C’è un’indagine della procura di Roma su “Free Flights to Italy”

scarligamerluss:

Sul suo sito, ora non più raggiungibile, Free Flights to Italy sosteneva di essere una ong con numerosi riconoscimenti che si occupa di rimborsare voli aerei da e per l’Italia agli italiani residenti all’estero. I riconoscimenti rivendicati dal sito, come quello della presidenza della Repubblica e delle Nazioni Unite, si sono rivelati falsi e diverse persone che hanno cercato di farsi rimborsare i voli aerei dalla ong hanno detto di non aver mai ricevuto alcun rimborso. All’indirizzo romano indicato come sede della ong nessuno hai mai sentito parlare di Free Flights to Italy.

Giuseppe Macario, il fondatore di Free Flights to Italy, sostiene di essere un professore universitario e un imprenditore informatico, ma la maggior parte delle qualifiche che rivendica sul suo sito sono false, così come sono false la maggior parte delle informazioni che ha disseminato su numerosi siti internet. Macario in realtà è un trentaseienne di Fiano Romano, in provincia di Roma, senza nessuna esperienza politica. Risulta titolare di un’impresa agricola a Fiano Romano e gestisce una rete di siti internet dai contenuti diffamatori e autocelebrativi.

C’è un’indagine della procura di Roma su “Free Flights to Italy”

3nding:

“Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato degli spazi pubblici e delle certezze sindacali, come mai questa Italia derubata del futuro, che va in crisi per una nevicata, che si lascia togliere persino la libertà democratica delle preferenze elettorali, che vede i suoi figli sedati fin da piccoli dalle playstation e poi costretti, da grandi, a emigrare per sfamarsi, magari facendo i camerieri con una laurea in tasca, come mai un Paese simile, anziché fare la rivoluzione, diventa razzista?

La risposta è di un’ovvietà elementare. Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici. Funziona sempre, perché l’uomo nero da detestare abita in ciascuno di noi. I media lo sanno, e ci campano. I social figurarsi. Accusare il “forestiero” impedisce di pensare ai nemici interni e assolve la comunità “autoctona” dall’obbligo morale di interrogarsi sui propri errori. È così da secoli. La dissoluzione della Jugoslavia insegna. Dopo aver saccheggiato il paese, la dirigenza post-comunista, per non pagare il conto, ha scagliato serbi contro croati e quel che segue. Ammazzatevi tra voi, pezzi di imbecilli.

Che c’entra la Jugoslavia? C’entra eccome. È stata il primo segno di una malattia che oggi sta contagiando l’Unione europea e si chiama balcanizzazione. Che significa: trasferimento sul piano etnico di una tensione politica e sociale che altrimenti spazzerebbe via i responsabili della crisi, i ladri e i loro cortigiani. Lo sta facendo Erdogan, evocando nemici a destra e a manca. Lo ha fatto Trump per spuntarla alle elezioni. Lo ha fatto Theresa May che ora non sa come gestire il risultato – Brexit – di un voto da cui non pensava di uscire vittoriosa. Lo fanno i Catalani chiedendo di separarsi da Madrid. Gli vanno dietro i populisti austriaci pianificando reticolati al Brennero. Per non parlare dei belgi di lingua olandese e francese che si guardano a muso duro sotto le vetrate del palazzo dell’Ue a Bruxelles. Impotenza, mascherata di patriottismo.

Viviamo un momento drammaticamente complesso segnato dal tema immigrazione. Ne siamo sommersi e non sappiamo come gestirla. Non lo sanno nemmeno quelli che l’hanno messa in moto per avere lavoratori a basso costo. Volevano manodopera, e invece gli hanno mandato degli uomini. Non era previsto. Uomini che fanno figli e cercano la felicità. E allora ecco la pensata: trasformare l’immigrato in parafulmine, per farla franca. Farne un tema elettorale, semplificare la complessità, depistare la tensione su altri obiettivi, speculare sul naturale spaesamento e le nostalgie identitarie dei più deboli in una società globale che emargina ed esclude. Chi fomenta odio razziale, con o senza il rosario, non si limita a evocare tragici fantasmi di ieri, ma è anche complice dei ladri che costringono i nostri figli a emigrare. Li copre. Con la pressione etnica aiuta i caporali ad abbassare il costo del lavoro e l’economia illegale a campare di schiavi nei campi di pomodori. È così ovvio, benedetto Iddio. Ma allora perché i cosiddetti democratici, salvo poche eccezioni, non ne parlano? Per paura dei sondaggi? Per non andare contro il senso comune di una minoranza urlante?

Un giorno, presto o tardi, vi sarà imputato di avere taciuto. Perché anche dalla vostra pusillanimità discende l’osceno silenzio che nei treni e sugli autobus avvolge e lascia impunito chi, in questa vigilia elettorale, tuona contro l’uomo nero. È questo silenzio che ferisce e offende, più ancora del razzismo. Eppure sarebbe così facile svelare il trucco; dire che, un secolo fa, dicevano di noi italiani in America le stesse cose che oggi noi diciamo dei forestieri in Italia. E cioè che fanno troppi figli, rubano il lavoro alla gente, portano criminalità e malattie. Per mio nonno è stato così, a otto anni ha attraversato l’oceano da solo, per fame. Minore non accompagnato. Varrebbe la pena ricordarlo. Anche perché sono le stesse cose che, forse, altri Paesi diranno, domani, dei nostri figli.“

Paolo Rumiz, “la Repubblica”

La paralisi bianca e l’uomo nero

26 FEBBRAIO 2018

darknya:

frauigelandtheboys:

r.p.e.*

Il mio consolato di riferimento su google ha 2,4 stelline su 5. Votanti: 81 persone. A occhio e croce tutti italiani. Neanche pochini. Vorrà pur dire qualcosa.

Se non mi fanno votare, voto anch‘io su google.

*ricerca plico elettorale

rebloggo per esprimere la mia solidarietà

rebloggo per aggiungere un porcoddio

Sindaca Pd finge per anni di avere una laurea in giurisprudenza mai conseguita: “Mi scuso”

scarligamerluss:

Secondo l’Università di Pisa, dove la sindaca dem sosteneva di essersi laureata, ha chiarito la questione: “Agli atti di questa segreteria non risulta essersi laureata presso questo ateneo”. La sindaca, con alle spalle una vita di militanza nel partito e che all’epoca già sedeva in consiglio comunale, non ha mai trovato il coraggio di dirlo alla famiglia: “Così sono rimasta intrappolata in quella bugia”. Da allora, però, ha sempre inserito quel titolo accademico mai conseguito nel suo curriculum, sia che fosse eletta oppure nominata assessore a Cecina (Livorno) o in una municipalizzata locale.

Il Giannino western de @iltriceratopoingiardino si reblogga sempre 😀

Sindaca Pd finge per anni di avere una laurea in giurisprudenza mai conseguita: “Mi scuso”

Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare… ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro.

Robert Anson Heinlein, Lazarus Long l’Immortale, 1973. Doc ho pensato a lei @kon-igi e al suo ultimo post pre Mordor 😀
(via diceriadelluntore)

Mio dio cosa sei andato a tirare fuori!

Pensa che possiedo il Cosmo Serie Oro originale e che l’ho letto qualcosa come un milione di anni fa… 🙂

(via kon-igi

)

Lazarus Long era pure quello che appena una società raggiungeva un livello sufficientemente elevato di complessità e civilizzazione, mollava tutto e ricominciava da zero come colono su un altro pianeta. Era quello che era arrivato a 2300 anni essenzialmente adottando filosofie tipo “ognuno per se”, “fatti sempre i cazzi tuoi” e “prima sempre il tuo interesse”, per dire. Non so quanto possa essere preso a esempio quando si parla di elezioni e società.

(via gigiopix)

Mica lui… quello che ha detto. 

E poi credo che la citazione sia da leggere in modo ironico e autocritico.

(via kon-igi)

Si ma appunto, 1) decontestualizzando una frase dal resto del testo si rischia di alterarne il senso, e 2) anche riportandola integralmente, se non si conosce il personaggio si rischia di attribuire a quelle parole un significato opposto a quello che lui intendeva.

Per la cronaca, la citazione integrale e’ la seguente:

Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare… ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro, Seguendo questa regola sbaglierai di rado. Se ti pare una cosa troppo alla cieca per i tuoi gusti, consulta qualche sciocco benintenzionato (ce n’è sempre qualcuno in giro) e chiedi il suo consiglio. Poi vota in modo opposto. Questo ti consente d’essere un buon cittadino (se ci tieni) senza sprecare quell’enorme quantità di tempo richiesta da un esercizio veramente intelligente del diritto di voto.

Nemmeno Lazarus Long considerava il “votare contro” un sistema efficace per decidere la direzione che doveva prendere una società. 
Semplicemente, per lui era solo il modo più veloce e sbrigativo per prendere una decisione su una società di cui non gliene fregava un cazzo, senza doversi informare o soppesare le alternative.
Tanto dopo 15-20 anni se ne sarebbe andato ricominciando daccapo su un altro pianeta. Quindi sticazzi di come si sarebbe evoluta QUELLA società, era solo una delle tante per lui.

(Chiedo scusa se ho preso la cosa troppo sul serio, invece che come una semplice citazione divertente buttata li, quale era. E’ che poi c’e’ gente col senso critico d’un gatto che attraversa l’aurelia, che si fa influenzare veramente da questi slogan, e li prende sul serio come regola di vita.)

Se fai parte di una società che vota, allora vota. Forse non ci saranno candidati e decisioni per cui votare… ma senza dubbio ce ne saranno di quelli contro cui vorrai votare. Nel dubbio, vota contro.

Robert Anson Heinlein, Lazarus Long l’Immortale, 1973. Doc ho pensato a lei @kon-igi e al suo ultimo post pre Mordor 😀
(via diceriadelluntore)

Mio dio cosa sei andato a tirare fuori!

Pensa che possiedo il Cosmo Serie Oro originale e che l’ho letto qualcosa come un milione di anni fa… 🙂

(via kon-igi

)

Lazarus Long era pure quello che appena una società raggiungeva un livello sufficientemente elevato di complessità e civilizzazione, mollava tutto e ricominciava da zero come colono su un altro pianeta. Era quello che era arrivato a 2300 anni essenzialmente adottando filosofie tipo “ognuno per se”, “fatti sempre i cazzi tuoi” e “prima sempre il tuo interesse”, per dire. Non so quanto possa essere preso a esempio quando si parla di elezioni e società.