Doveva essere il 1987 o il 1988 e un giorno in spiaggia arrivò un ragazzo che teneva sotto braccio una copia de L’Unità.
(Breve puntualizzazione: Viareggio ha sempre teso piuttosto a sinistra, sia come pensiero popolare che come giunta comunale, almeno finché una cisterna di GPL non ha polverizzato un intero quartiere e allora tutti a votare il candidato di Forza Italia che prometteva
indenizzi a pioggiagiustizia).Io lo guardavo dal basso del mio asciugamano, dove insieme ai miei amici stavo tirando dadi da venti e ne apprezzavo l’incastro ascellare e la studiata lentezza, di modo che il titolo fosse ben visibile e che davvero tutti notassero che lui aveva un certo pensiero politico.
Era il figlio del dentista più famoso di Viareggio, quello da centocinquantamila lire ad otturazione e la fila sulle scale fin fuori in strada (lui faceva un 10% degli interventi e agli altri ci pensavano le belle signorine igieniste con laurea ad honorem).
Il giorno dopo si era aggiunto il figlio dell’avvocato, il giorno dopo ancora il figlio del farmacista, poi del notaio, dell’armatore, del direttore ospedaliero e così via fino ad esaurire tutto il gotha della cittadina balneare.
Ora, io ero sicurissimo che la copia di quel giornale servisse a una sola cosa, cioè a trombare, ma era stupefacente come rampolli abbronzati e danarosi concionassero da sotto l’ombrellone di sfruttamento del proletariato e di rivoluzione, ignorando che nel caso in cui i primi ad essere impeciati, impumati e affogati nel Burlamacca sarebbero stati proprio loro.
Però vabbé… loro trombavano e io lanciavo dadi da 20.
30 anni dopo posso usare le dita di due mani per contare le volte che ho provato a contribuire alla politica italiana entrando in club, organizzazioni, giunte e direttivi vari e TUTTE LE CAZZO DI VOLTE I MIEI PREZIOSISSIMI COGLIONI SOCCOMBEVANO ALLA SETE DI EGOCENTRICO PROTAGONISMO A CUI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, PRIMA O POI CEDEVANO.
Fatevene una ragione: a nessuno interessa imbarcarsi in un progetto politico di ampio respiro le cui ragioni di essere si ispirano al socialismo o comunque a un senso di protezione verso le fasce più deboli della società.
No nooooo non ci sono persone così e tutti gli esempi che vi affollano la mente sono simulacri di eroi che vi siete costruiti per sentirvi meno soli, perché qualsiasi personaggio puro e dai buoni intenti dovrà ben presto soccombere alla volontà dei molti e i molti vogliono solo vivere bene senza che nessuno rompa loro i coglioni e gli faccia notare la provenienza dello smartphone, della tv a schermo piatto, del portatile, della quinoa, del gas e della benzina.
Siete da soli con le vostre contraddizioni e non ci potete fare un cazzo.
Però siamo da soli in tanti e appurato (spero) che le lamentele sull’operato altrui sono un pessimo modo per andare avanti in maniera costruttiva e che hasta la vista è la democrazia baby, sarebbe bello che invece di dare la colpa agli altri, qualcuno di voi non cominciasse ad elencare le cose che sta facendo, anche dal basso (anzi, è l’unico modo possibile), per migliorare lo stato sociale.
Non lo dico ironicamente… cosa fate, oltre che sopravvivere?
Sì.
Un solo appunto: se davvero siamo da soli così in tanti, com’è che in realtà siamo soli tout court? Seems I’m not alone in being alone funziona solo nelle canzoni, e pure quella ha più di 40 anni.
Per rispondere alla domanda: una sega nulla, e non appena avrò liquidato un po’ di debiti e dato quel che resta in eredità toglierò il disturbo, e sai perché (perché della sega nulla, non del resto)? Storiella.
Il mio collega è una bravissimissima persona: non soltanto un hombre vertical, ma anche uno che per tutta la vita si è sbattuto per gli altri, senza dimenticarsi della famiglia. Attivissimo nella vita politica e sociale, sindacalista infaticabile e non si è mai non dico arricchito, ma non ha nemmeno mai chiesto per sé un favore (la sua storia personale parla per lui). Inoltre colto, musicista, persona di spirito e, per quanto ne so, da 27 anni fedele alla consorte. Egli è, di fatto, uno di quegli eroi che pare uscito dalla nostra fantasia popolata da ritratti del Che. È stato, tra le altre cose, consigliere di maggioranza nel suo comune, meno di 6.000 anime. Avendo notato che gli operai del comune passavano metà del tempo a fare una sega benché retribuiti per l’intera giornata, ha chiesto in consiglio all’assessore preposto chi, cosa, come, perché e se lui fosse al corrente, ottenendo in cambio solo risposte smozzicate, mezze frasi e le faremo sapere.
6.000 persone da amministrare, che si conoscono più o meno tutte tra loro. Se anche così non si trova altro sistema che metterla nel culo al prossimo, anzi, al prossimissimo quasi parente ma togli pure il quasi, vuol dire che siamo senza speranza.
Ecco perché.
Ti dirò, la parte finale del mio post voleva semplicemente esaltare la cortesia di chi ce lo sta mettendo nel culo però ce lo mena davanti per sdebitarsi e se ci focalizziamo nel piccolo nemmeno a me sovvengono fulgidi esempi di persone che stanno facendo la storia sociale.
E sai perché?
Perché l’umanità è un enorme cubo gelatinoso, uno di quelli delle vecchie campagne di D&D che si aggiravano per i dungeon risucchiando cadaveri e risputandone i resti dopo averli dissolti nell’acido. Il genere umano si muove implacabilemente verso una direzione che può sembrare catastrofica solo a chi non ha la pazienza e la voglia di voltarsi indietro alla storia degli ultimi 100 anni e capire che se anche gli istinti coloniali di benessere a scapito degli altri continuano ad esserci (seppur sotto ipocrite mentite spoglie), in realtà il progresso c’è stato e alla grande.
Certo, oramai abbiamo scelto e imboccato la strada della tecnocrazia (in senso metaforico, non storico) e tutto quanto c’è di buono lo abbiamo ottenuto piegando lo scheletro della natura ma ignorandone l’essenza, quindi non c’è da stupirci di così tanta (in)sofferenza davanti a un benessere che dà molto a pochi senza spiegare nulla e toglie tanto a molti generando parecchie domande, tutte rabbiose.
Quando chiedo cosa state facendo è vero che ci metto dentro un po’ di sarcasmo (frutto di certe svolte argomentali di ieri) ma fondamentalmente sono davvero curioso di sapere se vi sta a cuore bilanciare con qualcosa di buono tutta la merda velenosa che accumulate sul piatto della bilancia o accettate che prima o poi quella bilancia si schianterà. E voi a seguire.
Per il discorso dell’asteroide, tranquillo: sulla terra siamo 7,6 miliardi di persone, saremo 8,5 miliardi nel 2030, poi 9,7 miliardi nel 2050 e infine 11,2 miliardi nel 2100. Se aggiungi troppi pesci a un acquario, una mattina ti svegli e scopri che che 9 su 10 sono morti per la rottura dell’equilibrio omeostatico del sistema chiuso.
Non mi piace antropomorfizzare i fenomeni naturali ma Gea ha i suoi metodi per tenersi pulita la pelliccia.
Io nel mio piccolo,
ci ho provato a dare una mano, ma non ho avuto un grande successo.
Sara’ che sono troppo stronzo o asociale io, non lo so.
Comunque, tra le
varie cose che ho tentato nel corso degli anni:
- Volontario alla
pubblica assistenza. Ho smesso dopo pochi mesi, perché mi avevano
messo fisso a portare in ospedale un tizio che doveva fare la
dialisi. Tre volte a settimana avanti e indietro, sempre con lo
stesso tizio, che non apriva mai bocca. Senza mai vedere nessuno,
senza mai parlare con nessuno. Arrivavo in sede, prendevo la
macchina, lo portavo in ospedale, e dopo 4 ore tornavo a prenderlo.
Dopo qualche mese ho chiesto di iniziare a fare il volontario sulle
ambulanze (senza medico a bordo, avevo solo il primo livello), che mi
ero anche rotto il cazzo di fare il tassista. Sono uscito due volte,
ed entrambe le volte, gli altri, vedendomi con gli apparecchi
acustici, parlavano come un americano con la cingomma, spalancando la
bocca a mille, e urlando “CONTROLLA CHE SIA ENTRATO BENE IL
BLOCCO DELLA BARELLAAA !!!” “Guarda che ti sento anche se
non urli.” “SI MA CONTROLLA BENEEEE !!!”. Vabbè. Dopo
due volte li ho mandati in culo e amen. - Volontario
nell’antincendio boschivo: in realtà li non ero ufficiale, non
potevo nemmeno starci in teoria. Però quando ha preso fuoco il
bosco, sono andato lo stesso a dare una mano. Avevamo una piccola
jeep col serbatoio dietro e la manichetta. Da sola fa molto poco
quando le fiamme sono alte, ma insomma, tutto fa. Poi ho chiesto di
fare il corso di protezione civile per diventare volontario
ufficiale, ma mi hanno detto che non li facevano. “E voi come
avete fatto allora, scusa?” “Eh noi ci s’era da prima”.
Ah beh, allora. - Volontario
all’Ente Carnevale. Facevamo carri di legno e cartapesta per i
bambini, per il carnevale del paese. Ci si trovava la sera dopo cena
in un capannone, eravamo tutti ragazzi tra i 20 e i 25 anni nella
nostra squadra. Ma ovviamente li comandavano i vecchi. Noi dovevamo
eseguire e basta, le decisioni le prendevano loro. “Ma questo
spigolo vivo non sarebbe meglio foderarlo? Poi ci picchiano e si
fanno male” “Te un ti preoccupa’ e pensa a prepara’ le
strisce di carta con la colla”. Va beeeene. Il carro lo abbiamo
finito, ma l’anno successivo non siamo più andati. Andavamo per
divertirci e cazzeggiare insieme la sera. Se deve diventare un
lavoro, se ne riparlerà quando mi pagheranno. - Volontario in
biblioteca. Per circa un anno e mezzo, ogni pomeriggio andavo alla
biblioteca del paesino, che il comune teneva chiusa per mancanza di
personale. Aprivo, e stavo li, nel caso che qualcuno venisse. Di
gente ne veniva poca, ma a me piaceva, era un posto tranquillo per
studiare, e c’erano un sacco di libri non catalogati da sistemare. Ci
andavo in quanto membro di una associazione giovanile. Poi tale
associazione si è politicizzata un po’ troppo, complice il fatto che
il presidente si è candidato nel consiglio comunale, e sono venuto
via. Da privato cittadino non potevo più tenere le chiavi, quindi ho
smesso. Oggi la biblioteca è di nuovo quasi sempre chiusa. Credo che
apra una volta a settimana, non c’è personale per tenerla aperta. - Volontario al
giornalino del paese: ne curavo l’impaginazione, a volte scrivevo
anche qualche articolo. Però era sempre l’associazione del punto
precedente. Quando si è politicizzata, e sono venuto via, ho smesso
anche col giornalino (che poi ha chiuso, perché nessuno ci stava più
dietro). Non che fossi contrario alla Sinistra Giovanile, come idee.
Ero contrario solo agli esaltati che c’erano dentro, coi poster del
Che al muro, la kefiah, e l’eskimo anche d’estate. - Volontario alla
sagra della pizza. La sagra è il modo in cui vengono finanziate
praticamente tutte le attività del paese, dal carnevale ai mezzi
della pubblica assistenza, dalla squadra di calcio alla scuola di
musica. Io ci andavo a fare le pizze. Per due estati (la sagra durava
circa 3 settimane), tutte le sere dopo cena andavo in paese, mettevo
grembiule e cappello, e iniziavo a spianare e infornare. C’era un
vecchietto, pizzaiolo da una vita, che mi insegnava, e mi ci trovavo
bene. Poi quel vecchietto ha smesso di andare, e quando alla terza
estate mi sono presentato da solo, mi hanno detto che per fare le
pizze non c’era bisogno, ci pensavano loro, però potevo andare a
servire ai tavoli insieme ai bambini. Per cui ho mandato in culo pure
loro. - Volontario al
circolo Arci. Per quelli dell’Arci ho dato una mano a organizzare
qualche festa del Primo Maggio. In particolare un anno, con i miei
amici, ho organizzato una bellissima caccia al tesoro per i bambini
del paese (ci siamo divertiti più noi a prepararla che loro a
farla), un motoraduno, e un torneo di PES in piazza su maxischermo
proiettato. Un altro anno ho partecipato alla costruzione di forni da
pizza mobili, su un carrello trasportabile da un trattore, in modo
che anche l’Arci, per il primo maggio, potesse fare delle pizze.
Niente di complicato, solo dei pezzi prefabbricati e un po’ di sabbia
e malta refrattaria. Poi i soliti vecchi hanno cominciato a dare la
priorità ai raduni di trattori d’epoca e ai concerti delle cover
band dei Pooh, invece che a cacce al tesoro, tornei di videogiochi, o
motoraduni. Per cui ho smesso di partecipare pure li. Mi sentivo
abbastanza inutile. - Riparazione di PC.
All’inizio era nata come una cosa per gli amici, ero uno dei pochi
del paesino che ci capiva qualcosa, e al minimo problema venivano a
cercare me. Poi col passaparola è diventata sempre più
insostenibile, mi chiamavano anche dai paesi vicini, e non riuscivo a
star dietro a tutti. Ho iniziato a chiedere qualcosina di pagamento,
sopratutto per scoraggiare quelli che chiamavano per ogni
stronzatina. Ma li la cosa è peggiorata, perché dal momento che
pagavano, pretendevano che andassi a casa loro e sistemassi il
problema sul posto, con loro li presenti, e subito. Per cui dopo un
po’ ho smesso del tutto, e amen.
Ad oggi le uniche
due attività sociali a cui partecipo sono i Restarters e la
compagnia di arcieri. Coi primi ci troviamo una volta al mese, sempre
in un posto diverso, e ripariamo la roba rotta che la gente porta,
possibilmente cercando anche di INSEGNARE come si ripara. Con la
seconda ogni tanto organizziamo qualche gara per altri arcieri,
oppure piccoli eventi di paese aperti a tutti.
Non è molto lo so.
L’avevo detto fin dall’inizio che ci ho provato, ma non è andata un
granché bene.