco entusiasta? Se poco entusiasta perché sei stanco? Sei poco entusiasta perché stai facendo cose che non consideri prioritarie? Ti stai dando obiettivi sbagliati?
Dirò una cosa ovvia ma: la stanchezza psico-fisica gioca un ruolo fondamentale nella percezione che abbiamo di noi stessi.
Forse quello che devi cercare non è l’obiettivo giusto da darti, o la motivazione per raggiungerlo, ma la causa di questa sensazione di stanchezza e mancanza di entusiasmo.
Sono riuscito a scrivere questo pippone senza consigliarti libri da leggere, sto migliorando.







