CI SIAMO!
Tra poco meno di 9 ore, alle 20.47 italiane, una nuova missione
atterrerà su Marte, ad oltre 6 anni di distanza dall’ultima volta (il
mitico rover Curiosity)!
Stiamo parlando, ovviamente, di InSight, che dopo 7 mesi di viaggio
raggiungerà questa sera il pianeta rosso e atterrerà sulla sua
superficie. InSight è un lander che ci fornirà dati mai avuti prima con
tecnologie mai sperimentate su altri pianeti (in realta’ on vi sara’ solo il lander, ma ne riparleremo).
Incrociamo le dita. Come vedete da questa grafica, infatti, la ricerca
spaziale è spietata. A differenza della ricerca terrestre in cui i test
si susseguono fino al perfetto funzionamento, ad esempio, di un
telescopio, nello spazio l’unico test possibile è la missione stessa.
Guardate l’immagine: credete sia un caso se oltre il 50% delle missioni
verso Marte non hanno avuto la sorte sperata? No, perché lo spazio e
soprattutto Marte non perdonano. Atterrare su Marte è DANNATAMENTE
difficile, tutto deve funzionare alla perfezione ed in perfetta
autonomia visto che, tra l’altro, nei minuti dell’atterraggio non
abbiamo modo di comunicare con i nostri robot.
Ecco perché si
parla di ricerca. Ricercare significa esplorare terreni nuovi, varcare
orizzonti e confini mai superati prima, significa cercare di conoscere
qualcosa di ignoto. Ecco perché quando parliamo di scienza e di spazio
ci si riferisce alla ricerca scientifica ed alla ricerca spaziale con un
accostamento di parole voluto e non banale.
Lo abbiamo visto
con ExoMars solo due anni fa, quando Schiaparelli si schiantò nel
tentativo di atterrare su Marte, a causa di un dettaglio che non fu
adeguatamente testato.
“Fallimento”, “spreco”, “inutile”…
ExoMars fu definita in vari, troppi modi, tranne che per quello che è
stata (è) realmente: ricerca spaziale. E che in realtà è stata
soprattutto un successo, grazie all’orbiter TGO, l’orbiter e parte
fondamentale della missione, che funziona perfettamente
Fallimento? Assolutamente no, perché anche da un test andato male
possiamo ricavare dati importantissimi per le future missioni, in questo
caso ExoMars 2. È scienza anche questa. È progresso anche questo. È
emozione anche questo.
Contribuire al progresso, testare nuove
tecnologie, esplorare nuovi territori della conoscenza che avranno
decine di ricadute positive sull’umanità… come può, tutto ciò, essere
chiamato fallimento?
Poche ore, quindi: e torneremo a vivere l’emozione di uno “sbarco su Marte”, anche se, per il momento, di un semplice robot. 🙂
Matteo
Credits: Bill Gerstenmaier, NASA