Commento di @tsuki-nh all’esultazione del team del JPL, durante la diretta NASA: “badali’ come son contenti che non son diventati disoccupati” 😀
Giorno: 26 novembre 2018
La timeline dell’atterraggio di InSight, secondo per secondo (l’orario è riferito al tempo di ricezione dei dati a terra, che è 8 minuti e 7 secondi in ritardo rispetto all’evento reale su Marte)
(via The Planetary Society, traduzione di Astronauticast)

Ecco la struttura della sonda InSight sulla quale avrete captato qualche lievissimo accenno nelle storie dei giorni scorsi ^_^
Da sinistra a destra, visti dal basso: lo stadio di crociera, il guscio
posteriore (a cui è attaccato il paracadute), il lander, il quadro
componenti, l’involucro per copertura termica e lo scudo termico.Questa è la sequenza di operazioni da compiere per l’ammartaggio:
- Meno 7 minuti: la sonda si separa dallo stadio di crociera.
- Meno 6 minuti e 30 secondi: comincia la rotazione per garantire un
corretto angolo d’ingresso della sonda nell’atmosfera marziana. Un
angolo troppo basso e la sonda rimbalzerà sulla superficie
dell’atmosfera; un angolo troppo alto e la sonda sarà bruciata per
attrito. La manovra durerà circa un minuto e mezzo; durante questo tempo
la sonda subirà una decelerazione pari a circa 7 volte e mezzo la
gravità terrestre.- Meno 3 minuti e 17 secondi: apertura del paracadute.
- Meno 3 minuti e 2 secondi: distacco dallo scudo termico.
- Meno 2 minuti e 52 secondi: dispiegamento delle gambe.
- Meno 2 minuti: attivazione del radar altimetrico.
- Meno 61 secondi: prima acquisizione del radar.
- Meno 43 secondi: separazione del lander dal guscio e dal paracadute.
- Meno 40 secondi: rotazione per raggiungere la posizione orizzontale e accensione dei retrorazzi.
- Meno 16 secondi: inizio della fase di discesa a velocità costante e touchdown.
Quando InSight raggiungerà il suolo, emetterà un segnale radio che i telescopi a terra cercheranno di captare.
Sette minuti dopo l’ammartaggio, se la sonda è tutta intera e
funzionante, invierà un segnale più intenso, che potrebbe impiegare fino
a un’ora a raggiungere le antenne terrestri.Solo allora sapremo se è andato tutto bene.
A stasera!

CI SIAMO!
Tra poco meno di 9 ore, alle 20.47 italiane, una nuova missione
atterrerà su Marte, ad oltre 6 anni di distanza dall’ultima volta (il
mitico rover Curiosity)!Stiamo parlando, ovviamente, di InSight, che dopo 7 mesi di viaggio
raggiungerà questa sera il pianeta rosso e atterrerà sulla sua
superficie. InSight è un lander che ci fornirà dati mai avuti prima con
tecnologie mai sperimentate su altri pianeti (in realta’ on vi sara’ solo il lander, ma ne riparleremo).Incrociamo le dita. Come vedete da questa grafica, infatti, la ricerca
spaziale è spietata. A differenza della ricerca terrestre in cui i test
si susseguono fino al perfetto funzionamento, ad esempio, di un
telescopio, nello spazio l’unico test possibile è la missione stessa.Guardate l’immagine: credete sia un caso se oltre il 50% delle missioni
verso Marte non hanno avuto la sorte sperata? No, perché lo spazio e
soprattutto Marte non perdonano. Atterrare su Marte è DANNATAMENTE
difficile, tutto deve funzionare alla perfezione ed in perfetta
autonomia visto che, tra l’altro, nei minuti dell’atterraggio non
abbiamo modo di comunicare con i nostri robot.Ecco perché si
parla di ricerca. Ricercare significa esplorare terreni nuovi, varcare
orizzonti e confini mai superati prima, significa cercare di conoscere
qualcosa di ignoto. Ecco perché quando parliamo di scienza e di spazio
ci si riferisce alla ricerca scientifica ed alla ricerca spaziale con un
accostamento di parole voluto e non banale.Lo abbiamo visto
con ExoMars solo due anni fa, quando Schiaparelli si schiantò nel
tentativo di atterrare su Marte, a causa di un dettaglio che non fu
adeguatamente testato.“Fallimento”, “spreco”, “inutile”…
ExoMars fu definita in vari, troppi modi, tranne che per quello che è
stata (è) realmente: ricerca spaziale. E che in realtà è stata
soprattutto un successo, grazie all’orbiter TGO, l’orbiter e parte
fondamentale della missione, che funziona perfettamenteFallimento? Assolutamente no, perché anche da un test andato male
possiamo ricavare dati importantissimi per le future missioni, in questo
caso ExoMars 2. È scienza anche questa. È progresso anche questo. È
emozione anche questo.Contribuire al progresso, testare nuove
tecnologie, esplorare nuovi territori della conoscenza che avranno
decine di ricadute positive sull’umanità… come può, tutto ciò, essere
chiamato fallimento?Poche ore, quindi: e torneremo a vivere l’emozione di uno “sbarco su Marte”, anche se, per il momento, di un semplice robot. 🙂
Matteo
Credits: Bill Gerstenmaier, NASA
(via Chi ha paura del buio?)



