Da anni sogno di abbattere una quercia semi/secca che confina con il mio uliveto, oltre ad essere pericolosa perchè molto inclinata a vederla soffrire così mi fa stare male, evito addirittura di guardarla, una pianta così fiera, secolare, ridotta in questo limbo del vivo-non vivo. Così quest’anno, visto che oramai curo poche attività (tra cui l’uliveto) decido insieme al proprietario della quercia di fare domanda per abbatterla. Cartacce, contro cartacce, foto, raccomandate con ricevuta di ritorno ecc ecc.. e finalmente dopo 3 mesi viene a vedere l’agronomo, guarda riguarda fa esami accurati, per farvela breve il verdetto è che finchè non è totalmente secca non si può abbattere, perchè è una quercia segnata in mappa e blà blà blà. Bene, con il vento di questi ultimi giorni e con questa secca repentina dovuta alle temperature quasi estive la quercia si è inclinata ancora di più e Giovanni, un arzillo ottantenne che passa li tutti i giorni con l’ape per andare sul suo appezzamento di terreno non riesce più a passare. Questa mattina, dalle 5, sento una motosega in lontananza e oramai preso dalla psicosi dei furti mi fiondo nell’uliveto pensando che mi stessero rubando la legna delle potature e trovo li Giovanni che carica alcuni pezzi di legna, gli dico: Giovà, ma che fai??? e lui: ohhh Giùùù bongiorno! ma niente, carico sti du pezzetti de legna e vo via, che devi passà??? e io: nono non devo passà, ma che hai buttato giù la quercia??? e lui:… nooooooo, nooooo e io: ma allora? che fine ha fatto la quercia che non ci stà più??? e lui: AH BOH, SE LA SARò PORTATA VIA L’UFI.
In the third act of “Swan Lake”, the Black Swan pulls off a seemingly endless series of turns, bobbing up and down on one pointed foot and spinning around and around and around … thirty-two times. It’s one of the toughest sequences in ballet, and for those thirty seconds or so, she’s like a human top in perpetual motion.
Those spectacular turns are called fouettés, which means “whipped” in French, describing the dancer’s incredible ability to whip around without stopping. But while we’re marveling at the fouetté, can we unravel its physics?
The dancer starts the fouetté by pushing off with her foot to generate torque. But the hard part is maintaining the rotation. As she turns, friction between her pointe shoe and the floor, and somewhat between her body and the air, reduces her momentum. So how does she keep turning? Between each turn, the dancer pauses for a split second and faces the audience. Her supporting foot flattens, and then twists as it rises back onto pointe, pushing against the floor to generate a tiny amount of new torque.
At the same time, her arms sweep open to help her keep her balance. The turns are most effective if her center of gravity stays constant, and a skilled dancer will be able to keep her turning axis vertical.
The extended arms and torque-generating foot both help drive the fouetté. But the real secret and the reason you hardly notice the pause is that her other leg never stops moving. During her momentary pause, the dancer’s elevated leg straightens and moves from the front to the side, before it folds back into her knee.
By staying in motion, that leg is storing some of the momentum of the turn. When the leg comes back in towards the body, that stored momentum gets transferred back to the dancer’s body, propelling her around as she rises back onto pointe.
As the ballerina extends and retracts her leg with each turn, momentum travels back and forth between leg and body, keeping her in motion.
In Tchaikovsky’s ballet, the Black Swan is a sorceress, and her 32 captivating fouettés do seem almost supernatural. But it’s not magic that makes them possible. It’s physics.
Quando i soliti ignoranti lamentano la presunta inutilità delle spese dedicate allo spazio, voi mostrategli QUESTE immagini.
Quella che vedete NON è una immagine spaziale, ma una mammografia, e
quelle indicate dalle frecce sono microcalcificazioni che sono
indicative, purtroppo, di un cancro al seno.
E’ stato possibile individuare con nitidezza quelle microcalcificazioni grazie al mitico telescopio Hubble. Proprio lui. Vi starete chiedendo come, e la risposta è più impensabile di quanto immaginiate.
Come sapete, le prime immagini di Hubble erano totalmente sfocate a
causa del fatto che lo specchio primario era stato levigato
eccessivamente e risultava appiattito di 2 millesimi di millimetro di
troppo. Più o meno un cinquantesimo dello spessore di un foglio di
carta, ma abbastanza per far rimbalzare la luce incidente leggermente
fuori fuoco. Si svilupparono così, prima della sua riparazione, varie
tecniche per cercare di migliorare la gamma dinamica e la risoluzione
spaziale delle immagini inizialmente sfocate di Hubble.
QUESTE
tecniche sono state applicate anche alla medicina e, nella fattispecie,
ha permesso ai medici di individuare calcificazioni più piccole rispetto
a prima e che altrimenti sarebbero rimaste invisibili, determinando una
diagnosi e un trattamento più precoce. Quanto prima il cancro viene
trovato e trattato e, ovviamente, maggiori sono le probabilità che un
paziente possa riprendersi completamente.
Questo è uno dei
tanti, tantissimi, infiniti esempi di come la ricerca spaziale possa
migliorare la vita di TUTTI noi. Anche quando, apparentemente, un
progetto sembra non avere i risultati sperati, anche da un presunto
fallimento le ricadute sulla vita quotidiana degli esseri umani sono
enormi.
Ricordatevelo, ricordatelo a tutti. La ricerca spaziale
non è solo un mero sfizio dell’essere umano per soddisfare la propria
curiosità. La ricerca spaziale è vita, nel senso letterale della parola.
Oggi spedizione punitiva al campo di tiro con l’arco della nostra compagnia, per pulire il bosco, i sentieri, le piazzole, sistemare le scale e i ponticelli sospesi, cambiare qualche sagoma, e quanto altro.
Squadra di 12 persone, con quattro frullini, due motoseghe, sei pennati, una forca e tre falciotti. Io ho cominciato col frullino alle 8 e 30 stamattina, e ho smesso alle 17.
Ovviamente con una bella pausa pranzo intermedia con braciata collettiva di rosticciana/bistecchine/salsicce, lasagne al forno e chicco.
Sono stanchissimo e mi fanno male muscoli che non sapevo nemmeno di avere, ma e’ stata una bella giornata. Abbiamo pulito tutte le strade e i sentieri, e sistemato ben 15 piazzole di tiro.
Domattina se mi ripiglio, vado a fare qualche tiro 🙂
Dust, stars, and cosmic rays swirling around Comet 67P/Churyumov–Gerasimenko, captured by the Rosetta probe. (Source)
*kicks the front door in* DO YOU SEE HOW GODDAMN FUCKING COOL THIS SHIT IS
WE HAVE VIDEO. FROM THE SURFACE OF A COMET. SENT BY A ROBOT.
ROSETTA PROBE YOU’RE AMAZING WE LOVE YOU
That cliff is a kilometer high. is Here’s what you’re actually looking at:
THANK YOU
i was wondering
Not only is this shit cool as hell but you gotta realize how unbelievably remarkable of a task this is and how hard it was to pull off.
Humans managed to send a tiny hunk of metal stuffed with electronics millions and millions and millions of miles away through this hostile, airless envionent to land (without breaking it!) on the equivalent of a dirty snowball shooting though outer space
That’s like shooting a bullet from LA to London and hitting a moving target that’s only one foot across, and having the bullet survive the ordeal unscathed.
Plus! We humans developed a way to videotape and transmit pictures from this snowball in space so we know what it’s like to stand the surface.
1. Come sottomarini che stanno attaccati sulle piante sommerse.
2. Non riforniscono la campana di tela se le acque sono sufficientemente ossigenate o se possono permettersi un metabolismo molto basso, in caso contrario devono risalire, prendere una bolla d’aria, metterla sotto la pancia e tornare a casa
3. Anche se la campana riesce a recuperare ossigeno per osmosi, perde azoto nell’acqua per diffusione e se non fosse sostituito come sopra la campana collasserebbe.
Fidèle (May 2003–January 2016), a Belgian yellow Labrador Retriever, made famous due to his habit of sleeping on a windowsill facing the Groenerei canal in in Bruges, Belgium.
Correva l’anno 1949 e mio padre dalla provincia di Caserta si trasferì a Novara per svolgere il servizio militare. Fu destinato al V Deposito Centrale dell’Aeronautica militare; conobbe mia madre che abitava poco distante. Si innamorarono e così, papà Renato pensò bene di restare nell’Aeronautica Militare e fare carriera, come si diceva allora. Nel 1956 si sposarono e nel 1958 nacqui io. Proprio in quell’anno, nonostante fosse un sottufficiale irreprensibile, mio padre fu congedato senza alcuna spiegazione dalle forze armate. I miei genitori rimasero in una situazione molto difficile, poiché mia madre non lavorava. Così fummo costretti a vivere con i nonni che avevano una miseranda pensione. Insomma, eravamo poveri, nonostante questo, mio padre non mi fece mai mancare nulla, cercò disperatamente un nuovo lavoro che trovò solo dopo molti anni. Di questa vicenda non si diede mai pace, non si spiegava il motivo di quel congedo e nessuno sapeva dargliene una ragione plausibile. Nel 1978 fu eletto Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, ex partigiano, uomo retto, socialista da sempre e mio padre vide in lui la persona che avrebbe potuto, dopo tanti anni, dare una spiegazione di quell’ingiustizia subita e così decise di scrivergli. Le sue speranze furono ben riposte, poiché la segreteria della Presidenza della Repubblica rispose e diede la spiegazione dell’accaduto. Negli anni in cui mio padre era un militare, ai servizi segreti della difesa c’era il Generale Di Lorenzo, ex capo del famigerato SIFAR che indagava sui militari in carriera e scoprì che mio nonno paterno fu, oltre che Partigiano combattente, anche, appena dopo la guerra, il primo sindaco comunista del paese dal quale proveniva mio padre, Sparanise, in provincia di Caserta. Così papà Renato scoprì amaramente che essere figli di un partigiano comunista che combattè per la libertà di questo Paese, voleva dire essere privati del proprio lavoro. Quella vicenda di ingiustizia e di indegna discriminazione mi fu sempre raccontata da papà Renato e così invece della solita fotografia, vi regalo questa storia di ingiustizia e di amore, tanto per ricordare a tutti i sacrifici dei padri e che la libertà non ci viene data una volta per sempre…
Una tipa che conosco ha compleanno a breve, decide di organizzare una festa e per mandare l’invito utilizza il mezzo inconsueto della mail, arriva a 60 contatti una mail colorata e con toni festanti, tutti gli indirizzi sono in bella vista. Io sono una persona semplice, io chi voglio al mio compleanno lo chiamo al telefono “Ci sei? Ok, a poi.” però capisco anche che esistano persone molto più semplici che vogliono i grandi numeri ordinati. Succede l’ovvio ovvero che uno dei 60 contatti, una signora tanto giovanile quanto incapace di utilizzare il suddetto mezzo, clicca rispondi a tutti ed invia i suoi migliori auguri con baci e carezze e promesse di divertimento. A me fa sorridere, questa spontanea ingenuità la trovo adorabile, però dietro l’angolo si nasconde sempre il cacacazzo di turno, specie nei gruppi numerosi. Un signore che da poco ha smesso di essere ragazzo risponde prontamente carico di disappunto per l’avvenuta leggerezza, “Posso pregarvi di non rispondere a tutti? Sarebbe bello se ognuno di noi ci riuscisse.” Cala la tristezza. Suvvia, sono d’accordo, ma perché questo desiderio di puntualizzare? Perché prendersela con chi non sa quello che fa. Ah già, perché esistono i cacacazzo. Lascio passare alcune ore, aspetto che mi passi. Ma non mi passa. “Sì, anche secondo me bisogna stare attenti e non rispondere a tutti, hai ragione. Auguri alla festeggiata!” Ovviamente clicco rispondi a tutti. Inizia la guerra. Mi siedo in disparte ad osservare. Sono adorabili gli umani.