LA STORIA DI JOHANN “RUKELIE” TROLLMANN.

Johann
Trollmann era un pugile straordinario. Un pugile tedesco nato da una
famiglia sinti. Lo avevano soprannominato Rukelie, “albero" per la
bellezza del suo fisico atletico. Per lui stare sul ring era come essere
su un palcoscenico, i suoi movimenti veloci e tecnicamente impeccabili
lo avevano eletto a campione della “noble art”. Uno stile nuovo, particolare,
tutto suo, come una danza che molti anni dopo avrebbe caratterizzato
anche il campione olimpico e poi del mondo Cassius Clay, alias Muhammad
Alì.

La vita di Rukelie e il nazionalsocialismo si incrociarono
la notte del 9 giugno 1933 nel match per la corona tedesca dei pesi
medi. A contendergli il titolo c’era Adolf Witt. In sei round lo zingaro
stende l’ariano. Per Rukelie è la vittoria più bella, la più importante
e prestigiosa. Ma dal pubblico si leva la voce di Georg Radamm, gerarca
nazista e presidente dell’associazione dei pugili tedeschi.

Ordina agli arbitri di far terminare la contesa in parità: la
superiorità fisica della razza ariana non poteva essere presa a pugni da
uno zingaro. Ma il pubblico rumoreggia, protesta, sa che Trollmann è il
vincitore e poco dopo diventa il nuovo campione tedesco dei pesi medi a
furor di popolo. Gli gettano al collo la corona e lui piange di
felicità.

Qualche giorno dopo la vittoria, in una lettera
della federazione, Trollmann legge che non è più il detentore del titolo
perché le lacrime “non sono degne di un vero pugile”. La corona dei
medi è nuovamente libera. Prossimo incontro fissato per il 21 luglio.
Sul ring Trollmann si trova di fronte Gustave Eder, un altro colosso
ariano. Ma lo zingaro è il più forte, non dovrebbe avere problemi.

Hitler teneva particolarmente alla boxe. In Mein Kampf scriveva:
“Nessun altro sport desta un così grande spirito d’assalto, esige così
fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo”. Il ring diventa
un manifesto di propaganda razziale. È tollerabile che uno zingaro batta
un puro ariano? I movimenti sul ring di Trollmann sono definiti
“scimmieschi”, “animaleschi”, e il suo stile “effeminato”.

Quindi le restrizioni delle SS arrivano ancor prima dell’inizio del
match. Rukelie è costretto a non danzare, a non esprimere la sua boxe,
deve rimanere al centro del ring e “combattere” come un ariano
altrimenti può dire addio alla licenza di pugile. Lui, ciuffo moro,
occhi scuri e pelle ambrata capisce tutto e si presenta con capelli
tinti di biondo e il corpo cosparso di farina, una perfetta caricatura
dell’ariano. In cinque round Rukelie calpesta un’ideologia vuota e
malata con il coraggio di chi è in grado di ironizzare anche nella
tragedia, ma subisce la sconfitta definitiva.

“Me l’hanno fatto
capire in mille modi: un sinti non può diventare campione di Germania.
E’ stata una progressione ad hoc. Quando ero il migliore dei dilettanti
mi tagliarono fuori dalle Olimpiadi, da professionista mi impediscono di
fare carriera. Ormai mi hanno incastrato.” Va a vivere a Berlino,
conosce e sposa Olga nel 1935. Hanno una figlia, Rita. Ormai Trollmann
combatte solo per pochi spiccioli nelle fiere di paese, nei circhi

La vita per gli zingari si fa sempre più difficile e, per evitare guai
alla sua famiglia, Trollman divorzia nel settembre 1938.  Accetta di
essere sterilizzato per evitare l’internamento. Nel novembre ‘39 viene
richiamato dalla Wermacht e inviato sul fronte russo. Ferito, ritorna in
Germania per una licenza, nel ’42. Ma la Wermacht ormai non voleva più
zingari tra le proprie fila, così fu prelevato dalla Gestapo e
incarcerato ad Hannover ed in ottobre smistato al campo di
concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo, triangolo marrone e
numero 9841.

Il 9 febbraio 1943 si trova all’esterno del campo,
è il suo turno di lavoro e non si accorge che il rumore dei passi di
Emil Cornelius diventa sempre più vicino. Quel kapò sta meditando la
vendetta perché due giorni prima è stato messo al tappeto proprio da
Trollmann in un combattimento organizzato davanti a tutti i prigionieri e
alle SS del lager. Uno sgarbo troppo grande. Da uno zingaro poi. Una
pallottola lo condanna a essere un dimenticato dalla storia. Trollmann
muore quel 9 febbraio 1943. Quattro mesi dopo, ad Auschwitz, morirà suo
fratello Heinrich, anche lui pugile.

La sua morte viene
spacciata per un incidente ma sarà un altro prigioniero, Robert
Landsberger, testimone oculare dell’omicidio, a raccontare la verità, a
guerra finita. Nel 2003 la federazione tedesca, a seguito di un forte
movimento d’opinione, consegna a Rita, la figlia di Trollmann, la
cintura da campione tedesco dei mediomassimi. Ad Hannover una piccola
strada è a lui intitolata, una targa lo ricorda ad Amburgo e in un parco
del quartiere di Kreuzberg, a Berlino, dal 2010 c’è anche un ring
vuoto, un monumento dedicato a “Rukelie” Trollmann.

Antonio A. – Fonte: Repubblica / Corriere della Sera

LA STORIA DI JOHANN “RUKELIE” TROLLMANN.

spaam:

gigiopix:

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kon-igi:

spaam:

i magnifici questionari made in USA.

Cinegro hawaiano mangiafoche ma per carità not Hispanic or Latino!

Ma e’ un questionario per candidarsi come supporter di Trump ?

Jackson Laboratory. È un sito governativo

Ma allora sara’ stato decontestualizzato, dai… Chesso’, magari visto che e’ un laboratorio di ricerca, era un questionario relativo a una qualche ricerca sulla maggiore incidenza di una qualche malattia nella popolazione ispanica/latina, rispetto alle altre.

Voglio sperare che non sia solo razzismo, dai.

no, non è razzismo, è la prassi. Anche quando vai dal medico e riempi il formulario con tutte le malattie avute, quelle dei genitori, i nonni e via dicendo, ti chiedono di che razza sei. 

Per razzismo non intendevo la divisione per razza, ma l’enfasi sulla divisione tra il resto del mondo e gli “hispanic or latino”, intesi come provenienti da quei paesi e culture, “regardless of race”.

Se lo scopo fosse stato solo la conoscenza dell’etnia, mi sarei aspettato tutte le opzioni allo stesso livello.

Per questo, avevo pensato a una qualche ricerca focalizzata proprio su un qualche aspetto (medico, geografico, sociale, culturale o sonasega che altro) di ispanici e latini.

spaam:

gigiopix:

kon-igi:

spaam:

i magnifici questionari made in USA.

Cinegro hawaiano mangiafoche ma per carità not Hispanic or Latino!

Ma e’ un questionario per candidarsi come supporter di Trump ?

Jackson Laboratory. È un sito governativo

Ma allora sara’ stato decontestualizzato, dai… Chesso’, magari visto che e’ un laboratorio di ricerca, era un questionario relativo a una qualche ricerca sulla maggiore incidenza di una qualche malattia nella popolazione ispanica/latina, rispetto alle altre.

Voglio sperare che non sia solo razzismo, dai.

Ma io ti amo! (no homo) Finalmente qualcuno che dice che Stranger Things è una minchiatella senza alcun valore. Viviamo in un periodo di merda se una robetta così viene considerata un capolavoro…

iltriceratopoingiardino:

girodivite:

kon-igi:

iltriceratopoingiardino:

è un collage di cliché del genere, dalle situazioni generali alle singole scene. In ciò che dici tu sta proprio il punto: siamo circondati da talmente tanta merda, che roba come questa (che per carità, si lascia anche guardare) ne esce come Kubrick.
io vorrei avere un decimo dell’entusiasmo della gente.

Metto in lista anche il giudizio del Tricé.

A questo punto, per emetter sentenza lo devo vedere.

A me piace proprio perché è “

un collage di cliché del genere” (

iltriceratopoingiardino)…

Capisco, ma questo non è un collage stile Tarantino (vi prego, non apriamo un dibattito, se semo capiti), questo è proprio un compitino che non punta a nulla più che essere tale: “ah ok, ho capito come funziona ‘sta cosa. Prendo questo, questo e quest’altro e mescolo tutto.”
Esempio (pesco a caso, potremmo farne mille): gruppo di ricerca all’interno del laboratorio riavvolge il cavo che li collega al poveraccio all’interno dell’Altroquando gelatinoso o quel cazzo che è. Dimmi che non sapevi, prima ancora che la scena finisse, che avremmo visto l’altro capo spezzato e insanguinato del cavo tornare verso di noi.
Ed è TUTTO così.
La bambina / creaturina / esserino indifeso (ma potenzialmente pericolosissimo) 

che scappa dal laboratorio con gli scienziati cattivi che la inseguono

e ha i poteri mentali!

Ma perché sorbirsi il greatest hits degli stereotipi da cinema sci-fi/horro anni ‘80 e non riguardarsi direttamente i film degli anni ‘80, allora?
Cioè, davvero: il massimo a cui possiamo ambire, oggi, è qualcosa che faccia il copincolla delle scene dei film che abbiamo amato da regazzini?

Perche’ i film degli anni 80 li abbiamo gia visti e rivisti tutti mille volte. Questo almeno e’ qualcosa di nuovo.

Poi comunque tanti non sono semplicemente stereotipi, ma vere e proprie citazioni: quando camminano sul binario del treno ad esempio (Stand by me), o le corse in bici (Goonies).

In generale: e’ una serie progettata a tavolino per fare leva sulla nostalgia, scritta da nostalgici, per un pubblico di nostalgici. E inquadrandola in questo modo, mi pare che l’obiettivo sia stato raggiunto appieno.

La trama lineare, la netta demarcazione tra buoni e cattivi, i personaggi che reagiscono esattamente come ti aspetti che facciano, la gente del paese che si aiuta a vicenda non fidandosi della gente venuta da fuori, i genitori che si comportano semplicemente da genitori, perfino i font dei titoli iniziali e di coda puliti ed essenziali.

Ogni cosa ti riporta a un’epoca in cui tutto ti sembrava piu facile, piu’ chiaro. Una eta’ in cui vedevi il mondo solo come bianco o nero, senza nessuna sfumatura di grigio a complicare le cose. Sapevi su chi fare affidamento, sapevi che alla fine sarebbe andato tutto bene, e che il bene avrebbe sempre vinto. E ovviamente, tu eri sempre uno dei buoni.
Non era magnifico avere tutte quelle certezze?

L’originalita’, da questo punto di vista e’ perfino secondaria.
Cio’ che ha di bello e’ proprio il modo in cui riesce a rievocare le sensazioni che avevi provato da piccolo, guardando per la prima volta quei film degli anni ‘80.

Va vista con gli occhi del bambino di allora, e con la stessa suspension of disbelief (o come si dice in italiano). Non con lo spirito critico e la disillusione dell’adulto di oggi.