nbtomomo:

genderviscera:

filenames:

auto_resolve.webm

The mental shift between realising this is animated.

there are so many things great about this aside from how hardcore this mosh pit is

– the shield that gets launched into the stratosphere as soon as the armies collide
– the guy on the left side who somehow manages to do a complete 180 in all of the mayhem and dives out of frame
-the guy on the right side who decides not to get involved and runs right past the camera
– the final dude who trips in the least natural way possible

un post lungo e poco interessante, che però serve da ottimo stacco tra due gif porno in dashboard, che sennò non date a ognuna la corretta attenzione.

uds:

a proposito di una delle derive scaturite dal post del giorno (l’ottimo resoconto di spaam sui dati relativi all’analfabetismo funzionale):

alle superiori ho avuto, come più o meno tutti, alcuni professori buoni, altri meno buoni, altri ottimi, un paio di pessimi e uno o due di quelli che ti cambiano la vita*. un paio di loro mi hanno anche prestato dei libri extra-scolastici della madonna, intercettando la mia indole (ad esempio la scimmia nuda di desmond morris, dal prof di estimo, un brav’uomo con cui si parlava spesso degli avvenimenti politici dell’epoca)(erano gli anni del famoso discorso di nanni moretti e del centrosinistra inaffidabile, perdente e autolesionista)(INVECE ORA EH). non era scontato che lo facessero. son cose.

il prof che ha avuto l’impatto maggiore nella mia esistenza di adolescente è stato quello di italiano e storia della seconda superiore. ci ha fatto leggere dick, huxley e orwell. i suoi compiti in classe erano testi argomentativi: per due settimane si parlava di un argomento in classe (ricordo tra gli altri la pena di morte e la fecondazione artificiale) con materiali a riguardo, e al momento del tema dovevi avere una posizione, saperla argomentare e difenderla dalle possibili controargomentazioni. spesso le sue lezioni di storia diventavano discussioni sul contemporaneo.

un giorno entra in classe e annuncia che il previsto compito di storia avrebbe avuto come argomento la guerra in atto in kosovo, per lo sconcerto di tutti noi, dato che “non era nel programma”. non so neanche se poi i voti abbiano fatto media, ma il messaggio era chiarissimo: avete sedici anni, si sta facendo la storia, lasciamo un attimo da parte i longobardi e iniziate a usare quella cazzo di testa che avete sopra le spalle.

ci teneva davvero, a farci pensare con le nostre teste. lo so che in un mondo ideale dovrebbe essere normale, per un professore, ma viviamo in un pianeta in cui esistono le goleador alla bubble gum, siamo ben lontani dall’essere il migliore degli eccetera possibili.

poco dopo quel compito ha addirittura portato una videocassetta con un report su quella guerra; ragioni storiche, parti coinvolte e tutto. ci ha detto che non poteva vederla con noi per impegni inderogabili, ma se accettavamo di fermarci a scuola avrebbe prenotato l’attrezzatura video e garantito in prima persona sulla nostra presenza in classe senza maggiorenni per un pomeriggio.

noi accettammo.

e i capoccia della classe decisero che invece quel pomeriggio era meglio guardare tutti insieme un film porno di selen, e quindi niente report sulla guerra in kosovo.

perché la morale di questa storia è che contro la testa di cazzo di un sedicenne non c’è veramente niente che si possa fare.

PS qua ci starebbe il montaggio finale su dove sono finiti i protagonisti della vicenda, ma ho perso i contatti con professori e compagni di classe delle superiori il secondo esatto dopo la fine dell’esame di maturità. capita.

*durante i primi anni delle superiori ero un nerd pallido ed emaciato (e fin qua ci siamo ancora, solo che all’epoca essere nerd non aveva i connotati positivi concessi dall’attuale cultura di massa), con dei capelli impettinabili (problema che in età adulta ho brillantemente risolto finendoli**), nemmeno la minima idea di cosa significasse vestirsi decentemente***, una moderata tendenza all’asocialità**** e, in generale, il rincoglionimento tipico adolescenziale spinto. è un miracolo che non mi abbiano mai picchiato, immagino. un senso dell’umorismo decente e il fatto che andando abbastanza bene a scuola potessi, per quanto possibile senza farmi sgamare, dare una mano nei compiti in classe sono le uniche ragioni che mi vengono in mente per non essere stato un punching ball umano per un paio di anni buoni.
**le persone normali perdono i capelli, noi uomini veri li finiamo; è tutta vita vissuta.
***la mattina mi buttavo di corsa dentro l’armadio, poi come uscivo uscivo (lo faccio
anche ora, ma quella santa donna di mia moglie fa in modo, con le sue
magiche e misteriose tattiche femminili enzomicciose, che mi sia impossibile un’esistenza
interamente basata su braghe della tuta, pile e magliette di concerti di
dieci anni fa, o dell’uomo ragno)(sarebbe un’esistenza bellissima).

****lo dico come semplice constatazione, perché la retorica di quanto sia un’anima speciale quella che sta per i cazzi suoi a leggere e ascoltare musica e tutte quelle altre robe da cameretta è una narrativa che ha rotto il cazzo millenni fa. per quanto, di contro, non rinneghi affatto quei momenti, e l’unico rimpianto che ho verso la mia adolescenza, più che non essere -brrrrr- uscito di più o aver partecipato a nessun -BRRRRRRRRRRRRRRRRR- rito di gruppo e di passaggio, è il non aver letto e ascoltato anche roba migliore. chiusa parentesi.

Rivolgo questa domanda a te e a chiunque possa intervenire (spaam, iceagecoming, ecc..). Come si possono aiutare gli amici analfabeti funzionali, secondo voi? Con la lettura, la settimana enigmistica, il cinema..?

kon-igi:

Intanto ti rispondo io.

Se non hanno 11 anni e/o una grande voglia di riscatto… anzi, no, il termine è impreciso… una grande voglia di essere consapevoli che il mondo è un meccanismo un po’ più complesso dei tre ingranaggi del trombare, mangiare e ricevere la paghetta, oramai sono perduti e difficilmente non faranno parte della massa che risponde cliccando e condividendo con rabbia cieca a tutto ciò che accade loro attorno.

Purtroppo è un meccanismo perverso genitori-figli in cui oramai la debole scuola fa fatica a incunearsi come succedeva un tempo, quando i genitori sapevano di non sapere e affidavano i propri figli alle cure di un insegnante.

Se mi chiedi una soluzione, sarò umilmente felice di dirti la mia.

Il meccanismo non si scardina potenziando la quantità delle nozioni ma agendo fin dai primi anni di scuola su quello che è evidente manchi di più a questi futuri adulti e il cui vuoto viene purtroppo colmato da quello che capita a caso.

L’affetto.

E per affetto non intendo la carezza o il complimento ma UN’EDUCAZIONE AFFETTIVA che fornisca ai bambini prima e agli adolescenti poi la misura del rapporto con l’altro. 
Chi non capisce cosa c’entri con l’ignoranza dovrebbe farsi un giro nelle scuole e nelle famiglie per comprendere che c’è un intera generazioni di figli palleggiati tra genitori assenti, astiosi e sotto psicofarmaci per curare il loro mal di vivere e insegnanti demotivati e assediati dai genitori di cui sopra.

Nessun insegnante ti prende da parte e ti chiede ‘C’è qualcosa che non va?’ e se esistono, sono isolette in una mare di merda e solitudine.

Io andavo a scuola per ficcarmi in testa i tomi di greco e latino e mai nessuno s’è preoccupato (io per primo) di prendere in considerazione l’idea che potessi aver bisogno di aiuto (che poi non è che stessi più male della media di un adolescente degli anni ‘80).

I compagni di classe di Figlia N.1 mi telefonavano per dirmi che non ce la facevano più e che la vita era una merda e l’insegnante di storia e italiano procedeva granitica col suo programma, ignorando che il malessere di un adolescente sta alla base dei problemi sociali di cui non riuscirà a fare mai cenno perché Giugno è alle porte.

Se tu non stai bene, hai dei genitori frustrati e assenti (se non per dare la colpa a qualcun altro dei propri problemi) e degli insegnanti di materie umanistiche coi paraocchi chini sul programma, non c’è da stupirsi di tutto questo revisionismo storico e sociale sul quando c’era Lui.

E parlo pure di voi, col vostro odio per i loro risvoltini, la loro musica e la loro arroganza.

Quando arriverete a capire che quegli adolescenti che disprezzate siete voi ma con più speranza di redenzione, allora forse si smetterà di picchiare la faccia contro le pareti del tunnel e si potrà puntare verso l’uscita.