umanesimo:

Una volta a Bologna davanti a una bancarella dai prezzi molto cari, ho origliato a lungo due antiquari che parlavano di un ricco proprietario terriero vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 che aveva una storia con un suo giovane fattore. Questo ricco teneva una specie di diario di tutto quello che succedeva nella fattoria (tipo quanto grano vendeva, quanto incassava, quanto spendeva, se pioveva o grandinava, eccetera). Ma la cosa geniale è un’altra: questo diario era scritto in codice crittografico e quindi una certa frase nascondeva certe parole, in genere dettagli sessuali espliciti degli incontri tra il latifondista e il suo fattore. Esisteva quindi una cronaca erotica di questa relazione omosessuale celata in una serie di fredde note agricole e questa serie di libri (la cosa era andata avanti anni e comprendeva diversi volumi) era una specie di sacro Graal per gli antiquari bolognesi, i due dicevano di averlo visto, di sapere chi ce l’aveva ma nessuno poi ne era così sicuro, sembrava parlassero di un animale leggendario. Allora pensai che non c’era un posto migliore di Bologna come luogo di questa storia perché mescolava la proprietà della terra, il sesso proibito e la facciata borghese, intonsa come quella dei palazzi del centro.