KON-VAX #6: vaccino per HPV

kon-igi:

KON-VAX #1: vaccino per difterite-tetano-pertosse.

KON-VAX #2: vaccino per epatite B.

KON-VAX #3: vaccino per Poliomielite.

KON-VAX #4: vaccino per Morbillo-Parotite-Rosolia+Varicella.

KON-VAX #5: vaccino per Meningococco.

Questa vaccinazione è figa ma non ci si capisce un cazzo (Ahahahaha! L’avete Capita? Figa, cazzo… vaccinazione per il papilloma… 

Ahahahaha! Cioè, si fa contro il papilloma che viene proprio alla… ok, andiamo avanti).

Intanto due paroline per farvi comprendere cosa sia l’Human Papilloma Virus, come lo si contrae, come esso si comporta e chi ce l’ha (plot twist, TUTTI).

Salutate l’HPV

image

Come già si intuisce ne esistono parecchi GENOTIPI (120 raggruppati in 16 gruppi maggiori) ma di 12 tipi cancerogenici sono l’HPV 16 e l’HPV 17 ad essere responsabili della quasi totalità di tumore del collo dell’utero, mentre il  2 e il 7  sono responsabili delle verruche comuni, l’1, il 2 e il 4 delle verruche plantari e il 3 e il 10 delle verruche piane.

Sì… le verruche alle mani e sotto i piedi e i condilomi acuminati passero-pisellosi sono causati dallo stesso virus.

Ora, quando ho detto che tutte le donne (ma anche tutti gli uomini) hanno questo virus, intendevo che dall’adolescenza in poi e a maggior ragione da quando si comincia ad essere attivi sessualmente, le mucose dei genitali cominciano a venirne in contatto e qua ci troviamo di fronte a un tipo d’infezione non dicotomica come ‘prendo il morbillo/non prendo il morbillo’.

Infatti il nostro sistema immunitario è sufficientemente valente da far delineare i seguenti scenari:

  • Le mucose della vagina e del pene si difendono dall’annidamento del virus che viene lavato via.
  • Le mucose vengono infettate ma il sistema immunitario aggredisce il virus e lo debella.
  • Il virus infetta le mucose ma il sistema immunitario lo tiene a bada e l’infezione rimane latente.
  • Il virus infetta le mucose, il sistema immunitario fa schifo e si formano dei PAPILLOMI in cui il virus è particolarmente attivo e concentrato.

Di seguito foto di mucose evo-adamitiche con condilomi acuminati da HPV

image

Naturalmente si tratta di infezioni trascurate e in cui la manifestazione condilomatosa è molto più evidente che nella maggior parte dei casi comuni.

Molti/e di voi potrebbero avere piccoli condilomi appena visibili (per le donne anche interni alla vagina) ed è molto importante, quindi, che il medico specialista faccia la sua valutazione, anche perché se il partner è fisso vale la regola che ripetute esposizioni aumentano la possibilità di contrarre la malattia in modo più importante.

Terapia: non esiste un farmaco antivirale in grado di debellare completamente il virus ma solo una terapia TOPICA, cioè locale, che mira a ridurre il numero delle lesioni condilomatose tramite escissione con elettrobisturi o infiltrazioni con tossine specifiche.

L’HPV di per sé non è mortale o dannoso ma i genotipi 16 e 17 producono una ONCOPROTEINA alla cui esposizione prolungata negli anni potrebbe seguire un tumore della cervice uterina, alla zona perineale, all’esofago e alla gola (a mettere la bocca lì succede anche quello e sono davvero molti i Michael Douglas, anche femmine).

L’unica strategia preventiva efficace è stato valutato essere IL VACCINO ANTI-HPV che somministrato in età adolescenziale (12-19 anni) può potenzialmente abbassare il tasso di questi tumori e soprattutto di quello del collo dell’utero, la seconda causa di morte per carcinoma (dopo il tumore al seno), nelle donne al di sotto dei 40 anni 

In Italia ci sono 3500 nuovi casi ogni anno con una sopravvivenza a cinque anni attorno al 67.5% e per fortuna che c’è lo screening di massa col Pap test ad abbassare la mortalità.

Questo vaccino è di relativa recente introduzione (sebbene sia stato sperimentato fin dai primi anni ‘90) e quindi il numero di dosi e l’età variano in base a linee guida in costante aggiornamento.

Cervarix (bivalente per tipi 16, 18, ricombinante, adiuvato e adsorbito)

  • Femmine dai 9 ai 14 anni inclusi: due dosi a 0 e 6 mesi rispettivamente; la seconda dose deve essere somministrata da 5 a 7 mesi dopo la prima dose
  • Femmine dai 15 anni e oltre: tre dosi a 0, 1, 6 mesi rispettivamente; la seconda dose deve essere somministrata da 1 a 2,5 mesi dopo la prima dose, la terza dose da 5 a 12 mesi dopo la prima dose.

Gardasil (tetravalente per tipi 6, 11, 16 e 18)

  • Ambosessi dai 9 ai 13 anni di età inclusi: due dosi a 0 e 6 mesi rispettivamente; se la seconda dose di vaccino viene somministrata prima di 6 mesi dalla prima dose, è raccomandata la somministrazione di una terza dose, in accordo alla schedula a 3 dosi (0, 2, 6 mesi).
    Gardasil può essere somministrato anche secondo una schedula a 3 dosi (0, 2, 6 mesi: la seconda dose ad almeno 1 mese dalla prima dose e la terza dose almeno 3 mesi dopo la seconda dose; le tre dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno).
  • Ambosessi di età pari o superiore a 14 anni: tre dosi a 0, 2, 6 mesi rispettivamente; la seconda dose ad almeno 1 mese dalla prima dose e la terza dose almeno 3 mesi dopo la seconda dose; le tre dosi devono essere somministrate entro un periodo di 1 anno.

Il vaccino deve essere somministrato in adolescenza e prima dei 19 anni, perché dopo inizia il potenziale contatto col virus e l’immunità deve quindi essere acquisita prima di tale periodo (anche se alcuni studi suggeriscono che possa conferire protezione anche negli adulti).

Ricordandovi quanto purtroppo il condom sia poco efficace nel contenere quest’infezione a causa del contatto scrotale e perineale con zone potenzialmente infette, vi invito a parlare di questo con il vostro medico curante e il vostro ginecologo, concludendo come sempre con l’invito a essere responsabili nei confronti dei vostri figli e delle vostre figlie e con l’augurio di essere sempre sana e vaccinata maggioranza.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3889021/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4666808/

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_4829_listaFile_itemName_0_file.pdf

https://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Cervarix.asp

https://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Gardasil-_sospensione_iniettabile_in_siringa_preriempita.asp

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=1572

A Lucca lo studente ha minacciato il professore per farsi dare un 6. Manco un 7. Un sei. Mavaffanculo, ai miei tempi, all’Università, davamo fuoco alle macchine dei prof per farci dare il 30 e lode, mica il 18.

Sono ironico, ma anche no.
(via spaam)

Nel video, diventato virale prima su WhatsApp e poi su alcuni gruppi Facebook, si vede l’uomo, 64 anni, docente di italiano e storia, ripreso mentre viene minacciato e insultato in classe da uno di loro:

Repubblica

non li pagano abbastanza per queste cose… 

(via heresiae)

Commento letto su un thread di FB che parlava della questione: “E’ lucchese. Multate i genitori con 5000 euro di sanzione e tempo due giorni diventa Leopold Von Sacher Masoch.

frauigelandtheboys:

È quest’anno o forse è la primavera e mi è presa così. Svuoto armadi e cassetti. Regalo o vendo abiti e scarpe, do via libri letti a metà e impilati sul comodino, ho deciso di tagliare i capelli. Ai bambini dico più spesso di no, talvolta non rispondo al telefono, se so già di cosa si parlerà. Ho fatto ordine anche da amica e do conto solo a chi mi piace davvero e soprattutto a chi non ha usato il mio cuore come un fazzoletto di carta da tenere per giorni accartocciato in una tasca dei pantaloni. Oppure chi sparla sempre degli altri e mi avvelena i pensieri. Ho chiuso. Mi chiamano? Non ho tempo. Richieste d’amicizia di una delle medie, ma che vuole? Curiosare? Cancellata. Faccio pure pulizia di primavera tra i miei blog. Quindi attenzione alla quantità di gattini che postate. Cagnolini invece sempre ben accetti.

No, spe’, spe’, com’era la cosa dei libri ? 

Crispr per la prima volta modifica il dna al di fuori della cellula

kon-igi:

spaam:

gigiopix:

Crispr oggi diventa “cell-free”. La nuova tecnica di editing (modifica) del genoma per realizzare terapie geniche, che ha rivoluzionato la medicina e la bioingegneria, si trasforma ancora e stavolta agisce al di fuori della cellula.

Come? Modificando il dna dei plasmidi, molecole di dna nella cellula che non sono essenziali per la sua sopravvivenza. Così, questi componenti potranno essere prelevati dalle cellule umane e manipolati con Crispr in vitro, cioè in provetta o su piastra di Petri, senza la cellula. A presentare questa nuova tecnologia è un gruppo di ricerca guidato dal Gene Editing Institute del Christiana Care Health System, negli Usa. I risultati sono appena stati pubblicati su CRISPR Journal.

Gli autori descrivono il nuovo metodo in cui, dopo aver estratto i frammenti di dna da cellule umane, queste parti possono essere ingegnerizzate in maniera veloce e precisa, inserendo delle modifiche nel codice genetico, ma senza bisogno della cellula. Il risultato rappresenta un avanzamento tecnico che apre nuove prospettive diagnostiche e strategie di trattamento mirate sul singolo paziente, come spiegano gli autori.

Con questo nuovo avanzamento dovremmo essere in grado di lavorare con colture di laboratorio e applicare modifiche geniche in meno di un giorno”, ha spiegato Eric Kmiec, autore principale dello studio. “Questo è particolarmente importante per la diagnostica legata al trattamento dei tumori, in cui il tempo è essenziale”. Nel cancro, infatti, le mutazioni che causano la diffusione della malattia sono differenti da paziente a paziente ed individuarle rapidamente è importante per sviluppare terapie mirate.

Un altro elemento, prosegue Kmiec, è che mentre gli strumenti “tradizionali” Crispr modificano o riparano brevi frammenti del codice genetico di un singolo gene, con questo sistema si potrebbero sostituire o eliminare interi geni. Un’arma in più, secondo i ricercatori, in quelle malattie in cui vi sono mutazioni su più geni, come nell’Alzheimer o in alcune malattie cardiache, e non su un solo gene, come invece avviene in alcuni tipi di anemia o nella malattia di Huntington.

Crispr di fatto indica il meccanismo di base utilizzato dai batteri contro virus invasori. Da anni, gli scienziati sfruttano questo meccanismo, programmandolo in modo da trovare e rimuovere specifiche sequenze del codice genetico e sostituirle con altre. Da quando è stato scoperto, sono nati diversi strumenti Crispr, che portano sempre un maggiore progresso rispetto alle correzioni genetiche.

Gli studi si basano in molti casi su CRISPR-Cas9, dove Cas9 è un enzima che funziona come vere e proprie forbici che tagliano a fette ed inseriscono parti di dna. Tuttavia questa tecnica è efficace nel modificare i geni all’interno della cellula, mentre la metodica di oggi, basata sulla proteina Cpf1, funziona anche senza cellula, coi plasmidi, appunto.

Altro elemento, operando con Crispr senza cellula, si può vedere meglio come avviene questo eccezionale processo di modifica del dna, al di là del risultato. “Quando impieghi Crispr all’interno di una cellula è come se stessi lavorando in una scatola nera in cui non puoi davvero osservare gli ingranaggi del macchinario che compie queste azioni straordinarie”, aggiunge Kmiec. “Si vedono i risultati, si modificano i geni, ma non sempre si riesce a vedere come li si è ottenuti, un elemento importante per garantire che Crispr possa essere utilizzata con sicurezza per trattare i pazienti”.

Ora i ricercatori del Gene Editing Institute stanno lavorando sul nuovo CRISPR-Cpf1 per fornire un modello alle aziende farmaceutiche che si occupano di diagnostica e terapie personalizzate nell’ambito dei tumori.

@spaam 

Mi state dicendo che su Wired.it riportano un articolo di gente che ha modificato un plasmide con il CRISPR? Un plasmide? Che è come curare un mal di testa con un ciclo di chemio. Riparare la catena della bici portandola alla NASA.

Un plasmide è una piccola molecola di DNA circolare. Si trova dentro le cellule dei batteri, separati dal loro DNA genomico. Si può replicare autonomamente.

Nel 1977, Herbert Boyer ha modificato questo plasmide affinché si potesse clonare al suo interno un gene. Il plasmide venne chiamato pBR322. Pare che il 322 fossero i tentativi richiesti per riuscire a fare quella cosa.

In pratica, il plasmide viene preso, tagliato in un punto solo e al suo interno si clona il gene che si vuole studiare. Poi si ricuce e si infila in cellule in cultura: batteri, ma pure cellule eucariotiche.

Oggi sta roba la fai alle esercitazioni dell’università, mentre gli studenti guardano fuori dalla finestra il bel tempo, il sole, le gonnelline svolazzanti e barzotti pipettano annoiati gene e plasmide, per creare il loro primo clone, mentre fantasticano di sesso anale e playstation.

Con questo nuovo avanzamento dovremmo essere in grado di lavorare con colture di laboratorio e applicare modifiche geniche in meno di un giorno” 

Lo facciamo già da 20 anni. Il mio kit per modificare geni in un singolo aminoacido c’impiega 3 ore, ma solo perché in mezzo ci metto pure la pausa pranzo.

Dite, poi, a quelli di Wired, che esiste addgene.org, banca dati dove potete trovare qualsiasi gene+plasmide già clonato, per la modica cifra di 60 dollari. Venite in laboratorio, allora, già clonati.

Il CRISPR che modifica i plasmidi. Ehi, abbiamo pure scoperto che il DNA è una doppia elica!
Porcodio dai, mi avete rovinato il venerdì.

Reblog per il furioso sdegno.

Lol, furiosissimo sdegno che neanche Ezechiele 25:17 😀 

@spaam​ devi aprire una rubrica di fact-checking da qualche parte 🙂

Che poi lo so che Wired e’ affidabile quanto la GC.Collect() del C# quando dici al garbage collector di liberare subito la memoria deallocata. Pero’ quando si entra in campi cosi’ diversi dal mio, non ho i mezzi per riconoscere le vere notizie dalle stronzate 🙂

Crispr per la prima volta modifica il dna al di fuori della cellula

Crispr per la prima volta modifica il dna al di fuori della cellula

Crispr oggi diventa “cell-free”. La nuova tecnica di editing (modifica) del genoma per realizzare terapie geniche, che ha rivoluzionato la medicina e la bioingegneria, si trasforma ancora e stavolta agisce al di fuori della cellula.

Come? Modificando il dna dei plasmidi, molecole di dna nella cellula che non sono essenziali per la sua sopravvivenza. Così, questi componenti potranno essere prelevati dalle cellule umane e manipolati con Crispr in vitro, cioè in provetta o su piastra di Petri, senza la cellula. A presentare questa nuova tecnologia è un gruppo di ricerca guidato dal Gene Editing Institute del Christiana Care Health System, negli Usa. I risultati sono appena stati pubblicati su CRISPR Journal.

Gli autori descrivono il nuovo metodo in cui, dopo aver estratto i frammenti di dna da cellule umane, queste parti possono essere ingegnerizzate in maniera veloce e precisa, inserendo delle modifiche nel codice genetico, ma senza bisogno della cellula. Il risultato rappresenta un avanzamento tecnico che apre nuove prospettive diagnostiche e strategie di trattamento mirate sul singolo paziente, come spiegano gli autori.

Con questo nuovo avanzamento dovremmo essere in grado di lavorare con colture di laboratorio e applicare modifiche geniche in meno di un giorno”, ha spiegato Eric Kmiec, autore principale dello studio. “Questo è particolarmente importante per la diagnostica legata al trattamento dei tumori, in cui il tempo è essenziale”. Nel cancro, infatti, le mutazioni che causano la diffusione della malattia sono differenti da paziente a paziente ed individuarle rapidamente è importante per sviluppare terapie mirate.

Un altro elemento, prosegue Kmiec, è che mentre gli strumenti “tradizionali” Crispr modificano o riparano brevi frammenti del codice genetico di un singolo gene, con questo sistema si potrebbero sostituire o eliminare interi geni. Un’arma in più, secondo i ricercatori, in quelle malattie in cui vi sono mutazioni su più geni, come nell’Alzheimer o in alcune malattie cardiache, e non su un solo gene, come invece avviene in alcuni tipi di anemia o nella malattia di Huntington.

Crispr di fatto indica il meccanismo di base utilizzato dai batteri contro virus invasori. Da anni, gli scienziati sfruttano questo meccanismo, programmandolo in modo da trovare e rimuovere specifiche sequenze del codice genetico e sostituirle con altre. Da quando è stato scoperto, sono nati diversi strumenti Crispr, che portano sempre un maggiore progresso rispetto alle correzioni genetiche.

Gli studi si basano in molti casi su CRISPR-Cas9, dove Cas9 è un enzima che funziona come vere e proprie forbici che tagliano a fette ed inseriscono parti di dna. Tuttavia questa tecnica è efficace nel modificare i geni all’interno della cellula, mentre la metodica di oggi, basata sulla proteina Cpf1, funziona anche senza cellula, coi plasmidi, appunto.

Altro elemento, operando con Crispr senza cellula, si può vedere meglio come avviene questo eccezionale processo di modifica del dna, al di là del risultato. “Quando impieghi Crispr all’interno di una cellula è come se stessi lavorando in una scatola nera in cui non puoi davvero osservare gli ingranaggi del macchinario che compie queste azioni straordinarie”, aggiunge Kmiec. “Si vedono i risultati, si modificano i geni, ma non sempre si riesce a vedere come li si è ottenuti, un elemento importante per garantire che Crispr possa essere utilizzata con sicurezza per trattare i pazienti”.

Ora i ricercatori del Gene Editing Institute stanno lavorando sul nuovo CRISPR-Cpf1 per fornire un modello alle aziende farmaceutiche che si occupano di diagnostica e terapie personalizzate nell’ambito dei tumori.

@spaam 

Crispr per la prima volta modifica il dna al di fuori della cellula

I pro e i contro di essere un essere umano

curiositasmundi:

spaam:

Contro:

1. Se vivi in una democrazia ti tocca una campagna elettorale all’anno. Se vivi in una dittatura, ti tocca di tenere appesa, dentro la casa, la foto di Paolo Giovanni II. Se vivi in una teocrazia, ti tocca di digiunare in un dato periodo dell’anno e di portare fuori tua moglie come se fosse un sacchetto della spazzatura.

2. Ti devi iscrivere ad un social network e fare finta di essere uno importante perché conosciuto e simpatico e allo stesso tempo disinteressato dalla popolarità e un po’ stronzo. 

3. Ti devi cercare un lavoro.

4. Quando morirai qualcuno si ricorderà di noi, c’è un dopo o quando moriremo, semplicemente, passeremo l’eternità a guardare quelli che sono rimasti sulla terra compiere azioni che a noi non è mai fregato un cazzo perché “da lassù di sicuro ora ti starà guardando” e quindi il senso della vita è questo? Morire per poi passare l’eternità sul divano a guardare quelli che ci conoscono fare qualche cosa perché ci tengono tanto?

5. le emorroidi

6. le amicizie vere, quelle che ti vengono a dire chi sei realmente, che hanno la necessità malata di doverti dire sempre la verità.

7. le conversazioni subito dopo un amplesso.

8. i saluti sulla porta

9. i viaggi in ascensore con uno sconosciuto

10. le persone che a cena poggiano il cellulare sul tavolo e poi vibra e mentre parlano con te guardano il cellulare, poi ti guardano di nuovo, il cellulare, te, il cellulare, te e poi inconsciamente lo prendono in mano per leggere il messaggio e commentano “ora sta rompi palle che vuole, dio che stress. Scusa ci metto un secondo”. 

10 bis. i locali con le luci accese.

Pro:

1. le droghe

2. il punk-rock

3. le chiacchierate con i miei figli quando gli chiedo se hanno giocato con tizio e seri mi fanno “no, non siamo più amici” e io rispondo “mi dispiace” e loro “È tutto ok papà, non è grave”. 

4. i dischi in vinile

5. gli elenchi di notte

6. i post-it sul frigo

7. i contro-tempi e gli accordi di settima

8. il primo sguardo incrociato con qualcuna in un locale

9. i posti con la musica dove non balla nessuno. Lo spazio vuoto nel mezzo, la gente che lo guarda terrorizzata come se fosse un buco nero

10. quelle storie che non hanno la pretesa d’impressionare

10 bis. I locali con le luci accese, quando scarichi gli strumenti e devi fare il soundcheck e da sopra il palco ti guardi la sala vuota e ti chiedi “tra due ore sarà piena. O magari no e suoneremo pure sta sera per la barista e il tecnico del suono”.

11. I post di Spaam.

lalumacavevatrecorna:

stavo pensando che passerà un mese dall’ultima volta che ho volato tra ferie e training e che mi manca

poi però mi sono ricordata dell’ultimo giorno prima delle ferie, dopo un mese infernale (aereo perennemente rotto per un motivo o per l’altro, ritardi su ritardi, giorni off cancellati e mai ridati, stanchezza e stress a palate), che non bastano tre anni di vacanza a riprendersi:

– il capocabina non sente la sveglia (ma lui è maschio quindi in cinque minuti è pronto)
– mi si bucano i collant ancora prima di arrivare all’aereo.
– arrivo in aereo e non posso fiondarmi in bagno a cambiare i collant come in programma perché ci trovo la SAFA, quindi ispezione. con l’aiuto di dio sembra tutto ok. i miei collant ancora no.
– in realtà avrò ben tre ore per cambiarmi i collant perché l’aereo ha non ricordo quale problema quindi siamo grounded.
– il problema è che abbiamo già i passeggeri a bordo.
– per minimizzare il disagio, mentre sono ancora seduti iniziamo a dargli da bere.
– poi le caramelle.
– la mia collega va davanti a chiedere se ci sono novità, e nel tragitto ovviamente passeggeri innervositi la fermano per chiedere spiegazioni, vedo una discussione in atto, poi finalmente arriva con non poche difficoltà davanti e mi chiama per dire: “ascolta io rimango qui perché se torno indietro mi rompono di nuovo i coglioni”. rimango quindi dietro destinata a gestirmi gente incazzosa da sola, senza manco essere madrelingua come lei. grazie, eh.
– poi ovviamente iniziano a doversi sgranchire le gambe e devono pisciare l’acqua e cagare le caramelle che gli abbiamo gentilmente dato.
– ma i bagni non funzionano.
– il comandante è impegnatissimo a fare dei test con gli ingegneri quindi ci risponde a monosillabi e non sappiamo nulla della situazione.
– gli diciamo che anche i bagni non vanno. sembra non si capisca perché e al momento non se ne può occupare nessuno.
– quindi per un’ora i cessi si riempiono di escrementi e urine altrui. è uno schifo, ma i più temerari riescono a farla lo stesso e ad aumentare il cumulo di escrementi e urine aggiungendo i loro.
– ovviamente sono ancora da sola ad avere a che fare con gente che non solo non sa se andrà in vacanza o quando, ma deve anche pisciare in condizioni abominevoli. e la maggior parte sono anche carini e gentili, ma persino i nervosi sono carini considerata la situazione sempre più drammatica.
– c’è questo vecchio che non so bene di preciso cosa mi stia borbottando, ma capisco solo che si sta lamentando, e ogni volta io che come ho già spiegato mentre ero in cabina a dare le caramelle non ci posso fare molto, rispondo che mi dispiace, e lui mi dice “nooo ma non c’è bisogno che ti scusi cara”, ma poi tira fuori un’altra lamentela e io di nuovo “mi spiace” e lui “ma nooo tranquilla, però…” e così per una mezzora.
– il comandante finalmente interrompe questa litania per dirmi che sta mandando un ingegnere dietro a controllare la situazione dei bagni visto che siamo (letteralmente) nella merda
– l’ingegnere risolve premendo dei pulsanti. ma quello che fa è come un gettone, funziona per una sola tirata di scarico. per la seconda bisogna rifare quella cosa coi pulsanti.
– ci insegna come fare perché lui deve tornare davanti per risolvere il problema principale, a me e a un altro passeggero che si è offerto volontario per darmi una mano, anche perché più alto e i pulsanti sono sul soffitto quindi mi viene non impossibile ma scomodo. (gli ABP per il bagno, raga, stavo ridendo da sola per ‘sta cosa e il passeggero se la rideva con me per la situazione)
– se ne va dicendo: “MI RACCOMANDO NON FATELO IN VOLO, in volo funzionerà tutto”. (per fortuna ha avuto ragione, era solo a terra il problema)
– tra uno spurgo e l’altro, mi soffermo a chiacchierare coi passeggeri, che fanno esattamente quello che bisogna fare in questi casi: CHIACCHIERARE, passare il tempo, non lamentarsi o urlare e fare i capricci perché non solo non serve a nulla ma peggiora la situazione e la rende più spiacevole. a quelli dolcissimi ed educati offro gratuitamente caffè, acqua e succhi di frutta, e il mio fedele aiutante nell’operazione spurgo mi chiede “ma lei, mi sono dimenticato di chiederlo in tutto questo trambusto, da dove viene? e questi ritardi succedono ogni giorno?”, al che gli dico bologna e che dipende, per cinque mesi non ho avuto un mezzo ritardo che fosse uno, e invece questo mese non è andata benissimo, lui mi risponde che anche sua figlia ha studiato a bologna, poi mentre parliamo di vacanze e di dove sta andando lui a farsele, gli confesso che anche io sto pregando per partire il prima possibile, ammesso che partiamo, perché finita questa giornata mi iniziano le ferie e devo partire anche io. un’altra ragazza dolcissima decide di aiutare a spurgare i bagni manualmente anche lei. nel frattempo ce la ridiamo. bravi che la prendete a ridere, mi piacete (infatti alla ragazza durante il volo l’ho riempita di cose gratis per esprimere il mio affetto per essere rimasta sempre gentile ed educata). e così, via di chiacchiere, di “no, mi spiace, ancora non si sa nulla di quando partiamo, però hanno attaccato le scale qua dietro e se vuole può prendere un po’ d’aria fresca. o unirsi alla nostra conversazione su questo film che il nostro amico hans qui presente (saluta, hans) ci ha detto di avere visto l’altra sera”. non capisco nemmeno più perché la mia collega è dovuta rimanere davanti e ha paura dei passeggeri, sono un amore, non vorrei dire che a volte conta come ti approcci, anche perché ha 8 anni di esperienza, non devo insegnarle nulla, l’hanno pure fatta capocabina adesso, ma ecco, sì è proprio quello che voglio dire. si vede che oggi non è la sua giornata, perché l’ho vista rispondere non proprio benissimo. e ovviamente i passeggeri le avranno risposto di conseguenza.
– finalmente giunge la notizia che è tutto a posto e che siamo pronti al decollo. una signora, la più gentile, ricordo ancora i suoi sorrisi e i suoi “grazie” dolcissimi quando passavo in cabina a dare l’acqua e le caramelle, esce lentamente e timorosa dal bagno. io lo spurgo di nuovo manualmente coi bottoncini come mi ha insegnato l’ingegnere. lei mi viene vicino con gli occhi lucidi e mi dice che ha paura, se siamo sicuri che ora è veramente tutto a posto, che ne è anche della nostra vita e di quella del comandante, se siamo proprio sicuri sicuri. perché non vuole atterrare d’emergenza, o peggio, schiantarci. io non so come riesco a convincerla col mio orribile tedesco spiegando che è una cazzata di problema, solo che anche per le cazzate più piccole non si può partire. ci sono delle leggi da rispettare, e se prima non potevamo e ora stiamo partendo vuol dire che sono finalmente pienamente rispettate. per quello al giorno d’oggi volare è più sicuro, perché si fa attenzione alle minime cose. e che se anche dovesse succedere qualcosa lassù, noi sappiamo cosa fare e siamo preparati, abbiamo studiato e fatto simulazioni, per quello io non ho paura. gliela intorto così e lei, adorabile cuoricino, mi abbraccia, e mi dice che siamo stati meravigliosi.
– finalmente decolliamo, e sembra tutto finito.
– ma appena il comandante spegne il segnale delle cinture e ci rilascia, la 17A suona il companello. scazzata, vado borbottando “manco siamo decollati che questa già rompe il cazzo, sicuramente vorrà una coca cola, devono capire che bisogna aspettare”. arrivo e con un sorrisone che cela tutto il mio odio le chiedo: “sì? come posso esserle utile?”, mentre noto che suo figlio seduto dalla parte del finestrino sta giocando con quello che sembra un vassoio di plastica trasparente. lei glielo toglie di mano e con un aplomb assurdo mi dice: “è caduto durante il decollo”. lì capisco che è il finestrino. o meglio, la parte interna. mettendo un paio di cose insieme capisco anche che la signora deve intendersene di aviazione, 1) perché ha aspettato che il segnale delle cinture venisse spento prima di chiamarci, 2) ha aspettato ed è calma perché sa che non è nulla, 3) ora che ci penso nonostante abbia tre bambini non ha rotto il cazzo per il ritardo. non la pensano allo stesso modo gli altri passeggeri, che ovviamente mettono insieme il fatto che l’aereo ha avuto dei problemi col fatto che cadono dei pezzi e sono leggermente in ansia.
– mordendomi il labbro per non ridere, vado davanti dal capocabina per comunicare la cosa, cercando di nascondere il finestrino ma dove cazzo lo nascondo, non sto indossando neanche la giacca perché era una giornata molto calda, quindi mi faccio la walk of shame con ‘sto coso in mano
– sposto la tenda, ed entro mentre sta facendo un annuncio. senza dire una parola. mi guarda. lo guardo. guarda il finestrino. si blocca. esclama dimenticandosi di chiudere il microfono un “NO VABBE’” e qualcos’altro in napoletano che non sono riuscita ad afferrare perché ero impegnatissima a non scoppiare a ridere, ma inizia a ridere lui per primo, lì esplodo anche io e ridiamo come dei deficienti sfogando tutta la stanchezza e lo stress subiti fino ad allora. credo non abbia mai neanche finito quell’annuncio
– dopo esserci calmati, lo portiamo al comandante che la prende benissimo ed esclama un sereno: “MA QUANDO FINISCE QUESTA GIORNATA”. comandante non vorrei dirlo, ma è appena iniziata
– infatti in seguito la nostra collega, sempre quella di prima, si sarebbe fatta molto male alla mano con un carrello quindi abbiamo lavorato in 3 alla fine mentre lei è stata in cockpit a non fare un cazzo a parte soffrire per la mano infortunata

quindi uhmmmm no grazie, mi va bene stare a terra un altro po’, per tornare a fare quella vita da pazzi c’è sempre tempo