l’e tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

imcubo:

Tra due giorni parte il Giro d’Italia da Gerusalemme e verrà dedicato alla memoria di Bartali.

Il giro lo seguo anche se magari mi annoia dopo pochi minuti e lo tengo in sottofondo per buttarci un occhio di tanto in tanto, guardo i tempi a fine tappa o rivedo le parti principali della gara. Preferisco di gran lunga star col culo sul sellino da corsa, scomodo per girare sui sampietrini in città ma che sembra di essere un equilibrista quando volo per le strade di campagna.

Quest’anno però mi sembra davvero il momento di dire basta, almeno per un po’.

Perché il Ciclismo con la ci maiuscola oramai non ha più molto da offrire. Negli ultimi anni tra gente con più anabolizzanti che sangue e ragazzini che si fan scoppiare il cuore, ha perso davvero molto del suo fascino.

Non che altri sport siano esenti da scene del genere, ma con il ciclismo ha tutto un altro peso.

Vuoi perché certi scandali hanno colpito campioni e ammazzato giovani, togliendo sia i riferimenti che il futuro dello sport, o vuoi perché pur non praticandolo l’ho in affetto. Non saprei.

E poi quando ci sarebbe da fare un passo indietro e pensare che in fondo è idealmente una gara tra gente che un giorno decise di prender la bici invece che il bus o andare a piedi, il colpo di grazia: la partenza in Israele e il nome di Bartali insieme.

Va ben che Ginettaccio ha salvato dai campi centinaia di ebrei ( e non solo ) dalle deportazioni facendo da staffetta per la DELASEM clandestina e nascondendoseli in casa, per questo resterà sempre un uomo grandissimo e un eroe.

Però lui lo faceva spinto da pietà religiosa verso gli ultimi, i senzaterra, i perseguitati e Israele invece li opprime gli ultimi, crea dei senzaterra e perseguita.

No, è davvero troppo per me e citando appunto Bartali

l’e tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

Rimane sempre bello girare anche solo con la graziella e spingere fino a sentir le cosce bruciare e immaginarsi in volata, tagliar con lo stesso cuor leggero il traffico come le strade di campagna, sfidare sé stessi sul tempo o pedalare mentre si sta con le braccia incrociate, bilanciandosi sul culo per curvare.

Quello rimane.

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