Gioachino Rossini, Il Barbiere di Siviglia: La calunnia è un venticello. Ruggero Raimondi
(don Basilio)
In questo giorno di celbrazioni rossiniane non poteva mancare l’arcinota aria della calunnia, uno dei pezzi forti del Barbiere. E, ovviamente, non potevo fare a meno di omaggiare anche il bravissimo Ruggero Raimondi. Buon ascolto!
La calunnia è un venticello,
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie della gente
s’introduce destramente
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
lo schiamazzo va crescendo
prende forza a poco a poco,
vola già di loco in loco;
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta
va fischiando, brontolando
e ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca e scoppia,
si propaga, si raddoppia
e produce un’esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale,
che fa l’aria rimbombar.
E il meschino calunniato,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte ha crepar.
Oggi giro a una fiera di paese qua vicino, con @tsuki-nh.
Il banchino dell’Avis vende ciccioli di maiale, mortadella e burro natalizio. Il banchino della lotta al diabete vende panettoni e fa il test gratuito dell’indice glicemico davanti al banchino delle torte e biscotti.
Comincio a intravedere un pattern.
A cinque minuti da casa nuova. Qua i monumenti ai caduti sono per quelli inciampati da briai.
Lo ammetto: spostare buona parte del mobilio della mia infanzia mi aveva messo addosso una malinconia micidiale, portata da un flusso di ricordi legati agli anni della scuola, l’adolescenza, le letture e gli innamoramenti vari.
La consapevolezza che quei momenti non sarebbero davvero mai più tornati aveva preso forma nella scrivania, nell’armadio e nei mobili impolverati che a fatica erano entrati nel retro del furgone.
Sono andato a letto ieri sera con l’idea che tutto questo sarebbe andato distrutto in una discarica in quanto nessun mercatino dell’usato si era detto disponibile a riceverli per motivi di spazio e di usura (sa, noi li vendiamo non facciamo beneficenza).
Ecco.
Beneficenza.
Stamattina sono andato in uno di quei centri solidali in cui si possono portare varie cose usate purchè in buono stato. Non ho fatto in tempo ad aprire il retro del furgone che due famiglie nordafricane hanno preso un paio di mobili.
Poi mi si è avvicinato un ragazzo del Ghana.
“E’ una cameretta?”
“Sì, c’è la scrivania coi comodini e l’armadio.”
“Ti prendo tutto.”
L’ho guardato per capire se stesse scherzando. Otto chilometri dopo mentre davanti casa sua scaricavamo tutto ho capito che non stava scherzando affatto!
Una bambina e un bambino si sono affacciati alla porta e mi hanno salutato.
“La camera è per loro.” mi ha detto Ken, in Italia da 15 anni.
L’idea che la mia camera da letto di quand’ero bambino sarà ancora usata da altri bambini mi ha dissolto la malinconia e sono ancora qui che me la sorrido.
Bella lì.
“Nel mezzo al cammin pè andà sul serra mi ritrovai per una selva bruciata, pareva c’era stata la guerra. Di cignali neanco l’ombra avvistata Rabbia in cuor mio anch’ello piangeva A scoprì chi è stato ni tirerei na testata. Chi colpevole fù, di ventre suino provenienza aveva.”
Votate che e’ gratis, e tutto fa, come disse quello che pisciava in Arno.
Cerco disperatamente studente di URBINO che sia disposto a darmi una mano. Se ne conoscete qualcuno, vi ripago in biscotti e visite di Roma simpatiche ma artisticamente accurate gratis 💛
Reblog per il sociale.
(per le visite guidate, accetti anche pagamenti in contanti carbonara e/o muffin?)
Assolutamente sì, ma che sia bona la carbonara!
Reblog per diffusione
Perché giustamente, per @tsuki-nh, aver portato da casa anche ragni, formiche, chiocciole, bruchi velenosi e bai vari, non era abbastanza.
Stamattina, io, mio nonno, mia nonna e mia mamma eravamo al pronto soccorso, perché mia nonna è inciampata su un gradino e ha sbattuto la testa sull’asfalto. Mentre aspettavamo il nostro turno, mia nonna sedeva su una sedia a rotelle e teneva premuto del ghiaccio sulla fronte, con l’espressione avvilita, il labbro che sanguinava e una voglia di andare a casa che illuminava tutta la stanza. Noi tre cercavamo di riprenderci dallo spavento, mentre lei si domandava come avesse fatto a essere così distratta da cadere senza avere neanche il tempo di mettere una mano avanti. All’improvviso, mio nonno, che era sempre rimasto in silenzio, la interrompe mentre parla: “Vuoi della cioccolata?” Mia nonna lo guarda un po’ interdetta, da sotto la busta del ghiaccio:”Della cioccolata?” “C’è il Toblerone nelle macchinette”.
Mia nonna la cioccolata non l’ha voluta. Ma c’è una cosa che ho capito mentre guardavo mio nonno che aspettava la risposta: ci sono gesti improvvisi e velocissimi, all’apparenza insignificanti, in cui è racchiusa tutta una vita d’amore.