Fb: Vincent Van Love.
Ernesto Anderle.
Stupendo
Categoria: Senza categoria
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Ridere spesso e di gusto;
ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini;
prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici;
apprezzare la bellezza;
scorgere negli altri gli aspetti positivi;
lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto da una condizione sociale;
sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito.
Ecco, questo è avere successo.
Bessie Stanley
K.B. Mullis
(non Mullins!)
@salfadog @kon-igi e @firewalker (anche se immagino la conoscevi già!)
Kary Banks Mullis è un biologo, biochimico, premio Nobel per aver inventato la PCR: polymerase chain reaction. Oggi parliamo di CRISPR/Cas, ma la PCR (inventata nel 1983), fu la rivoluzione della biologia moderna.
Pensate, prendere un gene e replicarlo in milioni di copie nel giro di 2 ore.
Ecco, questo era/è quello che fa una PCR.
Ma ecco come andarono le cose.
Era il 1983, California, dove lavorava Mullis, facendosi pure di LSD (“Back in the 1960s and early ‘70s I took plenty of
.
A lot of people were doing that in Berkeley back then. And I found it
to be a mind-opening experience. It was certainly much more important
than any courses I ever took.”).Stava guidando la sua Honda Civic per andare a fare surf, con la sua ragazza. Lei dormiva accanto, mentre lui guidava e rifletteva su quanto fosse bello un po’ tutto: la macchina nuova, la ragazza, fare surf quando, a metà tragitto BAM, l’idea della PCR. Accostò la macchina, strillò, la ragazza si svegliò di colpo e vide lui che intanto buttava giù i suoi appunti fino a quando rigirò la macchina per tornare indietro e andare subito in lab per provare la sua idea, con buona pace del surf!La genialata è che la PCR è una di quelle cose che, teoricamente, era alla portata di chiunque. Non fu come la scoperta della doppia elica del DNA che comunque, presupponeva una serie di dati scientifici per capire come mettere insieme alcune cose.
No, no, in questo caso c’era già tutto. L’idea veniva presa dalla natura delle cose: la PCR mima la replicazione del DNA in una cellula, ma in maniera artificiale. Nella cellula, il DNA viene aperto da un enzima, le due eliche separate e poi, per stampo, una delle due viene copiata. Artificialmente come lo fai? Semplice: se aumenti la temperatura a 95°C, il DNA si denatura, cioè i due filamenti si separano senza bisogno di enzimi. Dato che la duplicazione avviene per stampo, ecco che lo step successivo era quello di selezionare un inizio ed una fine. Come fate con il vostro mouse, quando volete fare copia-incolla di un pezzo di testo. Nel caso della PCR, si usano 2 sequenze corte di DNA artificiale che combaciano con l’inizio e la fine di ciò che vogliamo amplificare. Se abbassi la temperatura a 60°C, ecco che il DNA e i primer si legano tra di loro (annealing). A quel punto una manciata di basi azotate, i mattoncini Lego, per espandere il filamento e l’enzima Polimerasi che a 72°C parte e inizia ad attaccare un mattoncino dietro l’altro seguendo la sequenza stampo del DNA (extention).
E via così per diversi cicli.
Ovviamente ci vollero due anni per mettere a punto la tecnica, ma alla fine funzionò. Mullis scrisse un bell’articolo che venne mandato prima alla rivista Nature e poi a Science. Entrambe lo rifiutarono, dicendo che “era solo una tecnica, niente di che”.
Nel 1993 ci vinse il premio Nobel.
Venne rapito dagli alieni, riportato sulla Terra e fu anche quello che affermava la non causalità di nesso tra HIV e AIDS, ma è un’altra storia!
Ovviamente se non si fosse fatto di LSD avrebbe detto solo le ultime cose e non avrebbe scoperto la PCR o viceversa.
C’è un aneddoto anche per giustificare Watson o non giustificarlo o whateva?
Insomma voi scienziati ci complicate il mondo anche con le vostre vite personali.
Uno a questo punto preferisce complottismi e pestilenze.
Probabile! Ma Mullis era uno che quando pensò la PCR esultò dicendo “con questa vinciamo il premio Nobel” e lo capisco, perché io lo dico ogni 4 mesi, con la mia capa “se funziona sta cosa, premio Nobel”!
Watson? Beh lui era il fighetto americano, uno con 2 lauree, di cui una in Zoologia e che, non ricordo per quale motivo, si ritrova all’Università di Napoli nel 1951. Due anni dopo arriva a Cambridge, con 23 anni, perché voleva imparare tutto sulla cristallografia. Proprio in quegli anni, Pauling (il fisico Nobel), ci aveva tirato fuori il suo primo studio sulla molecola dell’emoglobina.
Mo, a Cambridge c’era Crick, 35enne senz’arte né parte ma che pure lui s’era dato ai cristalli, più la Franklin e Wilkins.
La differenza è che la Franklin stata tutto il giorno in lab a farsi di raggi X, mentre i due frocetti andavano a passeggiare tutto il giorno, drogandosi pure loro e sparando cazzate su come fosse la struttura del DNA.
Occhio che il DNA si conosceva. Quello che si cercava era il meccanismo che servisse a replicare il gene e a trasmetterlo di generazione in generazione. Tutti pensavano fossero le proteine, invece era il DNA. Ma come?
Serviva una molecola in grado di autoreplicarsi, di fare da stampo, di incrociarsi ecc: il DNA! Intuizione geniale. Ma che faccia c’aveva sto DNA?
La cosa buffa fu che i dati veri li tirò fuori la Franklin, soprattutto la cristallografia del DNA, con la famosa forma di X che significava una doppia elica.
Pauling, per esempio, fece lo stesso ma l’esperimento gli venne una cagata e lo indusse a postulare, pochi mesi prima del famoso articolo su Nature di Watson e Crick, di una tripla elica. La stronzata più grande letta in biologia.
Non fu la fine di Pauling perché già era nobel per la fisica e poi, insomma, glielo perdoniamo pure uno sbaglio del genere (insomma!), ma chi ebbe l’idea della doppia elica fù Crick. Watson, secondo me, era quello che passava le stecchette per mettere insieme il modello in 3D!
L’articolo della doppia elica su Nature, di una colonna e mezzo con un solo disegno a mano della molecola, non presentava un dato! Era una lettera. Ciao, siamo Watson e Crick e questo è il nostro modello di DNA.
Un anno dopo uscirono con l’articolo con i dati e vinsero il Nobel. La Franklin no che era già morta per i troppi raggi X. Lo prenderà postumo. Watson negherà sempre che lei sia stata fondamentale. Crick invece, lo ammetterà più volte.
A differenza di Watson, però, che li terminò la sua carriera, come fosse un Miguel Bosé qualsiasi, Crick scoprì come si trasferiva il segnale dal DNA alle proteine, l’RNA e postulò il famoso dogma della biologia moderna. Dopo di ché, si diede alla neuroscienze, cosa che io, invece, mi sarei dato al racing e alle Parigi-Dakar.

@tsuki-nh a proposito di quando dicevamo della pesca con l’arco 🙂
China to bar people with bad ‘social credit’ from planes, trains
@kon-igi, a proposito di quello che si diceva l’altro giorno di Black Mirror, e della puntata dove potevi avere accesso ai vari servizi della società solo in base al tuo punteggio.
China to bar people with bad ‘social credit’ from planes, trains

Finalmente sole! Vediamo se riesco ad applicare gli insegnamenti del corso di potatura degli ulivi 🙂
Stephen Hawking: “Le élite imparino l’umiltà o il populismo sarà trionfante”
Essendo un fisico teorico che vive a
Cambridge, ho vissuto la mia vita in una bolla di eccezionale
privilegio. Cambridge è una città insolita, tutta incentrata su una
delle grandi università del pianeta. All’interno di questa città, la
comunità scientifica di cui sono entrato a far parte quando avevo
vent’anni è ancora più esclusiva. E all’interno di questa comunità
scientifica, il gruppo ristretto di fisici teorici internazionali con
cui ho trascorso la mia vita lavorativa potrebbe a volte essere tentato
di vedersi come un apogeo. In aggiunta a tutto questo, con la celebrità
che mi hanno procurato i miei libri e l’isolamento imposto dalla
malattia, ho la netta impressione che la mia torre d’avorio diventi
sempre più alta.Pertanto, faccio parte senza dubbio di quelle élite che recentemente, in
America e in Gran Bretagna, sono oggetto di un inequivocabile rigetto.
L’elettorato britannico ha deciso di uscire dall’Unione Europea, i
cittadini americani hanno scelto Donald Trump come prossimo presidente.Qualunque cosa possiamo pensare di queste decisioni, non c’è alcun
dubbio, nella mente dei commentatori, che siamo di fronte a un grido di
rabbia da parte di persone che si sono sentite abbandonate dai loro
leader.Tutti sembrano d’accordo nel dire che è stato il momento in cui i
dimenticati hanno parlato, trovando la voce per rigettare il consiglio e
la guida degli esperti e delle élite di ogni latitudine.Io non faccio eccezione a questa regola. Prima del voto sulla Brexit ho
lanciato l’allarme sugli effetti negativi che avrebbe avuto per la
ricerca scientifica in Gran Bretagna, ho detto che uscire dall’Unione
Europea sarebbe stato un passo indietro: e l’elettorato — o almeno una
parte sufficientemente ampia di esso — non si è curato del mio parere
così come non si è curato del parere di tutti gli altri leader politici,
sindacalisti, artisti, scienziati, imprenditori e personaggi famosi che
hanno dato lo stesso consiglio inascoltato al resto del Paese.Quello che conta adesso, molto più delle vittorie della Brexit e di
Trump, è come reagiranno le élite. Dovremmo, a nostra volta, rigettare
questi risultati elettorali liquidandoli come sfoghi di un populismo
grossolano che non tiene in considerazione i fatti, e cercare di
aggirare o circoscrivere le scelte che rappresentano? A mio parere
sarebbe un terribile errore.Le inquietudini che sono alla base di questi risultati elettorali e che
concernono le conseguenze economiche della globalizzazione e
dell’accelerazione del progresso tecnologico sono assolutamente
comprensibili. L’automatizzazione delle fabbriche ha già decimato
l’occupazione nell’industria tradizionale e l’ascesa dell’intelligenza
artificiale probabilmente allargherà questa distruzione di posti di
lavoro anche alle classi medie, lasciando in vita solo i lavori di
assistenza personale, i ruoli più creativi o le mansioni di
supervisione.Tutto questo a sua volta accelererà la disuguaglianza economica, che già
si sta allargando in tutto il mondo. Internet, e le piattaforme che
rende possibili, consentono a gruppi molto ristretti di persone di
ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. È
inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo.
Tutto questo va affiancato al crac finanziario, che ha rivelato a tutti
che un numero ristrettissimo di individui che lavorano nel settore
finanziario possono accumulare compensi smisurati, mentre tutti gli
altri fanno da garanti e si accollano i costi quando la loro avidità ci
conduce alla deriva. Complessivamente, quindi, viviamo in un mondo in
cui la disuguaglianza finanziaria si sta allargando invece di ridursi, e
in cui molte persone rischiano di veder scomparire non soltanto il loro
tenore di vita, ma la possibilità stessa di guadagnarsi da vivere. Non
c’è da stupirsi che cerchino un nuovo sistema, e Trump e la Brexit
possono dare l’impressione di offrirlo.C’è da dire anche che un’altra conseguenza indesiderata della diffusione
globale di Internet e dei social media è che la natura nuda e cruda di
queste disuguaglianze è molto più evidente che in passato. Per me la
possibilità di usare la tecnologia per comunicare è stata un’esperienza
liberatoria e positiva. Senza di essa, già da molti anni non sarei più
stato in grado di lavorare.Ma significa anche che le vite delle persone più ricche nelle parti più
prospere del pianeta sono dolorosamente visibili a chiunque, per quanto
povero, abbia accesso a un telefono. E visto che ormai nell’Africa
subsahariana sono più numerose le persone con un telefono che quelle che
hanno accesso ad acqua pulita, fra non molto significherà che quasi
nessuno, nel nostro pianeta sempre più affollato, potrà sfuggire alla
disuguaglianza.Le conseguenze di ciò sono sotto gli occhi di tutti: i poveri delle aree
rurali affluiscono nelle città spinti dalla speranza, ammassandosi
nelle baraccopoli. E poi spesso, quando scoprono che il nirvana promesso
da Instagram non è disponibile là, lo cercano in altri Paesi, andando a
ingrossare le fila sempre più nutrite dei migranti economici in cerca
di una vita migliore. Questi migranti a loro volta mettono sotto
pressione le infrastrutture e le economie dei Paesi in cui arrivano,
minando la tolleranza e alimentando ancora di più il populismo politico.Per me, l’aspetto veramente preoccupante di tutto questo è che mai come
adesso, nella storia, è stato maggiore il bisogno che la nostra specie
lavori insieme. Dobbiamo affrontare sfide ambientali spaventose: i
cambiamenti climatici, la produzione alimentare, il sovrappopolamento,
la decimazione di altre specie, le epidemie, l’acidificazione degli
oceani.Insieme, tutti questi problemi ci ricordano che ci troviamo nel momento
più pericoloso nella storia dello sviluppo dell’umanità. Possediamo la
tecnologia per distruggere il pianeta su cui viviamo, ma non abbiamo
ancora sviluppato la capacità di fuggire da questo pianeta. Forse fra
qualche secolo avremo creato colonie umane fra le stelle, ma in questo
momento abbiamo un solo pianeta, e dobbiamo lavorare insieme per
proteggerlo.Per farlo è necessario abbattere le barriere interne ed esterne alle
nazioni, non costruirle. Se vogliamo avere una possibilità di riuscirci,
è indispensabile che i leader mondiali riconoscano che hanno fallito e
che stanno tradendo le aspettative della maggior parte delle persone.
Con le risorse sempre più concentrate nelle mani di pochi, dovremo
imparare a condividere molto più di quanto facciamo adesso.Non stanno scomparendo solo posti di lavoro, ma interi settori, e
dobbiamo aiutare le persone a riqualificarsi per un nuovo mondo, e
sostenerle finanziariamente mentre lo fanno. Se le comunità e le
economie non riescono a sopportare gli attuali livelli di immigrazione,
dobbiamo fare di più per incoraggiare lo sviluppo globale, perché è
l’unico modo per convincere milioni di migranti a cercare un futuro nel
loro Paese.Possiamo riuscirci, io sono di un ottimismo sfrenato sulle sorti della
mia specie: ma sarà necessario che le élite, da Londra a Harvard, da
Cambridge a Hollywood, imparino le lezioni di quest’ultimo anno. Che imparino, soprattutto, una certa umiltà.Stephen Hawking, fisico teorico e scrittore, all’inizio dell’anno ha
lanciato il sito www.unlimited.world (Traduzione di Fabio Galimberti)
© The Guardian 2016
Stephen Hawking: “Le élite imparino l’umiltà o il populismo sarà trionfante”
Sicuramente non sono in Italia 😱🤔
Sì, OK è fichissimo non lo metto in dubbio, però…
Come cazzo si fa a scendere, poi?
Rallentano smettendo di agitare le braccia e poi uno si sgancia con le gambe subito dopo esser passato da sotto, tenendo la ruota con le mani.
Comunque e’ belissimo !

L’approccio Zerocalcare da sempre grandi soddisfazioni.





