Someone’s got to be first. In space, the first explorers beyond Mars were Pioneers 10 and 11, twin robots who charted the course to the cosmos.
1-Before Voyager
Voyager, with its outer solar system tour and interstellar observations, is often credited as the greatest robotic space mission. But today we remember the plucky Pioneers, the spacecraft that proved Voyager’s epic mission was possible.
2-Where No One Had Gone Before
Forty-five years ago this week, scientists still weren’t sure how hard it would be to navigate the main asteroid belt, a massive field of rocky debris between Mars and Jupiter. Pioneer 10 helped them work that out, emerging from first the first six-month crossing in February 1973. Pioneer 10 logged a few meteoroid hits (fewer than expected) and taught engineers new tricks for navigating farther and farther beyond Earth.
3-Trailblazer No. 2
Pioneer 11 was a backup spacecraft launched in 1973 after Pioneer 10 cleared the asteroid belt. The new mission provided a second close look at Jupiter, the first close-up views of Saturn and also gave Voyager engineers plotting an epic multi-planet tour of the outer planets a chance to practice the art of interplanetary navigation.
4-First to Jupiter
Three-hundred and sixty-three years after humankind first looked at Jupiter through a telescope, Pioneer 10 became the first human-made visitor to the Jovian system in December 1973. The spacecraft spacecraft snapped about 300 photos during a flyby that brought it within 81,000 miles (about 130,000 kilometers) of the giant planet’s cloud tops.
5-Pioneer Family
Pioneer began as a Moon program in the 1950s and evolved into increasingly more complicated spacecraft, including a Pioneer Venus mission that delivered a series of probes to explore deep into the mysterious toxic clouds of Venus. A family portrait (above) showing (from left to right) Pioneers 6-9, 10 and 11 and the Pioneer Venus Orbiter and Multiprobe series. Image date: March 11, 1982.
6-A Pioneer and a Pioneer
Classic rock has Van Halen, we have Van Allen. With credits from Explorer 1 to Pioneer 11, James Van Allen was a rock star in the emerging world of planetary exploration. Van Allen (1914-2006) is credited with the first scientific discovery in outer space and was a fixture in the Pioneer program. Van Allen was a key part of the team from the early attempts to explore the Moon (he’s pictured here with Pioneer 4) to the more evolved science platforms aboard Pioneers 10 and 11.
7-The Farthest…For a While
For more than 25 years, Pioneer 10 was the most distant human-made object, breaking records by crossing the asteroid belt, the orbit of Jupiter and eventually even the orbit of Pluto. Voyager 1, moving even faster, claimed the most distant title in February 1998 and still holds that crown.
8-Last Contact
We last heard from Pioneer 10 on Jan. 23, 2003. Engineers felt its power source was depleted and no further contact should be expected. We tried again in 2006, but had no luck. The last transmission from Pioneer 11 was received in September 1995. Both missions were planned to last about two years.
9-Galactic Ghost Ships
Pioneers 10 and 11 are two of five spacecraft with sufficient velocity to escape our solar system and travel into interstellar space. The other three—Voyagers 1 and 2 and New Horizons—are still actively talking to Earth. The twin Pioneers are now silent. Pioneer 10 is heading generally for the red star Aldebaran, which forms the eye of Taurus (The Bull). It will take Pioneer over 2 million years to reach it. Pioneer 11 is headed toward the constellation of Aquila (The Eagle) and will pass nearby in about 4 million years.
10-The Original Message to the Cosmos
Years before Voyager’s famed Golden Record, Pioneers 10 and 11 carried the original message from Earth to the cosmos. Like Voyager’s record, the Pioneer plaque was the brainchild of Carl Sagan who wanted any alien civilization who might encounter the craft to know who made it and how to contact them. The plaques give our location in the galaxy and depicts a man and woman drawn in relation to the spacecraft.
Read the full version of this week’s 10 Things article HERE.
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Tu forse non lo sai, ma hai appena scoperchiato il vaso di Pandora 🙂
In pratica, qualsiasi formato potrebbe andare bene, ma la regola è mai usare formati standard!
Di solito per ogni applicazione ti tocca di organizzare e specificare il CV. Lo so, cercare lavoro è un lavoro!
Ti scrivo (anche se magari già lo sai), qualche suggerimento: in alto a sinistra metti i tuoi dati personali, ma a seconda del Paese in cui lo mandi, devi informarti quali dati sono ammessi, quali obbligatori e quali no. Per esempio, in Germania si mette la foto, come in Austria, in USA no! In alcuni devi specificare il genere, l’età, in altri no. Credo che in UK non vada messa, ma non ne sono sicuro. Se devi mettere la foto, mi raccomando, niente selfie, né foto ritagliate dal compleanno di nonna perché sei venuto bene! La foto è professionale, niente sfondo.
3 pagine massimo, font leggibile, size che non sia né 8, né tanto meno 16! Ogni periodo della tua vita va coperto. Non puoi dire 2014-2016: master e poi 2016-present: tecnico di laboratorio. E dal 2016 al 2017? che ha fatto questo? Perché non è riportato?
Evita pure hobbies. Ancora mi arrivano CV con scritto “mi piace leggere” a cui segue un laconico E sti cazzi?
L’ordine è dall’ultima cosa che stai facendo, andando indietro
Spaam nato a: email:
Current position
Education
Grant and award
Research Experience
Teaching Experience
List of publications
Poster presentation
Knowledge
References (almeno 2, se non tre).
Città, data.
Evita di scrivere “articolo in pubblicazione previsto per” o submitted. Lo mandi oggi, magari pubblichi tra 2 anni! Lo sanno tutti, fa solo perdere tempo. Va bene solo se in review e/o accepted. Sottolinea le conoscenze più idonee al gruppo a cui mandi l’applicazione, evita di scrivere conoscenze del pacchetto office, siamo nel 2018 d.C., non interessa manco Autocad, a meno che non fanno progettazione d’interni :). Se non puoi provarlo con un certificato o una referenza, non l’hai mai fatto, salta pure. Controlla 10 volte l’ortografia del CV, se uno è “sloppy” nel CV, figuriamoci in un laboratorio. Evita di mettere i voti e/o gli esami fatti o peggio ancora, la traduzione dei voti o ne esci pazzo tu e gli altri si metteranno a ridere.
La cosa più importante resta, poi, la cover letter, dove dimostri di conoscere già il progetto del gruppo a cui presenti richiesta di PhD. Se decidono di leggere il Cv è per la cover letter, altrimenti cestinano.
Qualche anno fa, durante una riunione di lavoro, una collega inglese che non era mai stata in Italia, rientra dal bagno e pone la seguente domanda: “What is that little sink? It’s not comfortable to wash your hands there!”.
Incrocio di sguardi tra gli italiani presenti. Si cerca di non scoppiare a ridere. Si cerca il coraggio di prendere iniziativa ed essere il primo a dire qualcosa. Nessuno vuole essere quello che le dice che quello non è un “piccolo lavandino”.
C’è infatti un’altra possibile motivazione nella scelta di voto di cui penso valga la pena tenere conto, e che ha maggiore nobiltà e lungimiranza di quelle descritte: e ne ha almeno quanto quella principale di dare al paese un miglior parlamento e un miglior governo, domani. Ed è quella di darglielo dopodomani.
Solidarietà a @gigiopix che come scrutatore perderà pazienza e senno. Ma sta cosa del codice ipoteticamente, riesce ad assegnare la scheda al votante? Cioè si può sapere uno cosa ha votato a posteriori facendo il confronto di detto codice?
Se tutto viene fatto come da regolamento no, perché il bollino col codice va tolto dalla scheda (piegata e richiusa) PRIMA di inserirla nell’urna. Al momento dello scrutinio saranno tutte schede anonime.
Il bollino di per se non e’ una idea sbagliata: serve a garantire che la scheda che dai in mano all’elettore prima che entri nella cabina, sia la stessa che ti restituisce all’uscita.
E’ il modo in cui e’ stato implementato il sistema, che (temo), provocherà casini e rallentamenti a non finire. E non solo in fase di voto, ma anche dopo. Non voglio nemmeno immaginare quante nuove pagine avranno aggiunto ai verbali da compilare.
Spero vivamente di sbagliarmi, comunque. Non ho ancora letto il manualetto ufficiale col regolamento del seggio (purtroppo lo inviano solo al presidente del seggio), per cui mi riserverò i moccoli per quando avrò informazioni più affidabili.
La novità più visibile introdotta dalla legge elettorale sarà il “tagliando antifrode”, un meccanismo che farà sì che non sarà più l’elettore a inserire personalmente la scheda nell’urna. Funziona così: una volta entrato nel seggio, l’elettore riceverà una scheda con un codice identificativo riportato su una parte rimovibile. Il presidente del seggio annoterà sul registro questo codice accanto a quello dell’elettore. Una volta espressa la sua preferenza, l’elettore riporterà la scheda chiusa al presidente del seggio, il quale controllerà che il codice della scheda corrisponda a quello annotato sul registro, che rimarrà visibile anche sulla scheda chiusa. A quel punto rimuoverà il tagliando con il codice, in modo da eliminare la possibilità di risalire all’identità di chi ha espresso il voto, e inserirà la scheda nell’urna.
Ma allora lo vedi che ho ragione, quando dico che gli stanno sul cazzo gli scrutatori ? Questa non e’ una legge elettorale, come dice Crozza, questo e’ fare i dispetti. Gli stiamo palesemente sul cazzo, dai.
Già
che con un solo giorno di seggio invece che due, ci saranno file fino al cancello della scuola. Poi se ci vogliono 2-3 minuti in più PER CIASCUN VOTANTE prima e dopo l’uscita dalla cabina, deh…
Con questo sistema non si riesce a gestire 5 persone contemporaneamente dentro al seggio senza rischiare di far casino, perché ai registri ci possono stare solo due persone (uno al registro maschile e uno a quello femminile), e non possono contemporaneamente controllare i numeri delle schede e quelli delle tessere elettorali. Devono farlo in serie, non in parallelo. Per cui quei due li saranno incasinatissimi e strapieni di lavoro, mentre quelli che stanno a distribuire le schede e controllare l’urna non potranno fare più un cazzo da soli, e dovranno tenere a bada la gente impaziente che vedrà tre persone in piedi ferme in attesa, e penserà “ma guarda questi che non fanno un cazzo tutto il giorno”.
Poi ci saranno i soliti rincoglioniti che faranno la scenata pretendendo di infilare loro la scheda, che qua si fanno brogli eh, non va mica bene, io ce l’ho sempre messa da sola la scheda !
Porcoddio. Mi sta quasi venendo voglia di rinunciare a fare lo scrutatore, guarda.
Questo mese le dipartite sono quattro. Il mese prossimo una ancora. Tutti contratti non rinnovati (di cui due stagisti assunti a tempo pieno a una cifra così vergognosa che ci dovrebbe essere la galera).
Questo dopo due riunione plenarie in cui ci dicevano che le cose stavano andando di nuovo bene.
Il risultato sono stati tanti pianti e tante bestemmie, nonché il mio futuro di unica femmina dell’intero piano e l’essere veramente a corto di alleati in questa bolgia, in cui i capi invece di spingere al team building istigano alla competizione tra schiavi.
Inoltre i capi stessi sono in rotta e non sembra vogliano collaborare troppo. Altra cosa furbissima da fare in un’azienda che è un attimo sull’orlo del baratro.
Oltre a questo sembra che io sia tornata a essere una pedina contesa tra gli stessi e no, proprio non ne ho voglia di lasciarli giocare di nuovo con la mia vita e il mio futuro. Purtroppo per loro quasi nove anni qua dentro mi hanno ispessito la pelle di parecchio, il ché significa che nonostante ormai siano anni che non replico i fatti per cui sono ancora famosa qua dentro, loro potrebbero finalmente sperimentarli sulla propria pelle.
Nell’aria si respira talmente tanta frustrazione e demotivazione, che è difficilissimo entrare qui dentro al mattino con un briciolo di ottimismo, tanto che abbraccerei gente che in realtà detesto.