Moroso collabora con la velostazione Dynamo (sotto la Montagnola, per capirsi) per una serie di serate a tema: storie di viaggi, di migranti, di vita nomade.
La prima serata è dedicata al viaggio in Sudamerica di una coppia di ragazzi bolognesi, che in Sudamerica si sono trovati così bene da aprire un’attività in Honduras.
Giovedì 26 aprile, h 18:00. Dagli Appennini alle brande: un viaggio appassionato dal Pratello a Honduras.
Venite a fare un salto, se potete, o se non potete spargete la voce ❤
Ho fatto un sogno stranissimo. Non riesco a inquadrarlo.
Per qualche motivo lo ricordo ancora benissimo nei dettagli, anche se non hanno senso, e non ci capisco un cazzo.
Comunque: sono in una specie di Erasmus, però a Pisa. Abito in un palazzone d’epoca di quelli del centro, che sembra essere una via di mezzo tra un ex-convento di suore riadattato a dormitorio, e un ex-ospedale.
Sto tornando alla mia camera con i soldi per l’affitto (300 euro). Davanti alla camera c’è una fila lunghissima di gente che sta andando a pagare l’affitto di quel mese a una suora, che dalla cima alla coda guarda tutti con sguardo torvo. Uno dei miei due coinquilini però prende i soldi che ho portato, e li da a una ragazza in coda, che stava piangendo disperata perché non sapeva come pagare questo mese. Noi gli diciamo che è una fava, che ora lei è contenta, è vero, ma noi come cazzo si fa senza soldi?
Mentre siamo li a discuterne, arriva la nonna del mio coinquilino, con un neonato in braccio. Lui si mette a piangere commosso, dicendo che non aveva mai visto sua figlia, che gli tocca stare lontano da casa. Stiamo un po’ li a parlare della bambina, poi io esco e comincio a girare per le strade.
Sono contemporaneamente in zona Stazione, lungarni, piazza Santa Caterina e una decina di altri quartieri. Giro le strade a caso pensando a come siamo nella merda, senza i soldi per pagare l’affitto. Le suore non accettano mai ritardi, e ti buttano fuori se non paghi. Cosa faremo?
Mentre giro a casaccio, finisco in un quartiere pieno di ville di lusso in stile anni ‘80, con un sacco di parti in legno, di pini altissimi in giardino e di verande. Mi dico tra me e me “ma non dicevano che era un brutto quartiere questo? Guarda qua che roba, sembrano tutte ville di vecchi pieni di soldi...”
Man mano che vado avanti i pini cominciano ad essere sempre più fitti, ma anche più malati. Hanno la malattia dei pini che ha bruciato tutta la zona intorno al Monte Serra, e stanno seccando. Arrivo a un punto dove un sacco di pini caduti si accavallano e si intrecciano tra loro in modo da formare un arco di ingresso. Un cartello dice che è una famosa quercia secolare, però sono pini malati e caduti. Boh.
Entro, e mi trovo in una specie di piccolo parco divertimenti, sempre molto anni ’80, pieno di musica ed animatori. La gente però è triste o distratta, non ha voglia di divertisi, e si vede che nemeno gli animatori lo fanno con molta convinzione. Sembra che vadano avanti di inerzia: il parco è tenuto un po’ male, come se dagli anni ’80 non fosse più stata fatta manutenzione o ammodernamento delle strutture. C’è una specie di laghetto con una piccola spiaggia, dei giochi da bambini, e poco altro, ma la vernice è scrostata da tempo, e i colori sono sbiaditi dal sole.
Nel parco incontro un tizio che veniva alle medie con me. Non ho mai avuto contatti con questa persona, non lo vedo dalle medie, e non so che stia facendo adesso. Però nel sogno è li, cresciuto, e mi saluta come se fossimo amici. Io mi sento molto a disagio, e cerco di uscire dal parco.
Mentre faccio a ritroso la strada delle ville anni ’80, cercando di tornare verso la stazione, un tizio mi si avvicina, e mi chiede un accendino. Glielo passo, ma quando cerca di accendere non funziona. Mi accorgo che ci sono delle briciole incastrate sopra, e faccio per riprenderlo, in modo da suffiarci dentro, liberarlo, e restituirglielo. Faccio però un movimento molto brusco per riprenderlo, e lui si incazza. Dice che vuole rapinarmi, ma non ha la pistola. Io gli dico “auguri, non ho una lira, son messo peggio di te, non ho nemmeno i soldi per le suore”. Lui si allontana incazzato e frustrato, senza sapere bene cosa fare.
Riprendo a camminare, e poco piu avanti trovo un gruppetto di 4 ragazzini, sui 12-14 anni massimo. Anche loro vogliono rapinarmi, ma stavolta uno tira fuori una pistola, e per farmi vedere che è vera, spara per aria qualche colpo. Sono nervosissimi e più spaventati loro di me, si vede che non hanno mia fatto una rapina ne usato una pistola.
Io guardo con lo sguardo torvo quello con la pistola, e gli dico “ammazzami”. Poi senza dire altro, riprendo a camminare per la mia strada. Loro si guardano spaesati, senza sapere cosa fare, e scappano via.
Ritorno verso il dormitorio/convento/ospedale dove avevo la camera, senza sapere bene cosa farò. L’ingresso sembra un portone da pronto soccorso di quelli dove si entra con tutta l’ambulanza. entro e mi avvicino verso l’ascensore, e ritrovo il gruppo di ragazzini con la pistola. Dico loro “guarda chi si rivede”, sorridendo. Loro spaventatissimi entrano in ascensore, ma ci entro anche io.
Continuo a guardarli sorridendo in modo inquietante per tutto il tempo della salita. A un certo punto le luci dell’ascensore cominciano a tremolare, e loro spaventatissimi picchiottano sulla porta dicendo “vai, vai, vai”. Io li guardo sorridendo, e gli dico “oh bimbi, siete voi che c’avete la pistola eh, non io”. Quando si aprono le porte scappano via in preda al panico.
Torno verso la camera, e trovo il mio coinquilino con la bimba appena nata, @tsuki-nh , e altri ex-coinquilini di quando ero in Erasmus in Spagna. Ci mettiamo seduti sul muretto del balcone/corridoio interno/ballatoio, senza la minima idea di cosa o come faremo, senza soldi.
Dal fondo della coda la suora continua a guardarci male. I ragazzini passano di nuovo davanti spaventati, facendosi largo a spintoni tra la gente in fila, mentre dicono “vai, vai, vai, non ti fermare qua”.
E niente. Finisce così. Poi mi sono svegliato.
Non ho idea ne’ di di cosa possa significare, ne’ del perché lo ricordi in modo così vivido. Sogni normali mai, io, eh.
è una primavera inusuale questa del 2018, dove il sole picchia forte e alcune piante sono ancora spoglie, dall’inizio dell’anno ha fatto tutto troppo; troppo freddo, troppa pioggia, troppo caldo, troppo vento e io mi sarei anche troppo rotto le palle.