La famiglia si allarga. Questa e’ Rei, una patatona coccolona che al secondo giorno mi e’ saltata in collo, e non si e’ piu’ staccata. Mi e’ toccato stare tutto il pomeriggio sdraiato sul prato, non voleva piu’ scendere 😀

Leia e Cianci come vedete l’hanno presa benissimo 😀 No vabbe’, in realta’ Leia non la sta prendendo troppo male. Cianci invece e’ sul piede di guerra, ringhi e soffi come se non ci fosse un domani 😀 Pero’ siamo fiduciosi, se ha accettato Leia, accettera’ anche Rei  🙂

kon-igi:

lamagabaol:

A cosa servono i traslochi @kon-igi @3nding @brondybux @quattroperquattro and who else?
Delle volte in cui ancora ci si permetteva di andare oltre i limiti consentiti.

Mi fai sentire come Connor MacLeod… 

vecchio e malinconico (e affamato).

@quartodisecolo @maewe @gigiopix @tsuki-nh 

I tempi epici in cui dopo due giorni di cibo e alcool no-stop, si chiudeva in bellezza facendo 20km nel nulla, sotto l’acqua, a mezzanotte, per andare a prendere il panino col cavallo alla macelleria con apertura notturna 😀

archatlas:

Ancient ruins give us a fascinating window into the past..

Ancient ruins give us a fascinating window into the past: how people lived, the spaces they inhabited and their daily lives. Historians, architects and travellers alike marvel at these remnants of time past, but it’s often hard to get a sense of what these spectacular buildings would have looked like at their peak. We decided to step back in time and recreate some of our favorite ancient ruins in their original locations.

Identified from the top:

  • The Parthenon Athens, Greece / 432 BC
  • Luxor Temple Luxor, Egypt / 1380 BC
  • Nohoch Mul Pyramid (Coba) Quintana Roo, Mexico / 100 BC-100 AD
  • Temple of Jupiter Pompeii, Italy / 200 BC
  • Milecastle 39 (Part of Hadrian’s Wall) Northumberland, England / 100 AD
  • The Pyramid of the Sun, Teotihuacán Teotihuacan, Mexico / 200 CE
  • Area Sacra di Largo Argentina—Temple B Rome, Italy / 101 BC

dfg59:

“Conosci la storia della sonda Pioneer 10?”

“No. Raccontamela.”

“All’inizio
degli anni settanta gli americani mandano in orbita una sonda, una
delle prime a spingersi fuori dal sistema solare.
La Pioneer 10. Ci pensano un po’ su e decidono di inserire una placca
d’oro che porti un messaggio per gli extraterrestri. L’idea é: se un ET
di passaggio intercetta la navicella avrà modo di sapere qualcosa
dell’umanità attraverso un rettangolo grande come
un foglio A4, una specie di grosso biglietto da visita.”

“Ma un messaggio scritto? Mica è detto che ET sappia leggere.”

“No,
infatti. Nella placca c’è la formula dell’idrogeno, che è l’elemento
più abbondante dell’universo, poi il codice binario 01
e la sezione aurea. Ci sono anche i pianeti con la posizione esatta
della Terra. E altro che non ricordo. Ma la cosa più interessante sono i
disegni di un uomo e una donna nudi di fronte alla navicella.”

“Di che razza?”

“Direi caucasica, lei l’hanno disegnata molto culona, caviglie grosse.”

“Magari era per non far venire i complessi alla signora ET.”

“Forse.
Comunque ci sono due cose che mi hanno sempre colpito di questa storia.
Lui ha la mano alzata in segno di saluto, lei no.”

“Lei é stronza…”

“Anche
lui, perché in realtà non saluta, ma mostra di avere il pollice
opponibile. In quel gesto che sembra innocuo c’è tutta l’ambiguità
dell’uomo. Ti avvicino con il sorriso, per raccontarti la mia
superiorità.”

“Come te.”

“Come me.”

“E la seconda cosa?”

“La seconda cosa è che in una prima stesura uomo e donna si tenevano la mano.”

“E poi?”

“E poi ET avrebbe potuto pensare a un unico essere. E quindi hanno deciso di distinguerli, di non creare nessun contatto.”

“E perché non mettere un bambino?”

“O un vecchio? Al mondo ci sono più vecchi che bambini.”

“O un topo, al mondo ci sono più topi che uomini.”

“Perché quella placca non rappresenta la Terra, ma l’umanità.”

“Allora
avrei messo della musica. Il pentagramma é un codice da decifrare. Se
decifrano i codici binari, decifrano anche le note.”

“Ci
ho pensato anch’io. Ma sarebbe stata una mezza truffa, un modo poetico
di raccontarsi, ma non realistico. A me piace l’idea che
ci siano quell’uomo e quella donna nudi, sarebbe lo stesso fossero due
donne o due uomini, è uguale. Due che non si danno la mano per paura di
perdere la loro identità. Che salutano con un gesto che è lo stesso con
cui dicono anche alt, fermo.”

“L’hanno recuperata alla fine la sonda?”

“No, credo che sia ancora in orbita.”

“Vuoi
dire che dall’altra parte dell’universo ci sono un uomo e una donna
nudi vicini ma lontani, che da cinquant’anni non riescono
a prendersi per mano?”

“Sì.”

“Suona molto familiare.”

(Dodici ricordi e un segreto – Enrica Tesio. Immagine da https://it.wikipedia.org/wiki/Placca_dei_Pioneer)