Questa l’hanno progettata apposta gli anon di @kon-igi
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ExoMars: Schiaparelli schiantato per un errore di un secondo
Ad avere causato lo schianto invece sembra essere stato l’IMU (Inertial Measurement Unit), che dopo l’apertura del paracadute è andato in saturazione per circa un secondo, mandando in tilt tutto il sistema di controllo. Per capire di che cosa si tratta, un esperto vicino alla missione ci ha spiegato che la Inertial Measument Unit è il cuore del sistema di navigazione, contiene giroscopi e accelerometri che misurano costantemente le accelerazioni angolari e lineari a cui è sottoposto lo spacecraft. Quindi misura direttamente imbardate, rollii, accelerazioni assiali e laterali.
Da queste informazioni, integrando nel tempo, si derivano le velocità e la posizione nello spazio e l’assetto del satellite o sonda. Quello che è successo sul lander, come spiegato ieri dall’ESA, è che la IMU ha avuto una saturazione del segnale per circa un secondo; cioè per un lungo lasso di tempo ha rilevato un’accelerazione massima e fuori scala, ma fittizia, tanto da poter essere definita un “glitch”.
Un errore che ha completamente disorientato i sistemi di bordo facendo credere di essere sotto al livello del suolo marziano proprio nel momento in cui avrebbe dovuto decidere cosa fare. Di conseguenza il sistema di controllo ha proceduto all’atterraggio secondo tutti i passaggi previsti, ma nel minor tempo possibile, rilasciando il paracadute in anticipo, accendendo e spegnendo subito i retrorazzi, e azionando tutti gli strumenti che avrebbero dovuto funzionare solo ad atterraggio avvenuto. Il problema è che tutto questo è avvenuto a 3,7 chilometri dal suolo, perfino più in alto di quanto si pensasse in un primo momento.
Ecco cosa succede a usare le malloc() invece dell’allocazione statica, su sistemi real-time multithread con thread a priorità diverse.
ExoMars: Schiaparelli schiantato per un errore di un secondo
Torino, tutti vogliono assumere il ragazzo che vende merendine a scuola
Dopo aver ricevuto tanta solidarietà da tutta Italia (ma pure molti rimbrotti e inviti a rispettare le regole, per il ragazzo che aveva creato un mercato alternativo e abusivo di merendine a basso costo nell’Istituto Pininfarina di Moncalieri sono arrivate pure delle offerte di lavoro.
Andrea Visconti, co-fondatore di una startup torinese chiamata Sinba, dice di avere una proposta di assunzione pronta: “È strutturata in modo che Antonio possa finire la scuola”, assicura l’imprenditore, che spiega di aver vissuto un’esperienza simile al liceo. “Abbiamo ricevuto investimenti importanti e li vogliamo utilizzare per puntare sui giovani talenti italiani: lui è esattamente il prototipo di talento che stiamo cercando” dice Visconti, che ha costruito la propria azienda attorno a un’applicazione per cellulari che consente di pagare senza fare code in cassa. Anche Michele Valentino, giornalista e co-proprietario di M&C Media, una piccola società di comunicazione, ha scritto al Pininfarina per offrire “uno stage formativo al fine di indirizzarne in modo positivo lo spirito di imprenditorialità, di creatività e di iniziativa”.
Insomma, la storia di Antonio (questo il nome di fantasia usato da Repubblica per raccontare la sua storia) ha fatto breccia nei cuori degli imprenditori, nonostante le regole infrante. Sarà il consiglio di classe di venerdì a stabilire quale punizione infliggergli, anche se il preside Stefano Fava sta pensando a una soluzione per veicolare l’intraprendenza del ragazzo nella giusta direzione. Su tutto il resto, il dirigente predica calma: “Ci sono arrivate proposte ma le valuteremo nei prossimi giorni, quando richiamerò chi ce le ha inviate. In questo momento voglio tutelare sia lo studente coinvolto sia i tanti allievi della mia scuola. Il mio obiettivo sono loro”.
Anche l’I3p, l’incubatore d’impresa del Politecnico di Torino, è pronto a dare una mano: “Con il Pininfarina abbiamo già avviato un progetto di avviamento all’imprenditorialità e siamo pronti a rafforzarlo ancora” assicura il presidente Marco Cantamessa. La storia di Antonio ha colpito pure lui: “Ci sono talenti che vanno stimolati, ovviamente vanno aiutati, ma mai e poi mai vanno considerati come malati”. In fondo, dice il docente del Poli, “è normale che l’imprenditore sia un po’ matto e che talvolta si ponga ai confini delle regole. Ovvio, le norme vanno rispettate. Ma non possiamo pensare di ‘normalizzare i nostri ragazzi più intraprendenti”.
Domani Alberto Barberis, presidente del gruppo Giovani imprenditori dell’Unione industriale di Torino, incontrerà il preside del Pininfarina: “Vogliamo dare la nostra disponibilità per insegnare al ragazzo come diventare imprenditore attraverso un percorso di tutoraggio”, spiega il numero uno degli industriali under 40. E commenta: “La sua intuizione è apprezzabile: ha individuato un bisogno e ha cercato di soddisfarlo. I modi invece non lo sono e probabilmente questo è dovuto al fatto che lo studente non è stato formato adeguatamente su cosa significhi essere imprenditore e avere un’attività. Per questo crediamo che anziché condannarlo sia meglio formarlo”.
Grassetto mio. Per evidenziare quanto questo paese sia senza speranza. In particolare l’ultimo, che suona molto come un “Deve solo imparare ad aggirarle le regole, invece di infrangerle. Ma dategli tempo, che impara”.
Torino, tutti vogliono assumere il ragazzo che vende merendine a scuola

I think that science fiction, even the corniest of it, even the most outlandish of it, no matter how badly it’s written, has a distinct therapeutic value because all of it has as its primary postulate that the world does change. I cannot overemphasize the importance of that idea.
Hanno rifatto la pericolosa scala per andare a scuola in Cina – Il Post
dargli dei gradini veri, magari anti scivolo, deve essergli sembrato troppo poco “scuola di sopravvivenza”. infatti ora a casa ci tornano solo tre volte l’anno.
Mi ricorda le Vie Alte del pianeta T’ien Shan, de “Il Risveglio di Endymion” di Dan Simmons.
Hanno rifatto la pericolosa scala per andare a scuola in Cina – Il Post

Sicuramente Livorno.
Propulsione elettromagnetica, pubblicate le conclusioni NASA
Il documento conclusivo con i test della NASA sul motore a propulsione elettromagnetica ha superato il processo di peer-review ed è stato pubblicato su Aerospace Research Central. I contenuti confermano quanto già anticipato poco tempo fa: l’EM Drive funzionare davvero ed è capace di fornire una spinta nel vuoto degna di nota.
Però non siamo di fronte alla soluzione definitiva del mistero: saranno necessarie ulteriori ricerche, e soprattutto non c’è una risposta chiara e univoca alla domanda più importante: visto che il suo principio di funzionamento contrasta palesemente con la terza legge del moto di Newton, qual è la legge fisica che governa questo motore?
Andando per ordine, era noto da mesi che presso l’Eaglework Laboratory della NASA erano in corso test finalizzati a confermare o smentire la validità di indagini precedenti e dei loro risultati. Alcuni leak avevano anticipato le conclusioni, che sono confermate: l’EM Drive sarebbe in grado di generare una spinta nel vuoto con un rapporto di potenza di 1,2 ± 0,1 millinewton per kilowatt.
La novità è che adesso le conclusioni dello studio sono disponibili, in un documento ufficiale che ha passato il vaglio di scienziati non direttamente coinvolti nel test, e che hanno confermato la validità delle conclusioni rispetto al protocollo. Questo non significa che le conclusioni in sé siano valide in senso assoluto, ma che il protocollo seguito per condurre i test è stato in prima battuta valutato positivamente.
Sembra un dettaglio di poco conto, in realtà in questo caso è fondamentale perché negli esperimenti precedenti la critica mossa dalla comunità scientifica verteva sempre sul fatto che l’effetto di propulsione osservato fosse frutto di un errore sperimentale. Il fatto che il principio di funzionamento dell’EM Drive non sia compatibile con la terza legge del moto di Newton (per ogni azione esiste una reazione uguale e contraria), che è una delle leggi fondamentali della Fisica, non smorza lo scetticismo, anzi. E questo è un bene perché come ci ha ricordato spesso Valerio Rossi Albertini del CNR, la Scienza procede per accumulazione, ed essere scettici è essenziale per fare progressi concreti.
Presumibilmente saranno in molti a passare al setaccio il documento conclusivo, e non mancheranno reazioni sia favorevoli sia contrarie. Insomma adesso inizia il bello, restate sintonizzati.
Propulsione elettromagnetica, pubblicate le conclusioni NASA
Di Windows, moccoli, e altre novelle.
Verso gennaio, dopo 10 anni di convivenza pacifica col mac, causa insofferenza verso le nuove politiche di obsoscemenza programmata (cit @scarligamerluss) e impossibilita’ di riparazione dei nuovi mac, sono tornato a Windows, e ho preso un Dell Xps 13.
Ho voluto dargli una possibilità, magari dopo tutto questi anni era migliorato. Magari Windows 10 sarebbe stato abbastanza stabile e maturo da consentire un tasso di bestemmie al minuto inferiore alla colonna sonora di Kon.Sabato, all’ennesimo riavvio a cazzo non richiesto, a causa di un aggiornamento non ulteriormente rimandabile (se non disattivando il servizio di Windows Update), oltretutto fallito dopo 2 ore di download, e che al riavvio ha ricominciato a riscaricare tutto daccapo per riprovarci, mi son rotto un pochino i coglioni.
Ho cercato di creare un disco di ripristino, ma il ripristino fatto in tal modo continuava a fallire. Ho cercato di crearlo col MediaCrationTool, ma non riusciva a scaricare l’immagine ISO, fallendo rigorosamente sempre al 99%. Ho quindi scaricato una iso di windows 10 1607 Anniversary Update completa, a manina, a cui pero’ dava fastidio prima il sata mode RAID0 settato da UEFI, poi la tabella delle partizioni in GPT, e infine il presunto bitlocker (che non ho attivato)sulla partizione di Windows. Alla fine, tentativo estremo prima di frulla’ il tutto nell’orto, ho scaricato la ISO della versione precedente di Windows 10 1511, e con quella il ripristino ha funzionato.
Pero’ si blocca di nuovo sull’aggiornamento a Windows Update.Al che direi che anche basta.
E niente, son tornato a Linux. Era dai tempi dell’università che non ci aggeggiavo. Ho provato a installare una Elementary OS 0.4 (basata sull’ultima LTS di Ubuntu, la 16.04). E’ presto ancora per giudicare, ma per adesso mi ha fatto una buona impressione. Ha riconosciuto tutto l’hardware senza problemi, si e’ aggiornata senza problemi, e sembra funzionare tutto.
Vedremo come si evolverà il moccoli-per-minutes ratio nei prossimi mesi.
tienici aggiornati. io capisco un quarto di sega di quel che hai scritto, però pure io sono un utente mac sfavatissimo con le ultime politiche della casa della mela (mi tengo il mio snow leopard finché posso)
Prime note dopo un paio di giorni: Linux (o perlomeno la distro Ubuntu e le derivate) e’ migliorato tantissimo dall’ultima volta che ci ho messo mano (ripeto, sono passati parecchi anni).
Il rilevamento dell’hardware e’ quasi perfetto: mi ha riconosciuto senza problemi ogni singolo componente interno. Unico neo la scheda wifi, che ha richiesto UN comando da terminale per funzionare (probabilmente frutto di un baco di ElementaryOS, ma non presente nella Ubuntu originale). Perfino una scheda wifi USB, non richiede più la minima configurazione: la infili, viene rilevata, configurata automaticamente, e mostra le reti wifi a cui collegarsi.
Anche il rendering dei font e’ migliorato molto. Non ancora a livello di OSX, ma quasi. Con poco sforzo si possono anche mettere dei font molto simili a quelli Apple, e altrettanto leggibili.
Nota ancora un po’ dolente per lo scaling. Gnome 3 (e derivati) hanno una ottima gestione dello scaling tramite gsettings, MA gestiscono solo multipli interi di pixel. Ovvero permettono di avere un fattore di scala di 2 (immagini grandi il doppio, risoluzione apparente dimezzata), ma non di 1.5, ad esempio.
Si può provare ad aggirare il problema con xrandr, ma il risultato e’ un pochino sfocato e poco nitido. Ancora non al livello dello scaling nativo dei retina display di OSX. Non e’ nemmeno al livello dello scaling di Windows 10, ma in questo caso sono molte meno le applicazioni che non seguono le impostazioni di scaling di Gnome3; su Windows invece mi capitano MOLTE applicazioni che ancora non si adattano bene e che mostrano parti sfocate e/o microscopiche.
Anche se volete collegare un monitor esterno, xrandr complica un po’ le cose. Bisogna smanettare un po’ con qualche scriptino e qualche file di configurazione per far andare il tutto.
Lo scaling comunque e’ un problema che non vi riguarda se avete un pc vecchio e/o con una risoluzione abbastanza bassa da essere leggibile anche senza scaling. Dovreste considerarlo se invece avete uno schermo a risoluzione FullHD o maggiore.Il file manager e’ una copia spudorata del Finder di OSX, ma personalmente la cosa mi va benissimo. Lo trovo pratico e funzionale.
La coerenza grafica dipende dal desktop environment che usate ovviamente. Pantheon, il
desktop environment
di ElementaryOS, e’ molto ben fatto, pulito e coerente. Pero’ e’ anche poco personalizzabile. Non ancora al livello di OSX, ma sono stati fatti passi da gigante. Ci sono comunque alcune applicazioni che non usano le GTK, ma magari le QT o altre librerie, e talvolta non sono proprio del tutto coerenti, graficamente. E’ il caso di Skype ad esempio, che mi sembra fatto abbastanzina a cazzo. Niente di irrimediabile comunque.
Lato rete nessun problema: samba e’ già attivo e configurato di default, e non chiede il minimo intervento per rilevare gli altri pc condivisi nella rete locale. Mi ha visto pure la stampante che uno di tali pc condivide in rete.
Molto semplice e intuitivo anche il nuovo App Center diviso a sezioni tematiche, a prova di utonto abituato solo ai cellulari o all’App Store di OSX. Io continuo a preferire apt-get a manina, ma fa comodo avere una interfaccia grafica semplice da usare.
Riassunto generale.
- Cosa mi manca del Mac: una gestione dello scaling al livello di quello dei retina display, una pari coerenza grafica delle applicazioni.
- Cosa ha in più del Mac: un rilevamento dell’hardware MOLTO migliore, un sistema di pacchetti molto più comodo e potente (ad apt-get posso aggiungere tutti i repository che voglio, all’App Store no).
- Cosa mi manca di Windows: in primis Visual Studio. Poi anche altre applicazioni native non presenti. Alcune posso comunque emularle tramite Wine (in particolare Photoshop), altre ci posso mettere un crocione sopra. Ma sono comunque cose molto di nicchia (soprattutto per il settore industriale), per il resto c’e quasi tutto.
- Cosa ha in più di Windows: funziona e non rompe il cazzo. Più che altro non rompe il cazzo.
Next step: install gentoo
prima o poi torno su linux e forzo in qualche modo i software che uso per lavoro a lavorare anche su Ubuntu (o Mint, che mi piacque parecchio)
Fate bene, Linux é un ottimo ripiego nel caso non siate in grado di domare Windows :DDD
Scherzo, all OS matter!
Il mio iMac early 2009 è stato definito serie vintage dall’assistenza apple. Ma almeno ci posso mettere le mani e farlo viaggiare ancora per qualche anno.
@gigiopix per visual studio si vociferava che un port ufficiale sia vicino, ma non c’è certo mancanza di editor e IDE di sviluppo sotto Linux 😀
Personalmente, per le applicazioni odiose che girano solo su Win, la mia soluzione è: una virtual machine Windows da lanciare all’occorrenza. Così se si incasina, crasha, gli update me l’ammazzano ho i backup e la faccio ripartire come se non fosse successo nulla.
Per il resto, uso Linux dal 1999 e posso confermare che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in quanto a facilità d’installazione e d’uso. Se l’avete provato anni fa e vi ha “spaventati”, vale la pena riprovare con una distribuzione come Mint (la variante Mate è leggera e con un’interfaccia simile a Windows XP), Elementary o Ubuntu.
Purtroppo ci sono cose che non possono girare in una virtual machine. Ad esempio software real-time, che girano su un secondo kernel real-time (da affiancare a quello di Windows), che ha bisogno di accesso esclusivo a uno dei core del processore. La virtualizzazione del processore vanificherebbe tutto. Certo, a casa mi capita molto meno che in ufficio di dover usare queste cose, pero’ a a volte capita.
Per quanto riguarda Visual Studio: personalmente tra tutti gli IDE che ho provato su Linux e su Mac, non ne ho ancora trovato uno all’altezza. non riuscirei a fare senza Intellisense,
senza profiler, o senza Remote Debugger. Poi se sviluppi per Windows, hai bisogno di Windows. Anche solo per poter usare oggetti .COM, o il framework .NET, per dire.
La cosa delle macchine virtuali la uso da molto in ufficio (macchine virtuali diverse con Windows, che girano su Windows), per avere ambienti di test isolati. Ma poi mi ci devo collegare col debug remoto, senno’ e’ un casino.
Oggi come oggi, lavorare SOLO con Linux mi sembra purtroppo ancora molto utopistico. Almeno in certi settori. Ovviamente se uno fa lavoro di ufficio e si limita a usare word/excel/powerpoint, basta e avanza, ma per cose un po’ più tecniche e’ un casino.
Pero’ per un pc personale da tenere a casa, e’ già più fattibile.
