lalumacavevatrecorna:

la scorsa estate, ma anche prima, direi dallo scorso inverno, eravamo tutti emozionati perché ci sarebbe arrivato un aereo “nuovo”

già arriva in ritardo per problemi durante la preparazione. evvabbè. finalmente arriva. la livrea è nuova, ma dentro è inguardabile, sa proprio di vecchio, tutto rotto e rovinato. la prima settimana finisce già bloccato a terra per un problema idraulico. quella dopo problema al motore, grave, va sostituito proprio tutto il motore, quindi è rimasto a terra in egitto mesi e mesi fintanto che hanno trovato il tipo di motore sul mercato, un’impresa titanica, poi però lo trovano. ma il motore rimane altri mesi e mesi nel deserto sotto al sole cocente in attesa di venire montato per vari altri problemi. nel frattempo si vocifera abbiano lasciato il catering ancora dentro, per mesi, sotto al sole cocente dell’egitto. penso ormai al sesto mese il poverino resuscita dalla morte. le nuove disgustose macchie sulla moquette sembrano confermare la teoria del catering. tempo una settimana e torna bloccato a terra per non ricordo adesso quale problema.

in totale sono riuscita a volarci una volta sola su quel catorcio, ma sento con lui un legame fortissimo, non avevo mai visto prima niente e nessuno fare così tanto schifo.

io odio i tatuaggi ma stavo pensando di tatuarmi in piccolo da qualche parte la registrazione di questo aereo perché lo sento a me vicino e tra poco cesserà di esistere perché giustamente lo eliminano dalla faccia della terra ma nel mio cuore esisterà sempre

grazie epic fail di un aereo per questa avventura, non ti dimenticherò mai ❤️

kon-igi:

Salve Doc, in anon per favore. Non è una domanda propriamente medica ma confido nella sua sensibilità per avere un consiglio… Ho un amico di 28 anni, nonché mio testimone di nozze, che alterna periodi dove sembra felice e tranquillo, ad altri dove si chiude completamente in sé stesso, e se deve uscire o partecipare a qualche evento rimane in disparte per tutto il tempo senza parlare con nessuno. La sua tipica risposta alla domanda “come va?” è “una merda, come sempre”, anche se con tono vagamente sarcastico. Ora, a vederlo dall’esterno non sembra che la sua vita sia proprio una merda, ha un lavoro nella azienda di famiglia, una casa, tanti amici; si è lasciato con la ragazza (in modo non troppo consensuale) qualche mese fa, ma questo comportamento va avanti da anni, per cui credo che questo evento possa al massimo aver aggravato il problema ma non averlo scatenato. In questi periodi di totale apatia in cui si isola da tutti io cerco di sentirlo e di vederlo, gli ho detto più volte che se vuole parlare di qualcosa io sono disponibile, ma non si è mai aperto con me. Mi fa male vederlo soffrire così ma non so cosa fare, ho paura che se fossi più insistente rischierei di invadere i suoi spazi e ottenere l’effetto opposto di allontanarlo ancora di più. Secondo lei come dovrei comportarmi? Grazie anticipatamente per il consiglio.


Hai mai preso in considerazione l’idea che per lui rappresenti una silenziosa ancora di salvezza e che quindi tu lo stia già aiutando?

Io con i miei pochi e vecchi amici che resistono alle sferzate del tempo ci riempo buoni tre quarti del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e ti posso assicurare che non lo dico tanto per dire. Purtroppo proprio no.

Ce n’è uno, in particolare (per questione di privacy lo chiamerò col suo antico nome di battaglia, Bishop, a causa dei movimenti inconsulti da astinenza di litio, simili a quelli del famoso personaggio sintetico tagliato in due dall’Alien Queen), che con il passare degli anni ha visto peggiorare la sua condizione psichica e ora vive isolato senza aver più contatti quasi con nessuno, per timore che possa avere comportamenti aggressivi o violenti non controllabili.

Qualche mese fa mi ha chiamato e mi ha parlato di come gli psicofarmaci che assume da una vita non stiano più facendo effetto e di come la sua insofferenza stia diventando ogni giorno più grande, al punto che teme di fare male a se stesso o alle poche persone che gli sono rimaste accanto.

Io ero addolorato e impotente di fronte al suo racconto, perché insieme a lui (e a pochi altri) ho trascorso i migliori anni della mia vita di persona giovane e quindi, improvvisamente, mi è uscito un ‘Mi spiace… mi spiace di non essere lì per poterti aiutare…’ e lui, dopo qualche secondo di silenzio, ha detto una cosa che mi ha lasciato senza fiato

– Ma tu sei sempre stato qua con me –

E ho capito che, nonostante tutto, io sono sempre stato il suo punto fermo, pur negli anni che avanzavano implacabili, e che se a me sembrava di condurre una vita stanca e improvvisata nel tentare di essere un padre minimamente decente, per lui rappresentavo una costante fioca luce a cui puntare la sua prua nel fortunale.

Quindi, da padre stanco e improvvisato, posso dirti solo questo: fai quello che hai fatto sino ad ora, continuando a esserci per lui.

E ricorda che la mano che ti salva la vita non è quella tesa quando stai per cadere nell’abisso ma quella che si appoggia sulla tua spalla ogni giorno per salutarti. 

Ieri il mio sensei di tiro con l’arco, come regalo di addio mi ha dato questa sagoma di cinghiale corrente, dicendomi che così posso continuare ad allenarmi anche a casa (per la gioia di @tsuki-nh, che non vede l’ora di avere cinghiali e frecce che volano per la casa).

Comunque, io vorrei vedere la faccia dei carabinieri che ci hanno visto passare venerdì scorso con due macchine stracariche di piante a mo’ di giungla semovente, con tanto di ragni che si calavano dal soffitto, chiocciole sul navigatore, formiche sul cruscotto, e altro mezzo atlante tassonomico al seguito.

Vorrei vederla quando ci vedranno ripassare, stavolta con un cane che abbaia disperato nel suo trasportino, un gatto che cerca di uscire dalla gabbia artigliando qualsiasi cosa riesca a chiappare, e un cinghiale che corre in macchina.

Da noi è più tipo: gatto che salta sul letto; canina che mugola al piano terra perché sente il gatto saltare, e piange perché lei non può salire in camera; @tsuki-nh che si alza, svegliata dal cane, e apre la finestra, anche la mattina alle 6 con 10 gradi sotto zero; io che tiro giù a moccoli tre quarti di calendario, per lo spiffero ghiaccio che dalla finestra m’arriva tra capo e collo.

Perché il buongiorno si vede dal mattino.

viperoserio2:

gigiopix:

Cos’è il genio? 😀

Dopo l’ordinanza che impedisce di sedersi sui gradini e di mangiare sulle panchine, urge immantinente una ordinanza anti amache. Che la nostra Pisina va tenuta al sicuro da questi pericolosi sovversivi in Piazza Cavalieri.

(via Spazio Pacinotti)

Questa storia dove no nci si può sedere sui gradini mi è nuova, qualcuno sa darmi dei lumi ?

Ecco qua (facciamoci sempre riconoscere, eh)

Cos’è il genio? 😀

Dopo l’ordinanza che impedisce di sedersi sui gradini e di mangiare sulle panchine, urge immantinente una ordinanza anti amache. Che la nostra Pisina va tenuta al sicuro da questi pericolosi sovversivi in Piazza Cavalieri.

(via Spazio Pacinotti)

kon-igi:

Questo post it che ho ritrovato in questa calda settimana di quasi Novembre può sembrare una cosa molto romantica. E infatti lo è.

Ma non come lo intendereste voi.

Infatti tanto per cominciare me lo sono scritto da solo (gli unici biglietti che io abbia mai ricevuto erano richieste di aiuto per le traduzioni di greco da parte di sfigati più impediti di me e multe di varia entità e colpa sociale) e poi, per aggiungere un po’ di creepiness alla loneliness, me li scrivo, me ne scordo, li ritrovo e sto 10 minuti buoni a rimestare su chi me li possa aver mandati.

Sono dialoghi con il futuro me.

Li scrivo nei momenti in cui mi sento quanto di più antitetico a un vulcaniano, lontano dalla logica e dallla razionalità, avvolto da un dolore lacerante o da uno stanco struggimento e ogni lettera scritta ne contiene altre decine, a volte centinaia, dense di significato; parole vergate su post it, etichette di vestiti, retro di scatole, suolette di scarpe e biglietti ripiegati in tasche che viaggiano attraverso mesi di cambiamento continuo per essere trovate da me e trovare un me diverso, qualche volta più fragile e stanco ma sempre differente e sempre in meglio.

Questi biglietti sono capsule emotive del tempo e salvataggi in extremis dall’ingannevole certezza che i piedi piantati nelle paludi della tristezza del qui e ora non potranno mai più muovere un passo verso la serenità.

E la mia risposta è lì, scritta aurispicamente di mio pugno, sempre a confermarmi che quel tempo tra Febbraio e ora è lungo un attimo ma è stato una vita fa, scritto quasi da uno sconosciuto e letto da un individuo che è diventato migliore, non di altri ma della persona che era ieri.

E poi, diciamocelo, va bene il romanticismo ma qualche volta hanno pure una pragmatica utilità pratica tipo quando vai ad accendere il riscaldamento

image

Io me lo scordo SEMPRE il bollo. Per ogni singolo anno, per ogni singolo veicolo, finisco sempre per pagarci la mora per il ritardo. E il post-it sulla caldaia non funzionerebbe, se si paga a gennaio, visto quanto è freddolosa @tsuki-nh.

Comunque anche io ogni tanto trovo bigliettini molto romantici dal passato, in giro per la casa.

Tipo, oggi ho trovato questo bellissimo post-it con cui @tsuki-nh cercava di fare l’identikit fotorealistico di un bestio strano dalla coda tozza, che le aveva attraversato la strada di notte, e di cui era riuscita a vedere solo il culo.

A lavoro abbiamo la consuetudine di portare un po’ di dolci o altre cose da mangiare, per il compleanno, quando uno nuovo arriva, e quando uno va via. Per cui ho chiesto a @tsuki-nh se poteva preparare qualcosina da portare agli altri.

Ha detto di si, e non si e’ fatta per niente prendere la mano. Ha cominciato a studiarsi vita morte e miracoli dei miei colleghi, quanti sono, chi sono, cosa mangiano, se ci sono celiaci, vegani, intolleranti al lattosio, allergici a qualcosa, ecc. Poi ha moltiplicato per due il numero dei commensali, e ha steso un menu’ da 10 portate. Dopodiche’ ha moltiplicato di nuovo per due il numero delle persone, che metti caso una pizzetta si brucia o un angolino di dolce viene male, che figura ci fai?
Alla fine ho dovuto lasciare a casa piu’ di meta’ roba, perche’ sulla Seicento, anche buttando giu’ i sedili dietro, piu’ di quattro vassoi giganti formato famiglia non ci stavano (pero’ su un vassoio ha rimediato facendo gli strati geologici di pizzette e croissant di pasta sfoglia al pesto).

E niente, spero di lasciare almeno un buon ricordo tra gli ex colleghi. O perlomeno spero di controbilanciare un pochino tutti i moccoli che c’avranno da tira’ quando dovranno mettere mano al codice che ho scritto io negli ultimi 9 anni.
Il brindisi di addio, invece che loro a me, l’ho fatto io a loro che restano, eroi inconsapevoli di cio’ a cui vanno incontro.
In 9 anni il capo non mi ha mai permesso di fare una pulizia del codice morto, un refactoring, un minimo di documentazione, due commenti per rendere comprensibile almeno a grandi linee chi fa cosa, e come lo fa, nulla. C’era sempre qualcos’altro di piu’ urgente a cui dare la precedenza. Adesso ci vuole la forestale per districarsi in quella giungla.

Auguri vivissimi a capirci qualcosa, ora che vado via 😀