uds:
but maybe this is the moment to pray, dear
but i’d rather lay by your side(delays – valentine)
la ragazza che amo sta dormendo sul divano, il respiro regolare e la pelle di luna, i piedi che spuntano dalla coperta, gli occhiali appoggiati poco distante dalla testa un secondo prima di addormentarsi.
fuori è buio. alberi illuminati nei cortili. decorazioni. ogni tanto i fari di un’auto che passa tagliano in due le finestre.
mi muovo piano davanti a lei e accendo le luci dell’albero, che sia l’unica fonte di illuminazione della stanza per quando si sveglierà.
a lei l’albero di natale piace. le piace prepararlo, le piace stare a guardarlo al buio, le piace l’atmosfera che crea. a me non fa questo effetto da più di vent’anni, ma a me piace lei, e tutto quello che la fa sorridere passa il mio severissimo test di approvazione.
ascolto il silenzio. quand’ero ragazzino mi piaceva stare così, con l’albero, le luci intermittenti che variavano frequenza, il presepe con sempre troppa farina a fare da neve. era casa dei miei, famiglia, sicurezza. tradizioni.
poi si cresce e quelle cose si lasciano un po’ da parte. se trovassi il me stesso bambino poco prima dell’ultima volta in cui ho dormito steso sul sedile posteriore dell’auto dei miei, mentre loro parlavano e mio padre guidava piano, gli direi di adorare ogni secondo di quel viaggio, perché un sacco di cose che a parole non si possono spiegare stanno tutte lì, in quelle mezz’ore di radio bassa e parole in dialetto di sottofondo.
guardo il salotto che, da carte del mutuo (poi magari facciamo i soldi e ce la sbrighiamo prima, che ne sai), finiremo di pagare ufficialmente tra ventisette anni. guardo lei e so che non potrei meritarmela davvero neanche fra mille anni. guardo l’orologio e vorrei che tutto si fermasse per un po’.
costruiremo le nostre tradizioni. lo stiamo già facendo.
penso che c’è qualcosa di sacro in questo momento, e mi viene in mente quella canzone dei delays, quelle parole.
forse è il momento di pregare, mia cara
ma preferirei stendermi accanto a tea volte è tutto infinito, anche se il tempo è un maledetto velocista dal cuore di pietra.



