Torno dalla passeggiata con il cane, scarpe zuppe eppur bisogna andar, e trovo quella figura da romanzo che è mia nonna in salotto che stira con un vigore che la Isoardi se lo sogna.
Alla televisione il concertone di Roma.Ora, a me se dite Canova viene in mente lo scultore, ma a quanto pare il nome è stato requisito da un gruppo indie particolarmente allegro. Così allegro che al primo ritornello della prima canzone portata sul palco parte un “voglio morireeeeee”.
Io, che sto pensando a quel curriculum che chissà se otterrà mai risposta, mentre cerco un posto per travasare i girini rimasti imprigionati nei calzini, capisco perfettamente il sentimento. Mia nonna no.
“Ma io non lo so, figurati se uno deve avé voglia di morí, perché poi? Cosa gli mancherà?”
E io vorrei spiegarle che quella che ci manca, ormai, è proprio la voglia di vivere, che ci sentiamo tanti Don Quixote contro i mulini a vento degli stage da 600 euro al mese, che “ai miei tempi” non è un magico antidoto che cura le malattie della nostra epoca, ma un semplice palliativo che serve a loro a non sentirsi in colpa per averci distrutto il futuro.
E lo so che questi sono discorsi retorici, retorici come il concertone del primo maggio che nessuno guarderebbe più se non fosse che il primo maggio piove sempre.
Ma del resto, come ci dicono loro, dobbiamo smettere di aver voglia di morire, dobbiamo smettere di mangiare l’avocado, dobbiamo smettere di smettere di fare figli ché tanto i soldi si trovano, dobbiamo smettere di disinteressarci alla politica che promette a tutti tranne che a noi, dobbiamo smettere di credere nella sinistra che non esiste più, smettere di pretendere di essere pagati per il lavoro che facciamo.
Smettere, smettere di sperare, smettere di credere che qualcosa possa cambiare, smettere di cambiare.
Buon primo maggio anche a voi.