Analfabetismo.

surfer-osa:

Non sto mai più di due mesi senza
recarmi in ospedale. Ho delle scadenze prestabilite per le mie menate oncologiche. A
volte, invece, capita che sia io l’accompagnatrice e non mi pare vero
di essere lì senza dover far niente. Quindi, dal 2012 è in poi, è
stato un continuo incontrare persone di ogni tipo e salute mentale
(dottori, infermieri, personale asa, oss, pazienti, accompagnatori
dei pazienti) ma non mi era mai capitato di conoscere un’analfabeta.
Questa donna, sulla cinquantina, non
sapeva quale bottone premere per avere il biglietto per fare la coda. Non ha capito quando è stato chiamato il suo numero, non sapeva come
muoversi in ospedale. Io l’ho affiancata per darle una mano e l’ho
indirizzata, mentre cercavo di essere comprensibile avevo il sorriso
sulle labbra ma dentro mi sentivo morire.
Pensavo a cosa mi sarei persa in questi
36 anni e passa.
Non avrei mai incontrato i romanzi che
mi hanno salvato la vita con i loro personaggi e ambientazioni; quando leggo io riesco a vedere quei personaggi di carta, attribuisco
volti e voci.
Non avrei mai imparato il significato
delle canzoni, il valore della matematica, l’etimologia delle parole,
una lingua straniera, scrivere il mio nome, votare.
Non avrei mai spedito lettere d’amore,
quelle che ti spezzano il cuore e le viscere, e non sarei stata in
grado di leggere quelle destinate a me. Non avrei letto il diario di
prigionia di mio nonno, non mi sarei sorpresa aprendo la busta
dell’estratto conto, non avrei inciso dentro di me parole fatte di
resistenza studiando la storia e i suoi passaggi più neri. Non saprei leggere le indicazioni stradali quando faccio da navigatrice a Dario, quando partiamo per allontanarci o quando abbiamo bisogno di tornare a casa.

Se non sapessi leggere mi sentirei incompleta, persa.