Pensieri sparsi

spaam:

Viaggiando con i bimbi ho imparato alcune cose semplicissime: spostarsi per lunghi tragitti, fare viaggi lunghi, li destabilizza e la cosa è normale. Hanno paura, non sanno dove si va, anche se glielo hai spiegato, ma non hanno la percezione dello spazio-tempo come noi adulti. Per loro Italia, Austria, Roma, Milano, vuole dire tutto e niente.

Così, spesso, tendono a fare domande, tante. Dove stiamo andando, quanto manca, perché, quando torniamo. Esorcizziamo le paure, facendo domande.

Sono fragili i bambini e in quel momento te lo mostrano senza nessun filtro. Per questo motivo, ogni volta che si parla di migranti, penso alle domande che faranno/fanno quei bambini ai loro genitori. Sempre. È come un chiodo fisso e provo ad empatizzare, per quanto stupido possa sembrare, con quegli adulti che cercano delle risposte.

I bambini sotto i 3 anni, come diceva Galeano, sono tutti pagani perché tendono a salutare gli oggetti: ciao albero, ciao altalena, ciao cane. Quando l’oggetto non ritorna, quando perdono quel contatto, quella routine, si agitano: dov’è finito, si chiedono e ve lo chiedono in continuazione. 

A. insegna il tedesco ai rifugiati siriani, qui a Vienna. Gente, spesso, con più di 50 anni e che si deve mettere a studiare il tedesco, da zero. Per altri, invece, bisogna fare prima un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione. I corsi sono obbligatori. Ad ora credo siano più le parole arabe imparate da lei, che non quelle tedesche da loro!

Una ragazza di Teheran, ad un suo amico, l’altra volta gli ha fatto “Ma tu credi che noi andiamo ancora in giro con i cammelli?”. Hai ragione, non ne sappiamo un cazzo e continuiamo a non volerne sapere un cazzo.

Il mio studente olandese si laurea con un supervisore italiano, davanti ad una commissione di francesi e austriaci. È carino, con i suoi goffi 23 anni. L’altra sera eravamo fuori a bere e c’era il solito gruppetto di slavi che suonava Guantanamera, indossando le magliette del Barca. Non sapevano cosa fosse una Guantanamera, né tanto meno Guantanamo e no, non è una città della Spagna, né tanto meno un tormentone estivo. Ma è giusto così, mi piace sentirmi più vecchio di quello che sono. 

Sto lavorando parecchio con risultati pessimi. In compenso mi sono ammalato un sacco di volte. Il mio sistema immunitario fa schifo, o forse è il cambio di posto e mi sto facendo tutti i vari ceppi virali che in USA non c’erano. Però la mia vita sociale è partita subito col botto. 

A Maggio mi sono venuti a visitare il mio migliore amico – dal Brunei – e i nostri amici, dal Nebraska. Daniele l’ho ascoltato per 4 giorni di fila raccontarmi tutti i suoi spostamenti tra Brunei, Singapore (dove vive la sua ragazza), Cina, Borneo, Thailandia, di nuovo Brunei. M’ha detto che i cessi pubblici, in Cina, sono in pratica una canale unica, separati da muretti bassi. In pratica, tu caghi accovacciato sopra un buco, dove sotto passano tutti gli stronzi di quelli a monte e però come ti giri con la testa, puoi vedere i vicini. Ci puoi parlare, intavolare conversazioni, passarci il tempo. Tanto state cagando tutte e due! Nel Brunei, invece, è vietato l’alcol. È un sultanato! Così deve andare avanti e indietro per comprarsi l’alcol. Un po’ come tutti gli altri europei della zona. Pochi. Questo significa che il suo passaporto c’ha 50 pagine, ormai già piene. O quasi. Eh so problemi pure quelli. Dal suo lavoro, invece, davanti c’ha la foresta – è un botanico – e l’altra volta mi spiegava che per entrarci, doveva guadare tipo un canale con l’acqua fino alla ginocchia, per alcuni metri. Aveva piovuto tanto i giorni prima e pare che il canale avesse esondato e sì, insomma, c’erano i coccodrilli. Qualcuno ne aveva avvistato qualche esemplare. Ma sono piccoli. Ma sempre coccodrilli!

In fondo al tunnel ci siamo già, basta solo trovare il coraggio per uscirne fuori.

thec8h10n4o2:

Io conosco “Alla fine, due metri di terra bastano a tutti”. Vi immaginate se in futuro arrivassero a qualcosa di simile all’immortalità e accadesse quello che accade oggi con medicine e cure varie?

OK basta sci-fi, passiamo ai libri porno.

“In Time” ed “Altered Carbon”, su Netflix 🙂

Genesi: 30, 31 e 32.

spaam:

Rachele, vedendo che non
le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della
sorella e disse a Giacobbe: “Dammi dei figli, se no io muoio!”.

Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: “Ti sembro un comunista ateo che va e ricorre all’inseminazione artificiale?”.

Allora
essa rispose: “Giaco, amore mio, sei come tutti i cattolici: non capisci una fava di biologia. Ecco, prendi la mia serva Bila e unisciti a lei, così che
partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo
di lei.”.

Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. Rachele disse: “Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio”. Per questo essa lo chiamò Buciodeculo.Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora perché Giacobbe trovava la sua passera molto più confortevole e poi sapeva fare tutti quei giochetti strani che invece Rachele, due palle, e così partorì a Giacobbe un secondo figlio. Rachele disse: “Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!”. Perciò lo chiamò Nèftali, ma il parroco della Chiesa si rifiutò di battezzarlo “Rachele, mannaggia, non mi fare bestemmiare prima del tempo, ma non ce l’avete un altro nome? Nèftali, non sappiamo manco se sia da maschio o da femmina.”. E così furono tutti d’accordo di cambiarlo in Rocco.

Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe. Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. Lia disse: “Per fortuna!” e lo chiamò Gra, come Grande raccordo anulare. Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe, perché anche Lia sapeva fare dei giochetti tipo Bila, ma con i piedi e così lui ci aveva preso gusto e Lia disse: “Giaco, ma non eri gay? Non importa. Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice”. Perciò lo chiamò Aser, ma pure qua, il parroco si oppose “Ma che cazzo c’avete in questa famiglia? Aser, che è, un laptop? Ennamo sù!”. E così lo chiamaro Alfonso.

Al
tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che
portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: “Dammi un pò delle mandragore
di tuo figlio”.Ma
Lia rispose: “E’ forse poco che tu mi abbia portato via il marito
perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?”. Riprese
Rachele: “Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle
mandragore di tuo figlio”.Alla
sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e
gli disse: “Sta sera si scopa!” Giacobbe: “Scusi?” e Lia: “Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti
con le mandragore di mio figlio”. Così egli si coricò con lei quella
notte.Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio.Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito». Perciò lo chiamò Issacar. Da lontano arrivò il bestemmione del parroco. Allora Lia optò per Gino. Giacobbe, intanto, riceveva il primo premio Toro da monta della Palestina. Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.Lia
disse: “Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi
preferirà, perché gli ho partorito sei figli”. Perciò lo chiamò Zàbulon, tanto il parroco era morto e il nuovo non rompeva così tanto il cazzo con i nomi altrui. In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.

Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore”.E lo chiamò Giuseppe, nonostante tutti gli fecero notare che il parroco era morto e poteva chiamarlo C-RP8. Ma lei insistì per Giuseppe, dicendo: “Il Signore mi aggiunga un altro figlio! Tanto paga Gicobbe”.

Giacobbe, a quel punto, fu sommerso dai debiti perché pagare l’assegno di mantenimento a 4 mogli, più 8 figli, cazzo sei, Berlusconi? E così si diede al transessualismo e poi alla politica, ma in un altro Paese.

Dio è morto, Marx è morto e qualcuno non si sente troppo bene dopo aver toccato il cadavere putrefatto della sinistra.

kon-igi:

ganfione:

kon-igi:

Doveva essere il 1987 o il 1988 e un giorno in spiaggia arrivò un ragazzo che teneva sotto braccio una copia de L’Unità.

(Breve puntualizzazione: Viareggio ha sempre teso piuttosto a sinistra, sia come pensiero popolare che come giunta comunale, almeno finché una cisterna di GPL non ha polverizzato un intero quartiere e allora tutti a votare il candidato di Forza Italia che prometteva indenizzi a pioggia giustizia).

Io lo guardavo dal basso del mio asciugamano, dove insieme ai miei amici stavo tirando dadi da venti e ne apprezzavo l’incastro ascellare e la studiata lentezza, di modo che il titolo fosse ben visibile e che davvero tutti notassero che lui aveva un certo pensiero politico.

Era il figlio del dentista più famoso di Viareggio, quello da centocinquantamila lire ad otturazione e la fila sulle scale fin fuori in strada (lui faceva un 10% degli interventi e agli altri ci pensavano le belle signorine igieniste con laurea ad honorem).

Il giorno dopo si era aggiunto il figlio dell’avvocato, il giorno dopo ancora il figlio del farmacista, poi del notaio, dell’armatore, del direttore ospedaliero e così via fino ad esaurire tutto il gotha della cittadina balneare.

Ora, io ero sicurissimo che la copia di quel giornale servisse a una sola cosa, cioè a trombare, ma era stupefacente come rampolli abbronzati e danarosi concionassero da sotto l’ombrellone di sfruttamento del proletariato e di rivoluzione, ignorando che nel caso in cui i primi ad essere impeciati, impumati e affogati nel Burlamacca sarebbero stati proprio loro.

Però vabbé… loro trombavano e io lanciavo dadi da 20.

30 anni dopo posso usare le dita di due mani per contare le volte che ho provato a contribuire alla politica italiana entrando in club, organizzazioni, giunte e direttivi vari e TUTTE LE CAZZO DI VOLTE I MIEI PREZIOSISSIMI COGLIONI SOCCOMBEVANO ALLA SETE DI EGOCENTRICO PROTAGONISMO A CUI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, PRIMA O POI CEDEVANO.

Fatevene una ragione: a nessuno interessa imbarcarsi in un progetto politico di ampio respiro le cui ragioni di essere si ispirano al socialismo o comunque a un senso di protezione verso le fasce più deboli della società.

No nooooo non ci sono persone così e tutti gli esempi che vi affollano la mente sono simulacri di eroi che vi siete costruiti per sentirvi meno soli, perché qualsiasi personaggio puro e dai buoni intenti dovrà ben presto soccombere alla volontà dei molti e i molti vogliono solo vivere bene senza che nessuno rompa loro i coglioni e gli faccia notare la provenienza dello smartphone, della tv a schermo piatto, del portatile, della quinoa, del gas e della benzina.

Siete da soli con le vostre contraddizioni e non ci potete fare un cazzo.

Però siamo da soli in tanti e appurato (spero) che le lamentele sull’operato altrui sono un pessimo modo per andare avanti in maniera costruttiva e che hasta la vista è la democrazia baby, sarebbe bello che invece di dare la colpa agli altri, qualcuno di voi non cominciasse ad elencare le cose che sta facendo, anche dal basso (anzi, è l’unico modo possibile), per migliorare lo stato sociale.

Non lo dico ironicamente… cosa fate, oltre che sopravvivere?

Sì.

Un solo appunto: se davvero siamo da soli così in tanti, com’è che in realtà siamo soli tout court? Seems I’m not alone in being alone funziona solo nelle canzoni, e pure quella ha più di 40 anni.

Per rispondere alla domanda: una sega nulla, e non appena avrò liquidato un po’ di debiti e dato quel che resta in eredità toglierò il disturbo, e sai perché (perché della sega nulla, non del resto)? Storiella.

Il mio collega è una bravissimissima persona: non soltanto un hombre vertical, ma anche uno che per tutta la vita si è sbattuto per gli altri, senza dimenticarsi della famiglia. Attivissimo nella vita politica e sociale, sindacalista infaticabile e non si è mai non dico arricchito, ma non ha nemmeno mai chiesto per sé un favore (la sua storia personale parla per lui). Inoltre colto, musicista, persona di spirito e, per quanto ne so, da 27 anni fedele alla consorte. Egli è, di fatto, uno di quegli eroi che pare uscito dalla nostra fantasia popolata da ritratti del Che. È stato, tra le altre cose, consigliere di maggioranza nel suo comune, meno di 6.000 anime. Avendo notato che gli operai del comune passavano metà del tempo a fare una sega benché retribuiti per l’intera giornata, ha chiesto in consiglio all’assessore preposto chi, cosa, come, perché e se lui fosse al corrente, ottenendo in cambio solo risposte smozzicate, mezze frasi e le faremo sapere.

6.000 persone da amministrare, che si conoscono più o meno tutte tra loro. Se anche così non si trova altro sistema che metterla nel culo al prossimo, anzi, al prossimissimo quasi parente ma togli pure il quasi, vuol dire che siamo senza speranza.

Ecco perché.

Ti dirò, la parte finale del mio post voleva semplicemente esaltare la cortesia di chi ce lo sta mettendo nel culo però ce lo mena davanti per sdebitarsi e se ci focalizziamo nel piccolo nemmeno a me sovvengono fulgidi esempi di persone che stanno facendo la storia sociale.

E sai perché?

Perché l’umanità è un enorme cubo gelatinoso, uno di quelli delle vecchie campagne di D&D che si aggiravano per i dungeon risucchiando cadaveri e risputandone i resti dopo averli dissolti nell’acido. Il genere umano si muove implacabilemente verso una direzione che può sembrare catastrofica solo a chi non ha la pazienza e la voglia di voltarsi indietro alla storia degli ultimi 100 anni e capire che se anche gli istinti coloniali di benessere a scapito degli altri continuano ad esserci (seppur sotto ipocrite mentite spoglie), in realtà il progresso c’è stato e alla grande.

Certo, oramai abbiamo scelto e imboccato la strada della tecnocrazia (in senso metaforico, non storico) e tutto quanto c’è di buono lo abbiamo ottenuto piegando lo scheletro della natura ma ignorandone l’essenza, quindi non c’è da stupirci di così tanta (in)sofferenza davanti a un benessere che dà molto a pochi senza spiegare nulla e toglie tanto a molti generando parecchie domande, tutte rabbiose.

Quando chiedo cosa state facendo è vero che ci metto dentro un po’ di sarcasmo (frutto di certe svolte argomentali di ieri) ma fondamentalmente sono davvero curioso di sapere se vi sta a cuore bilanciare con qualcosa di buono tutta la merda velenosa che accumulate sul piatto della bilancia o accettate che prima o poi quella bilancia si schianterà. E voi a seguire.

Per il discorso dell’asteroide, tranquillo: sulla terra siamo 7,6 miliardi di persone, saremo 8,5 miliardi nel 2030, poi 9,7 miliardi nel 2050 e infine 11,2 miliardi nel 2100. Se aggiungi troppi pesci a un acquario, una mattina ti svegli e scopri che che 9 su 10 sono morti per la rottura dell’equilibrio omeostatico del sistema chiuso.

Non mi piace antropomorfizzare i fenomeni naturali ma Gea ha i suoi metodi per tenersi pulita la pelliccia.

Io nel mio piccolo,
ci ho provato a dare una mano, ma non ho avuto un grande successo.
Sara’ che sono troppo stronzo o asociale io, non lo so.

Comunque, tra le
varie cose che ho tentato nel corso degli anni:

  • Volontario alla
    pubblica assistenza. Ho smesso dopo pochi mesi, perché mi avevano
    messo fisso a portare in ospedale un tizio che doveva fare la
    dialisi. Tre volte a settimana avanti e indietro, sempre con lo
    stesso tizio, che non apriva mai bocca. Senza mai vedere nessuno,
    senza mai parlare con nessuno. Arrivavo in sede, prendevo la
    macchina, lo portavo in ospedale, e dopo 4 ore tornavo a prenderlo.
    Dopo qualche mese ho chiesto di iniziare a fare il volontario sulle
    ambulanze (senza medico a bordo, avevo solo il primo livello), che mi
    ero anche rotto il cazzo di fare il tassista. Sono uscito due volte,
    ed entrambe le volte, gli altri, vedendomi con gli apparecchi
    acustici, parlavano come un americano con la cingomma, spalancando la
    bocca a mille, e urlando “CONTROLLA CHE SIA ENTRATO BENE IL
    BLOCCO DELLA BARELLAAA !!!
    ” “Guarda che ti sento anche se
    non urli.
    ” “SI MA CONTROLLA BENEEEE !!!”. Vabbè. Dopo
    due volte li ho mandati in culo e amen.
  • Volontario
    nell’antincendio boschivo: in realtà li non ero ufficiale, non
    potevo nemmeno starci in teoria. Però quando ha preso fuoco il
    bosco, sono andato lo stesso a dare una mano. Avevamo una piccola
    jeep col serbatoio dietro e la manichetta. Da sola fa molto poco
    quando le fiamme sono alte, ma insomma, tutto fa. Poi ho chiesto di
    fare il corso di protezione civile per diventare volontario
    ufficiale, ma mi hanno detto che non li facevano. “E voi come
    avete fatto allora, scusa?
    ” “Eh noi ci s’era da prima”.
    Ah beh, allora.
  • Volontario
    all’Ente Carnevale. Facevamo carri di legno e cartapesta per i
    bambini, per il carnevale del paese. Ci si trovava la sera dopo cena
    in un capannone, eravamo tutti ragazzi tra i 20 e i 25 anni nella
    nostra squadra. Ma ovviamente li comandavano i vecchi. Noi dovevamo
    eseguire e basta, le decisioni le prendevano loro. “Ma questo
    spigolo vivo non sarebbe meglio foderarlo? Poi ci picchiano e si
    fanno male
    ” “Te un ti preoccupa’ e pensa a prepara’ le
    strisce di carta con la colla
    ”. Va beeeene. Il carro lo abbiamo
    finito, ma l’anno successivo non siamo più andati. Andavamo per
    divertirci e cazzeggiare insieme la sera. Se deve diventare un
    lavoro, se ne riparlerà quando mi pagheranno.
  • Volontario in
    biblioteca. Per circa un anno e mezzo, ogni pomeriggio andavo alla
    biblioteca del paesino, che il comune teneva chiusa per mancanza di
    personale. Aprivo, e stavo li, nel caso che qualcuno venisse. Di
    gente ne veniva poca, ma a me piaceva, era un posto tranquillo per
    studiare, e c’erano un sacco di libri non catalogati da sistemare. Ci
    andavo in quanto membro di una associazione giovanile. Poi tale
    associazione si è politicizzata un po’ troppo, complice il fatto che
    il presidente si è candidato nel consiglio comunale, e sono venuto
    via. Da privato cittadino non potevo più tenere le chiavi, quindi ho
    smesso. Oggi la biblioteca è di nuovo quasi sempre chiusa. Credo che
    apra una volta a settimana, non c’è personale per tenerla aperta.
  • Volontario al
    giornalino del paese: ne curavo l’impaginazione, a volte scrivevo
    anche qualche articolo. Però era sempre l’associazione del punto
    precedente. Quando si è politicizzata, e sono venuto via, ho smesso
    anche col giornalino (che poi ha chiuso, perché nessuno ci stava più
    dietro). Non che fossi contrario alla Sinistra Giovanile, come idee.
    Ero contrario solo agli esaltati che c’erano dentro, coi poster del
    Che al muro, la kefiah, e l’eskimo anche d’estate.
  • Volontario alla
    sagra della pizza. La sagra è il modo in cui vengono finanziate
    praticamente tutte le attività del paese, dal carnevale ai mezzi
    della pubblica assistenza, dalla squadra di calcio alla scuola di
    musica. Io ci andavo a fare le pizze. Per due estati (la sagra durava
    circa 3 settimane), tutte le sere dopo cena andavo in paese, mettevo
    grembiule e cappello, e iniziavo a spianare e infornare. C’era un
    vecchietto, pizzaiolo da una vita, che mi insegnava, e mi ci trovavo
    bene. Poi quel vecchietto ha smesso di andare, e quando alla terza
    estate mi sono presentato da solo, mi hanno detto che per fare le
    pizze non c’era bisogno, ci pensavano loro, però potevo andare a
    servire ai tavoli insieme ai bambini. Per cui ho mandato in culo pure
    loro.
  • Volontario al
    circolo Arci. Per quelli dell’Arci ho dato una mano a organizzare
    qualche festa del Primo Maggio. In particolare un anno, con i miei
    amici, ho organizzato una bellissima caccia al tesoro per i bambini
    del paese (ci siamo divertiti più noi a prepararla che loro a
    farla), un motoraduno, e un torneo di PES in piazza su maxischermo
    proiettato. Un altro anno ho partecipato alla costruzione di forni da
    pizza mobili, su un carrello trasportabile da un trattore, in modo
    che anche l’Arci, per il primo maggio, potesse fare delle pizze.
    Niente di complicato, solo dei pezzi prefabbricati e un po’ di sabbia
    e malta refrattaria. Poi i soliti vecchi hanno cominciato a dare la
    priorità ai raduni di trattori d’epoca e ai concerti delle cover
    band dei Pooh, invece che a cacce al tesoro, tornei di videogiochi, o
    motoraduni. Per cui ho smesso di partecipare pure li. Mi sentivo
    abbastanza inutile.
  • Riparazione di PC.
    All’inizio era nata come una cosa per gli amici, ero uno dei pochi
    del paesino che ci capiva qualcosa, e al minimo problema venivano a
    cercare me. Poi col passaparola è diventata sempre più
    insostenibile, mi chiamavano anche dai paesi vicini, e non riuscivo a
    star dietro a tutti. Ho iniziato a chiedere qualcosina di pagamento,
    sopratutto per scoraggiare quelli che chiamavano per ogni
    stronzatina. Ma li la cosa è peggiorata, perché dal momento che
    pagavano, pretendevano che andassi a casa loro e sistemassi il
    problema sul posto, con loro li presenti, e subito. Per cui dopo un
    po’ ho smesso del tutto, e amen.

Ad oggi le uniche
due attività sociali a cui partecipo sono i Restarters e la
compagnia di arcieri. Coi primi ci troviamo una volta al mese, sempre
in un posto diverso, e ripariamo la roba rotta che la gente porta,
possibilmente cercando anche di INSEGNARE come si ripara. Con la
seconda ogni tanto organizziamo qualche gara per altri arcieri,
oppure piccoli eventi di paese aperti a tutti.

Non è molto lo so.
L’avevo detto fin dall’inizio che ci ho provato, ma non è andata un
granché bene.