Con questo drone, secondo i creatori del progetto, si potrebbe sperare di eliminare le mine antiuomo “avanzate” nel corso di una decina d’anni,
restituendo i territori e un po’ di serenità agli abitanti di queste
zone. Usando gli attuali metodi ci vorrebbero 1.100 anni per rimuovere
tutte le mine al mondo – nell’ipotesi che nel frattempo non ne vengano
posate altre.
Il drone usa tre diversi accessori. Il primo per
mappare un’area, il secondo per individuare le mine e il terzo per farle
detonare in sicurezza. Dopo aver individuato una mina, il drone MKD
trasporta e deposita sul luogo interessato un piccolo detonare, che sarà
attivato a distanza dall’operatore umano.
Per ogni passaggio è necessario che il drone rientri alla base
affinché sia possibile sostituire l’accessorio, e probabilmente
ricaricare la batteria, ma anche così il processo è “20 volte più veloce rispetto alle tecniche tradizionali”, oltre che più sicuro e 200 volte più economico.
il 20 luglio del 2001 ero a Rimini, ero partita in treno la mattina
presto insieme a Lorenzo, la meta? il Rimini Comix. all’epoca stavo
lavorando sull’esame di Semiotica, si iniziava a parlare di nuovo
ordinamento ed io iniziavo ad avere in mente lui, d’altronde
eravamo amici ed era normale che volessi vederlo (anche se L. storceva
il naso). in mente avevo i prodromi di una tesi che poi sarebbe stata
altro, avevo anche preso contatti con Leo Ortolani per spiegargli il mio
progetto e dirgli che sarei andata in fiera, magari per scambiare due
parole al volo. di quella mattina ricordo poco, solo che avevo i
jeans e che scattavo foto con una usa e getta, in fiera comprai due
numeri assurdi di Rat-Man (pagati uno sproposito), vidi la moglie,
bellissima, di Ortolani e mi feci riconoscere da lui parlandogli della
tesi. a casa conservo ancora un bellissimo disegno autografato, frutto
dell’occasione. Più tardi io e L. ce ne andammo stanchi per il lungomare,
il tempo era mutato e minacciava pioggia, io ero infastidita, senza
sapere il perché, forse per quell’enorme albergo vicino alla stazione,
forse perché non avevo voluto passare una notte fuori casa ed il treno
sarebbe partito molto dopo le 23. all’epoca non avevo il cellulare,
non lo volevo e quelli che circolavano non avevano internet, se uscivi
di casa e non entravi in un bar con la radio accesa, eri tagliato fuori
dal mondo e a me quel pomeriggio continuava a darmi fastidio, ad
irritarmi. un’oretta prima della partenza del nostro treno decidemmo
di entrare in stazione ed aspettare lì, c’erano poliziotti e carabinieri
ovunque, avevano annunciato l’arrivo del treno speciale per la
manifestazione di Genova e le forze dell’ordine erano sulla banchina in
assetto antisommossa, erano tanti per un treno solo. non capivo. il
treno entrò in stazione e si fermò, qualcuno in divisa ci disse
frettolosamente di rientrare in stazione, perché? perché era successo
qualcosa a Genova e non era sicuro stare lì, iniziavano a girare delle voci, qualcuno dal treno
gridava, io sentivo una tensione particolare mista a paura, andiamo via,
dissi, L. rispose, no, io sono libero di stare dove voglio, poi una
voce confusa: è morto un manifestante!, ma come? come è successo?, non
può essere! pensavo, più di una persona dal finestrino aveva
incominciato a fischiare e a urlare, ma come un manifestante morto?
rientrate in stazione, no, rientriamo in stazione! gli urlai, era la
prima volta che provavo quella paura e quella sensazione di smarrimento. il
treno speciale ripartì, noi restammo ad aspettare il nostro, ci
parlammo pochissimo quella notte, arrivammo a casa alle 3 del mattino, ero distrutta,
ti lasciai alla fermata dell’autobus, dopo aver fatto un lungo tratto a
piedi, sì sì, ci sentiamo domani, buonanotte, sbrigativa. ero a
casa, nella mia vecchia casa, mi misi a dormire, poche ore dopo vidi le
prime immagini di Genova, fu una sensazione che oggi, come allora, non
so descrivere, qualcosa che non mi fece più stare tranquilla.
sul versante est del fiume Brandivino alle pendici del Tyrn Gorthad.
“Il più anziano, ecco chi sono. Ricordate, amici, quel che vi dico: Tom
era qui prima del fiume e degli alberi; Tom ricorda la prima goccia di
pioggia e la prima ghianda. Egli tracciò i sentieri prima della Gente
Alta, e vide arrivata la Gente Piccola. Era qui prima dei Re e delle
tombe e degli Spettri dei Tumuli. Quando gli Elfi emigrarono a ovest,
Tom era già qui, prima che i mari si curvassero; conobbe l’oscurità
sotto le stelle quand’era innocua e senza paura: prima che da Fuori
giungesse l’Oscuro Signore“
La nuova serie di Star Trek sarà trasmessa in Italia
(e altri 187 paesi) da Netflix. Lo ha comunicato la stessa azienda, in
una nota stampa che annuncia l’accordo in esclusiva per la diffusione
internazionale del nuovo prodotto CBS. Quest’ultima trasmetterà Star
Trek in USA e Canada, invece.
Non dovremo attendere quindi più di 24 ore per vedere ognuno dei nuovi episodi,
che andranno in onda a partire da gennaio 2017. Questo significa, con
ogni probabilità, che la nuova serie non sarà caricata “tutta insieme”,
come da tradizione Netflix, ma piuttosto che vedremo un nuovo episodio
ogni settimana. Ma su questo particolare aspetto i dettagli non sono
chiari, i nuovi episodi potrebbero uscire tutti in blocco.
I fan di Star Trek, inoltre, saranno felici di sapere che entro la fine del 2016 su Netflix troveranno spazio anche tutti i 727 episodi delle serie precedenti,
vale a dire quella classica (TOS), Next Generation, Voyager, Deep Space
Nine ed Enterprise. Un’occasione d’oro per chi vuole rivederne qualcuno
oltre che naturalmente per chi deve ancora vederli.
Vuoi il video mentre mi estraggo una zecca dall’ombelico o preferisci quello in cui distruggo un nido di vespe giganti grosso come un pallone da rugby?
Purtroppo non ho avuto la prontezza di cogliere l’attimo e riprendere il ramarro che girava intorno alla sdraio della mia compagna rincorso da un metro e mezzo di biscione affamato.
Però se vuoi ne giro uno ai cinghiali che la notte si grattano la schiena sui muri di casa… sempre che il branco di lupi non li sbrani prima.
parliamo anche degli scorpioni, dei formicai e dei topi che gironzolano in soffitta (e, se vai un po’ più in alto, delle marmotte e dei tassi che decidono che ora il tuo seminterrato è casa loro). o dei cervi con famiglia che attraversano di colpo la strada o ti saltano direttamente sopra la macchina, così tu ti ritrovi con macchina sfondata e figlia con un trauma da “il papà di Bambi si è suicidato sul cofano della nostra macchina”.
a me pare tutto meraviglioso (ci ho vissuto a lungo, in mezzo alla natura. ogni volta che torno in quella casa, la prima cosa che fo è il giro per buttar fuori gli scorpioni), ste cose secondo me fanno impressione a chi non ecc
A parte la battuta, che voleva scoraggiare chi la natura la conosce solo perchè Tityre tu patulae recubans sub tegmine fagi, se mi togliessero da qua morirei.