Stamattina abbiamo fatto uno di quei briefing multidisciplinari che tanto sono cari alla dirigenza della RSA in cui lavoro e complice un raffreddore micidiale che mi ha fatto passare tutta la notte a chiedermi se siano veramente 42 le strade che un uomo deve percorrere perché lo si possa chiamare uomo, credo di essermi addormentato per qualche microsecondo, sebbene pur sempre con la liceale tecnica degli occhi aperti.
In quei pochi microsecondi, purtroppo, il topos è verso sulla valutazione di un certo qual paziente e io ho ripreso i sensi giusto per vedere la mia responsabile e tutti i miei colleghi voltarsi verso di me con la classica espressione ‘E tu cosa ne pensi?’.
Naturalmente il mio supercazzolificio mentale si è messo subito a lavoro e ha confezionato la risposta standard che do alla gente quando mi viene a chiedere notizie di qualcuno che io non so minimamente chi sia.
‘Tutti i parametri sono monitorati e sebbene la situazione non sia ottimale credo che la cosa migliore sia navigare a vista in attesa di un miglioramento’.
Vedo un po’ di facce perplesse e la mia responsabile dilata narici e sopracciglia ridacchiando, finché la caposala, gelida, si volta verso di me e mi fa – Il paziente è morto questa mattina e visto che non ha parenti si doveva decidere se farlo cremare o tumulare.

Coprocultura su figura di merda. (via kon-igi)