Gli effetti di Trump sulla Siria: Israele e Iran bombardano

I primi scontri hanno avuto luogo durante la notte tra martedì 8 e mercoledì 9 maggio, quasi contestualmente all’annuncio della decisione del presidente americano Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare con l’Iran. La Tzva HaHagana LeYisra’el, le forze di difesa di Israele, hanno individuato movimenti di truppe iraniane definiti anomali e le autorità hanno aperto i bunker per i civili nel nord del paese, con il timore che l’Iran stesse per lanciare un attacco missilistico. Nel frattempo Gerusalemme ha bombardato una base siriana usata dall’Iran per lo stoccaggio di ogive.

La situazione è ulteriormente degenerata durante la notte appena trascorsa, con decine di missili lanciati da una parte e dall’altra. Quella israeliana è stata la voce che ha criticato con maggiore vigore la decisione degli Stati Uniti perché l’Iran è il primo detrattore di Israele e il timore che, una maggiore libertà, permettesse a Teheran di riaprire le ostilità ha portato a una rapida escalation.

Escalation che ha illuminato a giorno i cieli notturni delle Alture del Golan(al confine tra Israele, Libano, Giordania e Siria), durante un attacco massiccio, il primo attacco diretto di Teheran contro Israele.

Forza Quds, corpo speciale delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana, ha lanciato almeno 20 missili su postazioni israeliane sulle Alture (un’area di 1.800 chilometri quadrati) che solo in parte sono stati abbattuti dalla contraerea israeliana.

Israele ha risposto con una cinquantina di bombardamenti a postazioni iraniane in Siria, ormai crocevia e scena principale delle battaglie israeliane contro l’Iran.

Le ricostruzioni fatte da Gerusalemme portano a individuare nel generale di brigata iraniano Qasem Soleimani colui che ha coordinato l’attacco. Soleimani ha a sua disposizione la Niru-ye Qods, l’intera unità delle Guardie rivoluzionarie che comanda dal 1998 e che hanno avuto un ruolo primario nelle guerre contro l’Iraq e nella guerra civile siriana. Il rischio di una nuova guerra nella regione è sempre più palpabile.

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