kon-igi:

proust2000:

Gente povera che non si fa problemi ad ammetterlo

Ok, fatta una bischerata. Preso voli per fare capodanno a Barcellona prima di cercare alloggio. Qualche anima pia che ospita di umili viandanti un paio di giorni? 😬😬😬

Ok… è il momento di aiutare Simbad il Marinaio nei seguenti modi:

1 – Dandogli le chiavi del vostro appartamento in Passeig de Garcia Fària

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2 – Mettendovi in contatto con i vostri amici barcelonins che saranno ben lieti di vederlo arrivare in barca, farci un giro sopra e poi ospitarlo.

3 – Sfruttando le vostre doti di millenialz smanettoni, capacissimi di trovargli una sistemazione nel tempo di pronunciare miccia e acciarino.

Gentile reblog di diffusione, ricordando a voi tutti che gli zombie non nuotano e che senza @proust2000 rischiate di fare i frignoni al porto tipo Dunkirk ma con i tedeschi che vi mangiano.

Io avevo qualche contatto in Spagna dei tempi dell’erasmus, solo che 1) erano a Valencia e non a Barcellona, e 2) sono passati quasi 15 anni, e quelli che nel 2005 facevano l’università la, ormai sono tutti sparsi in giro per il mondo. In Spagna la crisi si è fatta sentire come e più che da noi, e chi ha potuto ha preso la via dell’estero ormai da tempo.

Ti direi di provare col couchsurfing ma è un po’ tardi, non so se troverai qualcosa con così poco preavviso… altrimenti ostelli della gioventù o pensioni economiche.

Comunque rebloggo per diffusione. In bocca al lupo 🙂

Mi presento: mi chiamo QC Bot ed in questo momento mi trovo in molti ospedali nel mondo.

Sono un robot completamente automatizzato, capace anche di relazionarmi
con l’essere umano. Posso essere usato per qualsiasi compito, come
portare i farmaci ai pazienti o accompagnarli alle visite
specialistiche, portare via lavanderia sporca e rifiuti sanitari o
consegnare le vivande, ma anche registrare a distanza
i segni vitali dei pazienti e inviarli in tempo reale a un tablet o uno
smartphone utilizzato dai medici. Gli infermieri possono usare il mio
lettore di codici a barre per registrare i farmaci e tenere sempre sotto
controllo interazioni e scadenze, oppure utilizzare il mio schermo
touch per videochiamare un medico o un operatore in un altro reparto. Il
tutto mentre mi muovo autonomamente nel difficile ambiente ospedaliero,
evitando ostacoli grazie al sistema di telecamere stereoscopiche
disposte sulla mia superficie.

La cosa sorprendente? Devo la
mia esistenza alla ricerca spaziale. Anzi, precisamente devo la mia
esistenza proprio alle missioni marziane. Proprio a quei robottini che
ora sono su Marte e che molta gente ritiene inutili sprechi di risorse,
di tempo, di soldi. Io infatti sono letteralmente un rover con
tecnologia marziana pensato per gli ospedali. I miei creatori, negli
anni ‘90, lavoravano al MIT quando la NASA chiese loro di realizzare la
tecnologia per un rover con autonomia di movimento e capacità di
acquisire obiettivi. Tra questi c’era Daniel Theobald, che realizza il
sistema di Rocky 7, il primo prototipo di mini-rover che venne poi
testato per la prima volta nel 1996 e preparò la strada per i rover
successivi, dal Sojourner a Spirit e Opportunity.

Quegli
studenti del MIT fondarono poi nel 1999 la Vecna Techonologies,
l’azienda che oggi mi commercializza: vedete nella foto tutto il mio
splendore!

Io sono quindi un testimone diretto: se ora sono in mezzo a voi umani è
grazie alla vostra sete di conoscenza che vi spinge a esplorare sempre
oltre, sviluppando tecnologie prima inesistenti, che contribuiscono al
progresso della vostra specie, hanno ricadute benefiche nella vostra
vita quotidiana e vii insegnano, soprattutto, a non avere paura del
buio.

Matteo

(fonte, via Chi ha paura del buio?)

KON-ICE: picchiarello picchiatello stai attento al mattarello.

tsuki-nh:

kon-igi:

[mia nonna aveva certe filastrocche per tenermi a bada…]

Una certa qual tamblera, la cui energia propulsiva vitale supera di gran lunga la propria capacità di calcolare la traiettoria di non collisione della sonda Insight propria testa contro i mobili, mi chiede cosa fare nel caso in cui il moto di rivoluzione terrestre porti il pianeta terra contro il suo pregiato capo.

Associare il nome di divinità a quello di fauna, reale o di fantasia, con l’aggiunta di aggettivi dispregiativi in forma superlativa può aiutare ma aggiungiamo qualche più efficace dato tecnico.

Intanto l’evoluzione che c’ha fatto uscire dall’oceano ha detto ‘questo animale tiene un organo che un giorno gli sarà utile per fare cose tipo il televoto sul Grande Fratello o supportare Ƹalvini quindi proteggiamolo con qualcosa di più bello di un esoscheletro’ (io l’avrei preferito. Non l’esoscheletro, proprio rimanere nell’oceano):

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Naturalmente mi tira il culo cercare immagini migliori alle 6 del mattino quindi vi riciclo un telencefalo (quello comunemente conosciuto come ‘cervello’) contenuto all’interno della protezione di cui sopra, LA SCATOLA CRANICA.

La scatola cranica è formata da varie ossa di diversi colori sgargianti

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solo che circa 150.000 anni fa il Demiurgo ha finito le resine colorate per la stampante 3D e adesso il bianco slavato è quello di serie sul modello Homo Sapiens.

Queste ossa sono unite fra di loro tramite alcune SUTURE (le ‘fontanelle’ che nel neonato sono aperte per facilitare l’uscita da quella cosa che una sola volta nella vita viene imboccata dalla parte sbagliata) che paiono inesistenti e invece favoriscono movimenti di pochi millimetri, rendendo il cranio ‘elastico’; inoltre queste ossa hanno spessori e conformazioni differenti, selezionate dall’evoluzione di modo ché fossero pronte a ricevere la maggior parte dei traumi.

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(i colori possono variare senza preavviso da quelli sul catalogo, quindi mandate sempre una mail di conferma a Dio prima di fare un ordine).

Per concludere la parte protezione, l’encefalo (che non è solo il cavolfiore molle ma tutto l’insieme di strutture neuroanatomiche contenute nel cranio) è pure avvolto in tre sacchetti chiamati MENINGI, che a vederle paiono tre sacchetti biodegradabili fradici di olio di tonno che faticano a contenere un cavolo bollito, le quali, grazie alla presenza al loro interno di LIQUIDO CEFALO-RACHIDIANO, ammortizzano l’encefalo dai microtraumi delle percussioni contro la scatola cranica durante una corsa o un salto.

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(Dall’esterno verso l’interno, anche se poco distinguibili, Dura madre, Aracnoide e Pia Madre, ovviamente senza liquido cefalo-rachidiano, probabilmente colato sulle scarpe dell’anatomo-patologo).

Ma cosa succede alle strutture encefaliche (da qui in poi CERVELLO) quando si riceve un colpo in testa?

Intanto avviene un TRAUMA CRANICO cioè il nostro cranio riceve un trauma (subito Nobel del Graziarcazzo a Monsieur Lapalisse) e poi possono succedere diverse cose:

  1. Gesù piange, i vicini vengono a vedere se il laboratorio di crack è esploso e tu metti il ghiaccio sul bernoccolo protundente alla Tom&Jerry ma non ci sono manifestazioni neurologiche, tranne magari un mal di testa.
  2. Ti viene una COMMOZIONE CEREBRALE, la qual cosa non significa che ti piange il cervello per il dolore ma che per un periodo più o meno limitato di tempo (ore, giorni, settimane) le funzioni motorie e corticali superiori possono essere compromesse: confusione mentale, capogiri, difficoltà di concentrazione e a compiere azioni complesse o prolungate (ora mi direte che ogni notte qualcuno viene a commuovervi il cranio con una spranga imbottita). Non ci sono danni cerebrali evidenti o definitivi ma ci possono essere sequele fastidiose negli anni a venire.
  3. Hai una PERDITA DI COSCIENZA più o meno prolungata. Questo non è uno step successivo slegato dalla commozione cerebrale o da altri eventi più gravi ma di sicuro una manifestazione evidente e quantificabile che deve sempre mettere in allarme e spingere la persona ad andare da un medico.
  4. Ti becchi una FRATTURA DELLA TECA CRANICA, UN’EMORRAGIA E UN’EMATOMA CEREBRALE.

Qua mi fermo e comincio un’altra lista, quella brutta, perché se per i primi tre punti il trattamento è casalingo (sempre previa consultazione del medico), qua invece andiamo nell’ospedaliero spinto.

Prima di tutto nemmeno il neurologo in pronto soccorso sa come può evolvere un trauma cranico (infatti ti mandano a casa con IL FOGLIO… poi spiego) e spesso una brutta botta non nasconde nessun tipo di problema e invece uno scappellotto ti può far finire in coma e, all’interno dei problemi seri citati, una frattura può non voler dire emorragia cerebrale e parimenti ci può essere emorragia cerebrale senza frattura. E puoi svenire a distanza di ore. E ci può essere una micro-frattura non rilevabile all’RX. E avere un’emorragia silente a distanza di giorni. Insomma, con la testa è sempre un casino.

FRATTURA DELLA TECA CRANICA

Si chiama teca perché non è un osso duro e compatto ma a strati lamellari sovrapposti (aponeurosi, periostio, osso), proprio per il suddetto discorso di ammortizzamento e quindi una sua frattura (di per sé non terribile perché quasi sempre trattata conservativamente in attesa della sua ri-ossificazione) può nascondere traumi sottostanti ben peggiori.

EMORRAGIA ED EMATOMA

Cominciano i soncazzi.

Anche senza frattura, un qualsiasi trauma può lasciare intatto l’osso ma ledere i vasi sottostanti con conseguente fuoriuscita e raccolta di sangue.

La sede di elezione è lo spazio tra la dura madre e l’aracnoide (EMATOMA SUBDURALE) mentre per quella tra l’aracnoide e la pia madre (ESA – Emorragia sub-aracnoidea) l’eziopatogenesi è più vascolare (aneurismi) che traumatica. 

Se non sapete leggere il cirillico, quello in rosso è un ematoma subdurale (o epidurale se è tra teca cranica e dura madre) e quello in blu è un ematoma sub-aracnoideo.

Alla fine, se escludiamo le cause, la sabbia nella vaselina è che il sangue viene trattenuto dalla scatola cranica e quindi comincia a spingere il cervello con l’insorgenza di tutta una serie di sintomi più o meno gravi dati dall’ischemia (se comprimi un organo, non ci arrivano più sangue e ossigeno) e dall’ipertensione endocranica.

Il grosso problema è che non sempre l’ematoma si forma contestualmente al trauma ma la quasi totalità delle volte il sangue si infiltra molto lentamente (anche giorni) con uno sviluppo subdolo della classica nausea, giramenti di testa, vomito, perdita di equilibrio etc. Questo è il motivo per cui in pronto soccorso, anche se ti fanno un RX e/o una TAC, poi ti mandano a casa con il succitato foglio in cui scrivono che se si presentassero tali sintomi di tornare subito. E di farsi svegliare frequentemente perché è un attimo passare dal sonno al coma.

Nel caso in cui, il trattamento è molto semplice (seppur cruento): ti scalpano, aprono un buco nel cranio (o ti scalottano proprio), sezionano la meninge d’intralcio, scucchiaiano la gelatina al ribes, riappoggiano la meninge, rimettono il coperchio e ricuciono lo scalpo. E se non sono passati troppi giorni torni smetti di pisciarti addosso e torni nuovo come prima.

Se riuscite, guardatelo il video ché didatticamente ne vale davvero la pena

Per ciò che riguarda LE EMORRAGIE CEREBRALI VERE E PROPRIE, c’è solo da incrociare le dita e sperare di svegliarsi dal coma sapendo ancora parlare o pisciare nel posto giusto.

Concludo dicendo che non esiste una regola precisa per riconoscere quanto sia serio un trauma cranico e cosa fare per valutarne la gravità (però farsi dire cinque nomi di oggetti e cercare di ripeterli tutti è un buon sistema per capire se c’è commozione cerebrale), quindi vi posso solo invitare a essere loquace maggioranza nei confronti di chi vi cura istituzionalemente qualora il pianeta terra dovesse collidere col vostro cranio.

Grazie mille ❤

Quindi in sintesi faccio benissimo ad andare in paranoia!

Il coso rosso/blu cirillico può comparire anche senza bernoccolo? Anche se di fatto non resta nessun segno se non un po’ di dolore toccando?

Non riesco a valutare quanto è seria una botta!

Non aiutano molto i sintomi di nausea e confusione su una a cui parte l’ansia a mille XD

Vado a comprare polistirolo e gommapiuma…

farsi dire cinque nomi di oggetti e cercare di ripeterli tutti è un buon sistema per capire se c’è commozione cerebrale

A parte che secondo sto criterio, te saresti in commozione cerebrale perenne dalla nascita, tipo.

Le lasagne le chiami pasticcio, le tagliatelle le chiami lasagne, e le grappe le chiami tagliatelle, la luce la chiudi e la porta la spegni, l’alimentatore del portatile è lo spago, quello del telefono è lo spinotto, il Millenium Falcon l’hai chiamato la barca, e la Seicento fa puf.

Mi comincerò a preoccupare quando quelle 5 parole le dirai giuste.

InSight è arrivato, la “talpa” è su Marte

Sono le 20:52:59 ora italiana di lunedì 26 novembre quando, dalla regione equatoriale del Pianeta rosso nota come Elysium Planitia, arriva l’agognato segnale: la terrificante sequenza di atterraggio soprannominata ”i sette minuti di terrore” –  e chi fra voi l’ha seguita in diretta
non farà fatica a intuirne il motivo – si è conclusa correttamente.
L’entusiasmo, al centro di controllo Nasa, è incontenibile. «Oggi siamo
atterrati con successo su Marte per l’ottava volta nella storia
dell’umanità», commenta a caldo Jim Bridenstine, l’amministratore della Nasa. Otto volte a fronte di un cospicuo numero di fallimenti,
a riprova della difficoltà estrema di questa manovra. Ma ancora non è
finita, anzi: la missione, dal punto di vista della scienza, ha inizio
da questo momento. «InSight studierà l’interno di Marte», spiega
Bridenstine. Ed è in quell’interno che si gioca la scommessa più grande: per raggiungerlo, InSight dovrà scavare come nessuno ha mai fatto prima in un mondo al di fuori della Terra.

Ma scavare come? E a che scopo? Media Inaf lo ha chiesto Roberto Orosei, il ricercatore dell’Inaf di Bologna divenuto celebre l’estate scorsa per la scoperta dell’acqua liquida nel sottosuolo di Marte. Lo raggiungiamo mentre sta provando il frac per Stoccolma, dove è stato invitato ad assistere alla cerimonia di consegna dei Premi Nobel 2018. Il giorno prima, il 9 dicembre, nell’ambito del Nobel Week Dialogue, Orosei parteciperà a una tavola rotonda che ha per tema l’acqua
– acqua intesa come risorsa limitata e con le sue implicazioni sociali e
politiche, ma anche appunto con uno sguardo rivolto al di fuori della
Terra. Chi dunque meglio di lui per affrontare l’argomento?

Ecco, a proposito di acqua su Marte: ora che è atterrato sul
Pianeta rosso, InSight ha come compito principale quello di scavare un
buco sulla superficie per inserirvi un termometro e misurare la
temperatura del sottosuolo. Un buco parecchio profondo, no? 


«Sì, ma non sarà un buco realizzato da una trivella, come farà il futuro rover
di ExoMars, bensì da una “talpa artificiale”: un piccolo meccanismo che
si farà strada, con piccoli scatti meccanici, attraverso la sabbia e il
terreno. Dovrebbe riuscire a penetrare fino a 5 metri, sempre che la
sonda non atterri su un bel lastrone di roccia: in tal caso la talpa
farebbe molta fatica, non avendo la capacità di frantumare la roccia,
come invece potrebbe fare la trivella di ExoMars. Ma buona parte della
superficie di Marte è formata da questo terreno molto fine e sabbioso,
quindi ci sono buone probabilità che tutto vada come previsto»
.


Una talpa come quelle che si usano qui sulla Terra per scavare i tunnel autostradali?

«No, è un meccanismo molto più semplice: è un cilindro con
un’estremità appuntita che ha una massa mobile che “martella” la punta
dall’interno. È un movimento meccanico semplicissimo, non ci sono parti
mobili esterne. Colpo dopo colpo, dovrebbe riuscire a insinuarsi sempre
più a fondo nel terreno. Dunque parliamo di un’operazione che richiederà
del tempo, perché l’avanzamento è di pochi millimetri ad ogni colpo –
ma proprio per la sua semplicità anche piuttosto sicuro».

Cinque metri, dicevamo: è molto, per un buco su un pianeta che non sia la Terra?

«Direi di sì: fino a oggi non abbiamo scavato mai al di sotto di una
decina di centimetri. Forse la buca più profonda l’ha fatta su Marte il lander Phoenix, quello atterrato nel 2008 nella Vastitas Borealis, riuscendo a trovare il permafrost – il terreno ghiacciato – a qualche centimetro di profondità».

Nel caso di InSight l’obiettivo principale dello scavo è
misurare la temperatura del sottosuolo marziano. Perché è così
importante? C’è tanta differenza, fra zero e cinque metri?

«Sì, perché non c’è più l’effetto delle variazioni termiche dovute
all’alternanza fra il dì e la notte e a quella delle stagioni. Lo scopo è
arrivare a una profondità maggiore di quella a cui penetra l’onda
termica stagionale: un punto in cui la temperatura rimane costante
d’estate e d’inverno, ed è determinata dalla quantità di calore emessa
dal nucleo del pianeta».

E c’è la possibilità che, scavando scavando, la “talpa” finisca per ritrovarsi in mezzo all’acqua?

«InSight compie questa misura proprio per calcolare a quale
profondità ci si può aspettare che la temperatura raggiunga il punto di
fusione del ghiaccio. I modelli suggeriscono che occorra scendere per
centinaia di metri, se non chilometri. Non a caso, una delle critiche
che erano state mosse al nostro risultato dell’estate scorsa – quello
della scoperta del lago di acqua liquida sotto la superficie di Marte –
era proprio che non si trovava a una profondità sufficiente per la
fusione. Dunque saranno per noi dati molto interessanti, anche se
occorre sottolineare che la relazione fra profondità e temperatura non è
la stessa in tutte le regioni del pianeta. In ogni caso, è una misura
che potrà dirci molto della storia di Marte».

In che senso?

«Si pensa che Marte sia una “Terra invecchiata precocemente”:
un’ipotesi che risulterà confermata se il gradiente di temperatura a 5
metri di profondità è più basso su Marte che qui sulla Terra, perché
significherebbe che Marte si è raffreddato di più. E questo
spiegherebbe la fine dell’attività vulcanica e, assieme alla minore
gravità, la tenue atmosfera attuale»

InSight è arrivato, la “talpa” è su Marte