Il mio matrimonio polacco – ucraino di rito greco cattolico

frauigelandtheboys:

imcubo:

3nding:

Ecco qui una descrizione parziale, faziosa e totalmente inutile del primo matrimonio polacco – ucraino di rito greco cattolico a cui ho partecipato, incidentalmente da sposo.

Per un matrimonio purgc servono: due sposi, una chiesa, un prete, cibo q.b., invitati q.b., una lochèsciön, una band.

E tanta vodka.

Far arrivare gli invitati presso aeroporto internazionale di preferenza e cementificare lo spirito di gruppo stipandoli in bus in viaggi stradali non inferiori alle 3 ore.

La cucina e l’alcool polacchi allevieranno le sofferenze dei viaggiatori all’arrivo.

Pregare – se credenti – che nessuno si perda/venga arrestato/ricoverato in coma etilico.

Ricevere la benedizione della mamma della sposa, assieme ai testimoni, ai genitori dello sposo, al padrino e alla madrina e ai parenti più stretti tutti in piedi in una doppia d’hotel.

Commuoversi alla commozione dei genitori.

Essendo il matrimonio al pomeriggio, fare sessione fotografica all’ora di pranzo con tanto di anelli.

Andare in chiesa. Ascoltare il prete in idioma incomprensibile fatta eccezione per le parti in inglese.

Entrare celibi, uscire sposati.

Tornare in hotel.

Brindare con la vodka lanciando dietro i bicchieri.

Condividere l’imbarazzo per iniziare a mangiare prima della preghiera del sacerdote.

A livello personale: bere e sudare. Mangiare e sudare. Ballare e sudare.

Torta nuziale alle 22.

Ringraziamenti ai genitori alle 24.

Giochi nuziali cinque minuti dopo.

Ingresso trionfale di Umberto Smaila in fiamme* alle ore 01.00.

Vedere gli italiani cedere uno dietro l’altro rispetto ai polacchi tipo “Dieci piccoli indiani”.

Chiudere tutto alle 04.15.

Massimo rispetto per gli invitati costretti a ripartire via bus alle 06.30 causa orari aeroportuali.

Uno dei matrimoni più divertenti, incredibili e devastanti a cui abbia mai partecipato.

Dovremmo rifarlo @kon-igi @imcubo @frauigelandtheboys

*maialino flambè a cui è stata assegnata identità famosa per creare suspance tra gli invitati.

Al maiale è seguita 45 minuti dopo della zuppa di manzo.

I matrimoni slavi annientano quelli meridionali.

Raramente ho visto qualcuno soffrire come @kon-igi durante un’ora e mezza di messa cantata in ucraino.

Gli slavi hanno quella leggera propensione alla dieta liquida a base di vodka che da una marcia in più.
Forse entro stasera mi riprendo…

Alla lista di @3nding aggiungerei la signora che ci ha tradotto in italiano tutti i festeggiamenti, Bobby Solo in sottofondo nel bus delle 7 il giorno dopo (per alcuni il giorno stesso) e riguardo quella cosa sui matrimoni meridionali, visto che ho bazzicato per un po’ nel profondo sud, non posso che accettare/confermare la sconfitta

Io non mi sono ancora ripreso dopo un giorno. Continuo a voltarmi per vedere se qualcuno sta cercando di passarmi della vodka da far girare a mo’ di grolla dell’amcizia. Tipo i militari che ritornano dalla guerra in pieno PTSD e sobbalzano a ogni porta sbattuta.

Comunque la mattina dopo alle 6 e’ stato abbastanzina un trauma riuscire ad arrivare in stazione. Ho tipo sbagliato strada tre volte per fare 300 metri a piedi.

Andrebbe decisamente rifatto 🙂

tparadox:

gay-jesus-probably:

capriceandwhimsy:

spacetimewithstuartgary:

edwhiteandblue:

Whoa guys, I just got a wild idea. I’m just putting this out there…

what if it can fold up to fit inside?

WHOA LOOK AT THAT IT CAN FOLD IN HALF TO FIT INSIDE THE LM AND THEN ALL THEY HAVE TO DO WHEN THEY GET TO THE MOON IS PULL THIS THING TO UNFOLD IT AND GET IT OUT AT THE SAME TIME THIS IS SO CLEVER I’M  S H O O K 

yes we can

THERE WAS A SHOW CALLED MOON MACHINES THAT DID AN ENTIRE ONE HOUR EPISODE ON THE LUNAR ROVER! IT WASN’T SUPPOSED TO EXIST BUT THEN SOMEONE REALIZED THERE WAS A TINY WEDGE SPACED VOID BETWEEN THE LANDING STRUTS THAT COULD FIT A TINY SOMETHING! A PAIR OF FORD EMPLOYEES FIGURED OUT HOW TO ORIGAMI DECEPTICON A TINY CAR INTO THAT SHIT AND USED A GI JOE TOY TO BUILD A MODEL VERSION THAT THEY RC DROVE INTO WERNER VON BRAUN’S OFFICE!

Sorry for the all caps, but the lunar rover is honestly one of the coolest fucking engineering accomplishments of all time and deserves to be recognized as such.

“We’ve got a tiny space, we might be able to fit something extra in on the descent ship.”

“…Hey, wouldn’t it be fucking sweet if they had a moon go-kart that folded up?”

“IT FUCKING WILL BE SWEET BECAUSE IT’S GOING TO HAPPEN NOW”

I always love how badly moon truthers underestimate the reality of the Apollo program.

La verità sul derby tra l’Eliseo e Fincantieri? Le armi, semplicemente.

sabrinaonmymind:

spettriedemoni:

giuliocavalli:

La verità sul derby tra l’Eliseo e Fincantieri? Le armi, semplicemente. Gianluca De Feo arriva al punto. Chiaro, netto, semplice: La battaglia navale tra Italia e Francia non è solo questione d’orgoglio. Il mercato delle crociere è ricco, ma quello delle cannoniere promette ancora di più: entro pochi mesi si firmeranno contratti per una quarantina di miliardi, con le aziende controllate dai governi di Roma e di Parigi in diretta competizione. E se gli hotel galleggianti delle vacanze sono un business tra privati, le flotte da guerra invece restano un affare di stato. Con una manovra a sorpresa, nel 2016 Fincantieri ha piazzato una bordata micidiale ai francesi: gli ha soffiato la commessa del Qatar, che prevede la creazione dal nulla di un’intera marina per l’Emirato del deserto petrolifero. Quattro corvette, una mini-portaerei, due pattugliatori e assistenza per i prossimi quindici anni nell’addestramento degli equipaggi e nella manutenzione. Significano un assegno iniziale da cinque miliardi diviso tra Fincantieri e Leonardo, entrambe nelle mani del Tesoro, e lavoro per diecimila persone, con tempi stretti perché il Qatar vuole schierare la flotta per i Mondiali del 2022 quando dovrà garantire l’ombrello anti- aereo per il Paese. Una vittoria eccezionale: ogni cosa verrà prodotta in Liguria, senza subappalti. E vendere le navi vuole dire imporre al cliente l’intera dotazione di radar e armi, uno shopping dove ogni gadget costa carissimo: se il Qatar completasse la fornitura con un apparato completo per intercettare i missili balistici, solo per quello ci sarebbe un altro miliardo da fatturare. Quel trionfo è stato favorito da una congiuntura geopolitica forse irripetibile. Parigi ha pagato lo scotto per gli accordi militari con l’Egitto finanziati dagli avversari sauditi del Qatar mentre il governo Renzi ha sfruttato al meglio la debolezza della presidenza Hollande, offrendo l’impegno congiunto di ministri, industria e forze armate. All’Eliseo hanno fatto buon viso a cattivo gioco, aprendo le porte di Stx agli azionisti italiani e prospettando una nuova alleanza pure nel settore militare. In fondo, i due paesi erano riusciti a collaborare insieme sin dagli anni Novanta, con una relazione che aveva prima partorito i caccia della classe Orizzonte e infine le fregate Fremm – dieci per la nostra marina, otto per la loro – ritenute le migliori della categoria più richiesta dagli ammiragli d’ogni nazione. Ma nei sette mari si è aperta la corsa agli armamenti e i francesi hanno sete di vendetta. L’Australia è pronta a spendere una ventina di miliardi per nove fregate d’ultima generazione. Il Canada cerca quindici unità dello stesso tipo, con una somma simile sul tavolo. Si deciderà tutto in pochi mesi. E il paradosso è che Roma e Parigi si sfidano offrendo l’identica nave, la Fremm appunto, seppur con equipaggiamenti diversi. Il vento è cambiato. Oltralpe al timone c’è Macron, ambizioso e dinamico, mentre a Palazzo Chigi si naviga sottocosta per chiudere la legislatura. Lo stato francese ha ben strutturato i suoi investimenti: possiede il 62 per cento del cantiere militare Dcns mentre un altro 35 per cento è di Thales, il colosso dell’elettronica dove il maggior azionista è sempre pubblico. Insomma, c’è un’unica regia nel promuovere navi e radar mentre da noi Fincantieri e Leonardo seguono rotte parallele. A Parigi hanno fatto sistema e vogliono imporlo all’estero con tutto il peso del Paese, dei suoi ammiragli, della sua diplomazia e delle sue banche. Il problema di fondo è che Fincantieri e Leonardo sono le uniche grandi compagnie nazionali rimaste a concepire tecnologie avanzate. Entrambe nello scorso decennio hanno preferito investire negli Stati Uniti, con una scelta strategica che rischia di tagliarci fuori dai grandi giochi europei o quantomeno dal nascente asse franco-tedesco. L’intesa tra Macron e Merkel per la costruzione di un superjet da combattimento e di droni militari potrebbe abbattere il futuro dell’industria aeronautica italiana, retrocessa a mero assemblatore di pezzi del programma statunitense F-35. E in mare il nostro catalogo per l’export è quasi la fotocopia di quello francese, che si tratti di fregate o navi tuttoponte: più della qualità dei prodotti, conta la capacità dello Stato di siglare alleanze globali e contare a livello internazionale. Uno scenario senza alternative: o si riesce rapidamente a cambiare oppure il declino è inevitabile. (fonte)

Gianluca De Feo arriva al punto. Chiaro, netto, semplice: La battaglia navale tra Italia e Francia non è solo questione d’orgoglio. Il mercato delle crociere è ricco, ma quello delle cannoniere promette ancora di più: entro pochi mesi si firmeranno contratti per una quarantina di miliardi, con le aziende controllate dai governi di Roma e di Parigi in diretta competizione. E se gli hotel…

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Ecco, adesso è chiaro qual è il problema vero dei franzosi con Fincantieri e con l’Italia.

ne parlavano giusto stamani a radio3

nicolacava:

Gentilissima redazione de La Nazione (cronaca Viareggio – La Nazione),

mi è stato segnalato che sulla prima pagina del Vostro giornale è stata pubblicata una foto con me e le mie amiche affiancato dal titolo “INVASIONE STRANIERA”.
Vorrei solo consigliarVi di controllare attentamente chi siano i soggetti prima di pubblicare una foto in prima pagina e scrivere titoli ad effetto.
Nella foto in questione, per l’appunto, sono ritratte tre ragazze italiane.

Questo episodio denota una preoccupante superficialità mista a pregiudizi che inducono spesso le persone in errore e sono causa di molte incomprensioni.
In questo caso una semplice disattenzione e/o mancanza di accuratezza, a mio parere grave per una importante testata giornalistica come la Vostra, puó manifestare, anche solo inconsciamente, idee fuorvianti e superficiali al di fuori di questo contesto.

Nata e cresciuta a Pisa, cittadina italiana per nascita, mi considero e mi sento italiana. Le uniche persone che mi han fatto sentire spesso “diversa” o mi hanno definita STRANIERA sono sempre state gli altri.

Ancora oggi, nel 2017, Vi chiedo per cortesia di non soffermarVi solo sul colore della pelle o la forma degli occhi prima di proferir parola.
Che poi, alla fine, davvero esiste ancora il concetto di “straniero”?

Spero che questo messaggio possa semplicemente alimentare lo spirito critico di chi sta leggendo le mie parole con la speranza di sensibilizzare le persone in merito a temi cosí delicati.

Buona serata a tutti,

Irene

https://www.facebook.com/Nene.Jin