lalumacavevatrecorna:

stavo pensando che passerà un mese dall’ultima volta che ho volato tra ferie e training e che mi manca

poi però mi sono ricordata dell’ultimo giorno prima delle ferie, dopo un mese infernale (aereo perennemente rotto per un motivo o per l’altro, ritardi su ritardi, giorni off cancellati e mai ridati, stanchezza e stress a palate), che non bastano tre anni di vacanza a riprendersi:

– il capocabina non sente la sveglia (ma lui è maschio quindi in cinque minuti è pronto)
– mi si bucano i collant ancora prima di arrivare all’aereo.
– arrivo in aereo e non posso fiondarmi in bagno a cambiare i collant come in programma perché ci trovo la SAFA, quindi ispezione. con l’aiuto di dio sembra tutto ok. i miei collant ancora no.
– in realtà avrò ben tre ore per cambiarmi i collant perché l’aereo ha non ricordo quale problema quindi siamo grounded.
– il problema è che abbiamo già i passeggeri a bordo.
– per minimizzare il disagio, mentre sono ancora seduti iniziamo a dargli da bere.
– poi le caramelle.
– la mia collega va davanti a chiedere se ci sono novità, e nel tragitto ovviamente passeggeri innervositi la fermano per chiedere spiegazioni, vedo una discussione in atto, poi finalmente arriva con non poche difficoltà davanti e mi chiama per dire: “ascolta io rimango qui perché se torno indietro mi rompono di nuovo i coglioni”. rimango quindi dietro destinata a gestirmi gente incazzosa da sola, senza manco essere madrelingua come lei. grazie, eh.
– poi ovviamente iniziano a doversi sgranchire le gambe e devono pisciare l’acqua e cagare le caramelle che gli abbiamo gentilmente dato.
– ma i bagni non funzionano.
– il comandante è impegnatissimo a fare dei test con gli ingegneri quindi ci risponde a monosillabi e non sappiamo nulla della situazione.
– gli diciamo che anche i bagni non vanno. sembra non si capisca perché e al momento non se ne può occupare nessuno.
– quindi per un’ora i cessi si riempiono di escrementi e urine altrui. è uno schifo, ma i più temerari riescono a farla lo stesso e ad aumentare il cumulo di escrementi e urine aggiungendo i loro.
– ovviamente sono ancora da sola ad avere a che fare con gente che non solo non sa se andrà in vacanza o quando, ma deve anche pisciare in condizioni abominevoli. e la maggior parte sono anche carini e gentili, ma persino i nervosi sono carini considerata la situazione sempre più drammatica.
– c’è questo vecchio che non so bene di preciso cosa mi stia borbottando, ma capisco solo che si sta lamentando, e ogni volta io che come ho già spiegato mentre ero in cabina a dare le caramelle non ci posso fare molto, rispondo che mi dispiace, e lui mi dice “nooo ma non c’è bisogno che ti scusi cara”, ma poi tira fuori un’altra lamentela e io di nuovo “mi spiace” e lui “ma nooo tranquilla, però…” e così per una mezzora.
– il comandante finalmente interrompe questa litania per dirmi che sta mandando un ingegnere dietro a controllare la situazione dei bagni visto che siamo (letteralmente) nella merda
– l’ingegnere risolve premendo dei pulsanti. ma quello che fa è come un gettone, funziona per una sola tirata di scarico. per la seconda bisogna rifare quella cosa coi pulsanti.
– ci insegna come fare perché lui deve tornare davanti per risolvere il problema principale, a me e a un altro passeggero che si è offerto volontario per darmi una mano, anche perché più alto e i pulsanti sono sul soffitto quindi mi viene non impossibile ma scomodo. (gli ABP per il bagno, raga, stavo ridendo da sola per ‘sta cosa e il passeggero se la rideva con me per la situazione)
– se ne va dicendo: “MI RACCOMANDO NON FATELO IN VOLO, in volo funzionerà tutto”. (per fortuna ha avuto ragione, era solo a terra il problema)
– tra uno spurgo e l’altro, mi soffermo a chiacchierare coi passeggeri, che fanno esattamente quello che bisogna fare in questi casi: CHIACCHIERARE, passare il tempo, non lamentarsi o urlare e fare i capricci perché non solo non serve a nulla ma peggiora la situazione e la rende più spiacevole. a quelli dolcissimi ed educati offro gratuitamente caffè, acqua e succhi di frutta, e il mio fedele aiutante nell’operazione spurgo mi chiede “ma lei, mi sono dimenticato di chiederlo in tutto questo trambusto, da dove viene? e questi ritardi succedono ogni giorno?”, al che gli dico bologna e che dipende, per cinque mesi non ho avuto un mezzo ritardo che fosse uno, e invece questo mese non è andata benissimo, lui mi risponde che anche sua figlia ha studiato a bologna, poi mentre parliamo di vacanze e di dove sta andando lui a farsele, gli confesso che anche io sto pregando per partire il prima possibile, ammesso che partiamo, perché finita questa giornata mi iniziano le ferie e devo partire anche io. un’altra ragazza dolcissima decide di aiutare a spurgare i bagni manualmente anche lei. nel frattempo ce la ridiamo. bravi che la prendete a ridere, mi piacete (infatti alla ragazza durante il volo l’ho riempita di cose gratis per esprimere il mio affetto per essere rimasta sempre gentile ed educata). e così, via di chiacchiere, di “no, mi spiace, ancora non si sa nulla di quando partiamo, però hanno attaccato le scale qua dietro e se vuole può prendere un po’ d’aria fresca. o unirsi alla nostra conversazione su questo film che il nostro amico hans qui presente (saluta, hans) ci ha detto di avere visto l’altra sera”. non capisco nemmeno più perché la mia collega è dovuta rimanere davanti e ha paura dei passeggeri, sono un amore, non vorrei dire che a volte conta come ti approcci, anche perché ha 8 anni di esperienza, non devo insegnarle nulla, l’hanno pure fatta capocabina adesso, ma ecco, sì è proprio quello che voglio dire. si vede che oggi non è la sua giornata, perché l’ho vista rispondere non proprio benissimo. e ovviamente i passeggeri le avranno risposto di conseguenza.
– finalmente giunge la notizia che è tutto a posto e che siamo pronti al decollo. una signora, la più gentile, ricordo ancora i suoi sorrisi e i suoi “grazie” dolcissimi quando passavo in cabina a dare l’acqua e le caramelle, esce lentamente e timorosa dal bagno. io lo spurgo di nuovo manualmente coi bottoncini come mi ha insegnato l’ingegnere. lei mi viene vicino con gli occhi lucidi e mi dice che ha paura, se siamo sicuri che ora è veramente tutto a posto, che ne è anche della nostra vita e di quella del comandante, se siamo proprio sicuri sicuri. perché non vuole atterrare d’emergenza, o peggio, schiantarci. io non so come riesco a convincerla col mio orribile tedesco spiegando che è una cazzata di problema, solo che anche per le cazzate più piccole non si può partire. ci sono delle leggi da rispettare, e se prima non potevamo e ora stiamo partendo vuol dire che sono finalmente pienamente rispettate. per quello al giorno d’oggi volare è più sicuro, perché si fa attenzione alle minime cose. e che se anche dovesse succedere qualcosa lassù, noi sappiamo cosa fare e siamo preparati, abbiamo studiato e fatto simulazioni, per quello io non ho paura. gliela intorto così e lei, adorabile cuoricino, mi abbraccia, e mi dice che siamo stati meravigliosi.
– finalmente decolliamo, e sembra tutto finito.
– ma appena il comandante spegne il segnale delle cinture e ci rilascia, la 17A suona il companello. scazzata, vado borbottando “manco siamo decollati che questa già rompe il cazzo, sicuramente vorrà una coca cola, devono capire che bisogna aspettare”. arrivo e con un sorrisone che cela tutto il mio odio le chiedo: “sì? come posso esserle utile?”, mentre noto che suo figlio seduto dalla parte del finestrino sta giocando con quello che sembra un vassoio di plastica trasparente. lei glielo toglie di mano e con un aplomb assurdo mi dice: “è caduto durante il decollo”. lì capisco che è il finestrino. o meglio, la parte interna. mettendo un paio di cose insieme capisco anche che la signora deve intendersene di aviazione, 1) perché ha aspettato che il segnale delle cinture venisse spento prima di chiamarci, 2) ha aspettato ed è calma perché sa che non è nulla, 3) ora che ci penso nonostante abbia tre bambini non ha rotto il cazzo per il ritardo. non la pensano allo stesso modo gli altri passeggeri, che ovviamente mettono insieme il fatto che l’aereo ha avuto dei problemi col fatto che cadono dei pezzi e sono leggermente in ansia.
– mordendomi il labbro per non ridere, vado davanti dal capocabina per comunicare la cosa, cercando di nascondere il finestrino ma dove cazzo lo nascondo, non sto indossando neanche la giacca perché era una giornata molto calda, quindi mi faccio la walk of shame con ‘sto coso in mano
– sposto la tenda, ed entro mentre sta facendo un annuncio. senza dire una parola. mi guarda. lo guardo. guarda il finestrino. si blocca. esclama dimenticandosi di chiudere il microfono un “NO VABBE’” e qualcos’altro in napoletano che non sono riuscita ad afferrare perché ero impegnatissima a non scoppiare a ridere, ma inizia a ridere lui per primo, lì esplodo anche io e ridiamo come dei deficienti sfogando tutta la stanchezza e lo stress subiti fino ad allora. credo non abbia mai neanche finito quell’annuncio
– dopo esserci calmati, lo portiamo al comandante che la prende benissimo ed esclama un sereno: “MA QUANDO FINISCE QUESTA GIORNATA”. comandante non vorrei dirlo, ma è appena iniziata
– infatti in seguito la nostra collega, sempre quella di prima, si sarebbe fatta molto male alla mano con un carrello quindi abbiamo lavorato in 3 alla fine mentre lei è stata in cockpit a non fare un cazzo a parte soffrire per la mano infortunata

quindi uhmmmm no grazie, mi va bene stare a terra un altro po’, per tornare a fare quella vita da pazzi c’è sempre tempo

because-sad-eyes-never-lie:

I’m a survivor

Come si fa a sopravvivere all’interno di un ambiente lavorativo in cui non hai voglia di vedere nessuno dei tuoi colleghi, devi risolvere cose più grandi di te, delle quali peraltro non ti occupi, in cui sai benissimo che alle tue spalle parlano male di te o si lamentano? Un ambiente nel quale non se cagata di striscio se non quando hanno bisogno di te? Un ambiente in cui il rispetto per te è commisurato dallo stato pietoso in cui lasciano la tua scrivania quando manchi per un giorno? Un ambiente in cui quando sbagli ti fanno sentire una merda, una cazzo di incompetente, quando non hai neanche ricevuto una formazione che si possa definire tale? Un ambiente in cui non esiste organizzazione di nessun tipo, in nessun settore, ma dove tutti sono bravi solamente a dare ordini? A maggio “compio” un anno dentro a questa azienda. Non mi spiego come abbia fatto a resistere così tanto, perché ora sono arrivata al limite. Non ce la faccio più.

3nding:

“A.A.A. Cercasi programmatori per simulazione in VR di cantiere stradale da vendere come applicazione a pagamento agli anziani possessori di smartphone e/o visore per realtà virtuale.”

3nding

Io farei una versione base gratis che permette solo di guardare, e una versione pro a pagamento a cui aggiungiamo anche :

– scelta del cantiere (nella versione free si possono solo scegliere cantieri su una mappa, nella versione pro si può anche crearne di nuovi)

– scelta del personaggio (vecchio che guarda, operaio del cantiere, capocantiere, ispettore del lavoro. Un numero minimo di operai nel cantiere è comunque garantito da bot autogenerati dal sistema.)

– multiplayer (possibilità di discutere anche con gli altri vecchi o con gli operai del cantiere)

– chat (sia testuale che vocale)

– punteggio (ogni volta che vinci una discussione con un altro vecchio o con un operaio, guadagni un punto. Classifica globale pubblicata sul sito)

– pulsante “dai qua che ti faccio vedere come si fa” (il vecchio diventa temporaneamente un operaio, l’operaio rimane in standby per 10 minuti. Opzione a pagamento anche nella versione pro, con acquisto in-app volta per volta)

– pulsante “un si pole” (anche questo a pagamento anche nella versione pro come acquisto in-app : permette al personaggio di tipo operaio di riprendere il controllo prima del termine dei 10 minuti, quando viene messo in standby da un “dai qua che ti faccio vedere come si fa”)