ti ho lasciato poco fa che dormivi. Pare ti stia per spuntare qualche nuovo dente, ogni tanto metti la manina in bocca, quelli che hai però sembrano sufficienti per masticare crosticine di pane e parmigiano reggiano.
Cammini abbastanza spedito ma hai bisogno di appoggiarti a un carrellino o di essere tenuto per mano. Di sicuro diventa estenuante starti dietro visto che la tua voglia di conoscere e di esplorare è tanta.
Domenica abbiamo fatto una passeggiata con il tuo passeggino, non hai idea di come è bello vederti mentre muovi le braccia tutto contento appena vedi un cagnolino o dei piccioni. Sorridi tanto, basta poco per farti felice. Ieri una cassiera del supermercato ti ha salutato, ti ha detto che sei cresciuto (è da un po’ che non ti vedeva) e ha detto che sei bello. Hai sorriso, come solo tu sai fare.
A questa età tendi a mettere tutto in bocca, è il tuo modo di esplorare, di conoscere, ma dobbiamo stare attenti perché poi finisce come stamattina che ti sei messo in bocca una foglia di una delle piante che abbiamo in casa. Siamo riusciti a togliertela, per fortuna, ma di sicuro non ci fai stare tranquillissimi, ecco. Questa però è una cosa tipica dei bambini della tua età e anche dopo non sarà di molto meglio: quando si è piccoli è normale fare queste cose a noi genitori spetta il compito di stare attenti che tu non ti faccia davvero male.
Domenica è stata la tua seconda festa della mamma, di feste del papà ne hai vissuta solo una invece: sei nato ad aprile. Per ora le ricorderemo solo io e tua mamma, ma ce ne saranno altre che ricorderai anche tu.
Spero di poterne festeggiare tante con te, è la cosa che chiedo, poter avere più tempo possibile da passare con te.
Mi hai salvato la vita, sai?
Mi hai dato un coraggio che non avevo o che non sapevo di avere.
Ti voglio bene.
Mi sa che mi è entrata la famosa bruschetta nell’occhio…
No allora, siccome io li conosco i mi’ polli, andrà a finire che poi @tsuki-nh non avrà tempo di starci dietro, e io quando tornerò la sera da lavoro, oltre a recuperare/portare a fare i bisognini/dare da mangiare ai vari gatti, cani, e piante, dovrò pensare anche ai polli.
Altro che quelli ci mancano, guarda. Poi arriverà la volpe che mangia una gallina, il tarpone che scava sotto la rete, il cancellino che non chiude bene, e altri tremila problemi per i quali verrà sistematicamente a pigolà
da me.
Facciamo che anche no. @kon-igi fammi uno dei tuoi post con tante gif animate per non deboli di stomaco e video nsfw, sull’aviaria e sul quanto sia mortale e incurabile.
Passando invece alle cose serie, ovvero il MarsCopter: semplicemente se l’atmosfera è
più rarefatta, la sonda dovrà essere più leggera di quanto avrebbe potuto esserlo sulla terra, e le pale dovranno essere più lunghe e girare più velocemente, a una velocità tale da riuscire comunque a generare portanza. Per la precisione le stime sono di un cubo di 30 cm di lato, per 1 kg di peso, sostenuto da due eliche che girino a 3000 giri al minuto (circa 10 volte tanto rispetto a quanto necessario nell’atmosfera terrestre).
Per evitare il rotore posteriore verticale come negli elicotteri, le eliche saranno coassiali e controrotanti. Lo stesso principio di alcuni Sikorsky russi: variando la velocità di rotazione dei due rotori, ciascuno che gira in una direzione diversa, si riesce a modulare anche beccheggio e imbardata, in modo da usare le stesse eliche portanti, come timone.
Piuttosto la parte più complicata non sarà tanto il restare in volo, quanto il sapere dove andare e come andare.
C’è
un ritardo di comunicazione dovuto alla distanza: qualsiasi comando radio inviato dalla Terra, ci mette alcuni minuti ad arrivare su Marte, e altrettanti servono per ricevere un segnale di feedback. Nel caso di un rover che si muove lentamente, a velocità dell’ordine di alcuni CENTIMETRI al minuto, la situazione e’ ancora gestibile, ma un drone in volo si muove molto più velocemente, e altrettanto velocemente deve reagire in caso di imprevisti (un ostacolo, un vuoto d’aria, un problema al motore, qualsiasi cosa).
Per cui il sistema di guida dovrà essere parzialmente autonomo. Sarà
probabilmente un ottimo campo di prova per nuovi algoritmi, che magari in futuro potranno essere applicati anche ai sistemi di guida autonoma da automobile.
Comunque rimane una missione molto sperimentale,
è
più un test che una vera missione di esplorazione. Siccome alla NASA preferiscono mettere le mani avanti, che poi se va male l’opinione pubblica li crocifigge, hanno previsto inizialmente solo 30 giorni di durata per l’intera missione, con solo 5 voli del drone. Il primo ad esempio sarà un volo di 30 secondi in verticale a 3 metri di quota.
La speranza è
comunque che come altre missioni precedenti, anche questa duri molto più a lungo del previsto. Per il rover Opportunity, per dire, era prevista una missione di 90 giorni. E’ ancora perfettamente operativo dopo 14 anni.
La cova la chioccia l’ha cominciata il 1° di Maggio quindi secondo internet le uova dovrebbero schiudersi o il 30 di Aprile o tra cento giorni.
Io opto per l’intervallo di tempo tra il 20 e il 30 maggio ma intanto ho voluto lo stesso metterla insieme alle uova nella ‘nursery’, protetta con rete metallica anti-ratto (stesa pure sul pavimento), canniccio di imbottitura e segatura.
Altri esseri viventi per cui preoccuparsi e stare in pena.
Se poi dovessero essere troppi, finalmente abbiamo la scusa per montare sto benedetto pollaio 😀 @gigiopix non potrà dire di no per aiutare Kon ❤
No, oh, non facciamo scherzi eh ! Altro che i polli ci mancano, guarda.
La Pagella Politica di AGI – Ospite di Piazza Pulita il 10 maggio, il professor Francesco Giavazzi, economista e accademico, ha dichiarato (min. -1h 19m 45s): “Il reddito pro capite delle famiglie oggi è lo stesso di vent’anni fa”, riferendosi naturalmente alle famiglie italiane.
È un’affermazione corretta.
Il reddito pro capite delle famiglie italiane
I livelli di reddito italiani non hanno ancora recuperato quanto perso rispetto all’inizio della crisi, ormai una decina di anni fa, e si prevede che non lo faranno ancora per un po’.
Il Fondo Monetario Internazionale, ad esempio, scrive nel suo report (scaricabile qui) sull’Italia del 27 luglio 2017: “Circa un decennio dopo la crisi finanziaria globale, il reddito reale pro capite è ancora al di sotto dei livello pre-ingresso nell’area euro […]. Nelle proiezioni attuali, il reddito reale pro capite è atteso tornare ai livelli pre-crisi (2007) solo tra un decennio”.
Nel grafico, che affianca nel report queste considerazioni, si vede chiaramente come il “reddito familiare lordo pro capite, aggiustato in termini reali”, fatto 100 nel 1995, è cresciuto in modo costante fino al 2007 (quando si avvicinò a quota 110), e poi è calato negli anni della crisi poco al di sopra di quota 95. Non è ancora tornato al livello (100) del 1995.
Insomma, il reddito pro capite delle famiglie italiane, nel 2015, era più basso che vent’anni prima. Ma poi la situazione è leggermente migliorata, come vedremo.
Eurostat, i cui dati riguardano solo l’ultimo decennio e arrivano al 2016, conferma la stessa dinamica. Il reddito familiare lordo aggiustato in termini reali pro capite, fatto 100 nel 2008, era già in leggero calo rispetto al 2007 – quando era a 102,27 punti – ma è successivamente sprofondato ai livelli minimi nel 2013 e 2014 (rispettivamente 87,55 e 87,34 punti) per poi risalire solo leggermente nel 2015 e nel 2016 (90,07 e 90,75 punti).
Abbiamo infine l’elaborazione di Banca d’Italia di marzo 2018, che analizza l’andamento del reddito medio familiare nel decennio 2006-2016. Fatto 100 nel 2006, si vede come il reddito sia calato significativamente fino al 2012, per poi restare sostanzialmente invariato negli anni successivi, vicino a quota 85 punti, con un lieve miglioramento negli ultimi due anni.
Conclusione
Da tutte le analisi menzionate, e in particolare da quella del Fondo monetario internazionale, risulta che il reddito pro capite delle famiglie sia allo stesso livello – se non addirittura leggermente inferiore – di vent’anni fa. Dopo essere salito fino dal 1995 al 2007, è crollato negli anni della crisi ai livelli di metà anni ‘90, e poi non risalito a sufficienza per recuperare quanto perso. Dunque Giavazzi ha ragione.
Da un paio d’anni vicino casa vedo sempre dei bellissimi uccellini colorati, così sgargianti da sembrare pappagallini.
Finalmente mi sono ricordata di cercarli online con parametri altamente scientifici (“uccellini colorati Toscana”) ed ho scoperto che sono dei gruccioni.
Da Wikipedia: “I gruccioni sono socievoli, fanno il nido in colonie in banchi di sabbia,
preferibilmente lungo le rive dei fiumi, di solito all’inizio di
maggio. Scavano un cunicolo lungo anche 3-5 metri in fondo al quale
depongono 5-8 uova sferiche. Una sola covata all’anno all’inizio di
giugno. Sia il maschio che la femmina si prendono cura delle uova che
vengono covate per circa 20 giorni.”
E infatti sotto ai pali dove vedo sempre lo stormo ci sono dei buchi sul terreno che io banalmente attribuivo a tarponi.
Enniente, sono consapevole che non fregherà niente a nessuno, ma io mi gaso con cose così XD
Tracce di Tesee sul Tumblr_1 Quanto era vicina la Cina?
Già dal primo post di questa serie occorre avere ben chiara una cosa: sono stata, sono tutt’ora e sarò in futuro perennemente in ritardo con la pubblicazione. Il motivo è presto detto: poiché sono amante del camminare scalza in una valle di Lego, sto attualmente scrivendo questa serie di post con un LaTex editor. Per android. Storia lunga.
In fondo ho pensato: quale occasione migliore per imparare ad usare questa meraviglia della tecnica? Perché metterci 5 secondi a piazzare un’immagine quando posso impiegare ben un quarto d’ora per imparare a scrivere il codice giusto? Eh, bella domanda.
Ah, poi sono anche pigra eh.
Disclaimer: questo raccontino non ha la minima pretesa di scientificità, se vi interessa la questione trattata in maniera più seria trovate della bibliografia.
Comunque! Cominciamo!
Una piccola introduzione storica, tanto per capire a che punto siamo.
Prima del 1800, i paesi occidentali cagavano la Cina quasi esclusivamente per importare seta, porcellane e chincaglieria varia, e al contempo esportare missionari cattolici, da sempre impegnati in prima linea per salvare le anime di gente a cui importava il giusto. La Cina, che invece amava molto starsene sulle sue, tollerava questi commerci coi barbari finché non s’allargavano troppo. Non avevano fatto i conti, però, con i piani della Perfida Albione…
Iniziano i cazzi amari per la Cina.
Già dal XVIII secolo il Regno Unito si sentiva un po’ strettino nella sua colonia indiana e mirava ad espandere ulteriormente i propri commerci in Oriente. La Compagnia delle Indie sostanzialmente monopolizzava il commercio nella zona, sia scambiando merci ”legali” (cotone, metalli, argento, lana, tè…) sia attraverso un allegro contrabbando di oppio. I commerci con la Cina erano limitati, però, al porto di Guangzhou, e a specifici periodi dell’anno: inutile dire che, alla Perfida Albione, la cosa non piaceva più di tanto. Allo stesso modo, non apprezzò particolarmente l’esito negativo di due ambasciate che avrebbero dovuto “far ragionare” i cinesi e permettere l’apertura di più porti, rispedite al mittente senza tante cerimonie dal governo Qing.
La controffensiva britannica.
Chiaramente, i fastidiosi lacciuoli imposti dal governo locale non impedirono alla Compagnia delle Indie di continuare a conttrabbandare sul suolo cinese una quantità d’oppio tale da diventare una vera e propria emergenza sociale. Simpatico è notare come l’importazione d’oppio in madrepatria fosse severamente proibita (così come il governo Qing ne proibiva l’uso e il commercio in Cina), però al contempo nulla vietava di coltivarlo in Bengala e spacciarlo in Cina e nel sud-est asiatico 😉
Ad un certo punto un mandarino di Guangzhou, Lin Zexu, si ruppe i maroni di tutta questa ddrocah: decise di schiaffare in galera un buon numero di spaccini locali, costrinse i fornitori foresti nel loro distretto di Guangzhou e buttò nel fiume tutte le scorte di oppio che riuscì a trovare. Seguirono giorni di pescato locale piuttosto spaesato.
Chiaramente la Perfida Albione colse l’occasione per inviare la propria marina militare a “liberare i cittadini britannici”, prendendo allegramente a cannonate il porto di Guangzhou nella prima Guerra dell’Oppio. Dopo la rapida resa dell’Imperatore, i britannici ne approfittarono per aprire i porti di Xiamen, Shanghai, Fuzhou e Ningbo, oltre ad accaparrarsi la succulenta isola di Hong Kong. Fu stabilito inoltre che i sudditi della Regina Vittoria godessero del principio di extraterritorialità rispetto alle leggi cinesi: in pratica potevano considerarle come “suggerimenti non vincolanti”, mentre dovevano rispondere esclusivamente alle autorità consolari di Sua Maestà.
I trattati ineguali.
Visto il successo della Perfida Albione nella Prima Guerra dell’Oppio, ben presto si pensò di girare il sequel: dopo un attacco ad una nave inglese nel porto di Guangzhou si trovò il pretesto perfetto per una Seconda Guerra dell’Oppio, a cui partecipò anche la Francia perché era troppo una bella occasione per lasciarla passare così, davanti al naso, senza neanche approfittarne.
A poco a poco anche le altre potenze occidentali si accorsero che, con una sola cannoniera, potevano far fuori qualche migliaio di cinesi armati di lance senza nemmeno sporcarsi la divisa: arrivarono quindi ai cosiddetti “Trattati ineguali” in cui l’Impero Qing sostanzialmente era costretto a calare le braghe davanti alle potenze straniere, cedendo concessioni extraterritoriali e permettendo una serie di trattamenti di favore nei confronti di cittadini e imprese straniere. Umiliazione nell’umiliazione: una clausola, detta della “nazione più favorita”, sanciva che ogni nazione firmataria dei trattati avrebbe automaticamente avuto tutti i benefici della nazione che era riuscita ad estorcere più cose (quindi sostanzialmente del Regno Unito), così, perché fanculo, perché no?
Ai cinesi questa cosa piaceva poco, ma se la dovettero mettere via dopo una simpatica esibizione di muscoli della spedizione anglo-francese del 1860 in cui, per rimarcare il concetto, fu occupata ed incendiata Beijing e saccheggiati Città Proibita e Palazzo d’Estate: quest’ultimo fu inoltre dato allegramente alle fiamme perché pareva una cosa intelligente da fare. Ottimo lavoro ragazzi.
Un simpatico (e assolutamente NON razzista) cartoon del “Le Petit Journal” del 16 gennaio 1898 che descrive la situa. Un mandarino leggermente stereotipato osserva con sgomento le potenze che si spartiscono la Cina, da sinistra: La regina Vittoria, il re Guglielmo II, lo tzar Nicola II, l’allegoria della Francia Marianne e un altrettanto leggermente stereotipato samurai.
Il Secolo dell’Umiliazione.
Questa serie di batoste sono conosciute in Cina come il “Secolo dell’Umiliazione”, a cavallo tra Ottocento e Novecento, un trauma collettivo che perdura anche nella società cinese contemporanea.
Ovviamente la popolazione non era particolarmente entusiasta di questo spadroneggiare degli occidentali a casa loro: iniziarono a nascere sentimenti anti-occidentali e xenofobi, alimentati non ufficialmente anche dall’incapace governo Qing che sperava in un aiuto popolare per ribellarsi agli stati occupanti. Nacque quindi la Rivolta dei Boxer: si trattò di un movimento popolare che praticava un tipo di boxe spirituale, secondo la quale coloro i quali avessero un animo puro avrebbero goduto della possessione benevola di uno spirito, che avrebbe garantito loro l’immunità dalle armi occidentali.
Seh.
Certo.
Composti principalmente da contadini, questi gruppi armati originari dalle provincie di Zhili e Shandong attaccarono le aziende e le proprietà straniere in terra cinese, a cui si aggiunse l’uccisione di molte migliaia di missionari e di cinesi convertiti al cristianesimo.
L’imperatrice Cixi, in un primo momento opposta al movimento, ebbe successivamente la brillante idea di appoggiarlo in maniera ufficiale e di dichiarare guerra alle potenze straniere.
Come sarà mai andata a finire?
…
Nella prossima puntata: Italia e Cina, eroismo, la Regia Marina Militare e il Risorgimento!
Bastide, M., Bergère, M.C., & Chesneaux, J. (1974). La Cina, vol. II, Dalla guerra franco‐cinese alla fondazione del Partito comunista cinese, 1885-1921. Torino: Einaudi.
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Samarani, G. (2017). La Cina contemporanea. Dalla fine dell’Impero ad oggi. Torino: Einaudi.
Wang, Z. (2012). Never forget national humiliation: historical memory in chinese politics and foreingn relations. New York: Columbia University Press.
Sicuramente la conoscerai già, ma ti consiglio una bellissima serie a fumetti della Bonelli, autoconclusiva e ambientata in quel periodo, che si chiama Shanghai Devil 🙂
“Quella sera alte risa e canti uscirono dalla casa colonica, e ad un tratto, all’udir tutte quelle voci, gli animali si sentirono presi da curiosità. Che cosa stava succedendo la dentro, ora che per la prima volta gli animali e gli uomini si incontravano su un piede di eguaglianza? In un solo accordo, essi cominciarono a strisciare silenziosamente nel giardino della casa colonica. Al cancello si fermarono dubbiosi se entrare o no. Ma Berta aprì la strada. In punta di piedi si portarono fin presso la casa e quelli che erano abbastanza alti spiarono attraverso la finestra della sala da pranzo. Là, attorno alla lunga tavola, sedevano una mezza dozzina di agricoltori e una mezza dozzina o più di eminenti maiali. Napoleon occupava il posto d’onore a capo della tavola. I maiali sembravano completamente a loro agio sulle seggiole. La compagnia stava giocando una partita a carte, momentaneamente sospesa, evidentemente per un brindisi. Circolava una grande anfora e i bicchieri venivano riempiti di birra. Nessuno si accorse delle facce attonite degli animali che spiavano dalla finestra.
Il signor Pilkington di Foxwood si era alzato reggendo il bicchiere. Fra un istante, egli disse, avrebbe chiesto alla compagnia di fare un brindisi, ma prima sentiva il dovere di pronunciare alcune parole. Era per lui motivo di grande soddisfazione, disse – e, ne era sicuro, per tutti gli altri presenti – di sentire che il lungo periodo di diffidenza e di incomprensione era finito. C’era stato un tempo – non che lui o alcuno dei presenti avesse condiviso tali sentimenti – ma c’era stato un tempo in cui i rispettabili proprietari della Fattoria degli Animali erano stati guardati, non con ostilità, ma forse con qualche sospetto dagli uomini del vicinato. C’erano stati disgraziati incidenti, c’erano state incomprensioni. Si sentiva che l’esistenza di una fattoria tenuta e governata da maiali era qualcosa di anormale e rischiava di avere un malefico effetto sul vicinato. Troppi agricoltori erano convinti, senza prova alcuna, che in quella fattoria dominava lo spirito di licenza e di indisciplina. Erano inquieti per l’effetto che la cosa poteva avere sui loro animali e anche sui propri impiegati umani.
Ma ogni dubbio era ora dissipato. Quel giorno assieme ai suoi amici aveva visitato la Fattoria degli Animali, ne aveva ispezionato ogni palmo coi propri occhi, e che cosa aveva trovato? Non solo i metodi più moderni, ma una disciplina e un ordine da porre come esempio agli agricoltori di ogni dove. Credeva di poter dire a ragione che gli animali inferiori della Fattoria degli Animali facevano più lavoro e ricevevano meno cibo di tutti gli animali della contea. In realtà assieme ai suoi amici visitatori aveva quel giorno osservato molte cose che intendeva introdurre subito nelle proprie fattorie.
Chiudeva la sua perorazione, disse, esaltando ancora i sentimenti di amicizia che esistevano e dovevano esistere tra la Fattoria degli Animali e i suoi vicini. Tra i maiali e gli uomini non vi era e non doveva esservi alcun conflitto d’interessi. Le loro lotte e le loro difficoltà erano uniche. Non era il problema del lavoro lo stesso ovunque? Qui parve che il signor Pilkington stesse per lanciare qualche ben preparata arguzia sulla compagnia, ma per il momento era troppo sopraffatto dal piacere per poterla pronunciare. Dopo molti colpi di tosse durante i quali i suoi numerosi menti si fecero di bracia, riuscì a metterla fuori: «Se voi avete i vostri animali inferiori contro cui lottare» disse «noi abbiamo le nostre classi inferiori!». Questo bon mot fece scoppiare dalle risa tutta la tavola; e il signor Pilkington ancora si congratulò coi maiali per le razioni scarse, le lunghe ore di lavoro e la generale assenza di sovrabbondanza che aveva osservato nella Fattoria degli Animali.
E ora, disse infine, chiedeva alla compagnia di alzare la zampa e assicurarsi che il bicchiere fosse pieno.
«Signori» concluse il signor Pilkington «signori, brindo a voi e alla prosperità della Fattoria degli Animali!»
Seguirono entusiastici applausi e battere di piedi. Napoleon era tanto soddisfatto che si alzò dal suo posto e fece il giro della tavola per venire a toccare il suo bicchiere con quello del signor Pilkington prima di vuotarlo. Quando gli applausi si placarono, Napoleon, che era rimasto in piedi, annunciò che aveva qualche parola da dire.
Come tutti i discorsi di Napoleon, anche questo fu breve ed esplicito. Anche lui, disse, era felice che il periodo dell’incomprensione fosse finito. Per molto tempo erano corse voci – messe in giro, aveva ragione di credere, da qualche nemico maligno – che le direttive sue e dei suoi colleghi rivestissero qualcosa di sovversivo e di rivoluzionario Erano stati accusati di suscitare la ribellione fra gli animali delle vicine fattorie. Niente di più lontano dalla verità! Il loro solo desiderio, ora come nel passato, era di vivere in pace e in buone e normali relazioni con tutti i vicini. Questa fattoria che aveva l’onore di controllare, aggiunse, era una specie di impresa cooperativa. Le azioni che erano in suo possesso erano comune proprietà dei maiali.
Egli non credeva, disse, che alcuno degli antichi sospetti continuasse a sussistere; ma alcuni cambiamenti, recentemente introdotti nelle consuetudini della fattoria, dovevano aver l’effetto di promuovere un’ancor maggiore fiducia. Fino ad allora gli animali della fattoria avevano avuto la sciocca abitudine di chiamarsi l’un l’altro “compagni”. Ciò doveva aver termine. C’era anche stato lo strano costume, la cui origine era sconosciuta, di sfilare la domenica mattina davanti al teschio di un verro posto su un ceppo nel giardino. Questo pure sarebbe stato abolito, e già il teschio era stato sepolto. I suoi visitatori avevano certo visto la bandiera verde spiegata in cima all’asta e avevano forse notato che lo zoccolo e il corno dipinti in bianco, di cui prima era fregiata, erano scomparsi. La bandiera, d’ora innanzi, sarebbe stata verde soltanto. Egli aveva solo una critica, disse, da fare all’eccellente e amichevole discorso del signor Pilkington. In esso il signor Pilkington si era sempre riferito alla “Fattoria degli Animali”. Non poteva sapere, naturalmente – perché lui, Napoleon, lo annunciava ora per la prima volta – che il nome “Fattoria degli Animali” era stato abolito. Da quel momento la fattoria sarebbe ritornata “Fattoria Padronale”, quello cioè che, egli credeva, era il suo vero nome d’origine.
«Signori» concluse Napoleon «ripeterò il brindisi di prima, ma in forma diversa. Riempite fino all’orlo i vostri bicchieri. Signori, ecco il mio brindisi: alla prosperità della Fattoria Padronale!»
Come prima, vi furono calorosi applausi e i bicchieri vennero vuotati fino al fondo. Ma mentre gli animali di fuori fissavano la scena, sembrò loro che qualcosa di strano stesse accadendo. Che cosa c’era di mutato nei visi dei porci? Gli occhi stanchi di Berta andavano dall’uno all’altro grugno. Alcuni avevano cinque menti, altri quattro, altri tre. Ma che cos’era che sembrava dissolversi e trasformarsi? Poi, finiti gli applausi, la compagnia riprese le carte e continuò la partita interrotta, e gli animali silenziosamente si ritirarono.
Ma non avevano percorso venti metri che si fermarono di botto. Un clamore di voci veniva dalla casa colonica. Si precipitarono indietro e di nuovo spiarono dalla finestra. Sì, era scoppiato un violento litigio. Vi erano grida, colpi vibrati sulla tavola, acuti sguardi di sospetto, proteste furiose. Lo scompiglio pareva esser stato provocato dal fatto che Napoleon e il signor Pilkington avevano ciascuno e simultaneamente giocato un asso di spade.
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.“
I primi scontri hanno avuto luogo durante la notte tra martedì 8 e mercoledì 9 maggio, quasi contestualmente all’annuncio della decisione del presidente americano Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare con l’Iran. La Tzva HaHagana LeYisra’el, le forze di difesa di Israele, hanno individuato movimenti di truppe iraniane definiti anomali e le autorità hanno aperto i bunker per i civili nel nord del paese, con il timore che l’Iran stesse per lanciare un attacco missilistico. Nel frattempo Gerusalemme ha bombardato una base siriana usata dall’Iran per lo stoccaggio di ogive.
La situazione è ulteriormente degenerata durante la notte appena trascorsa, con decine di missili lanciati da una parte e dall’altra. Quella israeliana è stata la voce che ha criticato con maggiore vigore la decisione degli Stati Uniti perché l’Iran è il primo detrattore di Israele e il timore che, una maggiore libertà, permettesse a Teheran di riaprire le ostilità ha portato a una rapida escalation.
Escalation che ha illuminato a giorno i cieli notturni delle Alture del Golan(al confine tra Israele, Libano, Giordania e Siria), durante un attacco massiccio, il primo attacco diretto di Teheran contro Israele.
Forza Quds, corpo speciale delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana, ha lanciato almeno 20 missili su postazioni israeliane sulle Alture (un’area di 1.800 chilometri quadrati) che solo in parte sono stati abbattuti dalla contraerea israeliana.
Israele ha risposto con una cinquantina di bombardamenti a postazioni iraniane in Siria, ormai crocevia e scena principale delle battaglie israeliane contro l’Iran.
Le ricostruzioni fatte da Gerusalemme portano a individuare nel generale di brigata iraniano Qasem Soleimani colui che ha coordinato l’attacco. Soleimani ha a sua disposizione la Niru-ye Qods, l’intera unità delle Guardie rivoluzionarie che comanda dal 1998 e che hanno avuto un ruolo primario nelle guerre contro l’Iraq e nella guerra civile siriana. Il rischio di una nuova guerra nella regione è sempre più palpabile.
Ultimo Restart Party toscano prima della pausa estiva! Se avete roba rotta portatela che si cerca di sistemare !
e sta cosa da dove esce? che cosa si può portare?
Di solito ci capita un po’ di tutto. Portatili, cellulari, TV, stampanti, macchine del caffè, aspirapolveri, compressori, fornelli elettrici, microonde,
droni, robot da giardino o da pavimento, ecc. Ovviamente non tutto e’ sempre riparabile, oppure può mancare un pezzo di ricambio particolare. Pero’ ci si prova sempre 🙂
ma è bellissimo!!! da proporre anche qui. 🙂
Guarda, al Restart Party di Marzo c’era un tizio venuto da Genova per vedere come siamo organizzati, e replicare l’idea creando un nuovo gruppo nella sua zona. Se vuoi fare altrettanto, sei il benvenuto 🙂
L’idea e’ nata in Inghilterra, ma si e’ diffusa un po’ dappertutto. Sul sito originale del Restart Project, c’e’ una mappa di tutti questi gruppi locali sparsi per il mondo, e un calendario dei prossimi eventi. In Italia per adesso, oltre a Firenze, ci sono gruppi ad Aosta, Milano e Torino.
Ultimo Restart Party toscano prima della pausa estiva! Se avete roba rotta portatela che si cerca di sistemare !
e sta cosa da dove esce? che cosa si può portare?
Di solito ci capita un po’ di tutto. Portatili, cellulari, TV, stampanti, macchine del caffè, aspirapolveri, compressori, fornelli elettrici, microonde,
droni, robot da giardino o da pavimento, ecc. Ovviamente non tutto e’ sempre riparabile, oppure può mancare un pezzo di ricambio particolare. Pero’ ci si prova sempre 🙂