Non so se nel piccolo, localmente, l’aggressione al fascista a Palermo abbia giovato – facendo tornare qualche fascista nelle fogne che sono il suo habitat naturale, ma nel contesto nazionale ha sicuramente fornito un argomento a tutti quei “simpatizzanti” (leggi: fascisti) che ora infestano i social coi loro slogan prefabbricati: “è veramente il ritorno del fascismo il problema?” (porcodio, sì, lo è), “I veri violenti sono loro” (detto da chi ha organizzato centinaia di attentati squadristi perde un po’ di credibilità), “nessuno da sinistra critica questo gesto” (migliaia di persone “di sinistra” condannano il gesto), “scommettiamo che non ci sarà nessuna fiaccolata per il nostro camerata” (come se le sinistre dovessero organizzare le fiaccolate per i fascisti!), “Boldrini e Saviano mandanti morali” (devo essermi perso la dichiarazione in cui dicono di andare a menare i fascisti).
Io, purtroppo, non ce la faccio a ridurre il mio pensiero a uno slogan.
Non credo nella violenza come forma di risoluzione dei problemi. Penso che, al contrario, ne crei solamente – anche se nel breve e medio termine potrebbe sembrare l’opposto. D’altra parte, però, chi ha alzato i toni dello scontro (e non è stata certo la sinistra) sembra rifiutare qualsiasi dialogo. Quindi, che fare?
Nel forsennato spinnare di questo fatto di cronaca, credo, la cosa più importante che si cerca di far perdere di vista, “equalizzando” le due parti, è che mentre la violenza antifascista è pericolosa solo per i fascisti, la violenza fascista è pericolosa per tutti.
mentre la violenza antifascista è pericolosa solo per i fascisti, la violenza fascista è pericolosa per tutti.
È qui il nocciolo
della questione e dove io non sono d’accordo, non in generale e
ragionando per assoluti, ma per come si muovono attualmente i gruppi
fascisti. Apri il giornale o
guardi un telegiornale e hai da una parte dei gruppi appartenenti
a regolari partiti che vogliono esprimere liberamente il loro modo di
pensare (nazionalismo, razzismo, misoginia, omofobia) e denunciare la
loro preoccupazione per la sicurezza della società (xenofobia); e
dall’altra abbiamo gente che non fa parlare, sputa e mena. Poi
esci di casa e c’è la gente che vota, tanto spaesata e offesa
dalla velocità e dalla portata con cui sta cambiando il mondo, che
“servirebbe qualcuno come dico io per ripulire tutto questo
schifo”. Il quadro a questo
punto dovrebbe essere chiaro. Se quando meni i fascisti li rendi
delle vittime e sposti il dibattito dai contenuti odiosi delle loro
ideologie (o dalla violenza effettiva dei fatti che li riguarda) alla morale del gesto in sé, non fai qualcosa di pericoloso solo per i fascisti, fai qualcosa di pericoloso anche per me e per il mio futuro.
@thec8h10n4o2 sei una delle poche persone che seguo e stimo molto quello che posti, però penso che su questo argomento ti sbagli.
Ribadendo che secondo me la violenza non funziona mai, in nessun contesto (ma il dialogo sull’efficacia tattica e strategica della violenza sembra destinato a non chiudersi mai) e non posso giustificarla se non a livello umano (frustrazione e rabbia possono far fare cazzate a chiunque), penso ci siano tre punti importanti di cui parlare:
1) Casapound, Fratelli d’Italia e Lega non sono “regolari partiti”. Sono associazioni che sostengono una serie di ideali non compatibili con la nostra costituzione e pertanto andrebbero sciolti e, magari, i loro militanti indagati per apologia di fascismo.
2) Il problema di sdoganare i fascisti e lasciarli “esprimere liberamente” le loro ideologie, porta al paradosso della tolleranza che dice che una società “completamente tollerante” verrà dominata dalle frange intolleranti presenti al suo interno, perché non sono state fermate quando era ancora possibile farlo.
3)Chi ha spostato il dibattito dalle ideologie agli atti di violenza non è chi ha commesso il gesto di violenza, ma coloro che cercano di “spinnare i media” nella direzione che fa a loro più comodo.
Grazie 🙂
1) sono regolari partiti. Il fatto che per me e per te siano invotabili e un affronto alla dignità umana non cambia la realtà in cui ci troviamo.
2) non si tratta di essere tolleranti si tratta di essere efficienti. Alcuni dicono che le mazzate possono risolvere il problema, io penso che i veri attivisti antifascisti, nel 2018 in Italia, sono quelli che lavorano per eliminare o limitate la paura nella società e per fornire a tutti gli strumenti moderni per sopravvivere. Posso sbagliarmi, chissà!
3) Agire senza considerare le conseguenze reali non aiuta il punto 2, anche se nel momento è molto gratificante.
a proposito del paradosso della tolleranza. Guardatelo tutto e tutti
Reblog per il video postato da firewalker. Avrei voluto avere un prof in grado di spiegare cosi’ alle superiori.