It’s Official: We’re Going to Mars

It looks like Republican and Democratic senators alike are keen on safeguarding America’s space programs. With the potential chaos of a new president on the horizon, the Senate Committee on Commerce, Science, and Transportation passed a bipartisan bill giving NASA $19.5 billion to continue working on a mission to Mars. It also includes support for the continuation of the program to send astronauts on private rockets to the International Space Station (ISS) from American soil no later than 2018.

“We have seen in the past the importance of stability and predictability in NASA and space exploration – that whenever one has a change in administration, we have seen the chaos that can be caused by the cancellation of major programs,” Republican Senator Ted Cruz, lead sponsor of the bill, commented. “The impact in terms of jobs lost, the impact in terms of money wasted has been significant.”

The NASA Transition Authorization Act of 2016 includes an overall authorization level of $19.508 billion for fiscal year 2017, but it still needs to be passed by the Senate as a whole, of course. The budget allotted is the same as what was approved by House appropriators and a bit more than the version released by the Senate Appropriations Committee. The Obama administration, likewise, proposed $19 billion in funding for NASA.

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The Senate is not giving NASA money just for the sake of exploration. It is also a challenge, a mandate, actually. The bill requires that NASA make it an official goal to send crewed missions to Mars in the next 25 years.

The bill allocates funds for different components: $4.5 billion on exploration, nearly $5 billion for space operations, and $5.4 billion for science. It also does not scrap NASA’s controversial plans to send men on asteroids and collect samples by 2021. It does, however, require the space agency to regularly send progress reports to Congress, justifying its $1.4 billion cost.

“Fifty-five years after President Kennedy challenged the nation to put a man on the moon, the Senate is challenging NASA to put humans on Mars. The priorities that we’ve laid out for NASA in this bill mark the beginning of a new era of American spaceflight,” said an optimistic Florida Sen. Bill Nelson, senior Democrat on the Commerce panel.

The bipartisan support behind the new bill shows that space exploration is an issue that all parties can agree is vital to our growth as a nation and a species. Now we just have to wait to see if it passes the Senate.

19,5 MILIARDI DI DOLLARI. 

Il più grande budget

di sempre

stanziato per la NASA, (e il secondo dopo quello del 1965, se teniamo conto dell’inflazione).

La corsa verso Marte comincia a farsi molto concreta.

It’s Official: We’re Going to Mars

Rischiare un frontale con un istrice gigante di oltre un metro e piu alto del cofano della macchina, con gli aculei alzati e la cresta ritta, che decide di attraversare una strada buia senza lampioni che taglia il bosco, di notte, dietro a una curva.

E dopo aver inchiodato per non investirlo (e sfasciare la macchina, probabilmente), lui si gira, ti guarda, e poi riparte bello tranquillo a passetti lenti, per la sua strada.

Premetto di essere ignorantissimo in materia, ho letto su Repubblica online un servizio sulla tecnica CRISPR: è la solita esagerazione giornalistica o è una cosa seria?

kon-igi:

spaam:

La CRISPR/Cas9 è una tecnica molto ma molto raffinata. Probabilmente è quella che segna  e/o segnerà il passaggio dalla biologia molecolare come la conosciamo oggi a qualche cosa di completamente nuovo e diverso. Direi che è paragonabile alla scoperta degli Enzimi di Restrizione degli anni ‘70 + la tecnica della PCR del 1989. 

Non so cosa abbiano raccontato a Repubblica.it ma, uno delle problematiche più grandi dell’ingegneria genetica è sempre stata quella di colpire un singolo gene in un singolo tessuto senza in pratica andare ad intaccare l’intero organismo.

Prima si facevano topi/ratti KO (Knock Out), ovvero il gene X (qualsiasi gene) veniva distrutto in tutto l’organismo. Questo significava che molto spesso la progenie con quella mutazione (il KO), moriva già durante le fasi di sviluppo embrionale o subito dopo la nascita. Altri vivevano più a lungo ma insomma, per fare un KO ci volevano in media 2-3 anni per poi scoprire che il topo non faceva manco in tempo a nascere che era morto, rendendo qualsiasi tipo di studio impossibile o alquanto limitato.

Poi si sono inventati il KO condizionale, ovvero riuscire a rompere il gene X (qualsiasi gene) solamente nel tessuto che vogliamo studiare. In questo modo, il topo nasce, vive, sopravvive, fa pure una bella vita fino a quando non si decide di spegnere l’interruttore di quel gene in quel preciso tessuto. Questo ci permette di studiare gli effetti di quel gene in quel particolare tessuto senza intaccarne le funzioni vitale o molto meno. 

Ma la rivoluzione del CRISPR/Cas9 è che si potranno fare (e già si fanno) due cose: rompere un gene (o più allo stesso tempo) e/o anche ripararlo. 

Tecnicamente funziona grosso modo così.

Il CRISPR è il meccanismo immunitario dei batteri E. Coli. Quando noi prendiamo un’infezione produciamo anticorpi. Gli anticorpi diventano specifici per le diverse infezioni. E. Coli fa lo stesso con il suo CRISPR.

Negli anni ‘80-’90 identificano le CRISPR, ovvero sequenze di DNA palindromiche e composte da elementi ripetuti (CRISPR = Clustered, Regularly-Interspaced, Short, Palindromic, Repeat). Le sequenze di DNA (le linee trattegiate ——) si alternano con sequenze di DNA chiamate “spacer DNA” (le lettere ZZ, XX, YY ecc.).

DNA E.Coli: ——ZZ——XX——YY——AA——

Ora, nel 2000 scoprono due cose fighe. A monte delle CRISPR ci sono le Cas, delle proteine che aprono e tagliano il DNA.

CAS-CAS-CAS——ZZ—–XX—–YY—–AA—–

grosso modo questo è il tratto di genoma di E.Coli con il CRISPR/Cas

Ma la parte figa del CRISPR è un’altra: le sequenze “spacer” (ZZ, XX, YY, AA ecc.), corrispondono perfettamente a sequenze del genoma virale. In pratica quando un Virus attacca un batterio, rilascia dentro il suo DNA virale. Quel genoma ha una sequenza ZZ (o YY, XX, AA) conosciuta da E.Coli. Il genoma di E.Coli allora, attiva il suo CAS/CRISPR che produce la CAS + la sequenza CRISPR corrispondente a quel genoma Virale (ZZ, o XX o YY ecc) così da poterla riconoscerla e grazie alla CAS, romperla.

Se il Virus, invece, ha un genoma non conosciuto da E.Coli, non importa, il batterio produce la CAS ugualmente che ingloba il genoma del virus, lo blocca, se ne tiene un pezzetto e così la prossima volta lo riconosce e lo distrugge. Un po’ come succede con i nostri anticorpi, soprattutto quando fai un  vaccino e li istruisci a quel tipo d’infezione.

Ora, questo sistema CRISPR/CAS è stato ingegnerizzato per farlo funzionare nell’uomo in maniera da rompere uno o più geni allo stesso tempo e in un tessuto specifico ma potrà essere usato anche per riparare un qualsivoglia gene che presentava mutazioni alla nascita. 

Le malattie genetiche potranno essere curate attraverso questo tipo di tecnica. La pecora Dolly, a confronto, sembrerà un giocattolo.

Da maschio eterosessuale sono estasiato… se fossi donna t’avrei già trombato.

La Camera approva la legge pasticcio sul cyberbullismo

La Camera dei Deputati ha approvato la cosiddetta legge sul cyberbullismo,
con 242 voti favorevoli, 73 contrari e 48 astenuti. La normativa
passerà ora all’esame del Senato. Il testo è un tentativo di definire e
normare il fenomeno del bullismo online, così da offrire agli strumenti
uno strumento legale con il quale tutelarsi.

In particolare, la versione attuale della norma offre alla vittima la possibilità di richiedere la rimozione di un contenuto. Richiesta che sarà verificata dal garante, e a cui il gestore di un sito dovrà conformarsi entro 48 ore. Le sanzioni arrivano fino a 100.000 euro.

Il bullismo viene definito come “aggressione o
molestia, da parte di singoli o più persone, nei confronti di una o più
vittime allo scopo di ingenerare in essi timore, asia, o isolamento ed
emarginazione; sono manifestazioni di bullismo una serie di
comportamenti di diversa natura: atti vessatori, pressioni o violenze
fisiche e psicologiche, istigazione all’autolesionismo e al suicidio,
minacce e furti, danneggiamenti, offese e derisioni anche relative alla
razza, alla lingua, alla religione, all’orientamento sessuale,
all’opinione politica, all’aspetto fisico o alle condizioni personali e
sociali della vittima”.

La norma espande poi tale definizione a quella di cyberbullismo,
abbracciando la versione digitale di tale azioni e aggiungendo “atti
che si realizzano attraverso la rete telefonica, la rete Internet, i
social network, la messaggistica istantanea o altre piattaforme
telematiche”.

Le sanzioni vanno da un semplice ammonimento da parte del questore,
che riguarda anche i genitori in caso si tratti di un minore, fino a 6 anni di reclusione
nei casi più gravi. Questi includono in particolare lo stalking, lo
scambio di identità, l’invio di messaggi e la divulgazione di testi o
immagini, “la diffusione di dati sensibili, immagini o informazioni
private carpiti con l’inganno o con minacce”.

Si prevede poi l’introduzione di un “docente anti-bulli” in ogni
scuola
, un referente che sarà incaricato di gestire la questione e che
farà riferimento direttamente al preside. A quest’ultimo il compito di
informare le famiglie interessate ed eventualmente adottare misure di
assistenza e sanzioni.

Questo in sintesi quanto contenuto nella nuova versione della normativa, che è all’esame delle Camera da metà 2015. Questa nuova versione
ha subito notevoli modifiche, nate anche dai numerosi casi di cronaca
che si sono andati accumulando nel corso degli ultimi anni. 

Senza dubbio la cronaca impone a governo e rappresentanti
una presa di posizione che sia davvero una risposta – ancora nelle
ultime ore ha occupato le prime pagine un caso che implica una nota
presentatrice televisiva.

E tuttavia questa norma lascia molti osservatori perplessi,
se non apertamente in allarme. A cominciare dalla senatrice Elena
Ferrara, che pure fu la prima firmataria, a cui fanno eco avvocati ed
esperti di privacy e libertà di espressione.

Il problema è che il reato ha una definizione troppo ambigua e ampia,
e di fatto lascerebbe la porta spalancata ad abusi di ogni genere, da
una parte, e a notevoli difficoltà al momento di stabilire colpe e
sanzioni.

Andiamo verso una situazione che secondo il punto di vista si potrebbe definire kafkiana, nelle aule, o orwelliana per il possibile uso censorio di tale norma nella sua attuale forma. Un uso censorio che inoltre non è adeguato a tutelare la vittima: si parla di tempi lunghi, fino a 48 ore per bloccare un contenuto. Più che sufficienti per distruggere la vita di una vittima.

Invece il meccanismo “consentirebbe di richiedere la rimozione del
contenuto, dell’articolo, del messaggio, di qualsiasi cosa presente sul
web, con la possibilità di far bloccare i contenuti rivolgendosi anche
al garante privacy”, come ha detto la stessa Ferrara.

Agli osservatori dall’estero la situazione sembra ancora peggiore. Cory Doctorow
è un saggista, editorialista del Guardian, romanziere e tra i più
autorevoli esperti di privacy al mondo – per anni è stato una colonna
portante delle Electronic Frontier Foundation. È molto significativo quindi che abbia dedicato un lungo articolo alla legge nostrana, e che lo abbia intitolato L’Italia sull’orlo della più stupida legge censoria della storia europea.

Doctorow sottolinea per esempio come basti che qualcuno si senta
insultato da un contenuto online per far scattare il blocco. Che
l’articolo sia vero o falso non importa
, e questo ovviamente può
interessare molto a chi ha violato la legge in qualche modo o fatto cose
moralmente discutibili.

“Cominciamo da ciò che questa (legge) non farà: non fermerà il bullismo, la molestia o il revenge porn
in Italia”. In buona parte perché i grandi fornitori di servizi hanno
server all’estero “e quelli con un ufficio vendite italiano possono
semplicemente spostarlo piuttosto che rischiare una multa ogni volta che
qualcuno insulta qualcun altro online”. A tal riguardo è bene ricordare
che le testate registrate invece sono obbligate ad avere i server in
Italia.

“Ciò che invece farà è creare uno strumento per la censura facile,
senza processi o sanzioni per gli abusi. Lo standard proposto è solo
che la persona destinataria si senta offesa. Pensate agli abusi con le
richieste di rimozione per copyright (copyright takedown): i
servizi di hosting già ne ricevono milioni, più di quante ne possano
valutare, così siamo arrivati a un sistema robotizzato che permette al
ricco e potente di rimuovere abitualmente materiale che lo mette in
cattiva luce”.

“Lo standard creato dalla proposta di legge italiana permette la
creazione di richieste puramente soggettive, nonché l’imposizione di
multe enormi su quelli che le contestano come atti censori”.

“Come ogni legge civile […] favorisce ricchi e potenti, che possono
permettersi un processo civile. […]. Questa legge influenzerà
pesantemente la voce degli interessi politici locali, e darà ai ricchi, ai potenti, ai criminali e ai corrotti un potere incontrollato sulla rimozione di materiale che non gradiscono – che sia veritiero oppure falso

La Camera approva la legge pasticcio sul cyberbullismo