Ci sono periodi che non ricordo cosa cavolo ho fatto un’ora prima, invece ho dei ricordi cosi vividi di 35 anni fa che sembrano accaduti ora. Tipo che ero a casa di un compagno di scuola delle medie per preparare l’esame di terza e ad un certo punto ha messo una cassetta, erano i Queen, Another bites the dust. Quel momento, non ho idea del perché, non l’ho mai dimenticato.
La sai una cosa divertente?
Tu in realtà non ricordi quell’episodio ma stai ricordando l’ultima volta in cui lo hai richiamato alla mente.
Una ventina di anni fa (Figlia N.1 era nella pancia) dovetti testimoniare in tribunale per un tentativo di rapina a mano armata presso l’hotel di un mio conoscente che era avvenuto quattro o cinque anni prima (slow justice).
Naturalmente la rapina fu una roba piuttosto traumatica (disse il ladro a cui il mio amico spezzò il braccio che impugnava la pistola dentro a una porta scorrevole) e quindi negli anni che intercorsero tra l’evento e il processo la mia mente rievocò spesso quella sequenza, per cui grande fu il mio sconcerto quando la mattina dell’udienza andai a prendere il mio amico, nel mentre perso di vista, per scoprire che aveva completamente ristrutturato l’hotel.
Aveva tolto la porta scorrevole, aveva aggiunto dei gradini, aveva allargato la hall e, soprattutto, aveva messo in un’altra stanza la reception.
Il mio amico negò che avesse cambiato un solo mattone e più io dicevo ‘Qua c’era il bancone dove stavamo giocando a D&D! Qua c’era la porta scorrevole!’ e più lui scuoteva la testa.
Nella catena di rievocazione dei ricordi (io ricordo non l’evento ma il ricordo del ricordo del ricordo etc) pian piano avevo modificato la planimetria e infatti la porta non era mai stata scorrevole ma a cardini e il bancone dove oggettivamente era sempre stato ma io ERO SICURO DI VEDERE FISICAMENTE LA PORTA CHE SCORREVA.
Nel tuo caso @sabrinaonmymind sono sicuro che le cose siano andate come le descrivi (complice il ‘fermatempo’ della canzone dei Queen, riconoscibile e rievocabile a posteriori) ma io al giudice ho urlato il ‘NON MI RICORDO’ più colpevole e sospetto di tutta la storia della giurisprudenza italiana. >_____<
Ottimo esempio, Kon. In effetti noi non ricordiamo mai l’evento originario, ma l’ultimo ricordo che abbiamo di esso; ricordo che viene arricchito o privato di aspetti che ricostruiamo con la nostra fantasia.
Forse. Io ho ricordi netti e precisissimi di eventi molto remoti, luoghi, cose che facevo, musiche ascoltate, giochi fatti. Non ho alcuna sensazione siano “rimaneggiati”, sono piccoli istanti incapsulati, freezed nella mia memoria. Sicuramente non ricordo i dettagli minutamente, ma cosa facevo, dicevo sì.
Facciamo un po’ d’ordine che mi state facendo venire il mal di mare!
Allora, diciamo intanto che i ricordi “netti” e “precississimi” non lo sono mai per tutta una serie di ragioni (traumi, tempo trascorso, quante volte è stato richiamato alla memoria, in quali circostanze, ecc.), ma non è neanche del tutto corretto dire che ricordiamo il ricordo e ricostruiamo la nostra memoria in versione fantasy 😀
Se vi do una stringa di 80 numeri, probabilmente non andrete oltre i 5 – 8 numeri di fila, ma vi ricordate ancora il numero di casa di quella delle elementarri, anno scolastico 1981-’82 per ovvie ragioni ormonali.
Kon non si ricordava la porta girevole e altri dettagli che – come vedremo più avanti – erano stati male immagazinati alla fonte e non “fantasticamente” ricamati dopo con il tempo, pere l’eccezionalità dell’evento che lo ha portato ad immagazzinare gli eventi in maniera vivida, ma in parte alterata.
Ma andiamo con ordine.
Intanto gli esperti (Atkinson-Panatta), negli anni ‘60 teorizzarono la doppia memoria che tutti quanti noi conosciamo: short term e long term memory (a breve e lungo termine). Cioè, in realtà c’è anche la memoria sensoriale, legata appunto ai 5 sensi.
Ma dicevamo della teoria Atkinson-Panatta sulla short e long memory, ovvero il cervello che immagazzina dati a breve e a lungo termine. Ma breve quanto? Grosso modo 18 secondi se non ripeti l’informazione. Ovviamente poi, più ripeti l’informazione, più aumenti la probabilità di ricordarla e di passarla ad una memoria a lungo termine.
Mo, quale ricordo decida di essere tenuto più a lungo, quale scartato subito che dici l’ho letto 50 volte e non mi ricordo, come farlo, dove archiviarlo e chi uccise JFK, rimangono ancora dei punti controversi, compresa l’esistenza di questa STM, ma da qua si parte.
Un punto a favore è l’amnesia anterograda, quando il paziente si ricorda tutto entro i 30 secondi, ma poi chi cazzo sei tu? Ne avrete conosciuti a pacchi, soprattutto la mattina dopo quando si svegliano nel vostro letto! Questo, allora, depone a favore della teoria delle due memorie separate (corta e lunga).
L’altra prova a favore, sono gli esperimenti con le distrazioni: quando provi a ricordare sequenze di numeri e il vicino parte con la musica a palla o il bip di WhatsApp e ti scordi delle ultime parole, non di quelle lette prima, come a dire che la STM è compromessa e quella a lungo termine no e dunque, sono separate.
Ma ci sono anche studi a dirci che no, sembra ci sia un continuum tra short e long memory. A favore, il fatto che sia difficile marcare la differenza tra short e long.
La Working memory, per esempio, è una teoria alternativa alla short memory.
L’informazione si memorizza (apprendimento), creando dei “chunks” (dei pezzottoni) per ricordare meglio le cose. Tipo un telefono +39065009786, lo ricordate meglio se lo dividete in +39 06 500 9786.
Ovviamente, ci sono dei limiti pure qua perché 10 numeri già è tosta, con 4000 numeri in fila, stai fresco a farli a pezzettoni, dopo 8 sbrocchi sempre e comunque.
Infatti, ci sono dei limiti a seconda se si tratti di numeri (massimo 7), lettere (massimo 6) o parole (massimo 5) da ricordare in sequenza. In generale, c’è la regola del “numero magico 7″ (non era 42 la risposta alla domanda fondamentale, ma 7), tratto dal libro di Miller “The Magical Number 7, plus or minus 2: some limits on our capacity for processing information” e che in soldoni ci dice che dopo 7 cifre di fila, l’ottava la toppate. Questo è vero, più o meno 2 cifre. Dice “ma Miller lo diceva sul serio o che?”. O che! Cioé, era serio ma pure un po’ no, diciamo che in una scada da 0 a 7 era serio 7, più o meno 2.
Ovviamente ci sono un sacco di sfumature, ma in generale, un ricordo tende a decadere dopo pochi secondi, a meno che non venga richiamato alla memoria, ma tutti quanti sono d’accordo che la STM è un dischetto di cui non sappiamo la capacità massima (non troppo alta comunque) dove tanto entra, tanto deve uscire, quindi se non passa ad una memoria a lungo termine e continuate a inserire informazioni, le prime non le state immagazzinando, ma buttando al cesso.
Tornando all’incipit, la porta girevole di Kon sarà stata inserita a posteriori attraverso un secondo ricordo parziale perché, a) nella versione originale dei fatti, non era stata inserita correttamente la porta giusta, b) riportando il ricordo alla mente, più e più volte, davanti ai suoi amici, il ricordo veniva ripetuto sì, ma pure ricatalogato nuovamente e questo, a livello fisiologico, imponeva l’utilizzo di nuovi neuroni e sub-aree del cervello e quindi, una distorzione con esso. La distorzione, però, non possiamo legarla 100% alla fantasia. Kon non si è inventato una porta girevole a cazzo, l’avrà vista e inserita in quel contesto dovuto a nessuno sa cosa (o forse sì, ma non è menzionato nel suo racconto :). Per questo che riportarlo sul luogo del “delitto”, a distanza di poco tempo, lo avrebbe sicuramente aiutato a focalizzare meglio certi dettagli rispetto ad altri.
Poi, la memoria a lungo termine si ridivide in esplicita e implicita. L’implicita ci permette di fare azioni imparate una volta, milioni di anni fa, tipo rimorchiare. ahahahah no dai, senza Tinder sareste come lacrime nella pioggia! Dicevo, l’implicita di permette di fare cose fatte una volta secoli fa: guidare una bici, aprire un barattolo di Nutella, segarci, per questo che ricordiamo molto di più che non l’ultimo ricordo di quello che vi
ricordate! Fosse così, staremmo a rifare la patente auto ogni 45 minuti!
La memoria esplicita, poi, la dividiamo in semantica ed episodica.
Secondo Baddeley (1966), una delle grosse differenze tra memoria corta e lunga, è il focus: nella memoria a breve termine, ricordiamo spesso le cose per il suono delle parole, mentre in quella lunga, per il significato (semantica). L’altra, è il fatto episodico. Ci ricordiamo, appunto, degli eventi.
Parentesi 1. Come si richiamano alla memoria le cose:
1) free recall: i partecipanti al test studiano una serie di parole che poi devono ricordare, ma dopo 5 o 6 cristo, non mi ricordo più un cazzo
2) cued recall: non ti ricordi bene, ma se ti do un indizio, magari ce la fai. Aveva le tette grandi: Francesca! Bravo.
3) serial recall. se vi chiedono l’Italia campione mondiale ‘82 partite subito con Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea. Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. All., Bearzot. (oppure Sarti, Burgnich, Facchetti; Tancredi, Spinosi, Falcao ecc.).
In un altro modo, è impossibile ricordarsela.
Ovviamente, se ne toppate uno in mezzo, salta tutta la filastrocca e diventa Zoff, Gentile, Carboni, Berti, Donadoni, Baggio, Signori, Muzzi. All: Mazzone!
———–
Quindi, non possiamo ricordarci tutto nei minimi dettagli, ma non arriviamo neanche a costruirci ricordi in stile fantasy.
Critica a Spaam: ma i lavori di Elizabeth Loftus, quella che faceva credere alla gente che da piccola si era persa al centro commerciale?
La Loftus lavorava in primis, sulla Misinformation: esempio classico. Prendo una foto della vostra comunione e sostituisco un vostro parente, realmente presente alla cerimonia, con uno zio alla lontana che era già morto da tempo. Ovviamente non sono tutti suscettibili ad un tale processo. Per esempio, persone con una buona capacità mnemonica non cadono in questo tipo di errore. Batman, infatti, non ha mai posato insieme a Fidel Castro, perché erano la stessa persona!
L’altra è legata ai fatti del testimone oculare e che oggi è messo seriamente in discussione nei processi (il caso Kon ne è un esempio). Ma anche qua, si torna ad un problema di non saper richiamare, correttamente alla memoria, i fatti osservati tempo prima, non in una loro distorsione inventata dal nulla.
Poi c’è l‘effetto del riconoscimento facciale legato alla razza. Noi riconosceremmo meglio Mario il pizzettaro calabro che non Abdul del Marocco o Philip, un afro-americano di Detroit, proprio per la differenza fenotipica legata alla razza (che però non esiste in biologia!). Ma anche qua, ci sono, adesso, specifiche linee guida per la polizia, per far sì che il testimone oculare non diventi un boomerang, a partire già dalla sua prima dichiarazione rilasciata. Quindi, lavorandoci sopra con delle appropriate tecniche, si possono ridurre certi rischi.
Resta il grande mistero di come ci si ricordi di eventi di cui non ce n’è mai fregato un cazzo, tipo la sigla del Pranzo è servito e non quello che stavate ascoltando, in macchina, il giorno in cui vi ha detto “accosta pure qua, sono arrivato. Ciao Bello, domani se passi facciamo ancora amore lungo lungo”.
Santocielo 😃😃
Potresti ripetere quella cosa del mal di mare, @spaam, ché me la sono già scordata?
Ho come il sospetto che mi pentiro’ della domanda, @spaam, ma: come funziona per la cosiddetta memoria muscolare?
Faccio un esempio per spiegarmi meglio: se mi alleno regolarmente piu volte a settimana, quando poi arrivo in gara, anche alla prima piazzola e alla prima freccia, anche senza riscaldamento, tiro meglio. Nel senso che istintivamente, senza pensarci, mi metto nella posizione corretta col baricentro che scarica all’interno dell’area di appoggio dei piedi, tendo la corda fino al giusto punto d’aggancio alla guancia, allineo il gomito dietro all’altezza della mano dell’arco, sposto lo sforzo di trazione sulle scapole, ruoto leggermente il gomito, e sgancio pulito in modo da non imprimere sforzi laterali alla corda.
Se sto due settimane senza allenarmi, magari faccio correttamente ALCUNE di queste cose, ma sbaglio su altre, tipo lo sgancio o la rotazione del gomito.
Se lo chiedo agli altri arcieri, dicono ovviamente che senza un allenamento costante si disimpara subito tutto. In realta’ a me non sembra proprio cosi’. Non e’ TUTTO cio’ che si disimpara, ma solo alcune cose. E tra l’altro non e’ che siano cose particolarmente difficili. Ma per qualche motivo, se smetto di allenarmi non mi vengono piu’ automatiche, devo concentrarmi e cercare di capire cosa sto sbagliando, prima di arrivarci.
Quindi con che criterio viene appresa una certa azione ? Perche’ la posizione di braccia e gambe si, e quella di gomito e mano no ? Dipende dal diverso processo di apprendimento di quel gesto, o cosa?
Intanto non sapevo bisognasse fare tutte queste cose per tirare una
freccia: per me era solo “respira profondamente, concentrati e lascia
andare la freccia”.
La memoria del muscolo e del perché non
si capisce come un giocatore di calcio, dopo 20 anni di carriera e 10 di
scuola calcio, sbagli ancora a stoppare la palla o battere i calci
d’angolo è un tema piuttosto spinoso, non del tutto chiaro ma che ci
tormenta la vita, soprattutto durante la stagione del fantacalcio.
Ora però, pentiti della domanda!
Dunque,
le cellule muscolari sono tra le più grandi presenti nel corpo umano,
ma credo in generale, negli animali. Avendo tanto volume, ha anche più
nuclei. Ma non nel senso che una
cellula ha prodotto più nuclei – quello lo fanno solo le piante – ma nel
senso che tante cellule si sono fuse insieme formando un’unità – la
fibra muscolare – ma con tanti nuclei. Quando ti alleni, però, non
aumenti il numero di fibre, ma la massa. Quando vai in palestri dici
“sto a mette massa”, non dici “sto moltiplicando la massa!”. Ma mettere
su massa significa che le cellule staminali del muscolo si fondono con
le fibre muscolari già esistenti apportando i loro nuclei.
La teoria che va per la maggiore, allora, è che i nuclei tengono la
memoria muscolare – da lì la facilità con cui puoi ripetere certi
movimenti pur non allenandoti da tempo – ma allo stesso tempo,
l’inserimento di nuovi nuclei deve presumere un nuovo allenamento per
fissare al meglio certi movimenti che i nuovi arrivati non conoscono.
Quindi no, non disimpari tutto, altrimenti dopo 1 mese di non attività,
non sapresti manco più come impugnare arco e frecce, ma alcuni movimenti
li devi aver assimilati meglio di altri.
Una prova a favore di questa teoria è il fatto che, durante
l’atrofia muscolare, non c’è perdita di nuclei.
Sopra un muscolo al
giorno 0 (d0) e dopo 21 giorni (d21): si nota la perdita di volume
muscolare (le linee tratteggiate), ma non il numero di nuclei. Loro
potrebbero essere, allora, i detentori della memoria muscolare!
Ma
se i nuclei si possono aggiungere, ma non togliere, possono arrivare ad
un numero infinito? Ovviamente no. Riaumentando la massa muscolare di
un 60%, i nuclei non aumentavano (già stavano là).
Da qui il modello che ne segue
Ora, fino a qualche tempo fa si credeva che un nucleo potesse servire
solo una certa quantità di citoplasma. Nel 2001 venne proclamato
patrimonio Unesco l’affermazione di Gregory, cioè che la quantità di DNA
in una cellula, dovesse essere proporzionata al volume della stessa. È
vero?
Nel muscolo, più che di cellula, si parla di dominio: un
nucleo dovrebbe servire per un certo dominio. Questo è stato confermato
in alcuni muscoli (dalla redazione mi suggeriscono il soleo), cioé, il
numero di nuclei era proporzionato alla massa muscolare, mentre il
muscolo estensore delle dita (come si chiamerà?! @kon-igi aiutaci tu), pare di no.
Questo
potrebbe spiegare, ulteriormente, perché alcuni movimenti – legati a
certi muscoli e non altri – siano più facili da apprendere e ricordare e
altri meno.
(”Muscle memory and a new cellular
model for muscle atrophy and hypertrophy. Kristian Gundersen; Journal of
Experimental Biology 2016).
Non mi pento della domanda perché la risposta è molto interessante, ma la prossima volta ci penso due volte 😀
Comunque ok, è una cosa fisiologica che riguarda il modo in cui sono fatti quei muscoli, non dipende dal processo di apprendimento in sé, insomma. Speravo che fosse qualcosa che sbagliavo, da poter correggere, ma a quanto pare nisba, tocca proprio allenarsi regolarmente. Mai na gioia.
Ci sono periodi che non ricordo cosa cavolo ho fatto un’ora prima, invece ho dei ricordi cosi vividi di 35 anni fa che sembrano accaduti ora. Tipo che ero a casa di un compagno di scuola delle medie per preparare l’esame di terza e ad un certo punto ha messo una cassetta, erano i Queen, Another bites the dust. Quel momento, non ho idea del perché, non l’ho mai dimenticato.
La sai una cosa divertente?
Tu in realtà non ricordi quell’episodio ma stai ricordando l’ultima volta in cui lo hai richiamato alla mente.
Una ventina di anni fa (Figlia N.1 era nella pancia) dovetti testimoniare in tribunale per un tentativo di rapina a mano armata presso l’hotel di un mio conoscente che era avvenuto quattro o cinque anni prima (slow justice).
Naturalmente la rapina fu una roba piuttosto traumatica (disse il ladro a cui il mio amico spezzò il braccio che impugnava la pistola dentro a una porta scorrevole) e quindi negli anni che intercorsero tra l’evento e il processo la mia mente rievocò spesso quella sequenza, per cui grande fu il mio sconcerto quando la mattina dell’udienza andai a prendere il mio amico, nel mentre perso di vista, per scoprire che aveva completamente ristrutturato l’hotel.
Aveva tolto la porta scorrevole, aveva aggiunto dei gradini, aveva allargato la hall e, soprattutto, aveva messo in un’altra stanza la reception.
Il mio amico negò che avesse cambiato un solo mattone e più io dicevo ‘Qua c’era il bancone dove stavamo giocando a D&D! Qua c’era la porta scorrevole!’ e più lui scuoteva la testa.
Nella catena di rievocazione dei ricordi (io ricordo non l’evento ma il ricordo del ricordo del ricordo etc) pian piano avevo modificato la planimetria e infatti la porta non era mai stata scorrevole ma a cardini e il bancone dove oggettivamente era sempre stato ma io ERO SICURO DI VEDERE FISICAMENTE LA PORTA CHE SCORREVA.
Nel tuo caso @sabrinaonmymind sono sicuro che le cose siano andate come le descrivi (complice il ‘fermatempo’ della canzone dei Queen, riconoscibile e rievocabile a posteriori) ma io al giudice ho urlato il ‘NON MI RICORDO’ più colpevole e sospetto di tutta la storia della giurisprudenza italiana. >_____<
Ottimo esempio, Kon. In effetti noi non ricordiamo mai l’evento originario, ma l’ultimo ricordo che abbiamo di esso; ricordo che viene arricchito o privato di aspetti che ricostruiamo con la nostra fantasia.
Forse. Io ho ricordi netti e precisissimi di eventi molto remoti, luoghi, cose che facevo, musiche ascoltate, giochi fatti. Non ho alcuna sensazione siano “rimaneggiati”, sono piccoli istanti incapsulati, freezed nella mia memoria. Sicuramente non ricordo i dettagli minutamente, ma cosa facevo, dicevo sì.
Facciamo un po’ d’ordine che mi state facendo venire il mal di mare!
Allora, diciamo intanto che i ricordi “netti” e “precississimi” non lo sono mai per tutta una serie di ragioni (traumi, tempo trascorso, quante volte è stato richiamato alla memoria, in quali circostanze, ecc.), ma non è neanche del tutto corretto dire che ricordiamo il ricordo e ricostruiamo la nostra memoria in versione fantasy 😀
Se vi do una stringa di 80 numeri, probabilmente non andrete oltre i 5 – 8 numeri di fila, ma vi ricordate ancora il numero di casa di quella delle elementarri, anno scolastico 1981-’82 per ovvie ragioni ormonali.
Kon non si ricordava la porta girevole e altri dettagli che – come vedremo più avanti – erano stati male immagazinati alla fonte e non “fantasticamente” ricamati dopo con il tempo, pere l’eccezionalità dell’evento che lo ha portato ad immagazzinare gli eventi in maniera vivida, ma in parte alterata.
Ma andiamo con ordine.
Intanto gli esperti (Atkinson-Panatta), negli anni ‘60 teorizzarono la doppia memoria che tutti quanti noi conosciamo: short term e long term memory (a breve e lungo termine). Cioè, in realtà c’è anche la memoria sensoriale, legata appunto ai 5 sensi.
Ma dicevamo della teoria Atkinson-Panatta sulla short e long memory, ovvero il cervello che immagazzina dati a breve e a lungo termine. Ma breve quanto? Grosso modo 18 secondi se non ripeti l’informazione. Ovviamente poi, più ripeti l’informazione, più aumenti la probabilità di ricordarla e di passarla ad una memoria a lungo termine.
Mo, quale ricordo decida di essere tenuto più a lungo, quale scartato subito che dici l’ho letto 50 volte e non mi ricordo, come farlo, dove archiviarlo e chi uccise JFK, rimangono ancora dei punti controversi, compresa l’esistenza di questa STM, ma da qua si parte.
Un punto a favore è l’amnesia anterograda, quando il paziente si ricorda tutto entro i 30 secondi, ma poi chi cazzo sei tu? Ne avrete conosciuti a pacchi, soprattutto la mattina dopo quando si svegliano nel vostro letto! Questo, allora, depone a favore della teoria delle due memorie separate (corta e lunga).
L’altra prova a favore, sono gli esperimenti con le distrazioni: quando provi a ricordare sequenze di numeri e il vicino parte con la musica a palla o il bip di WhatsApp e ti scordi delle ultime parole, non di quelle lette prima, come a dire che la STM è compromessa e quella a lungo termine no e dunque, sono separate.
Ma ci sono anche studi a dirci che no, sembra ci sia un continuum tra short e long memory. A favore, il fatto che sia difficile marcare la differenza tra short e long.
La Working memory, per esempio, è una teoria alternativa alla short memory.
L’informazione si memorizza (apprendimento), creando dei “chunks” (dei pezzottoni) per ricordare meglio le cose. Tipo un telefono +39065009786, lo ricordate meglio se lo dividete in +39 06 500 9786.
Ovviamente, ci sono dei limiti pure qua perché 10 numeri già è tosta, con 4000 numeri in fila, stai fresco a farli a pezzettoni, dopo 8 sbrocchi sempre e comunque.
Infatti, ci sono dei limiti a seconda se si tratti di numeri (massimo 7), lettere (massimo 6) o parole (massimo 5) da ricordare in sequenza. In generale, c’è la regola del “numero magico 7″ (non era 42 la risposta alla domanda fondamentale, ma 7), tratto dal libro di Miller “The Magical Number 7, plus or minus 2: some limits on our capacity for processing information” e che in soldoni ci dice che dopo 7 cifre di fila, l’ottava la toppate. Questo è vero, più o meno 2 cifre. Dice “ma Miller lo diceva sul serio o che?”. O che! Cioé, era serio ma pure un po’ no, diciamo che in una scada da 0 a 7 era serio 7, più o meno 2.
Ovviamente ci sono un sacco di sfumature, ma in generale, un ricordo tende a decadere dopo pochi secondi, a meno che non venga richiamato alla memoria, ma tutti quanti sono d’accordo che la STM è un dischetto di cui non sappiamo la capacità massima (non troppo alta comunque) dove tanto entra, tanto deve uscire, quindi se non passa ad una memoria a lungo termine e continuate a inserire informazioni, le prime non le state immagazzinando, ma buttando al cesso.
Tornando all’incipit, la porta girevole di Kon sarà stata inserita a posteriori attraverso un secondo ricordo parziale perché, a) nella versione originale dei fatti, non era stata inserita correttamente la porta giusta, b) riportando il ricordo alla mente, più e più volte, davanti ai suoi amici, il ricordo veniva ripetuto sì, ma pure ricatalogato nuovamente e questo, a livello fisiologico, imponeva l’utilizzo di nuovi neuroni e sub-aree del cervello e quindi, una distorzione con esso. La distorzione, però, non possiamo legarla 100% alla fantasia. Kon non si è inventato una porta girevole a cazzo, l’avrà vista e inserita in quel contesto dovuto a nessuno sa cosa (o forse sì, ma non è menzionato nel suo racconto :). Per questo che riportarlo sul luogo del “delitto”, a distanza di poco tempo, lo avrebbe sicuramente aiutato a focalizzare meglio certi dettagli rispetto ad altri.
Poi, la memoria a lungo termine si ridivide in esplicita e implicita. L’implicita ci permette di fare azioni imparate una volta, milioni di anni fa, tipo rimorchiare. ahahahah no dai, senza Tinder sareste come lacrime nella pioggia! Dicevo, l’implicita di permette di fare cose fatte una volta secoli fa: guidare una bici, aprire un barattolo di Nutella, segarci, per questo che ricordiamo molto di più che non l’ultimo ricordo di quello che vi
ricordate! Fosse così, staremmo a rifare la patente auto ogni 45 minuti!
La memoria esplicita, poi, la dividiamo in semantica ed episodica.
Secondo Baddeley (1966), una delle grosse differenze tra memoria corta e lunga, è il focus: nella memoria a breve termine, ricordiamo spesso le cose per il suono delle parole, mentre in quella lunga, per il significato (semantica). L’altra, è il fatto episodico. Ci ricordiamo, appunto, degli eventi.
Parentesi 1. Come si richiamano alla memoria le cose:
1) free recall: i partecipanti al test studiano una serie di parole che poi devono ricordare, ma dopo 5 o 6 cristo, non mi ricordo più un cazzo
2) cued recall: non ti ricordi bene, ma se ti do un indizio, magari ce la fai. Aveva le tette grandi: Francesca! Bravo.
3) serial recall. se vi chiedono l’Italia campione mondiale ‘82 partite subito con Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea. Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. All., Bearzot. (oppure Sarti, Burgnich, Facchetti; Tancredi, Spinosi, Falcao ecc.).
In un altro modo, è impossibile ricordarsela.
Ovviamente, se ne toppate uno in mezzo, salta tutta la filastrocca e diventa Zoff, Gentile, Carboni, Berti, Donadoni, Baggio, Signori, Muzzi. All: Mazzone!
———–
Quindi, non possiamo ricordarci tutto nei minimi dettagli, ma non arriviamo neanche a costruirci ricordi in stile fantasy.
Critica a Spaam: ma i lavori di Elizabeth Loftus, quella che faceva credere alla gente che da piccola si era persa al centro commerciale?
La Loftus lavorava in primis, sulla Misinformation: esempio classico. Prendo una foto della vostra comunione e sostituisco un vostro parente, realmente presente alla cerimonia, con uno zio alla lontana che era già morto da tempo. Ovviamente non sono tutti suscettibili ad un tale processo. Per esempio, persone con una buona capacità mnemonica non cadono in questo tipo di errore. Batman, infatti, non ha mai posato insieme a Fidel Castro, perché erano la stessa persona!
L’altra è legata ai fatti del testimone oculare e che oggi è messo seriamente in discussione nei processi (il caso Kon ne è un esempio). Ma anche qua, si torna ad un problema di non saper richiamare, correttamente alla memoria, i fatti osservati tempo prima, non in una loro distorsione inventata dal nulla.
Poi c’è l‘effetto del riconoscimento facciale legato alla razza. Noi riconosceremmo meglio Mario il pizzettaro calabro che non Abdul del Marocco o Philip, un afro-americano di Detroit, proprio per la differenza fenotipica legata alla razza (che però non esiste in biologia!). Ma anche qua, ci sono, adesso, specifiche linee guida per la polizia, per far sì che il testimone oculare non diventi un boomerang, a partire già dalla sua prima dichiarazione rilasciata. Quindi, lavorandoci sopra con delle appropriate tecniche, si possono ridurre certi rischi.
Resta il grande mistero di come ci si ricordi di eventi di cui non ce n’è mai fregato un cazzo, tipo la sigla del Pranzo è servito e non quello che stavate ascoltando, in macchina, il giorno in cui vi ha detto “accosta pure qua, sono arrivato. Ciao Bello, domani se passi facciamo ancora amore lungo lungo”.
Santocielo 😃😃
Potresti ripetere quella cosa del mal di mare, @spaam, ché me la sono già scordata?
Ho come il sospetto che mi pentiro’ della domanda, @spaam, ma: come funziona per la cosiddetta memoria muscolare?
Faccio un esempio per spiegarmi meglio: se mi alleno regolarmente piu volte a settimana, quando poi arrivo in gara, anche alla prima piazzola e alla prima freccia, anche senza riscaldamento, tiro meglio. Nel senso che istintivamente, senza pensarci, mi metto nella posizione corretta col baricentro che scarica all’interno dell’area di appoggio dei piedi, tendo la corda fino al giusto punto d’aggancio alla guancia, allineo il gomito dietro all’altezza della mano dell’arco, sposto lo sforzo di trazione sulle scapole, ruoto leggermente il gomito, e sgancio pulito in modo da non imprimere sforzi laterali alla corda.
Se sto due settimane senza allenarmi, magari faccio correttamente ALCUNE di queste cose, ma sbaglio su altre, tipo lo sgancio o la rotazione del gomito.
Se lo chiedo agli altri arcieri, dicono ovviamente che senza un allenamento costante si disimpara subito tutto. In realta’ a me non sembra proprio cosi’. Non e’ TUTTO cio’ che si disimpara, ma solo alcune cose. E tra l’altro non e’ che siano cose particolarmente difficili. Ma per qualche motivo, se smetto di allenarmi non mi vengono piu’ automatiche, devo concentrarmi e cercare di capire cosa sto sbagliando, prima di arrivarci.
Quindi con che criterio viene appresa una certa azione ? Perche’ la posizione di braccia e gambe si, e quella di gomito e mano no ? Dipende dal diverso processo di apprendimento di quel gesto, o cosa?