innocenttmaan:

Italian artist Biancoshock recently completed a project entitled “Web 0.0” The project which was cerated for CVTA’ Festival in the city of Civitacampomarano, which is a tiny village with merely 400 habitants, most of which are elderly.

The purpose of the project is to bring the internet to a non web based community as most of the town does not have internet capabilities. Biancoshock implemented a ton of branding on existing older technologies to create an environment of a real life internet so to speak.

LARVA, HAI SCELTO LA PIANTA SBAGLIATA

Sei una pianta. Una colonia di bruchi ti inizia a divorare le foglie e ti sale il nazismo; ma tu sei un vegetale e non puoi muoverti né calciorotare i tuoi ospiti fuori dalle bacche: che fai?

FACILE, PRODUCI una MOLECOLA che li porta A DIVORARSI TRA DI LORO!

Una recente ricerca ha infatti svelato che le piante di pomodoro
(Solanum lycopersicum) sono in grado di difendersi (almeno parzialmente)
dalla larva della Spodoptera exigua utilizzando un’arma fenomenale: la
BIOCHIMICA. Producono un ormone in grado di modificare l’attitudine
alimentare dell’ospite indesiderato innanzitutto riducendone l’appetito e
in secondo luogo facendogli preferire i suoi simili ai teneri e freschi
tessuti vegetali!
SI, LE PIANTE SONO PERSONE ORRIBILI.

Nello
specifico questo studio ha mostrato che le piante attaccate producono
livelli enormi di JASMONATO DI METILE, paragonate a quelle che invece
non ospitano il parassita (il così detto “controllo negativo”
dell’esperimento). Il jasmonato di metile è un ormone che incoraggia il
cannibalismo tra le larve: già dopo 48 ore i bruchi smettono di cibarsi
dei tessuti vegetali e senza rendersene conto fanno un passaggio epico
dal livello “VEGANO TOMATO LOVER” ad “HANNIBAL LECTER PUÒ ACCOMPAGNARE
SOLO”

Ovviamente questo sottilissimo meccanismo è un ulteriore
esempio di adattamento e coevoluzione tra specie appartenenti a regni
differenti, che permettono di mantenere  l’equilibrio tra le popolazioni
della specie-cibo e della specie-mangiatrice.

L’utilizzo di
questo ormone da parte della pianta di pomodoro, come arma di difesa nei
confronti di un pericoloso parassita, rientra nei meccanismi basati
sulla “ALLELOPATIA”… e che è?
L’allelopatia è una figata pazzesca
del regno della biologia, un fenomeno che permette alle piante di
produrre delle molecole (metaboliti secondari) che hanno una influenza
positiva o negativa su individui della stessa specie, di specie
differenti di altri vegetali o addirittura su parassiti erbivori!

Ad esempio una pianta può IMPEDIRE che attorno a se riescano a
germinare i semi di altre piante assicurandosi maggiori quantità di
acqua e nutrienti (meccanismo allelopatico negativo) rilasciando nel
terreno sostanze particolari ,oppure può RICHIAMARE  il predatore
naturale dell’insetto che le sta divorando una foglia (meccanismo
allelopatico positivo) producendo molecole volatili attrattive!

(via Missione Scienza)

Adesso mi sto immaginando le piantine di pomodoro nell’orto cosi’:

image

aitan:

mapsontheweb:

Percentage of Europeans that say, generally speaking, most people can be trusted, 2008.

Percentuale di europei che affermano che in generale ci si può fidare della maggior parte delle persone. (Dati del 2008 – peccato che non sia citata la fonte)

Mi sembra molto interessante.
E mi sembra anche che i popoli che si fidano di più sono quelli quelli più statisticamente affidabili, quelli in cui vale di più la parola data ed è meno diffusa l’ipocrisia e il raggiro nei rapporti umani.
Ma magari sto peccando di esotismo nordico.
Poi, forse, c’entra qualcosa anche il Mediterraneo e la sua esposizione a mille incontri, scontri, dominazioni e scambi.

ganfione:

gigiopix:

Oggi siamo stati a visitare una ex fabbrica di armi, convertita in museo. Al di la’ della interessantissima parte tecnica, quello che mi ha colpito di piu’ sono stati i dettagli della vita dei lavoratori dell’epoca.

Parliamo del 1911, la fabbrica e’ voluta dal governo Giolitti per rendere l’italia autosufficiente dal punto di vista della produzione di proiettili.
Viene scelta come posizione ideale un paesino sull’appennino pistoiese, prevalentemente per due motivi: la presenza di un fiume con una gola trasformabile in bacino idrico, e la vicinanza della linea ferroviaria che da Porretta andava a Firenze, dove c’erano gli stabilimenti della Ansaldo-Breda, all’epoca costruttrice di cannoni e armamenti vari.

Nel giro di pochi mesi viene tirato su uno stabilimento grande 4 volte il paesino di Campo Tizzoro, vengono allestite della case per gli operai, che iniziano ad arrivare dai paesi vicini. Sul fiume viene creato uno sbarramento, e sotto al bacino risultante viene costruita una centrale idroelettrica per fornire elettricita’ alla fabbrica.

Gli operai pero’ sono al 99% analfabeti (siamo nel 1911, immaginate la gente di montagna cresciuta tra orti e pecore, che non sa leggere ne’ scrivere, e che di colpo deve iniziare lavorare nel settore della meccanica di precisione, della chimica, e dell’elettrotecnica). Viene quindi creata una scuola per formare dapprima il personale, poi le famiglie degli operai. Tutta la formazione e’ gratuita, e a carico dell’azienda.

I turni di lavoro sono 4, di 6 ore ciascuno, e all’interno della fabbrica c’e’ uno spaccio aziendale che rifornisce di cibo gratis le famiglie dei dipendenti. Addirittura le case degli operai hanno l’elettricita’ e le lampadine, prodotte nella fabbrica stessa. Sono tra i primi in italia ad averle. Oltre a non pagare affitto, bollette e cibo, gli operai guadagnano l’equivalente odierno di 1200 euro al mese.

Quando la fabbrica inizia ad allargarsi e le case per gli operai non bastano piu’ (negli anni ‘20 ci lavoravano gia 1800 persone), viene costruita una nuova linea ferroviaria per permettere agli operai dei paesi vicini di arrivarci piu facilmente: fino ad allora erano costretti ad andarci tutti i giorni a piedi.

Il posto pero’ e’ isolato, e le uniche comunicazioni sono tramite telegrafo, ma i cavi di rame del telegrafo non sono schermati, e la grande quantita’ di elementi metallici all’interno dei capannoni della fabbrica continua a produrre interferenze. La fabbrica inventa quindi il cavo elettrico rivestito in gomma, antenato dei moderni cavi isolati.

Nel 1937, in vista della guerra, la fabbrica viene considerato un potenziale obiettivo militare: si pensa per prima cosa alla sicurezza degli operai e delle famiglie che viviono nel paese.
I dipendenti vengono visti come risorse: i macchinari possono essere ricostruiti, ma perdere tutto il personale specializzato in un attacco aereo, significherebbe ricominciare daccapo con la formazione di altre persone, per cui vengono trattati come il bene piu prezioso dell’azienda.

In meno di 3 mesi vengono scavati 3 chilometri di gallerie a 22 metri sotto terra, e l’intero paese viene disseminato di accessi d’emergenza con pareti in cemento armato spesse 2 metri. Perfino la scuola ha un ingresso ai rifugi. Sono i rifugi antiaerei piu estesi d’europa, e in caso d’attacco, in 3 minuti possono ospitare oltre 8mila persone.

Nei 3 chilometri di gallerie ci sono infermerie, celle dei vigili del fuoco, centri di decontaminazione per eventuali colpiti da attacchi con gas, e perfino una piccola cappella dedicata a Santa Barbara.

Adesso fate un paragone con una qualsiasi azienda italiana di oggi. Trovatemene una con questa mentalita’ di attenzione alla vita del dipendente, con questa visione del dipendente come risorsa preziosa, e non come costo.

Conosco la faccenda solo de relato, ma da fonte attendibile: Brunello Cucinelli sembra (dico sembra, eh) avere un’attenzione particolare per i suoi dipendenti, perlomeno quelli addetti alla lavorazione del cachemire. Da quel che ne so, i suoi operai specializzati percepiscono un salario mediamente più alto del 20% rispetto al contratto standard e hanno anche altri bonus di natura

non

economica, tanto che in azienda non hanno nemmeno una rappresentanza sindacale. La sua filosofia di marketing desunta dalle sue parole (riferite, come dicevo sopra): “Non me ne frega niente di far produrre in Cina un prodotto scadente da vendere qua in Italia a prezzi concorrenziali: piuttosto, faccio fare in Italia, da chi lo sa fare, un prodotto di altissima qualità per venderlo ai cinesi ricchi”. È anche un filantropo e mecenate.

E il cachemire non è nemmeno così strategicamente importante quanto le armi…

(Però è uno su un milione, siamo realisti).

Annamaria la medusa

emilyvalentine:

Ieri ero al mare e stavo sguazzando con la consueta grazia di un frigorifero ancora da sbrinare, muovendo le braccia a destra e sinistra con la convinzione di fare acquagym e a un certo punto sento una scossa mortale, un elettroshock,  un fulmine su un albero di campagna: mi ha pizzicato una medusa.

Non mi pizzicava una medusa da quando ero una piccola star dell’equitazione e giravo tutti i circhi d’Europa col nome d’arte “Piccola star dell’equitazione”. 

Il dolore è forte, la delusione nei confronti dell’amico mare altissima. Mare, tu mi eri amico, io mi fidavo. Comunque grido e mi trascino a riva ansimando. Non riesco neanche a camminare e allora rotolo tenendo il braccio in alto. Ma se rotoli con il braccio in alto a un certo punto ti devi fermare perché il braccio ti intralcia e allora mi fermo cercando di andare avanti, ma giustamente non posso. Sono lì fermo come i bambini quando gli compri quegli affari per farli camminare e vanno contro un muro e i genitori invece di aiutarli fanno loro i VIDEO DIVERTENTI PER FACEBOOK. 

All’improvviso sento una leggera risata dietro di me. Mi giro e con la coda dell’occhio la vedo: È la medusa! La medusa, (da qui in avanti Annamaria) cammina piano piano con questi piedini delle Barbie verso di me.

– Che vuoi da me, Annamaria?

– Come conosci il mio nome?

– Quando mi hai pizzicato ho visto tutto di te, come nel noto film Independence day con Bill Pullman e ora posso pure parlare con te perché ho visto anche Arrival 

– Ancora mi dispiace per la mancata candidatura di Amy Adams

– Anche a me. MA BASTA TERGIVERSARE, ANNAMARIA. Che cosa vuoi? Che cosa vuoi da me? Non hai già provocato abbastanza sofferenze in questo mare d’agosto?

– Io non pizzico solo i frigoriferi da sbrinare e le bambine castane. Io mi nutro delle speranze della gente e ora mi nutrirò delle tue!

– Aahahhahahahahahah

– Che cosa ridi, essere umano maschio dai venti ai quaranta?

– IO NON HO PIÙ SPERANZE AHAHHAHAHAH

– NOOOOOOOOOOOOOO

E questa, amici miei, è la storia della vita e della morte della medusa Annamaria.

Oggi siamo stati a visitare una ex fabbrica di armi, convertita in museo. Al di la’ della interessantissima parte tecnica, quello che mi ha colpito di piu’ sono stati i dettagli della vita dei lavoratori dell’epoca.

Parliamo del 1911, la fabbrica e’ voluta dal governo Giolitti per rendere l’italia autosufficiente dal punto di vista della produzione di proiettili.
Viene scelta come posizione ideale un paesino sull’appennino pistoiese, prevalentemente per due motivi: la presenza di un fiume con una gola trasformabile in bacino idrico, e la vicinanza della linea ferroviaria che da Porretta andava a Firenze, dove c’erano gli stabilimenti della Ansaldo-Breda, all’epoca costruttrice di cannoni e armamenti vari.

Nel giro di pochi mesi viene tirato su uno stabilimento grande 4 volte il paesino di Campo Tizzoro, vengono allestite della case per gli operai, che iniziano ad arrivare dai paesi vicini. Sul fiume viene creato uno sbarramento, e sotto al bacino risultante viene costruita una centrale idroelettrica per fornire elettricita’ alla fabbrica.

Gli operai pero’ sono al 99% analfabeti (siamo nel 1911, immaginate la gente di montagna cresciuta tra orti e pecore, che non sa leggere ne’ scrivere, e che di colpo deve iniziare lavorare nel settore della meccanica di precisione, della chimica, e dell’elettrotecnica). Viene quindi creata una scuola per formare dapprima il personale, poi le famiglie degli operai. Tutta la formazione e’ gratuita, e a carico dell’azienda.

I turni di lavoro sono 4, di 6 ore ciascuno, e all’interno della fabbrica c’e’ uno spaccio aziendale che rifornisce di cibo gratis le famiglie dei dipendenti. Addirittura le case degli operai hanno l’elettricita’ e le lampadine, prodotte nella fabbrica stessa. Sono tra i primi in italia ad averle. Oltre a non pagare affitto, bollette e cibo, gli operai guadagnano l’equivalente odierno di 1200 euro al mese.

Quando la fabbrica inizia ad allargarsi e le case per gli operai non bastano piu’ (negli anni ‘20 ci lavoravano gia 1800 persone), viene costruita una nuova linea ferroviaria per permettere agli operai dei paesi vicini di arrivarci piu facilmente: fino ad allora erano costretti ad andarci tutti i giorni a piedi.

Il posto pero’ e’ isolato, e le uniche comunicazioni sono tramite telegrafo, ma i cavi di rame del telegrafo non sono schermati, e la grande quantita’ di elementi metallici all’interno dei capannoni della fabbrica continua a produrre interferenze. La fabbrica inventa quindi il cavo elettrico rivestito in gomma, antenato dei moderni cavi isolati.

Nel 1937, in vista della guerra, la fabbrica viene considerato un potenziale obiettivo militare: si pensa per prima cosa alla sicurezza degli operai e delle famiglie che viviono nel paese.
I dipendenti vengono visti come risorse: i macchinari possono essere ricostruiti, ma perdere tutto il personale specializzato in un attacco aereo, significherebbe ricominciare daccapo con la formazione di altre persone, per cui vengono trattati come il bene piu prezioso dell’azienda.

In meno di 3 mesi vengono scavati 3 chilometri di gallerie a 22 metri sotto terra, e l’intero paese viene disseminato di accessi d’emergenza con pareti in cemento armato spesse 2 metri. Perfino la scuola ha un ingresso ai rifugi. Sono i rifugi antiaerei piu estesi d’europa, e in caso d’attacco, in 3 minuti possono ospitare oltre 8mila persone.

Nei 3 chilometri di gallerie ci sono infermerie, celle dei vigili del fuoco, centri di decontaminazione per eventuali colpiti da attacchi con gas, e perfino una piccola cappella dedicata a Santa Barbara.

Adesso fate un paragone con una qualsiasi azienda italiana di oggi. Trovatemene una con questa mentalita’ di attenzione alla vita del dipendente, con questa visione del dipendente come risorsa preziosa, e non come costo.