Il momento più triste in “The sound of music” è sicuramente il voltafaccia di Rolfe che da timido e adorabile postino diventa un nazista minaccioso, spezzando il cuore della cara Liesel. Uno di certo non si aspetta che un postino dall’oggi al domani diventi un nazista su una bicicletta, ma è successo a tutti di avere nella vita un Rolfe, magari meno biondo, magari meno propenso a certe dinamiche che prevedono il dominio del mondo e la distruzione di tutti gli oppositori. Magari.
Vienna invece non è come Rolfe.
Vienna non è una delusione. Non avevo idee chiare di come potesse essere. Me l’aspettavo rigida, rigorosa, fierce not in a good way e invece ho amato.
Ho amato tutte le cose.
Comme d’habitude, procederei per punti, elencando i posti che ho visitato e le cose che ho amato.
Prima di cominciare però, il faut citare il nostro padrone di casa e anfitrione coccolone: @yomersapiens che ci ha ospitati e ci ha portato NEI POSTI e ci ha dato consigli. Noi spesso lo ignoravamo come si ignorano le pazze nei parcheggi dei supermercati che ti tirano addosso le bottiglie di succo di ribes, però lui ha insistito.
Andiamo a cominciare.
ARCHITETTURA – Vienna is all about architettura. A Vienna ci sono i palazzi, che sono edifici divisi in appartamenti che ospitano le persone. Se andate a Vienna dovete camminare con la testa per aria, perché quasi ogni palazzo merita di essere visto. Correte il pericolo di cadere in burroni o trappole tardomedievali messe lì da viennesi scontrosi, ma guardate per aria. Tutti i palazzi sono diversi e unici e in centro anche i negozi più pop e comuni sono inseriti in contesti particolari. C’è poi un architetto famosissimo chiamato Adolf Loos e ha fatto UN FOTTÌO DI COSE. In centro ci sono i bagni pubblici e la Loos Haus che ora ospita un banca. Uno dice: Ma come, vado a vedere i bagni e la banca? Io ve l’ho solo suggerito, non è che vengo a casa vostra a cambiare i vasi alle piante, però fate come volete. Ma io vi dico che meritano e potete fare quelli che agli amici dicono Ma come non l’hai vista la Loos Haus? E gli amici diventano verdi d’invidia o forse erano verdi già prima, per via di uno stile di vita errato.
Ah, e non dimenticate l’American bar.
C’è anche Otto Wagner, un importante esponente della SECESSIONE VIENNESE. La Secessione Viennese ebbe luogo nel 1856 quando alcuni architetti cominciarono a dire che i comodini andavano messi nelle camere da letto perché altrimenti uno dove le posa le cose? Gli altri architetti erano totalmente in disaccordo in quanto contrari a dei pezzi di mobilia che ricordavano dei piccoli cinghiali: temevano di prendersi degli spaventoni durante la notte. E allora i primi architetti dissero: Basta, noi ce ne andiamo. In realtà non andarono da nessuna parte, fecero solo la scena. Però a Vienna c’è un sacco di roba di secessione viennese (giustamente se è viennese non è che poteva stare nella cittadina lucana di Matera). Il palazzo della secessione al momento è in fase di restauro COME UN SACCO DI COSE A VIENNA, però c’è ad esempio la piazza di Karlsplatz con un edificio piccolo, ma carino. Io però ho aspettato fuori perché dentro c’è una signora con dei capelli molto ricci che mi ha fatto paura. Di fronte all’edificio, dall’altra parte della piazza, c’è uno dei bar più brutti che abbia mai visto.
C’è poi un Burger King proprio in centrissimo con dentro, totalmente random, un soffitto antico di un teatro pure antico. Andate a visitarlo: due secondi e avete visto questa bellissima cosa.
Andate pure alla Postparkasse, la cassa di risparmio di Vienna. Molto insta, molto rigore, molto simmetria. Se vi piacciono gli edifici e vi piace poter fare un itinerario turistico fuori dai soliti schemi, andate.
COTOLETTA – La cotoletta viennese si chiama schnitzel, ma questo lo sanno tutti. Si mangia ovunque, ma noi l’abbiamo mangiata anche da Figlmuller, il posto più famoso. A Vienna ce ne sono due, uno è quello storico in una viuzzina tipo Harry Potter. Siamo andati lì e la signora ci ha detto di tornare mercoledì. Il mercoledì è molto hot a Vienna, molto top of the pops. Siamo quindi andati a fare la fila davanti all’altro. Ora, a Vienna devono un po’ capire come fare le file perché la gente ha cominciato a mettersi in mezzo alla strada e non sul marciapiede. Molto teneri però. Lo schnitzel da Figlmuller è semplicemente meraviglioso e buonissimo. Io ci ho messo pure la salsina di frutti rossi su perché io amo le salsine sulla carne. Andateci. È turistico, questo è vero, però ne vale la pena. Ah, e prenotate, ovviamont.
MUSEO DEI MAPPAMONDI – A Vienna c’è un museo per ogni cosa. Onestamente per me potevano fermarsi a quello dei mappamondi. Il mappamondo è l’oggetto più importante perché: è rotondo e uno lo gira e mentre lo gira può dire “wiii”. Sono due motivi molto validi. Il museo è centralissimo e costa poco, quindi ve lo consiglio. E poi a chi non piacciono i mappamondi? Non è molto grande, ma è una visita piacevole e nel biglietto è compresa la visita al museo dell’esperanto e quello dei papiri (?)
CELESTE – Celeste è il best kept secret di Vienna. È un locale post punk post pop e post civilizzazione dove c’è un karaoke molto raw, molto gluten free e molto back to basics. Se ci andate di mercoledì potete incontrare il buon yomersapiens (lo riconoscete subito perché è alto e gigione) che canta QUALSIASI CANZONE SULLA LISTA. Si sta bene, è molto rilassato e i divani sono divani veri NON COME A MILANO dove sono delle assi di legno dipinte e uno sta scomodo tutta la serata. Una cosa: in questo locale come negli altri a Vienna si fuma all’interno.
PALMENHAUS – Un ristorante in una serra: c’è qualcosa di più adorabile e mid 1920′s? No. Andate a mangiarci (anche se il cibo è ok, ma niente di che) o a prenderci un dolce più caffè: ne vale la pena. Accanto c’è la casa delle farfalle. Non siamo andati perché il prezzo non era invitante, però mi fa piacere sapere che le farfalle abbiano una casa e mi immagino un piccolo giradischi e le bacinelle azzurre per lavare i panni piccole piccole piccole e un modem Fastweb pure piccolissimo che spesso dà problemi e le farfalle devono chiamare il tecnico farfalla che dice sempre “è un problema di linea, non dipende da noi”.
SUBOTRON – Una delle mie ultime passioni è il retrogaming. Subotron è l’hangout perfetto per gli amanti di queste robe. Io sono stato sfortunato perché era chiuso, però voi andate, anime sante adorate e ci troverete di tutto e quando dico di tutto intendo quasi tutto, perché va bene esagerare, ma fino a un certo punto. E comunque io non mi arrendo e il game boy originale sarà mio, MIO! Cioè, so che lo trovo su mille siti, però voglio comprarlo in un negozio, come usava un tempo.
MUMOK – Il museo di arte contemporanea. Ci trovate delle belle cose di cancelleria (io ho preso una matita dorata e una argentata) e un’esposizione temporanea del noto artista Gironcoli. Io non ho amato molto, ma l’esperienza dei musei di arte contemporanea invece mi piace sempre perché mi fermo con le mani dietro la schiena e dico “uhm” quando passa la gente, così la gente si ferma e guarda pensando che ci sia qualcosa da guardare, invece è solo un muro. Il resto del museo merita e se vi capita di andare a Vienna l’ultimo giovedì del mese, vi consiglio una visita al Cafè Hansi, un pop up bar dorato al piano meno tre dedicato ai vari Hans. Ci sono anche gli Hanson e Han Solo, che mi paiono un po’ delle forzature, però chi sono io per giudicare? *va ad ascoltare Mmmbop*.
BELVEDERE – Il Belvedere è come Bergamo: c’è quello alto e quello basso. Noi abbiamo visto solo quello alto con varie opere di rilevo. C’è il famoso dipinto di Napoleone, quello in cui Napoleone ha gli occhi da “facciamo presto ché sta per cominciare la maratona di Bayside school” e altre cose tipo quadri di Klimt (il famoso bacio) e Schiele. Io non amo lo stile di Schiele, nonostante invidi gli zigomi appuntiti delle persone ritratte. Il parco del Belvedere è molto carino. Vi consiglio di visitarlo tutto se avete tempo. Magari non andate al ristorante fusion austro-greco fuori. Non è proprio il massimo. Cioè, fusion nel senso che i piatti sono austriaci ma il personale è greco. Io ho preso dei würstel senza ketchup e l’omino mi ha portato il ketchup. Imperdonabile.
DANUBIO – Vienna è attraversata da canali. Piccoli, tipo Navigli. Io pensavo che quelli fossero il Danubio e quindi non ho detto niente per non offendere nessuno. E invece il Danubio è grandone e importantone e si trova un po’ più in là del centro. C’è proprio una fermata della metro che è come Loreto, solo che quando esci invece di Tigotà c’è il Danubio. Molto bello e c’è pure un faro. Dice che la gente va a farci i picnic quindi tipo Parco Lambro, con la differenza che sul Danubio affaccia lo studio del noto artista aldogiannotti. A Vienna ci sono molte sue cose. Non lo conoscete? E allora provate il sentimento della vergogna. No, non è vero, vi voglio bene. Però aldogiannotti.
CASINE STRANINE – Hundertwasser haus e Kunsthaus. Sono famosissime e tra i posti più turistici di Vienna. Molto carine, molto particolari, molto Alice in wonderland incontra Via Padova. Si visitano in poco tempo e potete fare le foto simpatiche da mandare alla zia e la zia vi risponde “ma dove state?” e voi “zia, te l’ho detto già quattro volte, le stai prendendo le pillole?”
MUSEO DEI FALSI – Il museo dei falsi si trova vicino alla Hundertwasser (cioè proprio di fronte). Un posto molto laidback e rilassato che ci insegna qualcosa sui falsi storici, sui falsari e sui divani (c’è un divano molto comodo al piano di sotto). Carino. Forse il prezzo è un tantino esagerato, però alla fine la visita è davvero piacevole e l’ambiente familiare. Quando dico familiare intendo proprio che per andare in bagno dovete passare dal cucinino che gli impiegati usano per farsi il tè e per lamentarsi dei turisti coi pantaloncini beige.
SCHÖNBRUNN – Il palazzo della principessa Sissi, che in realtà è Sisi. Sisi passava le giornate a pettinarsi i capelli e si annoiava tantissimo. Io posso capirla perché a volte anche io passo le giornata a pettinarmi i capelli guardando fuori dalla finestra. Io e Sisi abbiamo questo patto tra sorelle e nessuno potrà mai dividerci. NESSUNO. Comunque il palazzo è vicinissimo al centro e si arriva con la linea verde. È pieno colmo zeppo di turisti e la fila è lunga, tant’è che non sono entrato nella reggia, ma ho visitato solo il parco. Il giardino è ENORME, ma vi consiglio di perdervi tra i boschi, le salite e i labirinti: è un’esperienza adorabile. Andate poi su per la collina fino a raggiungere il punto panoramico: la vista è bellissima e potete passeggiare tra i boschetti: vi sembrerà di essere in aperta campagna. Mi avevano detto che a volte si vedono delle volpi, ma io ho visto solo un gruppo di anziani con dei legnetti e praticamente tenevano questi legnetti a mezz’aria e andavano dove dicevano i legnetti. Io li ho seguiti per un po’, poi hanno cominciato a insospettirsi. Prendetevi mezza giornata per questa visita. Molto turista coi calzoncini, però s’ha da fare.
FLOHMARKT – Il sabato c’è il mercato delle pulci. È un mercato delle pulci vero, nel senso che ci trovi di tutto. A me piaceva tantissimo una scatola di latta molto alpi svizzere e un pelo protonazi, però costava un tantinello. Io adoro le scatole di latta. Vivo per le scatole di latta. Ho preso però una bellissima matrioska di Hannah Montana. Il posto merita: è simpatico e una visita piacevole. Nei dintorni c’è anche la MajolikaHaus: un edificio very insta. Ve l’avevo detto che Vienna is totally about edifici.
RISTORANTI E NEGOZI – A Vienna si mangia benissimo. Non come a Civitanova Marche, ma quasi. E ci sono anche decine di negozi adorabili. Io vi consiglio qualcosa.
C’è il Der Wiener Deewan, un ristorante a buffet pakistano. Il posto è molto particolare, spartano e interessante, si mangia bene (il pane è favoloso) e ha una particolarità: non c’è prezzo e potete pagare quanto volete. Ho provato poi il Mama Liu and Sons, un fusion asiatico buonissimo. Prezzi nella media di Milano, anzi forse un pelo meno. I ravioli e i bao sono fantastici. Se volete una sosta veloce, economica e salutare, allora andate all’Eroz juice bar. Wrap buonissimi e succhi di frutta e frutta. La vera frutta. La frutta che si vede nei film alla televisione. Da Barbarella trovate invece specialità siciliane e degli aperitivi speciali e ogni volta diversi. Noi siamo andati all’aperitivo finocchietto, che potrebbe essere il nome del prossimo locale überhip di Milano. Ambiente familiare e ultraospitale, cibo buonissimo.
Ci sono poi bar e simili molto carini, però non ricordo i nomi. Ma tenete conto che Vienna è piena di bar molto Berlino, molto New York e con la primavera diventa tutto più adorabile.
Purtroppo non mi ricordo i nomi di molti negozi, ma di sicuro vi consiglio lo Shakespeare and Company, una libreria-rifugio carinissima. Non è la stessa di Parigi (non si tratta di una catena, è solo un caso di omonimia). I prezzi sono altini, ma andate anche solo per farci un giro.
E poi c’è la NEBBIA GIALLA.
Io sono arrivato a Vienna con un solo scopo: vedere la nebbia gialla, un’installazione ultra fierce e ultra contemporary di un artista che ha praticamente messo delle robe sotto un edificio (zona Am Hof) e ogni giorno all’imbrunire esce fuori questa nebbia gialla che rende tutto molto design week e molto blade runner. Siamo andati a vedere questa nebbia gialla appollaiandoci su una statua come dei piccioni invadenti e abbiamo aspettato il tramonto. Peccato che non ci fosse nessuna nebbia gialla, in quanto l’opera è fino alla metà di maggio in manutenzione.
Ora, la vita è fatta di delusioni e questo l’avevo già messo in conto. La vita però dovrebbe esser fatta anche di informazioni corrette sui siti e io mi sento preso in giro dalla città di Vienna e dalla nazione Austria perché è stato difficile capirci qualcosa in questa terribile, terribile storia. Ragion per cui mi recherò quanto prima dai miei legali per aprire una class action e riavere indietro il mio tempo perduto e la mia dignità.
E voi, topini azzurrini, se volete andare a vedere la nebbia gialla, informatevi prima e non fate la fine di questa madre courage che si è battuta per voi.
A parte questo incidente, io darei a Vienna un voto di tre Jon Snow e mezzo.
Johann
Carl Friedrich Gauss (Braunschweig, 30 aprile 1777 – Gottinga, 23
febbraio 1855) ha dato importanti contributi in matematica, geometria,
ottica e fisica. Talvolta definito “il Principe dei matematici”
(Princeps mathematicorum) come Eulero o “il più grande matematico della
modernità” (in opposizione ad Archimede, considerato dallo stesso Gauss
come il maggiore fra i matematici dell’“antichità”),
è annoverato fra i più importanti matematici della storia avendo
contribuito in modo decisivo all’evoluzione delle scienze matematiche,
fisiche e naturali. Definì la matematica come “la regina delle scienze”.
Nacque a Braunschweig nel ducato di Brunswick-Lüneburg (ora parte della
Bassa Sassonia, in Germania), figlio unico di una famiglia di bassa
estrazione sociale e culturale. Iniziò gli studi al Collegium Carolinum
per poi passare all’università di Gottinga. Nel 1799, nella sua tesi di
dottorato “Una nuova dimostrazione del teorema per il quale ogni
funzione algebrica integrale di una variabile può essere risolta in
fattori di primo o secondo grado”, Gauss fu il primo a dimostrare il
Teorema fondamentale dell’algebra, il quale afferma che il campo dei
numeri complessi è algebricamente chiuso, ossia che ogni polinomio a
coefficienti complessi ha almeno una radice in C. Dal teorema segue che
un polinomio di grado n ha esattamente n radici in campo complesso, se
contate con le rispettive molteplicità. La dimostrazione originale
di Gauss è importante in quanto contiene il concetto di piano complesso
(o appunto piano di Gauss), un piano cartesiano in cui l’ascissa indica
la parte reale e l’ordinata indica la parte immaginaria. Il piano
complesso è stato utilizzato poi da moltissimi altri matematici che lo
hanno valorizzato appieno.
Gauss diede anche un importantissimo
contributo alla teoria dei numeri con il libro del 1801 Disquisitiones
Arithmeticae (Discussioni Aritmetiche), che introduceva l’utilizzo del
simbolo ≡ per la congruenza e lo utilizzava in una chiara presentazione
dell’aritmetica modulare, conteneva le prime due dimostrazioni della
legge di reciprocità quadratica, sviluppava le teorie delle forme
quadratiche binarie e ternarie, esponeva il problema del numero di
classe per queste ultime, e dimostrava che un eptadecagono (poligono a
17 lati) può essere costruito con riga e compasso. Gauss studiò poi
il comportamento degli errori. Inventò il metodo dei minimi quadrati,
che tende a ridurre al minimo gli errori di misurazione. Grazie a questo
metodo Gauss riuscì a calcolare l’orbita del pianetino Cerere, dopo che
erano state compiute solo poche osservazioni empiriche sul suo moto, e a
prevedere dove sarebbe passato dopo che molti astronomi che lo stavano
osservando ne persero le tracce durante il transito dietro la Luna.
Gauss risolse appena diciannovenne un problema aperto da millenni,
ossia determinare quali poligoni regolari possono essere costruiti
usando solo riga e compasso. Successivamente i suoi studi lo portarono a
concepire un tipo di geometria completamente nuovo: la geometria
differenziale. In questo tipo di geometria l’utilizzo di tecniche di
calcolo infinitesimale permette di introdurre concetti chiave come
curvatura, geodetica, campo vettoriale e forma differenziale. Alcuni dei
risultati ottenuti da Gauss furono pubblicati nel Disquisitiones
generales circa superficies curvas. Come già accennato Gauss fu poi
un pioniere nello sviluppo delle geometrie non euclidee. Gauss fu forse
il primo a comprendere che il V postulato di Euclide non era
indispensabile per costruire una geometria coerente. Gauss iniziò così a
sviluppare la geometria iperbolica. In questa geometria per un punto
passano più di una parallela a una retta data. Inoltre in ogni triangolo
la somma degli angoli interni è sempre inferiore a 180 gradi. Questo
modello geometrico fu sviluppato indipendentemente da almeno altre due
persone, János Bolyai e Nikolai Ivanovich Lobachevsky. Importanti sono anche le sue memorie sulle serie ipergeometriche e sugli integrali ellittici.
Nel 1831 Gauss iniziò una fruttuosa collaborazione col grande fisico
Wilhelm Eduard Weber, che portò alla scoperta di una nuova legge del
campo elettrico (teorema del flusso), oltre che a trovare una
rappresentazione per l’unità del magnetismo in termini di massa,
lunghezza e tempo, e della seconda legge di Kirchhoff. Nel 1833, Gauss e
Weber costruirono un primitivo telegrafo elettromagnetico, che
collegava l’osservatorio con l’istituto di fisica di Gottinga. Gauss
fece costruire un osservatorio magnetico nel giardino dell’osservatorio
astronomico, e insieme a Weber fondò il magnetischer Verein (club
magnetico in tedesco), che confermò le misurazioni del campo magnetico
terrestre in diverse regioni del pianeta. Sviluppò un metodo di
misurazione dell’intensità orizzontale del campo magnetico, largamente
utilizzato per tutta la metà del XX secolo ed elaborò la teoria
matematica per la distinzione delle sorgenti del campo magnetico
terrestre in interne (nucleo e crosta) e esterne (magnetosfera).
La citazione: “La matematica è la regina delle scienze.” “Die Mathematik ist die Königin der Wissenschaften.” Citata da Wolfgang Sartorius von Waltershausen, Gauss zum Gedächtnis, 1862, tramite Wikipedia
Da anni sogno di abbattere una quercia semi/secca che confina con il mio uliveto, oltre ad essere pericolosa perchè molto inclinata a vederla soffrire così mi fa stare male, evito addirittura di guardarla, una pianta così fiera, secolare, ridotta in questo limbo del vivo-non vivo. Così quest’anno, visto che oramai curo poche attività (tra cui l’uliveto) decido insieme al proprietario della quercia di fare domanda per abbatterla. Cartacce, contro cartacce, foto, raccomandate con ricevuta di ritorno ecc ecc.. e finalmente dopo 3 mesi viene a vedere l’agronomo, guarda riguarda fa esami accurati, per farvela breve il verdetto è che finchè non è totalmente secca non si può abbattere, perchè è una quercia segnata in mappa e blà blà blà. Bene, con il vento di questi ultimi giorni e con questa secca repentina dovuta alle temperature quasi estive la quercia si è inclinata ancora di più e Giovanni, un arzillo ottantenne che passa li tutti i giorni con l’ape per andare sul suo appezzamento di terreno non riesce più a passare. Questa mattina, dalle 5, sento una motosega in lontananza e oramai preso dalla psicosi dei furti mi fiondo nell’uliveto pensando che mi stessero rubando la legna delle potature e trovo li Giovanni che carica alcuni pezzi di legna, gli dico: Giovà, ma che fai??? e lui: ohhh Giùùù bongiorno! ma niente, carico sti du pezzetti de legna e vo via, che devi passà??? e io: nono non devo passà, ma che hai buttato giù la quercia??? e lui:… nooooooo, nooooo e io: ma allora? che fine ha fatto la quercia che non ci stà più??? e lui: AH BOH, SE LA SARò PORTATA VIA L’UFI.
In the third act of “Swan Lake”, the Black Swan pulls off a seemingly endless series of turns, bobbing up and down on one pointed foot and spinning around and around and around … thirty-two times. It’s one of the toughest sequences in ballet, and for those thirty seconds or so, she’s like a human top in perpetual motion.
Those spectacular turns are called fouettés, which means “whipped” in French, describing the dancer’s incredible ability to whip around without stopping. But while we’re marveling at the fouetté, can we unravel its physics?
The dancer starts the fouetté by pushing off with her foot to generate torque. But the hard part is maintaining the rotation. As she turns, friction between her pointe shoe and the floor, and somewhat between her body and the air, reduces her momentum. So how does she keep turning? Between each turn, the dancer pauses for a split second and faces the audience. Her supporting foot flattens, and then twists as it rises back onto pointe, pushing against the floor to generate a tiny amount of new torque.
At the same time, her arms sweep open to help her keep her balance. The turns are most effective if her center of gravity stays constant, and a skilled dancer will be able to keep her turning axis vertical.
The extended arms and torque-generating foot both help drive the fouetté. But the real secret and the reason you hardly notice the pause is that her other leg never stops moving. During her momentary pause, the dancer’s elevated leg straightens and moves from the front to the side, before it folds back into her knee.
By staying in motion, that leg is storing some of the momentum of the turn. When the leg comes back in towards the body, that stored momentum gets transferred back to the dancer’s body, propelling her around as she rises back onto pointe.
As the ballerina extends and retracts her leg with each turn, momentum travels back and forth between leg and body, keeping her in motion.
In Tchaikovsky’s ballet, the Black Swan is a sorceress, and her 32 captivating fouettés do seem almost supernatural. But it’s not magic that makes them possible. It’s physics.