Sta destando scalpore questo scambio su Twitter, nel quale l’ISTAT ribadisce il criterio per la definizione degli «occupati». Il criterio è noto agli addetti ai lavori, meno al grande pubblico, almeno a giudicare dalle reazioni. La narrazione governativa che vanta l’aumento di qualche frazione di percentuale degli «occupati», dimentica infatti di sottolineare questo fondamentale dettaglio. Forse perché l’esplosione nell’impiego dei voucher ha creato più «occupati» (male) per le statistiche, che veri nuovi posti di lavoro.
Ora, alle feste di compleanno in America si va sempre con il regalo. A Berlino potevi portare pure un Ananas e non è figurativa la cosa. Se vuoi 3 oggetti che non mancano mai alle feste berlinesi, sono le birre nella vasca da bagno piena, il nerd seduto sul divano col computer e l’ananas sul tavolo. Dicevo, il regalo va portato incartato dentro una busta regalo, rosa per lei, blu per lui, gialla se lei è incinta e non sa il sesso. In Nebraska nessuno vuole sapere il sesso del nascituro. La busta viene lasciata su un tavolo apposito con tutte le buste degli altri regali, tipo matrimonio calabrese negli anni ‘50.
Sai il vecchio discorso dell’egocentrismo, dello stare centrati su problematiche che riguardano solo te, il tuo Paese al massimo e poi scoprire che il Mondo è grande e nessuno ha mai sentito parlare di Renzi (ai tempi di Rutelli o Di Pietro), figuriamoci di personaggi come Di Maio, Salvini ecc., e allora capisci che per anni hai ascoltato Sanremo e Festival Bar e gli altri invece stavano a Woodstock? Tu ai 18 anni con gli amici aspettavi il trenino per Ostia mare o rimediavi una macchina per Torvajanica e gli altri giravano il Sudamerica zaino in spalla. Ai 20 anni mamma e papà ti pagavano la retta dell’Università e gli altri andavano a vivere da soli, fuori città, affanculo da qualche parte. In case occupate, condivise, divise, subaffittate, rubate ecc. Tu parlavi delle buche di Roma mentre loro creavano condomini indipendenti con spazi condivisi, pur mantenendo il loro spazio privato nell’appartamento, per creare una nuova forma di comune di cui, la mia preferita, sono quelli che vivono lungo l’ex linea del muro di Berlino. Da una parte gente a cui non andava mai di fare un cazzo (Seeeee mo te metti a fa questo? Ma sei matto?) e dall’altra gente in continuo fermento.
Funzionava così. I miei amici spagnoli avevano iniziativa. I tedeschi programmavano e io c’avevo sempre un asciugamano a portata di mano.
Povero Sabrino. Non so se lo piglieranno piu’ per il culo per il nome, o per la merenda, a scuola.
Una delle prerogative inderogabili del cretino è quella di individuare, dopo che è accaduto un fenomeno di qualsiasi tipo, la spiegazione più comoda e naturale per il proprio punto di vista, rifiutandosi pervicacemente di considerare il fatto che ce ne sono altre centomila, tutte molto più plausibili della propria.
Dipende tutto dal numero di informazioni che abbiamo, e dalla consapevolezza che ne esistono altre che non abbiamo.
In un mondo fisico che è notoriamente a tre dimensioni, è piuttosto facile capire che la fotografia in cui un tizio sorregge la torre di Pisa con le mani è data da un gioco prospettico, e solo nel mondo incorniciato della fotografia, che di dimensioni ne ha due, riusciamo a illuderci per un attimo del fatto che esistano persone così forti da sorreggere una torre.
Se siamo consapevoli che le dimensioni sono tre, comprendiamo al volo che la fotografia in questione è una proiezione, un’illusione ottica; ma se fossimo nati e vissuti in un mondo a due dimensioni, sarebbe molto difficile liberarsi dal punto di vista che il fotografo ci ha obbligato ad assumere.
Quando siamo convinti che tutto quello che sappiamo sia tutto quello che serve per capire, comportarsi da cretini è molto più facile di quanto non sembri.
If we have data, let’s look at data. If all we have are opinions, let’s go with mine.
– Jim Barksdale, Netscape
Vorrei spezzare un’arancia (cit.) in favore del progetto Save Sammezzano.
Il governo propone un progetto di recupero di beni culturali da 150 milioni di euro, per i luoghi segnalati dalla popolazione. Il progetto Save Sammezzano e’ un gruppo di persone che si e’ organizzato come ente giuridico, per cercare di approfittare di questa possibilita’, e recuperare il Castello di Sammezzano rendendolo accessibile a tutti, prima che venga venduto all’asta a privati, e trasformato in albergo o residenza di lusso.
Purtroppo ve lo sto dicendo solo all’ultimo minuto: le segnalazioni vengono accettate solo fino al 31 maggio, rimangono solo 2 giorni. Ma per copincollare questa mail e spedirla a bellezza@governo.it , bastano 30 secondi.
Lascio il posto agli anziani anche se non gli ho chiesto di invecchiare io ma lo faccio, sono carini.
Lascio il posto alle donne incinte anche se non le ho messe incinte io ma lo faccio, talvolta sono carine.
Lascio il posto ai bambini anche se non gli ho chiesto di nascere io ma lo faccio, hanno occhi grandi e alcuni poi smettono di fare rumore.
Lascio il posto un po’ a tutti e lo faccio in silenzio, senza chiedere. Mi alzo e me ne vado. Che è un po’ la tecnica che utilizzo nei rapporti umani. Quando sento di essere di troppo, mi alzo e me ne vado. Non serve dire nulla. Alzati e vattene.
Il mio lavoro negli ultimi tempi consiste nel mettere in ordine migliaia e migliaia tra lettere e francobolli. Non ha molto senso, dici. Non è stimolante. Non ha futuro. Ma per me è il contrario. Mettere in ordine mi aiuta a dare un senso al caos attorno. In quella stanza, tutto si sistema come dico io. Ogni album, scatola, cartone, si posiziona dove per me è logico che sia e non c’è niente di più eccitante per un maniaco dell’ordine. Vedere ogni cosa andare al proprio posto. Non mi interessa del futuro, mi interessa del presente e allo stato attuale tutto è in ordine dentro la mia stanza. Fuori può regnare chi vuole ma qua comando io.
Perché non posso controllare i miei occhi e fanno il cazzo che gli pare e peggiorano sempre.
Non posso controllare i miei capelli e fanno il cazzo che gli pare e mi abbandonano sempre.
Non posso controllare il tuo umore e fai pure il cazzo che ti pare, mi trovi nella stanza dove tutto è in perfetto ordine. Se vuoi entra, ti lascio il mio posto così capisci anche tu quanto è bella questa sensazione. Anche se è il mio posto speciale e non lo lascio volentieri. Non lo lascerei ad anziani o a donne incinte o a bambini, ma a te sì e forse mi sforzerei pure ad evitare di andarmene subito dopo.
Non tanto per te, ma perché non mi fido, metti che tocchi qualcosa e scombini il mio ordine?
Meglio restare, per sicurezza.
La soluzione ai problemi di discriminazione sull’aspetto fisico?
Mi venne data una ventina di anni fa da un mio collega che aveva perso la vista alla nascita e fu tanto banale quanto abbacinante.
Mi disse – Valuto la bellezza di una persona sulla base di quello che dice.