“money can’t buy happiness” is such a baby boomer concept like…. I don’t want excessive wealth to buy a golf plated toilet seat Karen, I just wish I wasn’t crying because I can’t afford both spaghetti and rent after working 40 hours a week
Ore 00.47, stazione della metropolitana di Zara. La metro che ho preso è l’ultima del servizio, non c’è tanta gente, sono tutti abbastanza silenziosi, perlopiù stanchi da turni di lavoro che finiscono ad un orario tale per cui a mezzanotte e quarantasette sono ancora sulla metro.
Al passaggio dai tornelli, un ragazzo sulla 30ina scarsa, capello moro, carnagione chiara, polo e bermuda, accelera leggermente il passo e passa subito dietro un signore cingalese senza biglietto. “Uè vieni un po’ qua…!” si sente gridare. Non lo vedo, ma è evidentemente il controllore. Il ragazzo mi sa che ha pensato la stessa cosa, perchè senza voltarsi a guardare accelera ulteriormente il passo e inizia a salire i gradini due a due. “Daaai, mo’ non ti mettere pure a correre” dice di nuovo la voce, con un misto di paternalismo e sprezzo, con un tentativo di umiliare chi ha fatto qualcosa che non dovrebbe.
Eccheccazzo, penso io, è quasi l’una, che voglia puoi avere di fare una piazzata a quest’ora….mentre salgo le scale, con la coda dell’occhio, lo vedo. O meglio, Li vedo, due energumeni vestiti in blu scuro, con un’enorme scritta “sicurezza atm”, e delle giubbe antiproiettile. Salgono le scale in fretta, ma quando raggiungono me e le 3 persone che ho di fianco siamo a pochi metri dalla superficie.
“E’ scapato” dice un signore arabo che ha passato i 50, con le mani sporche di vernice, sorridendo. Lui il biglietto l’ha pagato, è passato dal tornello di fianco al mio, lo dice per sdrammatizzare. “Tu fatti i cazzi tuoi!” gli dicono gelidamente, praticamente all’unisono, e mentre scansano noi 4 le loro due pistole ci ciondolano davanti, all’altezza della faccia. Arrivati all’altezza della strada si piazzano a braccia conserte, con le loro armi e le giubbe antiproiettile, a controllare all’orizzonte se trovano il fuggitivo.
Penso che manco potrebbero stare lì, che sono la sicurezza dell’atm e giù dovrebbero stare. E penso a che voglia possano avere di inseguire un povero stronzo che non aveva fatto il biglietto. E che se gli hanno dato le pistolone, a quei due energumeni, è per difenderci da gente pericolosa e non da un ragazzo in polo e bermuda che quel giorno non ha fatto il biglietto.
Il premio Nobel per la Fisica 2017 è stato assegnato a Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne per i “loro contribuiti decisivi legati all’osservatorio LIGO e alla rilevazione delle onde gravitazionali”. L’annuncio è stato fatto questa mattina alle 11:45 presso la Reale Accademia delle Scienze della Svezia, a Stoccolma. I tre premiati hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo e nelle ricerche legate al Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) negli Stati Uniti, il progetto che coinvolge oltre mille ricercatori in giro per il mondo e da più di 20 paesi diversi per lo studio delle onde gravitazionali. Weiss e Thorne, insieme con Barry C. Barish, lo scienziato che ha portato a completamento il progetto, hanno lavorato per quasi 40 anni per rendere possibile la prima osservazione delle onde gravitazionali, avvenuta il 14 settembre del 2015 e annunciata nel febbraio dell’anno seguente, segnando un momento storico per la fisica e più in generale per la ricerca su come funziona l’Universo. Il loro lavoro è stato importante anche per il progetto parallelo VIRGO, gestito in Europa.
Ipotizzate per la prima volta da Albert Einstein un secolo fa, le onde gravitazionali hanno la capacità di allungare e restringere lo spazio-tempo man mano che si diffondono nell’Universo. Per decenni gli scienziati hanno cercato indizi di vario tipo per dimostrarne l’esistenza direttamente, ma fino al 2015 i loro tentativi erano stati viziati da interferenze di vario tipo e dalla mancanza di strumentazioni sensibili a sufficienza.
I tre premiati
Rainer Weiss è nato nel 1932 a Berlino, in Germania, e ha conseguito un dottorato di ricerca presso il Massachusetts Institute of Technology nel 1962.
Barry C. Barish è nato nel 1936 a Omaha, New England, e nel 1962 ha conseguito un dottorato presso la University of California, Berkeley, ed è attualmente docente di fisica presso il California Institute of Technology.
Kip S. Thorn è nato nel 1940 a Logan, Utah, e nel 1965 ha conseguito un dottorato presso la Princeton University nel new Jersey. Attualmente è docente presso il California Institute of Technology.
E anche quest’anno si avvicina la raccolta delle olive tra luci ed ombre, una primavera molto siccitosa ha fatto si che la fase dell’allegagione dei frutti sia stata compromessa, poi, un estate a dir poco rovente ha fatto si che la pianta abortisse il 50 % delle olive presenti nell’albero, per farvela breve senza scendere nel noioso “tecnico” quelle rimaste di olive sono poche, ma di altissima qualità. Il problema dove sta mi direte voi??? il problema come ogni anno sta nel raccoglierle; io ammetto di essere un maniaco, mi piace che vengano raccolte a mano per non farle sbattere e per non rovinare le piante, mi piace raccoglierle presto (a metà ottobre) quando nessun macchinario, soprattutto nella cultivar che ho io (il moraiolo) riesce a strapparle via alla pianta, d’altra parte questa cultivar di ulivi è stata piantata qui proprio perché ha un’oliva con il picciolo molto duro (non ridete sul picciolo molto duro) che riesce a resistere ai forti venti di tramontana che soffiano durante la notte. Quindi, questa mattina mi metto a sentire le persone che mi avevano chiesto di venire a raccogliere queste benedette olive che vi riassumo in 4 categorie:
– L’anziano in pensione impossibile da mettere in regola, che vuole essere pagato in Olio.
– Il cassaintegrato che vuole essere pagato in nero perché con i voucher poi sfora non so cosa e quindi pagamento cash ogni sera.
– l’extracomunitario giallo,bianco,nero,rosso,violetto,indaco, senza permesso di soggiorno che appena gli parli di voucher e regole fugge via alla velocità della luce
– Il mezzo disoccupato che, “ah io posso fare massimo 5 ore perché poi la sera lavoro come cameriere in pizzeria, sabato e domenica non posso lavorare perché devo allenarmi per la maratona”
Concludendo, pure in questa annata, sfrutterò i miei genitori, mio nonno ultranovantenne, e la mia fidanzata a raccogliere.
Sappiamo che Microsoft si sta adoperando molto per sviluppare HoloLens nel più vasto numero di contesti possibile. Dal gaming alla progettazione, dalla produttività personaleall’automotive, l’hero product della Windows Mixed Reality ci ha permesso di intuire le possibili implicazioni della realtà aumentata – e i benefici che può portare all’umanità.
Oggi torniamo nel mondo della medicina, con un progetto dell’australiana Silver Chain Group (primo partner commerciale per lo sviluppo di HoloLens nell’area geografica): per condensarla in pochissime parole potremmo parlare di visite mediche a domicilio… virtuali. Sfruttando i visori, il paziente può parlare con l’ologramma del proprio dottore in tempo reale, situazione leggermente più “umana” e coinvolgente rispetto alle sempre più frequenti visite via Skype o videochiamate in generale.
Ma i vantaggi non si fermano al “solo” aspetto umano/sociale. Dalla parte dei medici e del restante personale curante, il visore può fornire in tempo reale tutti i dati salienti rilevati da apparecchiature mediche, dispositivi indossabili e quant’altro. Se il medico riuscisse a fornire le cure e le indicazioni per ogni paziente senza mai doversi muovere dal proprio ambulatorio o ufficio, perderebbe meno tempo nei trasferimenti e avrebbe più tempo da dedicare alla medicina.
Il programma EMMR (Enhanced Medical Mixed Reality) è molto vicino alla sperimentazione sul campo. Il primo gruppo di test conterà 650 pazienti e il relativo personale sanitario, tra medici, infermieri e caregiver in loco.
Sabato sera hanno cercato di rapinarmi, mi hanno aspettata all’uscita dal lavoro, io non ho soldi con me e nemmeno le chiavi per poter entrare nell’Agenzia. Penso a cosa sarebbe potuto succedere se non fossi stata pronta e basterebbe proprio poco per non essere pronti a una cosa del genere. Sono riuscita a scappare ma più ci penso, più mi innervosisco, l’anno scorso hanno tolto la guardia che ci accompagnava all’auto perché era una spesa inutile. Inutile. La mia sicurezza è inutile. Devo rischiare la vita per mille euro al mese. La mia azienda fa schifo.
Eroa, il Conte Mascetti sarebbe orgoglioso 😀 (via PSDM)
Antefatto: sabato sera Figlia N.2 mi scongiura di percorrere 67,8 km e portarla alla festa di compleanno del suo ‘gancio’ (trad. ‘crush’) per evitare che ‘quella vaca zana della sua ex’ (trad. ‘ex-morosa dai costumi sessuali reprensibili’) ci riprovi e ci rivada assieme.
135,6 km –> col cazzo che torno a casa –> la aspetto in macchina (questo fa di me contemporaneamente Papà dell’Anno 2017 e TurboCoglione Volante da Competizione del Secolo ma do ut des e adesso ho un pagherò formidabile).
Il totale di tempo di stazionamento nell’autoveicolo è di ore 4 e il luogo particolarmente periferico (angolo sperduto del parcheggio di un quartiere industriale) mi permette di dedicarmi alla lettura, alla visione di film e allo scrollare la dash. Questo significa che dopo un’ora ero già steso a dormire sui sedili posteriori.
Rifaccio un breve sunto focalizzante per quelli come me (cioè per gli stupidi idealisti del volemose bene): luogo isolato+macchina decente+l’una del mattino.
Adesso anche i più cocciuti avranno intuito quello che sarebbe andato a succedere
Mentre sono in coma indotto dalla stanchezza sui sedili posteriori, vengo svegliato da un clac clac che risuona più volte nel parcheggio. Mi tiro su a sedere e vedo questa scena: ci sono due tizi vestiti di nero, uno per lato del parcheggio, che stanno provando a vedere se qualcuno ha lasciato la macchina aperta, mentre un terzo tizio sta facendo il palo all’ingresso, seminascosto da un cespuglio.
Il mio primo pensiero è ‘I ninja assoldati dallo Shogun mi hanno trovato!’ poi ricordo di essere nel mondo reale e allora ‘Porcoddio, furto con scasso e rapimento e/o omicidio in un colpo solo’.
Li osservo dai finestrini posteriori oscurati (per fortuna) mentre lentamente si avvicinano alla mia macchina e visto che adesso sono qua a raccontarvela facciamo che vi allieto con una proiezione del mio Palazzo Mentale in cui Sherlock mi guida fuori dai guai.
Kon – Aiuto, Sherlock! Tre pazzi pluriomicidi mi vogliono uccidere, sodomizzare e vendermi la macchina col mio cadavere a pezzi nel bagagliaio! Sherlock – Calmati, John… non essere irrazionale. Cosa vedi? Kon – TRE PAZZI PLURIOMIC… Sherlock – No, John… tu guardi senza vedere. Osserva meglio e dimmi cosa vedi. Kon – Tre… tre ragazzi. Italiani, del posto, giovani. Venti anni a malapena. Da come camminano hanno bevuto parecchio. Dalle scarpe direi birra e due o tre shottini a testa di superalcolici. Sherlock – Molto bene, John. Adesso dimmi perché non chiamerai i carabinieri. Kon – Perché non c’è tempo. La caserma più vicina è a 15 chilometri e l’unica macchina sta pattugliando il centro della città. Sherlock – Ottimo, John. Adesso sai cosa devi fare.
Lentamente, faccio scivolare la mano tra i poggiatesta dei sedili posteriori fin nel bagagliaio e prendo una cosa che sbuca da uno degli zaini, poi mi tiro sulla testa il cappuccio della felpa e aspetto che siano sufficientemente vicini.
Quando uno dei due fa per allungare la mano e controllare che la mia macchina sia aperta, io spalanco di botto lo sportello urlando CONTATTOOOOO!!! con voce e faccia da guerra e poi faccio uno swing micidiale con l’ascia da pompiere, piantandola nell’asfalto tra me e il ragazzetto (con tanto di scintille, giuro)
L’effetto è cinematografico, tanto quanto l’espressione di atavico terrore panico del cinno sbarbino o le urla da voci bianche degli altri due. Roba che sono corsi via tanto veloce da essere giunti nel 1955 con flusso canalizzatore di piscio giù dai risvoltini e 1,21 Gigawatt di merda nelle mutande.
Ecco… adesso che l’ho raccontato mi sento in colpa e credo che la prossima volta che mi dovesse capitare una cosa del genere, mi limiterò ad aprire il finestrino e a sussurrare parole di saggezza. Con delle bottiglie di vetro infilate sulle dita.